Batmancito [Ep.#39] – La “strana” coppia


Segue da [Ep.#38] – Un giorno fortunato

“I nostri due uomini-lupo raccolgono i documenti buttati sgraziatamente sul tavolino dai due federales, parlottano tra loro e – sono pronto a mangiarmi il cappello – stanno maledicendo tutto il popolo messicano, dal primo degli Olmechi che ha calcato questo suolo all’ultimo dei campesinos.

Nel giro di un paio di minuti si scatena un putiferio: prima due, poi altri tre, poi una mezza dozzina di poliziotti percorrono di corsa l’ampia sala in direzione opposta agli imbarchi: sono diretti all’entrata principale dell’aeroporto.

Deve essere successo qualcosa di grave. Non è passata inosservata tanta improvvisa mobilitazione della Policia ai viaggiatori e ai turisti. Iniziano tra loro a domandarsi il motivo e a chiedere spiegazioni allo sparuto personale civile aeroportuale, senza però riceverne alcuna. Gli altoparlanti sono muti e questo silenzio rende ancora più palpabile l’angoscia e insopportabile l’incertezza.

Il panico si scatena quando una decina di militari in assetto da combattimento si fa strada attraverso la folla come il popolo di Israele attraversò le acque del Mare Rosso ritiratisi al comando di Mosè. Seguono altri federales e altri militari, tutti nella stessa direzione dei precedenti.

È successo qualcosa all’entrata dell’aeroporto. Qualcosa mi dice che c’è lo zampino di Batmancito. Non ne ho nessuna certezza, ma almeno questo pensiero mi rassicura e mi permette di non perdere la concentrazione sul nostro obiettivo.

Il passaggio dei militari, i turisti in balia del panico dell’ennesima ondata di attacchi terroristici, l’assenza di una minima assistenza da parte del personale aeroportuale generano il caos totale. A poterlo guardare dall’alto, l’Aeropuerto Internacional Ángel Albino Corzo è un formicaio con una miriade dei piccoli insetti neri che corrono impazziti in tutte le direzioni.

I nostri due uomini-lupo si alzano e iniziano risolutamente a camminare nella direzione opposta dei militari: sono diretti agli imbarchi. Si muovono con una tranquillità aliena al resto del contesto. Sono esseri che si ritengono superiori a questi piccoli uomini, camminano tra loro come se non esistessero, come se i loro problemi e le loro disavventure non abbiano alcun significato. Figuriamoci distoglierli dai loro obiettivi.

La confusione si rivela una preziosa alleata.

Confondendoci tra la folla in preda a un movimento senza meta, utilizzando come scudo quei gruppi di turisti che all’improvviso si fermano per poi muoversi esattamente come formiche impazzite, riusciamo a seguire i due nostri uomini molto da vicino.

La presenza dei viaggiatori tra i corridoi inizia a diradarsi, camminiamo da diverso tempo senza incontrare un poliziotto o un militare. Per evitare che notino il nostro pedinamento, dobbiamo mettere un po’ di distanza.

È mancato poco che ci scoprissero. All’improvviso i due all’unisono hanno interrotto il loro passo veloce, si sono bloccati sul posto e subito dopo si sono voltati indietro, insieme. Per una di quelle sensazioni inspiegabili, pochi istanti prima mi sono fermato per liberare Honda dalla museruola e dal guinzaglio. Hanno visto un uomo con il cappello in ginocchio, intento ad accudire un grosso cane nero.

La differenza è fatta di attimi.”

Ulysses schiaccia nel posacenere  il mozzicone di sigaretta ormai consumata fino al filtro e spenta, fissa il fondo del posacenere come se vi fosse nascosto qualcosa di importante, indugia nel martoriare il mozzicone, schiacciando, torcendo, pestando.

Poi alza lo sguardo ai compadres che lo fissano appesi alle sue ultime parole e dice con tono grave:

“C’è un problema.”

I compadres lo fissano attoniti in religioso silenzio.

Ulysses sorride e aggiunge: “Ho finito le sigarette.” .

Vola un pacchetto di sigarette, attraversa il tavolo con una traiettoria tesa e a velocità elevata, Ulysses lo afferra con una mano a pochi centimetri dal suo occhio destro.

“ ¡Eres un cabrón, Don Nadie! Fumar es malo para la salud, eh.” Diaz apostrofa Ulysses dalla parte opposta del tavolo.

“Ti serve anche l’accendino?” Diaz mostra il pesante Zippo nella mano destra, il braccio in alto, i muscoli della spalla in tensione, pronto per un lancio da professionista del baseball.

“Magari questa volta ti prendo.”.

Scoppiano tutti in una fragorosa risata mista a improperi vari all’indirizzo del Signor Nessuno.

Ulysses si affretta a rassicurare Diaz che ha l’accendino con sé e accende la sigaretta.

“Ho pregato Honda di non guardarli: Honda, non li guardare negli occhi. Honda, non li guardare negli occhi. Non incrociare il loro sguardo. Ti hanno sentito. Mentre gli sussurravo queste parole, le mie dita affondavano attraverso il pelo raso nella sua pelle. Avvertivo i suoi muscoli in tensione, pronti a scattare e avventarsi sulla preda.

La coppia riprende a camminare con il consueto passo veloce. Ormai percorriamo corridoi e sale deserte immersi in un silenzio innaturale, rotto occasionalmente da echi lontani di un brusio di folla e ordini urlati dai militari.

Ci teniamo a una certa distanza, perdendo solo per pochi attimi il contatto visivo quando svoltano in un corridoio.

L’inseguimento è diventato una routine con un’alternanza di accelerazioni e rallentamenti, aspettiamo solo l’occasione giusta per piombargli addosso e – vista la situazione – rapidamente rendere le loro anime al Gran Satanasso.

La svolta nell’ennesimo corridoio ci è quasi fatale.

La sala d’aspetto che percorriamo è deserta: i nostri passi vi echeggiano e attirerebbero sicuramente l’attenzione dei due fuggiaschi, già messi in allerta dal loro istinto di lupo. Perciò ci fermiamo e attendiamo che la percorrano tutta prima di continuare il pedinamento. A circa metà della sala si apre un corridoio sulla destra: i due ci si infilano deviando all’improvviso e spariscono alla nostra vista.

Ci catapultiamo al loro inseguimento, dimentichi delle cautele avute fino a quel momento e del rumore prodotto dai nostri passi affrettati. Imbocchiamo il corridoio e, ancora più precipitosamente, ritorniamo sui nostri passi, riparandoci dietro l’angolo.

I due uomini sono lì davanti a una distanza di una ventina di passi, sul lato sinistro del corridoio, fermi davanti a una porta, accanto allo stipite sinistro vi si legge una targa recante l’immagine di un uomo stilizzato.

Non ci hanno visto solo perché – fa un tiro profondo di sigaretta – sono abbracciati, stretti, avvinghiati in un bacio passionale. E che bacio, compadres!”.

Cesar esclama:

“Vaya. Ya no es extraño ver un chico besando a un chico, pero dos hombres lobo es…es…absurdo!”

Ulysses continua:

“Per una volta sono d’accordo con te, Cesar! Per ragioni probabilmente diverse, però.
Per un istante la mia determinazione a ucciderli ha vacillato. Se aveste assistito a quel bacio, così sensuale, così naturale per due innamorati, avreste percepito che l’Amore esiste anche per quelle due creature maledette. Se esiste Amore, non sono condannate per sempre. Forse, c’è una speranza, un rimedio alla loro condanna.

Un bacio alla francese con tutti i crismi in una stretta che sembrava non avere mai fine e un turbinio di mani sul corpo.”.

“Y ese el beso que convertirá el lobo en un cordero.” Diaz interrompe sarcastico.

“Ispettore, tranquilo. È stato sufficiente un pensiero all’Oste che ogni tentennamento è svanito come nebbia al sole.

I due smettono di baciarsi, si scambiano due battute veloci e si dividono: uno entra nel bagno, mentre l’altro procede con il consueto passo veloce lungo il corridoio.

È tempo di prendere una decisione importante: dividerci anche noi oppure colpirne uno ora che è solo?

Decido di “lavorarci” l’uomo-lupo entrato in bagno. Il luogo è perfetto e al riparo da eventuali testimoni. Ci faremo dire da quest’ultimo dove è diretto il suo compadre. Ora conosciamo il legame stretto che li unisce e so come persuaderlo a svuotare il sacco.

Honda non è molto convinto della mia decisione. Siamo anche noi davanti alla porta chiusa del bagno pubblico, sono pronto a irrompere quando vedo Honda: le zampe posteriori in tensione, pronto a lanciarsi all’inseguimento del secondo uomo-lupo che ha ormai guadagnato la fine del corridoio e tra una decina di passi sparirà alla nostra vista.

L’uomo sparisce svoltando a destra. Honda scatta con un balzo che mi lascia meravigliato anche conoscendo bene la sua potenza e velocità.

Percorre in un tempo da record olimpionico il corridoio, solo il leggero rumore delle sue unghie sul pavimento mi ricorda che è un cane e non un treno ad alta velocità.

A pochi metri dalla fine del corridoio Honda inchioda, letteralmente.

Assume una posizione seduta, la coda in alto mulina festante. Sono tentato di raggiungerlo, ma non voglio perdere di vista la porta del bagno, quindi resto sul posto. Prendo da un carrello delle pulizie, abbandonato sulla parete opposta del corridoio, un cartello di plastica gialla che riporta l’avviso ‘Fuera de servicio – Out of order’.

Sto per sistemare il cartello davanti alla porta del bagno, quando rimango di sasso.

Alla fine del corridoio appare Batmancito.

Trascina dietro di sé il corpo dell’uomo-lupo, stringendolo con una sola mano e una disinvoltura sorprendente, data l’altezza e prevedibile peso della bestia infernale. Si avvicina a Honda, gli batte sulla testa un paio di pacche, gli dice qualcosa e il cane si alza sulle zampe posteriori e inizia a fare le feste. Batmancito ha il suo daffare per dissuadere il cane a continuare a leccarlo e sbavare dappertutto.

Un trio ancora più strano della coppia dei licantropi amanti percorre il corridoio nella mia direzione: un uomo-pipistrello, un cane e un uomo-lupo. Anzi, il cadavere di un uomo-lupo.

Batmancito procede con calma serafica, il suo passo non tradisce minimamente il disagio di trascinarsi dietro una salma nel bel mezzo di un aeroporto; Honda gira intorno all’amico ritrovato, annusa l’uomo-lupo come per sincerarsi che sia cadavere, ritorna a precedere l’uomo-pipistrello di alcuni passi per poi ritornare a compiere lo stesso girotondo. Il muso fiero, la bocca semi-aperta in una sorta di sorriso, la coda non smette mai di fermarsi, mulinando festosa nell’aria.

Io sono ancora di sasso. Il cartello di avviso mi penzola nella mano sospesa a mezz’aria. ‘Fuera de servicio’ forse dovrei attaccarmi questo cartello addosso e mettermi “fuori servizio” per un po’ di tempo, un bel po’ di tempo.

“Bueno, hola viejo amigo, estamos casi terminando aquí…”

Batmancito saluta Ulysses alzando la mano destra e mostrando due orecchie amputate di fresco.

Mi verrebbe di abbracciare e stringere forte quel vecchio bastardo del mio amico che mi è di fronte vestito con mantello e maschera da pipistrello. Mi ricordo però che ormai il mio vecchio amico Sergio non esiste più.

“Batmancito! Lo sapevo che eri qui! Qualcosa mi dice che ci hai messo lo zampino tu nel caos che si è scatenato poco fa. “.

“Ho fatto il minimo indispensabile. Sono stati i miei piccoli amici pipistrelli a mandare nel panico i turisti nel parcheggio e all’entrata. Saranno stati appena qualche migliaio. Che spettacolo meraviglioso! Nuvole nere che oscuravano la luna e danzavano nella notte, incrociandosi in aria e sfiorando la terra, traiettorie impossibili da prevedere eppure eseguite con precisione e senza esitazioni.

Io mi sono limitato a stendere un paio di poliziotti per scatenare l’emergenza-attentato e la chiamata alle armi.”

Si rivolge a Honda grattandolo dolcemente sotto il muso:

“Ancora non mi capacito di quanto gli uomini rimangano atterriti alla vista di un pipistrello. Un animale innocuo, io avrei più paura di un grosso cane nero come te. Eppure tu sei considerato il migliore amico dell’uomo. Non altrettanto può dirsi degli uomini nei confronti della tua specie.”.

Sembrava una rimpatriata tra vecchi amici che non si vedono da molto tempo. A parte il cadavere di un licantropo ai loro piedi e un paio di orecchie mozzate che ciondolavano da una mano, il tono della conversazione era quello di tre amici seduti al bar, mentre aspettano che arrivi l’ordinazione al tavolo.

“Belli quei due ciondoli nuovi! Li vedo perfetti per decorare sobriamente lo specchietto retrovisore dell’automobile. Ne vorrei un paio anche per la mia, che dici? – faccio cenno con il capo alla vicina porta – Mi aiuteresti a procurarmene un altro paio?”.

“¡Claro que sí! Ma da quando hai un’automobile?”.

“Ah già non l’hai ancora vista! È bellissima, è una una Dodge Charger del 1969, tutta verniciata di un bel colore arancione, sul tetto è dipinta…è una storia lunga. Te la racconto più tardi.”.

Sistemo per terra davanti la porta il cartello ‘Fuera de servicio – Out of order’ e sono l’ultimo a entrare nel bagno pubblico.

Ho un’impellente necessità e non posso più trattenerla.

Continua a [Ep.#40] – Cave canem 

giaguaro-pipistrello-maya

24 pensieri su “Batmancito [Ep.#39] – La “strana” coppia

    1. Honda sa farsi perdonare la sua innata misantropia con una generosità e slanci improvvisi d’affetto alla maniera canina cioè totalmente disinteressato. Ormai è entrato a fare parte della Compagnia. È il cane che non ho mai avuto a casa mia e che fa bimbo desideravo. Con l’età ho capito che mio papà aveva ragione da vendere nel rifiutarsi di accogliere un cane in casa: a parte una sua personale repulsione (più che paura, ereditata dalla mamma), diceva a me e mio fratello che i cani sono come figli e noi siamo destinati a sopravvivergli; siete pronti a sopportare il dolore nel momento dell’inevitabile distacco?
      Oggi che non c’è più papà posso risponderti con assoluta certezza: NO.
      Scelta egoistica quanto ti pare, oltre che motivata dal fatto che un cane in quattro mura è un supplizio anche per lui. Avessi un giardino, potrei anche farci un pensiero se superassi il primo grande “scoglio”.
      Ego e Luz iniziano a preoccuparci? Narciso, come al solito, ci è arrivato molto prima. Quei due, tutto questo tempo fuori, la tempesta in arrivo…non è da loro tanta leggerezza. Sanno perfettamente quanto possiamo stare in ansia.
      Vedremo. È da tanto che manca in taverna un epocale lisciebusso. Da questo punto di vista, si sente la mancanza dell’Oste.

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      1. Ho il giardino ma non ho cani, li ho sempre avuti e ne ho il vicinato pieno, li adoro tutti soprattutto quelli meticci ( can da pajè, si dice qua) però credo abbiano bisogno di cure e attenzioni che io non posso offrire: detesto lasciarli a casa da soli tutto il giorno, non avere il tempo di farli giocare e interessarmi a loro come dovrei/vorrei. In compenso ho due gatti, animali decisamente più nelle mie corde.
        Detto questo….
        Narcì!!! andiamoa cercarli?!?

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        1. Condivido in pieno l’approccio. I gatti sono stati a casa mia, ma non vi era questo gran rapporto. Per mia mamma invece la gatta che ognuno in famiglia chiamava come gli pareva è stata una compagna importante.
          Si sente la sua mancanza ogni volta che un gatto fa capolino.
          Se vuoi partire alla ricerca puoi farlo e sai che se me lo racconti, lo pubblico; immagino che per motivi di tempo ti sarà difficile, sappi che a breve qualcuno si farà avanti, ma poi non posso dirti come va a finire. Piccoli espedienti dell’autore…perdonami 😂

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    1. Grazie mille! Il mio spagnolo è “arrangiato”, ma si adatta bene alla generale sgangheratezza del contesto. Se il risultato è convincente, ne sono felice.
      Bel coraggio iniziare dal primo capitolo! Nessuno ha mai intrapreso questa “impresa” e, anzi, diversi si sono persi per strada. Troverai anche diversi “spin-off” e contributi di altri blogger nel menu alla voce del menu El BaVón Rojo, il nome di questa bettola che aspira a fare apparire al suo confronto il peggiore bar di Caracas un convento di Carmelitane Scalze (con rispetto per gli amici venezuelani).
      Sono assai curioso dell’effetto che fa.
      Benvenuta, Tiziana e ti accolgo come farebbe l’Oste di questa bettola:
      “Mi casa es tu casa”.
      Non è un modo di dire, è un credo.

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  1. E uno è andato. Anzi, direi freddato senza neanche il tempo di dire “bau”, perché è questo l’ultimo suono di un uomo-lupo no? Adesso tocca al secondo e sento già che poi seguirà tutta una serie di news che ci terranno appiccicati al bancone per altro tempo 🙂 bene bene!
    Fai una cosa, dammi una scorta generosa di cerveza e qualcosa da sgranocchiare (dicasi montagne di costolette di maiale) e io attendo.

    Ritratto: visto che non sono “momentaneamente raggiungibile” (compagnia telefonica docet), mettili in caldo e versa un po’ di birra sul pavimento per me 😉

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    1. Alle ultime parole di un lupo-mannaro non avevo pensato. Raccomandarsi alla Vergine di Pilar, lo escludo.
      Ti do’ una notizia: non funziona il collegamento “telefonico”, ma funziona egregiamente il tuo istinto: quattro tacche piene!
      Nel prossimo igienicamente discutibile episodio, Ulysses si occuperà del secondo dei due amanti mannari. Che senza cuore saremmo a separarli?!? Vogliamo unirli per l’Eternità…o forse più corretto sarebbe dire “nell’Eternità.
      Nel prossimo ancora si svelerà il “mistero” del sesto mancante. I conti devono tornare sempre. Da lì in poi ci sarà a cascata una serie di eventi che – udite, udite – avrà qualche effetto sull’Oste.
      E chissà se finalmente riuscirò a mettere la parola “FINE” a questo polpettone e togliere il lettore dall’imbarazzo di tornare in questa webbettola e doversi sorbire il pippone dei racconti della taverna.

      PS: in tuo onore, al piano superiore della taverna, ho predisposto un altarino con tanto di offerte votive (vario cibo e alcol assortito, ghirlande di fiori no)

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      1. Non credo siano esseri che declamino cose interessantissime. Io ce li vedo ad abbaiare, guaire e poi “booo” morti.

        Quattro tacche? Devo prendere la tua tariffa redbavon, la mia a volte prende, a volte mi saluta con un laconico: “solo messaggi d’emergenza”. Il prossimo vede il conto a 5 e poi, ovvio, si arriva al 6. Mi sembra giusto.
        Avvenimenti che riguardano l’Oste? Oddio, cosa gli vuoi fare? Io sono ancora distante dalla meta, non lasciarmelo morire subito che, te lo dico francamente, l’Ade è bello ma non ci ritornerei 😀 eheheh

        Io, e forse sono uno dei pochi Hardcore, non voglio vedere la parola FINE. Cioè, voglio vedere la parola fine su questa avventura, ma non sulla taverna e le storie della taverna. Non avrebbe senso.

        PS: grazie, soprattutto per aver evitato le ghirlande 😀

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    1. La frase saggia è spuntata da sola. Non ci ho pensato un attimo. È venuta giù dalle dita e chiosava a meraviglia.
      Tenere alta la tensione è una bella sfacchinata e non sono mai certo del risultato. Trentanove episodi si fanno sentire e l’ultima cosa che desidero è annoiarvi. Però non intendo nemmeno buttarla in caciara con della posticcia “azione” alla hollywoodiana. Perciò ho pensato che l’inserto romantico si spossasse con Ulysses, che – in fondo – è un romantico. dopotutto.
      La caccia continua e nel prossimo sarà davvero cattiva.
      Grazie Mela!

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    1. Non vi tengo sulle spine ma se già vi siete sciroppati quasi duemila parole per il primo e altrettante vi aspettano per il secondo, è opportuno che vi faccia riposare la vista 😂.
      I nostrani pipistrelli sono animaletti innocui è molto utili (sterminatori di zanzare e altri insetti), hanno purtroppo una nomea malfamata a causa di certa mitologia e letteratura gotica. In Messico in tempi antichi sembra invece che esistessero dei pipistrelli giganti e di questi avrei anche io una certa paura, ma sono estinti.

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    1. Mi stai dicendo che ti sei presa la briga di andarti a leggere tutto il polpettone dall’inizio? Dal Tempio Perduto alla “scoperta” di El BaVon Rojo, dall’arrivo alla spicciolata dei compadres alla taverna al primo incontro con Luna…Oddio mi sono perso qualcosa? Perché non hai commentato, vero? Nello spam non c’eri e non vedo tue stelline, non che fossi obbligata a farlo (per carità!), ma non mi vorrei essere perso il nostro solito scambio di opinioni e sensazioni, mi Corazón-Que-Gira.
      Grazie allora di tanta attenzione e complimenti per l'”impresa”!
      ¡Que Viva Batmancito!

      PS:
      avevo appena risposto a Tiziana, nuova arrivata nella webbettola, che si riproponeva di leggere dall’inizio che nessuno aveva mai tentato l'”impresa”. In questo caso, sono felice di essere stato smentito 😉

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  2. Io sono una di quelle che l’hanno letto dall’inizio… e lo raccoglievo anche, poi causa problemi tecnici ne ho perso alcune puntate; ma andrò a ripescarmele, per avere la raccolta completa…. e NON VOGLIO vederla finire! Naturalmente, mi aspetto il ritorno dell’Oste… e potrei minacciare serie rappresaglie.
    Nella mia ormai lontana pre-adolescenza, avevo per amici tre pipistrelli, con i quali dialogavo ogni sera dal balcone di casa. Erano sempre gli stessi, e mi svolazzavano intorno stridendomi domande e risposte per circa un’ora, tutte le sere d’estate. L’amicizia è durata per due o tre anni, e ha contribuito a farmi considerare “non tanto normale” dai vicini…

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