Batmancito [Ep.#37] – Lycantropi volant, scripta manent

Segue da [Ep.#36] – L’Oste al crepuscolo

“Non stare in pensiero” Ulysses si rivolge a Narciso, che è appena rientrato in taverna “Luz ed Ego sanno cavarsela da soli.”.
Narciso, buttando una rapida occhiata alle sue spalle: “Sta arrivando una tempesta. Non vorrei siano ancora fuori quando si abbatterà qui. Sarà una brutta tempesta.”.

Ulysses condivide la preoccupazione dell’amico, ma fa finta di non dare peso alle sue parole e aggiunge:
“Prendi posto!” poi passa in rassegna con lo sguardo tutti gli altri seduti al tavolo e continua: “Vi racconto come ho reso l’anima maledetta degli ultimi due licantropi al Gran Satanasso”.
Honda abbaia due volte in rapida successione.
Ulysses si corregge: “Abbiamo reso. Hai ragione Honda.” si china protendendosi sotto il tavolo e indugia nell’accarezzare la grossa massa scura del cane.

L’ispettore Diaz con fare di chi la sa lunga: “Ne manca uno all’appello.”.
Fa una pausa con calcolata teatralità. Attende che tutti siano rivolti verso di lui e pendano dalle sue labbra, poi continua:
“Con questi due il conto dei licantropi uccisi ammonta a cinque. Questo numero quadra con quello dei cadaveri nella comunicazione ufficiale diramata ai dipartimenti di Policia in tutto il Paese. Nello scrigno – fa una pausa, questa volta di autentica esitazione, non potendo pronunciare “orecchie” poiché Tati non sa ancora di quei macabri trofei – c’è la prova di sei licantropi, non di cinque. Ne manca uno.”.

Serra tra le labbra il sigaro, aspira profondamente per poi espirare e liberare una nuvola di denso fumo che danza voluttuosa davanti al suo viso. Quando il fumo si disperde, sul suo volto si legge la soddisfazione di chi ha trovato il tassello mancante alla ricostruzione di un crimine e che era sfuggito a tutti gli altri inquirenti.

“Ispettore, i miei complimenti, ma non c’è bisogno di scomodare la sue mai abbastanza lodate competenza ed esperienza. Ci eravamo già arrivati da soli. Narciso e io abbiamo contato le – riceve un improvviso colpo allo stinco destro – cose-lì dentro lo scrigno. Sono dodici. Ma io sono certo di dieci. Non capisco come le ultime due siano finite insieme alle altre.”.

Tati interrompe la tenzone verbale tra Ulysses e l’ispettore:
“Ma che cosa sono le cose-lì dentro allo scrigno? E quale scrigno? Dieci, dodici, cinque, sei, state dando i numeri al lotto? Non sto capendo nulla!”.

Narciso prende posto al tavolo accanto a Tati, le appoggia una mano sulla spalla e le dice: “Lascia perdere Tati. Almeno per ora. Ti rovinerebbe l’appetito. Fidati.”.

Narciso legge negli occhi di Tati che non l’ha affatto convinta e, anzi, sta per essere investito con veemenza dalla replica della donna: Tati non accetta di essere esclusa e se – come in questo caso – la ragione apparente sembra quella della discriminante femminile, allora – per usare le sue stesse parole – le “sale il crimine”.

Tati non fa in tempo a replicare che Ulysses inizia il suo racconto.

“Il terzo licantropo è volato giù per la scarpata di El Tepehuaje, ma è risaputo che – lo dice pure Batmancito – ‘i pipistrelli sanno volare, i lupi no’ perciò si è sfracellato sul fondo del canyon del Sumidero e ciò che è rimasto è diventato cibo per i coccodrilli.”.

Diaz lo interrompe:

“No, mi spiace deludere gli astanti per una fine che si sarebbe meritata, ma i coccodrilli non lo hanno nemmeno toccato. Il corpo, infatti, è stato rinvenuto su una piccola spiaggia in mezzo a una mezza dozzina di coccodrilli. È stato avvistato da una delle numerose imbarcazioni di turisti che percorrono il fiume Grijalva da Chiapa de Corzo fino alla diga di Chicoasen, fermandosi spesso per ammirare grotte e cascate, le varie specie di uccelli, coccodrilli e scimmie. Si è pensato subito a un turista che si è avventurato da solo in canoa e ha evidentemente destato le attenzioni dei coccodrilli. Una volta recuperato il cadavere, ci si è accorti che non vi erano segni di morsi di coccodrillo, il corpo presentava numerose fratture, contusioni e un’unica mutilazione…”.

Diaz ha un’esitazione. Si porta il dito indice all’orecchio destro e inizia a grattarsi nervosamente dietro il lobo. Irrompe la voce di Tati:

“Quale?!? Dopo i numeri al lotto, anche il gioco degli indovinelli o magari del mimo?”.

“Orecchie! Le orecchie sono state asportate da una lama affilata, un taglio netto. I coccodrilli ne sono venuti fuori “puliti”. Assolti per non avere potuto commettere il fatto.” sbotta Diaz.

Tati viene colta da un evidente moto di repulsione e profondo disgusto:

“Che schifo! Compadres, vuole dire che da qualche parte, in questa taverna, in uno scrigno ci sono dodici orecchie di licantropo?!? Non posso credere che facciate una collezione di quella robaccia!”.

“In questa taverna, a questo tavolo”. Diaz appoggia sul tavolo lo scrigno che al sopraggiungere di Tati aveva nascosto sotto il tavolo con la complicità di Honda.

Tati agitando entrambe le mani davanti a sé in direzione dell’ispettore:

“No, no no no. Non ti azzardare ad aprire quel coso-lì pieno di quelle cose-là. Vi avviso: ribalto il tavolo e poi vi faccio pulire a terra con la lingua, a tutti. Honda, tu compreso.”.

Honda emette un guaito misto di consapevolezza di quanto seria sia la minaccia e di sensi di colpa per essere stato complice dell’”inganno a fin di bene” ai danni dell’amica.

Narciso richiama l’attenzione di Tati:

“Ho provato ad avvisarti. Tati, sei la solita capa tosta. Ispettò, come sai mantenere tu il riserbo è una garanzia de absoluta confidencialidad! Anche in questo caso Ulysses ha dimostrato che nascondere un cadavere non è arte sua. Mi chiedo ancora come sia ritornato qui senza portarsi dietro mezza Policia Federal e le Fuerzas Especiales al completo. Evidentemente, quest’uomo ha il super-potere dell’invisibilità e non ce lo ha detto oppure ha una fortuna così grande che voy a mandar su culo gordo otra vez al concesionario Chevy por revisarlo.”.

Tutti i compadres scoppiano in una risata fragorosa, alla fine di un giro di brindisi in onore della “fortuna” di Ulysses, il racconto continua.

“Tra i rottami dell’auto del licantropo improvvisatosi Icaro, grazie al fiuto di Honda, ritroviamo un’agenda. Il licantropo ha tenuto un diario dettagliatissimo, tra cui anche i suoi spostamenti e quelli dei suoi compadres. Veniamo a conoscenza che l’indomani è previsto l’incontro con due dei suoi compagni all’Aeropuerto Internacional Ángel Albino Corzo, conocido como el Aeropuerto Internacional de Tuxtla Gutiérrez: si imbarcano su un volo alla volta degli Estados Unidos. Gli abbiamo rovinato l’anelato ritorno a casa.

Sono indicati precisamente luogo e ora dell’appuntamento: il negozio della catena di fast-food “Subway”, ore nove della sera.

Nel leggere il diario veniamo a conoscenza che il defunto licantropo non aveva con gli altri due fuggitivi un rapporto idilliaco. Più volte ne scrive apostrofandoli, maledicendoli, minacciandoli. Risulta evidente che i due sono praticamente inseparabili ed è il motivo di tanto astio nei loro confronti: in particolare, nei giorni seguenti lo scontro in taverna, si scaglia veementemente contro la loro ostinazione di non volere viaggiare separati, come tutti gli altri, sebbene fosse opportuno per la sicurezza di tutti. Vi si legge, infatti, di un’accesa discussione all’indomani della loro precipitosa fuga dalla taverna quando ciò che rimaneva del branco decise di proseguire separati fino al confine con gli Stati Uniti: la coppia di inseparabili decise invece di viaggiare insieme fino al più vicino aeroporto, quello di Tuxtla appunto. Il defunto non si fidava della coppia e temeva che la loro avventatezza avrebbe potuto attirare gli eventuali inseguitori fino alla loro base negli Stati Uniti. Perciò, suo malgrado, senza dire nulla agli altri, era rimasto in zona per verificare che i due non fossero seguiti e, una volta ritornati a casa, assicurarsi personalmente che ricevessero una punizione esemplare. Le decisioni del branco sono sacre e tutti devono rispettarle specialmente quando sono stabilite per la sua salvaguardia.

In effetti, questo legame così stretto tra due licantropi è anomalo, ma anche nella natura dei più nobili lupi. Tuttavia devo dare ragione al defunto: la decisione di viaggiare insieme ha reso la nostra caccia molto più facile.

L’appuntamento alle nove di sera è perfetto: abbiamo tutto il tempo di ritornare a Tuxtla, riportare il malconcio carro del Amor a Don Pedro, che sicuramente ci farà passare un brutto quarto d’ora, e – con la mia migliore faccia di bronzo – chiedergli un carro meno appariscente per andare all’aeroporto. Io farò un sopralluogo all’aeroporto, mentre Honda si riposerà all’officina di Don Pedro. Batmancito, come al solito, ci seguirà per strade note solo a lui.”.

Continua a [Ep.#38] – Un giorno fortunato

Annunci

33 pensieri su “Batmancito [Ep.#37] – Lycantropi volant, scripta manent

    1. Oh meno male un commento! Ero quasi in pensiero che avessi rotto le scatole con questa taverna e questo oste che va e viene quando gli pare 😉
      Ho usato l’espressione “mi sale il crimine” senza tua autorizzazione, mi perdonerai. Era perfetta per la situazione. Ecchediamine, non solo le donne si fanno un mazzo così, ma poi gli si nascondono le cose per il “loro bene”. Ma chi lo decide?! Fate decidere alle donne, no?
      Fai bene a te fa ‘ntostà ‘a nervatura (alla traduzione credo ci arrivi senza il mio aiuto). Facciamo capire chi è che porta gli scarponi in questa bettola!
      Episodio ancora sull’interlocutorio, ma è pronto già il seguito e nel prossimo ancora ci sarà qualche colpo di scena (ho creato l’aspettativa, eh? L’ho creata?)
      Besos Tatuzzè!

      Mi piace

      1. Ahahah! Io ci metto un po’ ultimamente ma poi arrivo, la bettola e pochi altri luoghi tastieristi sono per me un passaggio piacevolmente obbligatorio…
        Tu puoi usare tutto quello che ti pare per far parlare quella nanerottola che porta il mio nome😉 e devo dire che ci azzecchi sempre.
        Non vedo l’ora di leggere il seguito ( sai, fa un po’ anche storia di famiglia questa…)

        Piace a 1 persona

        1. vero, vero. Storia di famiglia. Ci tengo a lasciare inalterato lo spirito di gestione domestica della bettola, nonostante le vicissitudini più o meno improbabili. Nelle intenzioni è esattamente come hai scritto: un passaggio è piacevolmente obbligatorio. I fighi lo definirebbero un “hub”, secondo me non arriva nemmeno al “pub” e sinceramente me ne infischio. Bettola è e bettola mi piace.

          Mi piace

          1. Bettola e fiera di esserlo! Bettola è bello!
            Bettola è chi la bettola fa!! ( no, forse questa non suona benissimo… vabbè).
            A volte quando passo di qua mi sento proprio come quando tra vecchi amici ci si dice “ricordi quella volta” “… e quando lui ha fatto quello…” si sta bene. Tu casa ed mi casa – lo dici sempre e te lo becchi 😬

            Mi piace

  1. Aspetto il seguito, redbavon. Bel capitolo in cui crei i presupposti per quello che verrà e, da quanto capisco, ci sarà il botto.
    Attendiamo fiduciosi e, intanto, segnamo il capitolo 37 di questa entusiasmante avventura. 37 capitoli, redbavon!!! Non male assolutamente 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Tretasette e alla via così, ne prevedo ancora diversi, ma già sai che le mie previsioni ormai peccano in difetto 😉
      In questo capitolo ho innescato varie linee narrative che si paleseranno in più espisodi a venire.
      La tempesta (avrai sgamato sicuramente la metafora metereologica), la strana “coppia”, il sesto licantropo mancante, i due ragazzi vaganti, la “preoccupazione” che sa di presagio per Narciso e Ulysses e sfugge a tutti gli altri. E chissà cos’altro.
      Trentasette, vedendolo scritto da altri, in effetti, mi fa effetto. Era iniziato come spin-off di un episodio accaduto per davvero e destinato a concludersi come un racconto in tre, quattro episodi, ne è venuto fuori un polpettone in salsa guacamole e un nero-di-seppia ancora da portare avanti.
      Il tutto grazie ai lettori e, sopratutto, alla disponibilità di alcuni di voi a sentirvene parte attiva. Non male, anzi per come la vedo io: magnifico!

      Mi piace

      1. Ho visto tutto e non nascondo il piacere di vedere così tante trame che incominciano a prendere corpo nel racconto. Soprattutto mi fa piacere che tieni le redini strette, cosa che spesso non succede in racconti così grandi e con così tanti personaggi e scopi della storia. Si leggono storie, in questo mondo web, che partono corali e incominciano a diventare schizofreniche dopo 3 racconti.
        I lettori sono fondamentali, ti danno la carica e gli spunti per scrivere. Su INFIERNO non posso dire di essere così “interattivo” come il tuo BATMANCITO, la storia ha una sua linea e sto seguendo quella… ma sicuramente l’affetto dei lettori mi sprona a pensare ad un secondo capitolo 🙂

        Piace a 1 persona

        1. Concordo che la benzina per il nostro motore a dieci dita siano i lettori. Per quanto l’autore scriva anche per se’ e di se’, è il lettore che crea la vera “magia” e ne personalizza la comunicazione iniziata dall’autore. Più che lettura si dovrebbe parlare di vera e propria condivisione, che non significa per forza “convergenza su una stessa idea”. È un mettere in comune.
          Anche Infierno fa la stessa cosa attingendo ad ataviche sensazioni ed esigenze di risposte, passando per la ricca mitologia e letteratura.
          Accolgo con applausi a scena aperta la notizia di una seconda stagione.

          Mi piace

          1. Già, il lettore mette in moto interpretazioni del racconto che tu, come “scrittore” (metto fra virgolette perché ho pudore e non voglio sentirmi dare dello scrittore), non ci avresti mai letto dentro. Direi che la tua lettura è corretta: condivisione e messa in comune.
            Infierno, rispetto a Batmancito o il noir in salsa guacamole, mi porta a rendere generali dei presagi e delle domande che, in fin dei conti, sono molto personali. Ha quel percorso da canzone, quando il songwriter scrive per sé/di sé e poi il testo, per magia, diventa generale.

            Io ci tento, ho alcune “difficoltà” a scrivere adesso ehehe… ma devo solo ridurre il tempo da tastiera (e, in secondo luogo, studiare bene per la nuova parte).

            Mi piace

            1. Il lavoro di studio è fondamentale per la verosimiglianza e la sospensione dell’incredulità. L’autore (anche io non ho usato la parola “scrittore” per i tuoi stessi motivi) fa questo lavoro e ne crea una sintesi proprio per il lettore, che se vorrà andrà ad approfondire. In questo senso è un sistema di comunicazione a rete, che arricchisce tutti i partecipanti. L’autore è lo spinterogeno per il motore: da’ lo spunto all’accensione, ma il motore ha bisogno di benzina per continuare a funzionare…e l’”auto” continuare a viaggiare e portarci in luoghi sconosciuti.

              Mi piace

              1. E in questo momento sei riuscito a mettere insieme la metafora automobilistica (tipica, per esempio del blues) e la scrittura e tutto il resto.
                Ormai sei carico, spara fuori il nuovo capitolo 😀

                Mi piace

  2. Bienvenido compadre: sempre piena di pathos questa avventura.E per di più avvincente sempre, anche quando apparecchi il tavolo per la successiva abbuffata di colpi di scena e lotta all’ultimo sangue… Io sono già con il tovagliolo al collo e posate in mano…

    Piace a 1 persona

    1. Gracias compadre! “L’appetito vien mangiando” per seguirti nella tua conviviale metafora. L’importante è non abbuffarsi di antipasti. Questo antipasto era solo per preparare lo stomaco, spero, alle prossime delizie. Vediamo se il cuoco riesce ancora a stupirci.

      Piace a 1 persona

          1. sarà come dici ma per me ne ha sistemato solo uno, quello finito in mezzo ai coccodrilli. Dall’altra parte Alla fine si legge che parte verso l’aeroporto dove si dirige la coppia.
            A questo punto 3 nelle puntate precedenti uno in questa e due nrl futuro. Totale sei.

            Mi piace

    1. Grazie grazie. È bello ritrovarsi nella bettola. E quando vai all’Infierno non dare confidenza a quelli del luogo…persone poco raccomandabili. Una mia conoscenza sta lì e non me ne parla bene.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.