Momenti di gloria videoludica #2: I miei record!


The Last Starfighter, in Italia noto come “Giochi Stellari” (1984)

Segue da Momenti di gloria videoludica #1: la rivista Videogiochi

È forse tramontato il mito di immortalare le iniziali del proprio nome nella schermata degli “High Scores” dei cabinati da bar (“arcade” in lingua inglese e nel gergo). Tuttavia, sia Sony sia Microsoft, dalla scorsa generazione di console hanno adottato un sistema di gratifica e riconoscimento di punteggio e trofei (“achievement” per Microsoft; “trophy” per Sony). Nintendo, la veterana del settore, non ha invece adottato un sistema simile ai concorrenti.

Sarà tramontato il mito del “Top Score”, ma sicuramente è nel DNA del videogiocatore un’innata compulsione alla sfida, a migliorare (il punteggio), a raggiungere obiettivi intermedi fino al conseguimento di quello finale. Qualcosa di analogo succede agli atleti, sarà per questo che di recente si è iniziato a considerare la possibilità di competizioni eSport, ovvero il videogioco a livello competitivo organizzato e professionistico, come evento da medaglia per i Giochi Olimpici di Parigi del 2024.

Il mio personale “momento di gloria” video-ludica è rappresentato dai videogiochi per Colecovision e Adam. Il mio nome appare nella classifica nazionale della rivista Videogiochi: nei numeri 36 e 37 del 1986, mio è il record a Donkey Kong Jr. per Adam e a Star Trek per Colecovision.

Se ho dato l’impressione di uno che erano trenta anni che non vedeva l’ora di dirlo a qualcuno, ci avete preso.

A pagina 77 del numero 36 della rivista Videogiochi, scritto in piccolo, il mio nome è sulla riga del record di Star Trek per Coleco.

Il mio nome scritto a pagina 77 del numero 36 della rivista Videogiochi. So’SODDISFAZZZIONI!

Come dite? ‘Non si vede una mazza! Non ci credo, se non vedo’.
Miscredenti, eccovi la prova del punteggio di 966.300. Praticamente a un pizzico dall’azzeramento del contatore.

Star Trek - Sega per Coleco - 966.300 punti - Claudio Bava
Star Trek – Sega per Coleco – 966.300 punti – Claudio Bava

Alla pagina dopo, infilo un altro record: Donkey Kong Jr. per Coleco Adam! D’accordo che saremmo stati in venti ad avere quel gioco, ma vi assicuro che c’era anche qualche altro pazzo come me.

Il mio nome scritto a pagina 78 del numero 36 della rivista Videogiochi. So’ DUE SODDISFAZZZIONI!

Per i soliti miopi di cuore e scansafatiche del clic&zoom, la prova dei 238.300 punti alla versione di più vicina al “gioco da bar” di un classico dei videogiochi.

Donkey Kong JR - Adam - 238.000 punti - Claudio Bava
Donkey Kong JR – Adam – 238.300 punti – Claudio Bava

Nel numero 37 il record a Donkey Kong Jr. per Adam rimane imbattuto: a pagina 60 ancora è possibile – con lente d’ingrandimento – leggervi il mio nome accanto; Star Trek per Coleco finisce addirittura nella sezione “Fuori gara” ovvero quei giochi il cui punteggio è considerato il massimo possibile prima dell’azzeramento del contatore e quindi è impossibile verificarne l’eventuale superamento.

A Star Trek per Colecovision ho il record nazionale! [lo so, sono un patetico megalomane in mostruoso ritardo].

Visto che siamo in zona “amarcord” vale la pena ricordare che per produrre la prova dei propri record, occorreva scattare una foto, allegarla a un apposito tagliando presente tra le pagine della rivista e inviarla per posta alla redazione della rivista.

Quando non esisteva l’e-mail e occorreva compilare, imbustare, affrancare e pregare i santi che le Poste non si perdessero la lettera.

Scattai le foto allo schermo con una Polaroid, regalo ricevuto alla comunione diversi anni prima. Avevo infatti un certo pudore a chiedere a papà di scattare una foto, per giunta a uno schermo, con la mitica Rolleiflex (per mio padre era un oggetto sacro). Ogni foto scattata con la Rolleiflex era un rito: papà armeggiava con la manovella, aggiustava l’ottica, guardava nel quadrante dall’alto, ci dava istruzioni sulla posizione: più avanti, più indietro, più stretti; non ero in grado di scattare una foto da solo con quell’oggetto di culto e, con tutta probabilità, preferivo che quel rito restasse esclusivo di papà.​

Rolleiflex per i grandi…

…Polaroid per i piccini

La Polaroid ebbe un immenso successo grazie alla stampa istantanea dello scatto fotografico, ma chi l’ha avuta tra le mani, sa che era un accrocco e le foto erano di una qualità decisamente inferiore rispetto alla stampa fotografica standard.  Scattai perciò parecchie foto: la luce riflessa dal tubo catodico, unita alla bassa qualità della stampa producevano sull’immagine un effetto “insalata russa” con il risultato di rendere illeggibile il già minuscolo punteggio.

Tra le pagine del manuale del Basic dell’Adam ho trovato due delle foto scattate in quell’occasione, scartata l’una per l’illeggibilità del punteggio (Star Trek, a sinistra), l’altra perché migliorai il punteggio (Donkey Kong Jr. a destra). Eccole qui.

Prove di foto di record. A sinistra la foto allo schermo di Star Trek: il punteggio non è distinguibile. A destra Donkey Kong JR., 30 schermi e 225.100 punti. Riuscii a migliorarlo.

Imbucai la busta contenente le due foto dei miei punteggi: se la busta fosse stata recapitata a destinazione, se la foto fosse stata considerata leggibile e, durante quel mese, non vi fosse stato nessun altro con un punteggio migliore allo stesso gioco per la stessa piattaforma, il mio nome sarebbe stato stampato su uno dei prossimi numeri della rivista nella rubrica “Bonus”. Faccio presente, inoltre, che il carattere dal corpo microscopico con cui la classifica veniva stampata: era una gara molto seguita e ogni mese erano in molti a darsi battaglia. Meglio giocarmi il punteggio al lotto per avere qualche probabilità di soddisfazione, avevo praticamente la cinquina pronta: 

9 66 300 23 8000

Se il tuo record resisteva per tre mesi consecutivi, avevi diritto a un abbonamento gratuito alla rivista. Allora hai vinto?

Dovevo capire da questo episodio che la sfiga sarebbe stata una compagna che avrei incrociato spesso nel corso della mia normale vita.

Ebbene, il numero 36 in cui appare il mio nome accanto ai due record è di aprile, il numero 37 si fece attendere più del consueto intervallo mensile. Passarono i mesi di maggio, giugno, luglio e agosto, prima che il numero 37 rispuntasse in edicola a settembre. Praticamente erano saltati tre numeri (luglio e agosto erano unificati), cosa diamine poteva essere successo?

Lo scoprii parecchio tempo dopo: la redazione che curava la rivista, lo Studio Vit, migrò in massa a una nuova testata specializzata, Zzap! il cui numero 1 fu pubblicato a maggio 1986.

Il cambiamento era già nell’aria da qualche tempo: a partire dal numero 29, la rivista aveva cambiato il nome, dall’originario Videogiochi a Videogiochi & Computer. 
Le cause di questo cambio di titolo furono principalmente due: i videogiochi su console stavano attraversando una fase di declino a partire dalla crisi del mercato statunitense alla fine del 1983, mentre gli home computer erano in ascesa; nel luglio 1985 la rivista Home Computer, creata nel maggio 1984 sempre da Studio Vit e pubblicata dallo stesso Gruppo Editoriale Jackson, chiude e confluisce in Videogiochi, cioè nella testata che avrebbe dovuto affiancare.

All’oscuro di questo bailamme di rivolgimenti editoriali, il mentecatto che scrive oggi e che allora aveva imbustato i suoi record e le sue aspirazioni di caduca gloria aveva un unico pensiero: chemmminchia di fine hanno fatto i miei record? E il mio abbonamento?

Tecnicamente i tre mesi consecutivi per cui avrei avuto diritto all’abbonamento gratuito erano già passati, ma consideriamo che si intendesse tre numeri mensili.  Nel numero 37 i miei record erano ancora stampati nero su giallo.

Per il numero 38 già pregustavo un bell’abbonamento gratuito quando l’editoriale di Diego Biasi mi dà non una, ma una caterva di ferali notizie.

Estratto da Videogiochi n.38 (tratto da Archive.org)

Videogiochi & Computer cambia redazione, cambia formato in un ingombrante A3, prova a darsi un tono da “quotidiano”, fuori contesto e fuori target, cambiando il titolo in uno sciamannato Videogiochi News. Ciò che è peggio i contenuti hanno un calo di qualità e quantità a picco. Ricordo ancora il brivido di raccapriccio leggendo la nuova rubrica “Bambini famosi” con un'”intervista” a Giulio Alberoni. SignoreDdiodeiJoystickedeipad! Ma che vi è venuto in mente?!?

Il cambiamento è davvero radicale e punta dritto nella direzione errata: appena sei mesi dopo la rivista chiude. L’ultimo numero è il 45 e viene pubblicato nel maggio 1987.

Tra i vari cambiamenti intervenuti, la rubrica “Bonus” viene soppressa e anche se i miei record erano sopravvissuti ben più dei tre mesi previsti, non ricevetti neanche una comunicazione dalla redazione, anche solo per dire: “Oh, sono finiti i soldi. Invece di stare lì a giocare ai “giochini” e scattare foto, abbonati che altrimenti si chiude e noi come campiamo?”. Ero così affezionato a quella rivista che se mi avessero scritto queste righe, mi sarei abbonato.

La rivista Videogiochi fu un grande successo. Ricordo vividamente la trepidazione nell’attesa della sua uscita mensile per le novità annunciate sulla sue pagine: molte impossibili da raggiungere, una piccola porzione alla mia portata. Mio fratello e io ci potevamo permettere un videogioco al compleanno, alla promozione e a Natale; il resto potevamo continuarlo a sognare o andare in sala-giochi.

La rivista Videogiochi è rimasta sicuramente nel cuore dei primi videogiocatori e riscosse un grande successo fino a che il videogioco era soltanto su console, cioè l’Atari VCS,  la Mattel Intellivision e la CBS ColecoVision.

Con il “crac dei videogiochi” ovvero il crollo del mercato dei videogiochi in USA e Canada tra la fine del 1983 e l’inizio del 1984 che causò il ritiro dal settore o addirittura il fallimento di molti operatori, inizia il declino della rivista.

È un declino di lettori e di pubblicità, ovvero il sostentamento di una rivista.

Il Natale del 1984 non si rivelò positivo per il mercato dei videogiochi e tale tendenza durò per tutto il 1985.

I distributori di videogiochi non investivano più in pubblicità sulla rivista a causa del fatto che i giochi per computer erano facilmente copiabili. I potenziali clienti, infatti, riuscivano a entrare in possesso del videogioco a costi irrisori e addirittura anche prima del distributore ufficiale. In edicola si trovavano cassette allegate a finte riviste contenenti sette, otto giochi per un costo di mille lire a videogioco.

Per capire l’impatto della “pirateria” nel nostro Paese, riporto uno stralcio dell’Editoriale di Diego Biasi in Videogiochi News n. 44 dell’ aprile del 1987:

“[…] signor Dave Carlos, addetto alle pubbliche relazioni di una software house inglese fra le più quotate, che alla nostra richiesta di campioni e di demo in anteprima ha rifiutato dicendo “Siete italiani? Nemmeno una cassetta, altrimenti fra una mese il mercato sarà invaso dalle copie”

A chi poteva interessare leggere se valeva la pena acquistare un gioco quando poteva provarlo a un prezzo così irrisorio?

Intanto, alla fine del 1985, dall’altra parte del mondo, un’azienda che produceva carte da gioco, in controtendenza con tutto il mercato, iniziò negli Stati Uniti la distribuzione di una nuova console: era la Nintendo Entertainment System (NES). Sbancò letteralmente e la Nintendo con la sua mascotte, un idraulico italiano, un certo Mario, divenne sinonimo di “videogioco”. Era la conferma che il mercato non era stanco di videogiochi e di console, ma pretendeva dei prodotti di qualità. In Italia la console Nintendo arrivò – come tante cose – in estremo ritardo, alla fine del 1987.  A maggio dello stesso anno, infatti, in Italia era iniziata la vendita una macchina straordinaria: il Commodore Amiga 500. Fu la rinascita di molte riviste e tante, tantissime altre storie di bit e pixel.

E ora tocca a voi! Fatevi sotto con i vostri record e racconti di notti insonni a inseguire il Top Score. Quelle tre maledette, sfavillanti letterine delle vostre iniziali appariranno qui sotto nella RedHall of inFame.

Io inizio con le mie, voi scrivete nello spazio dei commenti: iniziali (tre lettere) – gioco e piattaforma – punteggio. Non servono foto o prove, mi basta la vostra parola da onesto videogiocatore.

48 pensieri su “Momenti di gloria videoludica #2: I miei record!

  1. rikynova83

    Praticamente era più difficile fare una foto azzeccata e far arrivare il tutto a destinazione, piuttosto che fare un record a un videogioco XD

    Bellissimo questo tuo ricordo e che sfiga! Quegli anni era tutto all’acqua di rose, oggi saresti potuto andare in Tribunale a far valere le tue ragioni.

    Personalmente io come videogiocatore sono sempre stato scarso e tra giochi di calcio, manageriali di calcio e first person shooter non c’erano punteggi da fare! Solo in Blake Stone, tra i FPS, mi pare ci fossero i punti, ma mia sorella era più brava di me XD

    Piace a 1 persona

    1. Mah oggi sicuramente c’è chi si rivolgerebbe a un’associazione di consumatori, ma credo temerebbero più lo sputtanamento sui soliti social in cui oggi sarebbero presenti. Diverso approccio al cliente, insomma è cambiato parecchio e non solo la grafica nei videogiochi 😂. Comunque il ricordo dell’inefficienza delle Poste ancora è vivido e vedere che oggi consegnano in 24 ore mi sa di miracolo o voodoo.
      Diamine, battuto da una femmina 👍😂😂, almeno un punteggio a un gioco da bar?

      "Mi piace"

    1. Grazie Romolo! In verità, scrivo di queste reminescevoli barbosità, per altri stucchevoli nostalgie-incanaglite, non tanto per le vecchie cariatidi del videogioco con cui condivido una sintonia che scorre lungo la sottile linea di un codice binario stampato sotto i polpastrelli, ma per vedere l’effettp-che-fa su chi non toccherebbe un tasto “Fire” nemmeno da lontano con la pertica del salto con l’asta.
      Perciò averti trattenuto fino alla fine è per me una soddisfazione quanto per Pac-Man fare un boccone di tutti i fantasmini con una sola pillola. It’s not Game over, (Pac)Man!

      "Mi piace"

  2. Splendida storia di un fenomeno ormai dimenticato, che ho seguito poco informato semplicemente perché le riviste non me le compravano (e la mia paghetta durava troppo poco per arrivare alle riviste di videogiochi!), però le ammiravo rapito in edicola e sognavo quei videogiochi ritratti. A scuola mi passavano un sacco di giochi quindi temo di aver fatto parte del problema che ha distrutto il mercato 😛
    Applausi per la foto allo schermo: eri davvero avanti coi tempi! Spinto da una passione similare, nel novembre 1993 mi presentai armato di macchinetta fotografica di famiglia al cinema dove proiettavano “Hard Target” con Van Damme, scattando segretamente foto al grande schermo – erano ancora gli anni dei cinema mono-sala – con risultati come questo e questo. Non un gran che, ma tanti bei ricordi 😉

    Piace a 1 persona

    1. Ho visto le foto e quella grana, quello sporco,mi piace un sacco. Dà il senso del tempo che passa e ci fa sembrare più giovani nelle foto di oggi in cui siamo più vecchi. Un bel paradosso.
      Tremilacinquecento lire pesavano parecchio all’epoca, io non ho mai avuto la “paghetta”, ma i miei mi responsabilizzavano comunque sul valore del denaro e della fatica per guadagnarlo. Se i trastulli in senso stretto erano contingentati a occasioni speciali e sporadiche botte-di-culo (da parte di noi figli), sui fumetti, riviste e libri i miei non hanno mai esitato un secondo ad elargire la pecunia. Se era una “festa” della domenica (e non tutte le domeniche) l’acquisto di ben 10 bustine di figurine tutte insieme, fumetti e riviste abbondavano. E di questo sono immensamente grato ai miei genitori.

      Piace a 1 persona

      1. Il problema era che, sebbene figlio unico, avevo passioni per almeno quattro fratelli: raramente c’era qualcosa che non mi interessava, quindi i miei hanno per forza dovuto mettere freni e paletti 😛
        A mia difesa non insistevo mai più di tanto, i miei “poteri” (occhi da cerbiatto e piagnucolii vari) li riservavo solo per i “Masters”, che costavano un boato e non mi bastavano mai!

        Piace a 1 persona

        1. Vecchi stratagemmi da giovani volpi. La nostra tecnica era: incassare il “no” paterno (il primo era sicuro come come il fulmine tenea dietro al baleno), dirottare verso la mamma, scatenare il dibattito genitoriale interno e ottenere (a volte, con applicazione appunto dei “paletti” citati da te) quanto richiesto. Secondo me, una giusta formazione per capire quante ciò che si desidera va guadagnato e ottenuto con impegno e perseveranza. Il “sapore” di quando si otteneva l’oggetto del desiderio aveva un gusto più dolce e si apprezzava meglio ciò che si aveva.
          Se ti racconto cosa fu la “guerra” per avere l’Amiga 500…ma forse te la racconterò un giorno di questi 😉

          Piace a 1 persona

  3. Mitico Zzap! La cosa che non mi ricordavo è che veniva pubblicato dallo StudioVit, la stessa casa editrice che partorì il Fantacalcio. Per il resto, come già sai, anche io sono cresciuto a pane, panelle e videogiochi, infatti sto aspettando con ansia l’uscita di Donkey Kong per la Switch, sperando che non sia una delusione. Ciao !

    Piace a 1 persona

    1. Riccardo Albini, l’inventore del Fantacalcio e il fondatore della rivista Videogiochi, Zzap! e la mitica K.
      Donkey Kong su Switch è un remastered della versione Wii U, che è a sua volta un secondo capitolo di un DK pubblicato su Wii. Raccolgono entrambi l’eredità (e la meccanica) dei DK Country su N64. Un gioco di piattaforme bastardo quanto basta come ai vecchi tempi. I miei due nanerottoli, infatti, mi chiedono spesso di intervenire come “risolutore di passaggi ostici” e, lo ammetto, in alcuni casi è davvero ostico. Un platform non per bambini anche se sulla confezione il PEGI indica “3+”. Un caso di PEGI dato ad minchiam solo perché il personaggio è cartoonesco. Peccato che ti tiri fuori le bestemmie che un bambino proprio non dovrebbe imparare né sentire da un adulto.

      PS: proprio perché sei cresciuto a pane, panelle e videogiochi ti avevo nominato in una catena di SanTag nerdAntonio di mia invenzione.
      Se te la sei persa per un caso ti lascio il link, dagli un’occhiata e poi decidi se tirare la catena.
      Il mio primo computer, la tag benedetta da SanTag nerdAntonio!

      Nel caso l’avessi letta e non avesse incontrato il tuo gradimento, come se non avessi scritto nulla e chiedo venia per la pedante insistenza.

      Piace a 1 persona

  4. The Butcher

    Stupendo! Non so che dire se non complimenti per i tuoi risultati! (E vedo che tra i giochi hai anche Little Nightmares, gioco che io e Shiki, soprattutto Shiki abbiamo amato). Comunque voglio solo dirti che tu hai il cognome di due tra i miei registi preferiti.

    Piace a 1 persona

    1. Ho appena iniziato Little Nightmares e lo trovo molto intrigante, anche se non amo molto questi giochi di puzzle ambientali. Il design è favoloso ed è ispiratissimo, l’atmosfera è quella cupa di Limbo.
      Non ahimè parentele con i registi, altrimenti sarei stato lì a pietire di farmi stare vicino la macchina da presa e io, buono, lì zitto, Ti porto pure il caffè, zio.

      Piace a 1 persona

  5. Innanzitutto ti dico che ho continuato la catena del primo computer 🙂
    Poi: se leggo Claudio e Napoli mi viene in mente il personaggio di Mery per sempre XD
    Bellissimo aver avuto l’onore di finire in classifica, anzi stupendo il fatto dei premi e degli abbonamenti (che palle per quel che ti è successo, con il cambio di redazione… succede, però mamma mia XD).
    Cose che oggi non esistono più (riviste, classifiche), le ultime volte che ho visto cose simili erano su PSM …

    Moz-

    Piace a 1 persona

    1. Per la catena ti ho anticipato peché WinPus ha fatto lo spione ;). Ho anche aggiornato il post originale con il link al tuo e a quello di Ivano.

      Oggi, al di là della scomparsa delle riviste e delle classifiche, è cambiato il cliente e anche il rapporto con il cliente. Si cerca di coinvolgerlo (vedi social media e commenti), a volte anche con pratiche poco ortodosse e criticabili (vedi click bait)

      Piace a 1 persona

    1. Jackson aveva un monopolio nell’editoria informatica. Vero che i libri erano tradotti approssimativamente (ne ho uno sul BASIC dell’Apple e uno sul linguaggio Logo), ma era anche l’unica fonte di informazione in italiano, altrimenti dovevi sciropparti fotocopie di manuali in inglese che ti facevano pagare a caro prezzo sempre i soliti furbetti negozianti spacciatori di software piratati (ho un manuale di Lattice C per Amiga pagato una cifra notevole). Sulle riviste coprivano tutto lo scibile dell’epoca e Paperaoft era economicissima (anche i listati all’interno erano però imbarazzanti), tuttavia un ottimo esercizio per chi era animato da tanta buona volontà. Tu eri già programmatore, ma pensa a uno come me che non aveva nessuno in famiglia o tra i conoscenti che masticasse bit ! Già consideravano i “giochini” come lavaggio del cervello, figuriamoci capire quei segni e simboli. Devo ringraziare mia mamma e mio papà che – non senza qualche resistenza (causa videogiochi – assecondarono il mio desiderio di acquistare un’Amiga 509. Oggi non sarei così addentro all’informatica, pure non lavorandoci in senso stretto, se non fosse stato per loro è per tutte le ore passate a compilare routine e capire come funzionasse la macchina. Poi arrivarono McGraw-Hill, Mondadori Informatica e Apogeo. Spariti tutti. Trovare oggi un libro di informatica è oggi un’opera da topo di biblioteca. Oggi c’è la generazione tutorial. Addio lettore, addio spremitura di meningi. Pappa pronta e minestra riscaldata. Più facile sicuramente, ma qualcosa ha sottratto nel piacere di trovare da se’ le soluzioni, di arrivarci provando grazie alla curiosità e all’impegno.
      Non è che stia rimpiangendo i “vecchi” tempi, ma notò che l’estrema facilità appiattisce la fame di sapere, la curiosità e l’ingegno. L’informatica si è ikeizzata.

      Piace a 1 persona

      1. giusto quello che dici. Infatti amante del linguaggio macchina non sono mai riuscito ad adattarmi a quei pseudo linguaggi a oggetti che mi toglieva il gusto di creare la routine personalizzata anziché quella standardizzata dell’oggetto.
        In realtà non ero un programmatore ma un mix tra il sistemista a caccia di bugs e l’analista per inventare soluzioni.
        Sto leggendo un manuale di python ma sorrido divertito perché il C, da cui discende è molto più pratico. I tutorial^ non li sopporto. Non ti insegnano nulla e non ti rimane nulla.

        Piace a 1 persona

        1. Il mio sogno era programmare in C, quanto di più vicino esistesse al linguaggio-macchina. Acquistai dal solito negoziante ben fornto il software del linguaggio Lattice C per Commodore Amiga e il manuale che ti dicevo (fotocopie in inglese di una qualità indegna, ma almeno rilegate), pagando ben centoventimila lire! Pensa tu che fesso ero e che furfante era il quel negoziante! Purtroppo, senza un supporto, non riuscii a concludere nulla: soldi buttati. Lezione imparata, però!
          Con il Logo per l’Adam, che aveva una struttura come il Pascal, mi tolsi davvero delle soddisfazioni: realizzai un videogioco, disegnando gli sprite su foglio a quadretti e poi nel software (un mago, un drago, una palla di fuoco, una roccia, un fantasma), disegnai lo sfondo e un finto piano in 3D. Programmai i pattern di movimento degli sprite e gli input da joystick. Passai delle notti intere a ottimizzare la routine di sparo della palla di fuoco che interrompeva il ciclo delle altre istruzioni per alcune frazioni di secondo…Avevo 64K di RAM in totale e credo che il compilatore ne occupasse la maggiore parte. Compresi quindi che mi serviva un linguaggio più evoluto e vicino alla macchina. E’ come se tra due persone che parlano lingue diverse ci metti in mezzo più traduttori che si passano la parola.
          Sul tutorial sottoscrivo ogni parola.

          Piace a 1 persona

          1. Il C era bastardo, perché ogni casa aveva il suo dialetto non compatibile – 120000 un furto legalizzato 😀 – ma sopratutto difficile da gestire per i giochi. Non era adatto. Andava bene per il business ma poco adatto ai giochi. Pascal , Logo, Basic – il Sbasic di QL era favoloso poco ottimizzato ma molto versatile – erano pensati per i giochi. Il loro punto di forza era che avevano necessità di poca memoria mentre adesso di parla di giga a iosa

            Piace a 1 persona

            1. Sante parole, me lo avesse detto qualcuno! Io lo acquistai per avere un linguaggio più vicino a quello della macchina: meno interpreti, più velocità. Sotto sotto avevo un desiderio di diventare programamtore di videogame (quando ancora pensi che al lavoro in qualcosa di ideale, aspirazionale…), oltre che il fumettista e vabeh, mi hai capito di che fase della vita parlo.
              Comunque sia, ho imparato la lezione e probabilmente quell’episodio mi ha fatto capire che la programmazione non era tra i miei talenti, semmai ne avessi qualcuno.
              Il Logo lo consocevo bene, il Pascal a livello base (il Logo era ispirato alla sua struttura), mentre il Basic non lo sopportavo. Il passaggio all’Amiga 500 con i suoi 512K di RAM, portati a 1 MEGAbyte, che sembrava tantissima RAM, in realtà complicò molto l’approccio all’interno della macchina rispetto ai soli 64K di RAM del passato. Oggi ne abbiamo così tanta che ci spacciano i gigaBIT per gigaBYTE e noi siamo anche felici.
              Ridondanza pura.

              Piace a 1 persona

                1. Questi progetti sono favolosi, nel senso che esistono ancora dei volenterosi che si sbattono per creare programmi e li condividono in Rete. Questo è uno degli aspetti dell’emulazione che mi piace di più.
                  L’idea di assemblare un Raspberry Pi come macchina retro-gaming mi ha sempre intrigato, ma temo che farei dei casini e avrei solo un altro arnese da gestire, aggiornare, eccetera.
                  Ho visto dei progetti per costruire un cabinato dedicato all’emulazione arcade, dagli albori a oggi, che sono un’autentica meraviglia. Mi piace l’aspetto di progettazione e assemblaggio, piuttosto che il “prodotto finito”. La sfida con se stessi come quando programmavo.
                  Grazie per la dritta.

                  Piace a 1 persona

                  1. per il raspberry. Esistono con modica spesa – circa 100 € – già pronti e assemblati. Basta solo collegare le unità esterne. Per monitor basta un TV con presa hdmi. Una tastiera wifi da una decin di euro e poi sei pronto. Io ho speso 70€ già assemblato ma ho scoperto dopo che con circa 30€ in più potevo prenderlo dotato di ventola di raffreddamento e tasto on/off.
                    stasera se trovo il tempo lo installo. Nel frattempo l’ho installato sul mio linux

                    Piace a 1 persona

                    1. Approfitto della tua competenza informatica e ti chiedo una consulenza: potresti indicarmi, anche con un link, un Rasperry PI che mi consiglieresti (con ventola e tasto on/off chiaramente). io ho cercato, ma onestamente mi sono perso.
                      Fammi sapere pure dell’installazione e come è. Sono davvero curioso del tuo parere di non-videogiocatore.

                      Piace a 1 persona

                    2. Primo link – amazon – https://www.amazon.it/Globmall-Raspberry-Modello-Starter-Supply/dp/B074Z4M4TF/ref=sr_1_9?s=pc&rps=1&ie=UTF8&qid=1521923146&sr=1-9&keywords=raspberry+pi+3+b%2B
                      costo 79,99 – non ha la ventola
                      Adesso cerco quello con Ventola
                      https://www.amazon.it/perseids-alimentazione-funzionale-raffreddamento-Raspberry/dp/B0788F6FX2/ref=sr_1_142?s=pc&rps=1&ie=UTF8&qid=1521924047&sr=1-142&keywords=raspberry+pi+3+b%2B
                      costa 70,99
                      C’è un case a cui devi aggiungere la scheda madre e il caricabatteria che fornisce anche due joypad costo 85,69 https://www.amazon.it/Retroflag-raffreddamento-dissipatori-flanella-Raspberry/dp/B0787SZXMF/ref=sr_1_18?s=pc&rps=1&ie=UTF8&qid=1521923146&sr=1-18&keywords=raspberry%2Bpi%2B3%2Bb%2B&th=1
                      L’installazione è semplicissima. Con il micro SD inserito all’accensione parte l’installazione.del raspbien. Per installare l’emulatore devi scaricare il programma dal sito.
                      Il sito ha tutte le guide ed è comunque facile. Fa tutto da solo

                      Piace a 1 persona

  6. Non sono mai stato un amante dei record, né coi vecchi cabinati e né con gli attuali trofei che trovo irritanti, però mi piaceva comporre parolacce con quelle tre misere lettere!
    Ricordo che PSM dava dei premi ma era tutto sulla velocità e non sul punteggio, vinceva il più alto e veloce, non solo il più alto, quindi chi aveva una polaroid o una digitale (le prime uscite erano costose, quindi figli di appassionati o di papà) e aveva già un PC connesso a internet, quindi usava già l’email, era avvantaggiato. Io non avevo niente di tutto ciò. Insomma, battaglia impari.
    Comunque brutta cosa quando i restyling di una rivista non soddisfano.

    Piace a 1 persona

    1. Non sono una persona competitiva, anche Decoubertain mi avrebbe spronato a lottare per la vittoria, andando contro la sua famosa convinzione. Però è innegabile che potete scrivere le tre lettere sul cabinato generava una certa soddisfazione e una (vana)gloria da pescatore di Merlin statunitense. Insomma, aveva la sua funzione catartica e liberatoria. Il metodo della gara che descrivi è però roba da partita di calcio truccata.
      Quando le riviste chiudono, fa male. Fa male all’informazione, fa male all’editoria, fa male a te lettore che ti sei affezionato a quel rituale di sfogliarlo. Le sedute sul trono di ceramica non avranno più quel “sapore”, l'”odore” invece è sempre lo stesso.😂

      Piace a 1 persona

      1. Perdona l’ignoranza ma ho dovuto cercare con Google, non sapevo minimamente chi fosse il creatore dei moderni giochi olimpici, ero fermo agli antichi greci. Mi son chiesto ma come ha scritto Kurt Cobain?” 😂
        Mi hai ricordato un episodio di HIMYM in cui Marshall aveva un record su un simulatore di pesca 😁
        Avrei voluto partecipare a qualche torneo nei giochi in cui andavo forte (tipo finire RE2 con 3 salvataggi o una cosa del genere, non ricordo bene) ma ho rinunciato proprio per la competizione truccata.

        Piace a 1 persona

          1. Fottuto genio o affetto da demenza senile precoce? Ogni tanto mi sembro un rincoglionito che capisce fischi per fiaschi 😄
            Pensa che la mania di salvare il meno possibile (quelli che non hanno l’autosalvataggio) mi è rimasta ancora oggi, vent’anni dopo. E NON ME NE FREGA UN CAZZO DEL PUNTEGGIO FINALE!!! Maledetta Capcom!
            Altra cosa che sicuramente ti ho già raccontato, sempre dovuta ad un trauma da RE2 (ero rimasto nell’obitorio, quando escono gli zombie dalle celle e avevo solo 3 pallottole, ne sono uscito strisciando con salute su “pericolo”), sono la parsimonia delle munizioni. Finisco qualsiasi gioco con un arsenale… scappo, svio, “stealtho” e non mi godo l’azione. Non che ne sia un amante ma scaricare un paio di caricatori contro il nemico, ogni tanto fa più che bene.

            Piace a 1 persona

            1. Hai ragione a nominare invano il nome della Capcom, perché con il primo RE ci fece capire che le munizioni costano, che i salvataggi costano, che se trovi una piantina in un vaso, non devi subito fumartela o farci il pesto.
              Devo avere contratto anche io questa “malattia”: nell’ultimo RE7 sono arrivato alla fine che sembravo un sostenitore attivo della National Rifle Association! E ora che ci faccio con tutta ‘sta roba! Siamo delle brutte persone, dei brutti videogiocatori dalle braccine corte.

              Piace a 1 persona

  7. Grande! Io ero piccolo quando giocavo ai cabinati e di solito scrivevo sempre AAA… ma dubito facessi chissà che punteggi. Oggi sono una sottospecie di collezionista di trofei, provo a farli dovr umanamente possibile e dove non richiedano troppe ore di gioco se no non passerò mai al successivo titolo. Dovrei avere 18 platino, gli altri non ricordo, si va dai titoli semplici a quelli un po’ più impegnativi

    Piace a 1 persona

    1. Apprezzo il sistema dei “trofei”, ogni volta che ne sblocco uno, ho un sussulto di soddisfazione, ma non ne sono un “praticante” nel senso che raramente gioco per sbloccare tutti i trofei. Mi è capitato con alcuni indie e con le avventure TellTale Games (lì è automatico quando termini il gioco).
      All’inizio ero più “osservante”, ma poi mi sono accorto che molto spesso gli obiettivi sono astrusi, richiedono un certo funanbolismo del joypad e una pignoleria alla Furio (il personaggio di Verdone).
      Per esempio, quel capolavoro di The Last of Us, ho terminato il gioco (stupendo) e la mia percentuale di trofei sul totale previsto è 6% (3 trofei su 50). Voglio dire: i trofei dovrebbero indicarti la percentuale di completamento del gioco, non quanti nemici hai ucciso facendo un salto, poi una giravolta, poi un’altra ancora.
      I trofei del multiplayer, secondo me, non dovrebbero concorrere alla percentuale totale di gioco completato, ma avere un criterio a parte.
      Inoltre, nel poco tempo che ho a disposizione per dedicarmici, una volta completata la storia, passo ad altro. Ho ancora Rain da “platinare” dalla bellezza di 4 anni. Un platino facile perché è sufficiente una seconda “run” e recuperare degli oggetti. Ma perché costringermi a rifare lo stesso percorso senza nessuna aggiunta? L’ho completato al 100%,, non vedo il motivo per cui questo contenuto “aggiuntivo” non potesse essere disponibile la prima volta.
      Questa la mia percezione e opinione personale, senza nulla togliere ai complimenti per i tuoi 18 trofei Platino: ci vuole perseveranza e dai il giusto valore ai soldi spesi.

      Piace a 2 people

      1. Tutto sommato son d’accordo, è essenzialmente il motivo per cui non ho platinato Assassin’s Creed III, me ne mancano pochi ma dovrei rigiocare praticamente tutta la storia per completare il tutto e volevo passare ad altro, diciamo che così avrò una bella scusa per rigiocarlo in futuro. Per non parlare di trofei impossibili che necessitano di milioni di ore per sbloccarli… no grazie. Lo stesso discorso per quelli online, dovrebbero scorporarli dal completamento normale.

        Piace a 1 persona

    1. Non vale e non vale, no! EcchecaZpito! ROTFL
      Grande piccolo Nicola! Dì un po’ ma i tuoi quando gli chiedesti di scattare la foto allo schermo ti guardarono come un invasore degli Ultracorpi o no?
      Se la foto l’hai scattata tu, a otto anni avevi la stoffa per il fotografo di grande successo: ricordo che era un castigo diDDio per riuscirla a fare venire nitida a sufficienza tra riflesso del tubo catodico e Polaroid.

      Nel 1984 Videogiochi era una rivista florida e nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe successo un paio di anni più tardi. Perciò rosico, ma rosico meno. Come al solito non arrivo sempre al momento sbagliato. 😉
      Al più presto aggiorno con il tuo nome la classifica nell’immagine in fondo all’articolo. Mi dici le tue iniziali?

      Grazie per la visita e mi ha fatto molto piacere a distanza di tutto questo tempo “incontrare” un altro lettore di quella rivista.

      "Mi piace"

      1. A dire il vero mia mamma, che era in casa in quel momento, fu molto contenta di scattare la fotografia, era la prima volta che il suo bambino si distingueva al di fuori del quartiere! Scattammo un tot di foto e solo una settimana dopo, prelevando le foto sviluppate dal fotografo, fummo certi di poter competere per la Videogara. Impiegai 8 ore per racimolare quel punteggio, e dovetti pure smettere perché mia mamma voleva vedere un film con John Wayne e io giocavo coll’unico televisore che avevano in casa… Bei vecchi tempi.

        Le mie iniziali sono N.N., sia il mio nome che il mio cognome sono facilmente intuibili dal nickname.

        "Mi piace"

        1. Non ricordo il numero esatto di ore, ma sicuramente parecchie ore le trascorsi anche io nel tentativo di fissare il record a Buck Rogers Planet of Zoom. Foto che scattai, inviai alla redazione e quando aprii il numero sperando che apparisse il mio nome, il gioco era andato “FG” (Fuori Gara). E porcazzozza, allora è sfiga nera! 😉
          Di televisori a casa mia pure ce n’era uno e se mia mamma non era indaffarata per casa, si sedeva in salotto a lavorare a magila, mentre mio fratello e io giocavamo a Lock’n’Chase, Soccer o Triple Action. seduti sul tappeto, davanti alla TV, L’Intellivision appoggiata per terra, il televisore – sarà stato un 24 pollici – ci appariva enorme.
          Nicò, “N.N.” sono quattro caratteri. Si vede che sei più gggiovine di me perché sulle macchinette da bar avevi solo tre caratteri per inserire il tuo nick a peritura memoria ovvero fino a che il gestore non staccava la spina dell’alimentazione.
          Vada per N.N (senza l’ultimo punto) anche perché “Non Nominato” fa pure mistero assai 😉

          "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.