Good Old Games Ads #4 – Quando i PC non erano per tutti


“Se i Personal Computer sono per tutti, come mai hanno prezzo che possono permettersi in pochi? Il Commodore 64 a meno di 600 dollari.” (pubblicità da Compute! – agosto 1983, da http://www.commodore.ca).

Nei primi anni Ottanta appaiono sul mercato i Personal Computer (PC) come oggi li conosciamo. Nel 1982 IBM, grazie al suo marchio affermato e a una massiccia campagna pubblicitaria, lancia sul mercato il primo PC, il Model 5150 con microprocessore Intel 8088 a 4,77 MHz e sistema operativo Microsoft MS-DOS. In breve diventa il primo computer a essere adottato diffusamente da parte dell’industria. Il PC IBM viene clonato da altri produttori e si genera così un mercato di computer, software e periferiche. I PC sono venduti in negozi specializzati a un prezzo a partire da mille dollari, sicuramente non un prezzo alla portata delle tasche di tutte le famiglie. Così nascono gli home computer.

Al cambio del 1982 mille dollari sono equivalenti a un milione e duecentomila lire (957 euro). Inoltre, i prezzi in Italia non rispettano la parità di cambio di quelli americani e subiscono rincari sensibili. Per capire il reale impatto occorre considerare il reddito medio annuo delle famiglie italiane nel 1982: 17 milioni e seicentoundici mila lire, cioè pari a meno di un milione e mezzo di lire mensili (fonte: Banca d’Italia). Ciò significa che per acquistare un PC nel 1982 una famiglia italiana deve rinunciare anche a mangiare per un mese.

Sul mercato vengono presentati una serie di prodotti dal prezzo più contenuto, che si collegano al televisore invece che a un costoso monitor e, in più, utilizzano grafica a colori (i primi monitor erano monocromatici, a fosfori verdi) e un sonoro più evoluto rispetto ai bip emessi dall’altoparlante interno di un PC. Un Commodore 64 costa 595 dollari equivalenti al cambio di allora a 569 euro, un Sinclair ZX Spectrum costa 125 sterline inglesi (228 euro), il prezzo di un Atari 800 è sotto i 400 dollari, per un Commodore VIC-20 o un Texas Instruments TI 99/4A  sono sufficienti 200 dollari (fonte: Oldcomputers.net).

Gli home computer catturano l’attenzione di molti genitori poiché possono essere utilizzati non soltanto per i “soliti videogiochi”. La pubblicità italiana del Commodore VIC-20 lo dichiara esplicitamente ed è chiaramente rivolta ai genitori.

Una delle prime pubblicità del Commodore VIC-20. Prezzo: 495.000 lire più IVA (15% prima del 5 agosto 1982, 18% dopo)

Per capire quanto la Commodore facesse sul serio, la stessa pubblicità negli Stati Uniti non utilizzava come “testimonial” un sosia, alla lontana, del cantante Julio Iglesias, ma un attore famoso:William Shatner, il comandante Kirk della USS Enterprise in Star Trek!

Pubblicità americana del Commodore VIC-20 con William Shatner

Perché acquistare soltanto un videogioco? “Per meno di 300 dollari fai tuo il Commodore VIC-20. Il computer delle meraviglia degli anni Ottanta. Un investimento che cresce con le esigenze della tua famiglia.”. Parola di William Shatner.

La sbandierata ‘”utilità” del computer funziona egregiamente: per il futuro dei propri figli, i genitori, ovvero i decisori di spesa, allargano i portafogli come i fabbri il mantice. Tuttavia, le società produttrici non sottovalutano nemmeno i veri destinatari dell’home computer: i ragazzi.

Commodore Software – I giochi migliori in città (pubblicità su Compute! – giugno 1984, da http://www.commodore.ca).

Gli home computer hanno più memoria, capacità grafiche e sonore migliori di una console dell’epoca e perciò sono delle piattaforme per giochi qualitativamente migliori, con il vantaggio che i giochi possono essere copiati facilmente al solo costo del supporto, che nel caso della cassetta a nastro è molto accessibile. I concetti di illegalità della copia e di “pirateria” sono sconosciuti alla massa dei consumatori italiani: è assolutamente normale recarsi in un negozio e acquistare per diecimila lire o meno (circa cinque euro) un floppy disk, che sull’etichetta scritta a mano, riporta il titolo del videogioco scelto. Nelle edicole si vendono pseudo-riviste con cassette a nastro allegate, che contengono compilation di giochi “rigorosamente” piratati.

In Italia, il Commodore VIC-20, dotato della miseria – anche per l’epoca – di 5 KB di RAM, è stato il primo home computer a entrare nelle case. Il prezzo iniziale di oltre cinquecentomila lire è comunque un “sacrificio” utile per i propri figli, invece di una console per i videogiochi “utile” solo per giocare. Il VIC-20, nonostante le sue limitazioni oggettive, consegue dei risultati di tutto rispetto: nel 1982 è il computer più venduto al mondo con ottocentomila pezzi; nel gennaio 1983 è il primo computer della storia che supera il milione di pezzi venduti.

A Natale del 1983 mio fratello riceve in regalo la console di videogiochi della Mattel Electronics, l’Intellivision. Ero presente quando mio zio e mio papà ritornarono da Piazza Mercato, dove avevano acquistato il regalo per mio cugino Valentino e mio fratello. Zio Gennarino ha scelto un Commodore VIC-20 per mio cugino, mentre mio papà un’Intellivision. Cosa abbia influenzato le loro scelte, non lo so e non lo saprò mai, ma ancora benedico quel momento, anche se il regalo non era per me. Potete leggere tutta la storia in L’Intellivision, mio fratello e c’ero anche io.

Nella seconda metà degli anni Ottanta, i continui ritocchi verso il basso del prezzo del Commodore 64, una battente campagna pubblicitaria e un’aggressiva politica distributiva (anche nei supermercati) decreta la fine del VIC-20 a favore di un concorrente letteralmente cresciuto in seno: il Commodore 64 usa lo stesso chassis del VIC-20.

Videogiochi N.16 – La mia copia della mia prima rivista di videogiochi (luglio 1984)

I primi giornali di videogiochi e home computer sono in edicola: “Videogiochi” è la prima rivista italiana specializzata, il numero 1 viene pubblicato a Natale 1982, anche se la copertina riporta “gennaio 1983”. Acquisto il mio primo numero di “Videogiochi” in un caldo luglio del 1984. La rivista è un riferimento indiscusso, costa 3.500 lire, parecchio rispetto ai fumetti, ma vale il salasso del mio portafogli.

È l’inizio di una passione, da alcuni giudicata una “malattia”, che mi ha regalato dei ricordi indelebili (leggi Io non ho paura…dei draghi) ed è maturata nella consapevolezza – caparbiamente e ostinatamente raggiunta – che questo nuovo medium rappresenta una fonte di arricchimento importante (leggi Arte nei videogiochi: vera o…supposta (digitale)?).

Il mio primo computer

Pubblicità che imperversava sulle pagine della rivista Videogiochi e che ha contribuito a farmi scegliere come primo computer un semi-sconosciuto Adam, che ebbe brevissima vita.

Nel 1985 ricevo, come regalo della promozione, il mio primo computer: un Coleco Adam. Chi se lo ricorda o chi lo ha posseduto, in questo blog è eletto “Santo subito!”.

Il Coleco Adam è un sistema completo di stampante, tastiera, modulo CPU con doppio lettore di cassette a nastro, che s’interfaccia con la migliore console di videogiochi di allora: il CBS Colecovision. Di fatto, nasce come espansione di questa console.

Con l’arrivo degli home computer, Atari e Mattel Electronics, produttrici delle console più vendute, comprendono l’aggressione alle proprie quote di mercato, che nel 1983 è in una crisi che decimerà aziende e lavoratori. La reazione di Atari è l’Atari 400 e 800, che ottengono un buon successo. Mattel Electronics non ha altrettanta fortuna e nel 1984 chiude battenti: produce un’espansione con tastiera come modulo aggiuntivo dell’Intellivision, il Keyboard Component, ma per difficoltà produttive e le conseguenti vicissitudini legali ne produce solo quattromila pezzi; rilascia in seguito un altro modulo, l’Entertainment Computer System (ECS), noto anche come Lucky, ma – contrariamente al nome – è un flop commerciale. Altrettanto disastroso è il lancio dell’home computer di Mattel, l’Aquarius.

Il mio primo computer, il Coleco Adam, ha lo stesso destino: solo due anni di vita. Presentato nel 1983, a pochi mesi di distanza dal mio acquisto, nel 1985, Coleco ne annuncia la cessazione della produzione. Nel 1988 Coleco chiude per bancarotta.

L’Adam è un “mostro” per l’epoca. Non ci crederete ma surclassa il Commodore 64:  80 KB di RAM (i 16 KB della console più 64 KB dell’espansione); all’accensione è subito disponibile un sistema di videoscrittura; le cassette e i due lettori sono basate sulla registrazione digitale: in pratica, hanno la stessa velocità di lettura di un floppy con controllo automatico del nastro (i classici pulsanti “play” e “stop” non sono presenti) e una capacità di circa 500 KB, superiore alle cassette ordinarie di allora. Il BASIC è identico al più famoso Applesoft BASIC, anche se gli indirizzi di memoria differiscono dalle macchine Apple e perciò la programmazione è piuttosto complicata senza una documentazione adeguata (non fornita da Coleco e Internet ancora non esiste). L’Adam può utilizzare, grazie alla console collegata, tutti i videogiochi per Colecovision, che sono qualitativamente superiori a quelli Atari, Intellivision e VIC-20. I videogiochi espressamente programmati per l’Adam sono “arcade perfect”: Donkey Kong, Donkey Kong Jr. e Buck Rogers: Planet of Zoom sono uno spettacolo.

In barba a chi è entusiasta della distribuzione digitale, le confezioni dei videogiochi per l’Adam sono un capolavoro e una testimonianza di attenzione, passione e amore.

Le foto che ho scattato alle mie copie di Donkey Kong e Donkey Kong Jr. (Buck Rogers era in omaggio con l’Adam e solo nella confezione della cassetta) dimostrano quanto la mia affermazione non sia soggettiva: la confezione è una replica del gioco da bar, realizzata interamente in cartone; il gioco vero e proprio è una replica esatta della versione che giochi al bar, inserendo le monete. La differenza: non devi aspettare il tuo turno e non devi inserire le monete.

La magnifica confezione di Donkey Kong per Adam e la cassetta in essa contenuta

I giochi per Colecovision e Adam sono anche il mio personale “momento di gloria”: il mio nome appare nella classifica nazionale della rivista Videogiochi fissando il record a Donkey Kong Jr. per Adam e a Star Trek per Colecovision. Ma a questo sbrodolamento dei miei fasti videoludici dedicherò un racconto apposta. Cui prodest? Seguitemi e aggiungerò a questo piccolo contributo un pezzo di storia della prima, indimenticabile rivista italiana di videogiochi.

Donkey Kong JR per Adam. Uno dei miei giochi da record.

A causa di un ciclo di vita così breve, i software e i giochi per l’Adam sono pochissimi e introvabili come la tigre albina durante una nevicata. Di necessità virtù: grazie all’Adam ho imparato i primi rudimenti di programmazione e ho creato il mio primo (e unico) videogioco.

Questo mio contributo alla storia dei computer è utile per capire il motivo per cui i videogiochi di questo periodo sono sviluppati principalmente per gli home computer. Fino a quel momento, il videogioco è stato confinato a poche aziende e due principali piattaforme di gioco (Atari VCS e Mattel Intellivision) cui si aggiunge una terza nel 1982 (CBS ColecoVision). Nei primi anni Ottanta il mercato si amplia e si apre a una molteplicità di operatori e piattaforme.

Ciò contribuì sicuramente alla diffusione del Videogioco e allo “sdoganamento” presso una, seppure limitata, fascia di consumatori adulti, che utilizzavano il computer per programmi di contabilità familiare e videoscrittura.

L’avvicinarsi al medium di un pubblico adulto è un’opportunità per i videogiochi, anche se all’epoca nessun adulto avrebbe ammesso di giocare ai “giochini” in quanto socialmente deprecabile e considerata attività esclusiva per bambini.

Oggi i PC sono alla portata di tutti, per davvero. Oggi i videogiocatori adulti sono tanti e “nerd” non è termine sinonimo di “merd”. Ma non chiamatemi “nerd”, sono solo una vecchia cariatide (cit. Alan Ford).

Nel 1984 viene presentato il primo Apple Macintosh, nel 1986 il primo PC 386 (fu la Compaq e non la IBM) e il Commodore Amiga 1000. Ma questo è l’inizio di un’altra storia.

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38 pensieri su “Good Old Games Ads #4 – Quando i PC non erano per tutti

  1. Grande excursus. Mamma mia quanto facevano sognare quelle pubblicità… Io ho giocato al C64 e poi ho avuto l’Amiga, ma appunto siamo già più in là.
    Interessante la parentesi sulla pirateria e sulle cassette replicabili. In effetti prima non si aveva un gran senso della questione, o forse non era manco regolamentata. Ricordi che uscivano anche vhs e fumetti senza licenze?^^

    Moz-

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    1. In effetti non c’era consapevolezza o, meglio, se ne parlava solo nelle riviste specializzate, quindi una ristretta cerchia. Quando per la prima volta vide le orride confezioni fucsia della CTO (praticamente la custodia di un VHS) per i giochi originali Amiga in una vetrina, mi si svelò un mondo e la verità. Fino ad allora ho arricchito personaggi di dubbia competenza e certa scaltrezza in negozi di computer di facciata. Erano spacci di pirateria che avevano capito come funzionava e grazie ad abbonamenti presso hacker tedeschi (e poi dicono della loro integrità morale) si procuravano le dosi di “droga video ludica” a prezzi irrisori per rivenderlo a dieci volte il loro valore. Degli autentici spacciatori 😂. Per questa loro avidità e questo approfittarsi dell’incosapevolezza dei ragazzi non ho esitato un minuto a passare all’originale. Un gioco originale per Amiga poteva costare da 15.000 lire a 69.000 lire. Meno giochi, ma significò anche dare valore a una passione.
      Altrettanto per VHS e fumetti , per la musica poi era normale crearsi le compilation personalizzate. Ci si passava dei pomeriggi ad ascoltare gli LP e riversarne i brani preferiti su una Sony al cromo. Ricordi le differenze tra le cassette? Manco avessimo l’orecchio assoluto per percepire la differenza tra una al cromo è una “normale”.

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    1. Grande Pup! Anche io conservo tutti i numeri di quella favolosa rivista. Il numero di luglio ce l’ho sullo scaffale della libreria perché è una pietra angolare della mia formazione e un caro ricordo del mio papà. Ne scriverò in un prossimo post, forse proprio il prossimo perché ce l’ho tra le dita che sfrigola e prude. L’Intellivision anche ci accomuna e mi ricordo che me lo dicesti nel post della cartucca Advanced Dungeons & Dragons.
      Il Commodore 16 non l’ho citato perché non ebbe successo: il Commodore 64 era più potente, a un prezzo relativamente basso, quantomeno ritenuto “giusto” dal cliente, e aveva una diffusione ormai capillare sia nella filiera distributiva sia nelle case. Il fatto che i giochi si potevano copiare, paradossalmente per un computer nato “non solo” per giocare, ma sopratutto per fare qualcosa di “utile” (spiegatemi poi cosa veramente), ne decretò il successo planetario. Anche il Commodore 128 ebbe poco successo, più potente del 64, quest’ultimo sembrava inossidabile. Probabilmente gli utenti si attendevano qualcosa di rivoluzionario prima di sganciare la pecunia: ci riuscì sempre la Commodore con l’Amiga, in particolare il modello 500. L’Amiga 1000 era bellissimo anche da guardare, ma il prezzo era alto. Ma arriveremo anche a questo punto della storia.

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                1. Non hai la pronuncia con la “s” blesa, vero Pup? No, perché se c’è l’hai ‘sta parola pensala, scrivila, MA NON pronunciarla mai in pubblico…Altrimenti il monsone di sputazzi lo crei tu 😂 Consiglio da amico.
                  Disclaimer: in questo commento non si è imbavagliato o fatto violenza a nessuno essere vivente con la “s” blesa o la “zeppola” o altro vezzo di pronuncia.

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                  1. Tranquillo,tranquillo……al massimo miagolo come solo noi piemontesi facciamo ebbene si noi piemontesi miagoliamo come disse una volta la mai abbastanza compianta conduttice TV Enza Sampò ” neh che è veeeeroooooo????” Ma sputazzi no per fortuna !!!!!!!!

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  2. rikynova83

    Aggressiva la campagna marketing del Commodore64 (prima immagine)!

    L’intellivision un bel reperto storico, dal vivo non ne ho visto mai uno.

    Il coleco lo vedo qui per la prima volta..Molto bella la confezione di Donkey Kong.

    Brava ‘vecchia cariatide’ :P, hai fatto un lavoro egregio da archeologo dei pc!

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    1. In USA è permessa la pubblicità comparativa e Commodore in quel periodo non le risparmiò a nessuno. Nelle mia ricerca ho trovato anche una pubblicità in cui “malmenava” anche la Apple. La macchina del marketing statunitense di Commodore era un rullo compressore, le azzeccò tutte, seppe toccare le corde giuste e fare tirare fuori la grana agli americani. In Italia la Commodore era presente con una propria struttura dedicata, tutta italiana; ma come puoi vedere dalle pubblicità non è che brillasse per ingengo, sicuramente ingessata dalla normativa (oggi è possibile una forma blanda di pubblicità comparativa, senza citare il nome dei concorrenti) e probabilmente costretta dalla nostra società più bacchettona. La pubblicità del VIC-20 che vedi su questa pagina è imbarazzante: il papà sembra un incrocio tra un impiegato del catasto e un ragioniere di fantozziano retaggio, il bimbo guarda da un’altra parte e ha la mano piantata sullo chassis del VIC-20 in una posa rivelatrice di un qualche forma di artrite remautoide. Terrificante.
      Per vedere un Intellivision “dal vivo” puoi venire a casa mia. Mio fratello mi ha donato la sua console. E’ ancora funzionante ma il segnale via antenna (l’unico che ha) ha un output così debole che le nuove televisioni non riescono a captarlo. Visto che ti trovi, posso mostrarti il mio Colecovision in azione: stesso segnale via antenna, ma evidentemente è più forte di quello dell’Intellivision.
      L’Adam, purtroppo,è defunto: “burned in” la sentenza di un centro di assistenza che riparava computer. Conservo la tastiera e i giochi. Esiste un ottimo emulatore, comunque e anche una console tipo Mini-NES: il Coleco Flashback (prima o poi gli faccio il trattamento RedBavon).
      Se non ti fossi ancora stancato di leggere questo logorroico commento (bontà tua), di seguito il link al mio post sull’Intellivision Flashback, nel caso ti dovesse venire voglia di giocare ai giochi con cui questa vecchia cariatide si è svezzata:
      Intellivision Flashback console

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  3. Non ho capito solo una cosa, i primi home PC erano prodotti dall’homo neanderthalensis o parliamo già dall’homo sapiens?

    Battutacce a parte, “sosia lontano di Iglesias” ahahah!

    Comunque vorrei sapere alla fine in quanti bambini avranno creato il loro videogioco…

    È curioso che ha distanza di circa 15 anni, i floppy pirata e i cd masterizzati della PSX, abbiano mantenuto il prezzo di 10.000 lire.

    I cabinati di cartone sono qualcosa di stupendo!

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    1. Quanti bambini hanno creato un loro videogioco? Credo tanti, tantissimi. L’informatica ha mosso i primi passi dall’avvento degli home computer, ma sopratutto credo che i tempi che seguirono (l’Amiga e l’Atari ST) diedero un impulso decisivo.
      Sul prezzo dei floppy e dei cd masterizzati non avevo pensato a questa strana coincidenza. Praticamente se l’ISTAT li avesse inserito nel paniere avremmo registrato un’inflazione a tasso zero. E invece in quel periodo galoppava come poche.

      Hai visto quanto sono belli! Veramente stupende queste confezioni. Altro che digital delivery!

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      1. Se mi dici così, evidentemente i bambini degli anni 80 erano meno pigri di quelli dei 90 perché tranne rare eccezioni il PC è sempre stato usato solo per gioco, neanche per i compiti (al massimo per stampare la ricerca). Almeno per quanto riguarda la mia esperienza degli amici e compagni che ce lo avevano, a me lo hanno comprato nel 2004 quando ero già vecchio…

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        1. Gli home computer sono stati il vero “volano” dell’informatica come la conosciamo oggi. Tutti potevano sperimentare, naturalmente solo chi aveva un talento o una passione ha continuato.
          Considera che a quei tempi la programmazione era meno complicata, anche se aveva meno “tool”. Dovevi conoscere linguaggi più vicini al codice-macchina o di derivazione scientifica e quindi dovevi per forza approfondire per avere dei risultati decenti.
          Le esigenze erano infinitamente meno complesse: ancora mi ricordo che sulla schermata di presentazione di Starglider (un gioco per Amiga) i programmatori erano due. Oggi è quasi impossibile, anche se sono ritornati in auge gli indie (come le garage band nella musica). To The Moon – lo trovi tra queste pagine – è stato realizzato da una persona sola. Ma la differenza tecnica con i prodotti tripla A c’è e si vede.

          Personalmente conoscevo anche un ragazzo con cui ci scambiavamo i giochi piratati ai tempi dell’Amiga (una scusa per passare un pomeriggio insieme) che ha messo su una software house.

          Non credo perciò che si tratti di una pigrizia generazionale, piuttosto in quegli anni era una novità e naturalmente attirava più persone. Oggi l’informatica è un lavoro impiegatizio. I ragazzi hanno bisogno di sognare e oggi diventare “programmatore” non ha forse più quel carattere “esotico”, pionieristico e carica aspirazionale di una volta.

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  4. Pezzo spettacolare! Ero piccolo (sono del ’74) ma ho vissuto anch’io le stesse cose, iniziando col C64 ma ho dei ricordi precisi di avere avuto qualcosa che potrebbe essere l’Intellivision: esistevano edizioni “economiche”? La mia famiglia non aveva così tanti mezzi per tutti questi computer, ma magari ce lo prestò qualche parente.
    Mi hai fatto venir voglia di prendere l’idea e iniziare nel mio blog una storia dell’Educazione informatica del giovane etrusco ^_^

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    1. Ma dai! Fallo! Io volevo quasi lanciare una…tag…insomma un appello a raccontarci quale è stato il tuo primo computer, quale la tua prima esperienza, aneddotica a contorno per vedere le differenze di ognuno. Voglio la storia dell’Etruscus Informaticus.

      L’Intellivision in edizione economica? E’ esistito, ma in Italia non è stato importato. L’Intellivision II (vedi che fantasia) era un modello molto più compatto del primo, di colore bianco, stessa identica macchina. Fu distribuito solo in USA, Canada e Brasile.

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      1. Io ricordo una macchina come quella che hai presentato – con quelle “tavolette” che si staccavano e si usavano tipo joystick ante litteram – e un gioco solo: Pong! Quelle mitiche stecchette bianche su sfondo nero sono state credo la mia prima esperienza informatica ^_^ Visto che a nove anni (1983) già “programmavo” in Basic col C64, credo che parliamo dei primissimi Ottanta. Dubito che mio padre guadagnasse così tanto da comprare una console di gioco: o l’ha presa usata da qualche amico o gliel’ha prestata qualcuno. Visto che con l’arrivo del C64 quella console non l’ho più vista, propendo per la seconda ipotesi…
        Questo weekend vado a caccia di foto dell’epoca per arricchire il mio viaggio 😉

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        1. Allora ho capito! Non è l’Intrllivision, ma è proprio l’inizio del videogioco domestico. Era una console senza cartucce intercambiabili con Pong e alcune variazioni sul tema. C’è l’avevo anche io e la regalai a un mio amico quando ci trasferimmo a Napoli. Aveva delle manopole che ruotavano non i joystick tipo Atari o i pad come l’Intellivision. Pomeriggi passati a bocca spalancata davanti al televisore!
          Ma se lancio una tag “il mio primo computer” tu parteciperesti? Chiaramente sarà una tag anomala e benedetta da San Tag nerdAntonio.

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          1. Visto che ormai ho in canna di iniziare la mia storia informatica, parteciperò più che volentieri alla tag ^_^ Solo che farò una serie di post, che il discirso è lungo e mi piacerebbe presentare foto di tutta l’informatica che ho utilizzato sin da bambino, quindi sarà un tag a lunga scadenza…
            Ah, e grazie per la spiegazione sulla console: sì, credo proprio sia quello che dici tu 😉

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              1. Penso anch’io, anche perché malgrado le alternative non fossero tantissime comunque ognuno ha avuto esperienze diverse: nello stesso periodo io avevo il C64, mio cugino il Vic20, un compagno di scuola il C16 e un altro lo Spectrum. Se non ricordo male avevo solo un altro compagno di scuola con il C64 ma lui aveva le cassette io invece riuscii a convincere mio padre a comprare il “drive” (lo chiamavamo così), cioè il lettore floppy. Quindi nello stesso quartiere della stessa città, ragazzini più o meno coetanei della stessa estrazione sociale hanno vissuto esperienze molto diverse. Figurarsi in tutta Italia! ^_^
                Io intanto metto insieme materiale, e per partire aspetto il tuo via 😉

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                1. Il disk drive del C64 era un catafalco più grande del computer stesso, pesava come un blocco di calcestruzzo ed era un vero lusso i primi tempi. Ecco se avessi avuto il disk drive sarei anche io un figlio del C64.
                  Allora è andata. Mi tocca “lavorare” al (sup)post inaugurale. Grazie per la spintarella 😂

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                  1. Temo purtroppo di non avere foto personali del drive, ma confermo tutto: il C64 lo spostavi con il mignolo, per quel casermone servivano tutte e due le mani! Però che goduria caricare in un lampo i videogiochi! (Anche se “lampo” è un’unità di misura molto soggettiva: parliamo sempre di dieci volte in più rispetto ad oggi!)
                    Poi mi permetteva di salvare i programmini che facevo in Basic… Ah, che goduria, tocca assolutamente iniziare questo AmarCo(mmodo)rd! ^_^

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  5. tornare indietro di 36 anni è un tuffo nel passato. Diamine ero più giovane 😦
    E sì, commodore, zx, ql, atari etc.. erano il sogno di tutti.
    Quantità industriali di riviste, giochi e altro. Beh! bei ricordi.
    Zx Spectrum con 64k di memoria comprato a Monaco di Baviera durante un viaggio di lavoro – uno dei tanti in Germania – con documentazione in tedesco. Un paio d’anni dopo il QL insomma ricordi, ricordi

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    1. ZX Spectrum 48 KB, nun ce prova’. Era il vanto dei commodoristi nelle prime flame con gli spectristi.
      Ricordi che sono incastrati, immobili, nella nostra memoria è ancora rilasciano endorfine. Nessun rimpianto, nessuna nostalgia (appena un pizzico dal sentore lievemente malinconico), solo emozioni ancora attuali.

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      1. sto riesumando il vecchio QL – non quello originale che conservo ma la versione PC – devo capire come funziona l’emulatore ovvero come caricare la miriade di programmi tutti freeware ed originali- Così facendo faccio le ore piccole.
        Nessuna nostalgia – a parte gli anni in meno – ma tanti sani ricordi

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        1. Gli emulatori sono fantastici. Certo non è lo stesso feeling, ma è vera arte della programmazione. E regala l’emozione di rivedere come eravamo in una sorta di macchina del tempo. Non conosco l’emulatore QL, in effetti sarei curioso di provarlo.

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  6. Di tutto quanto hai scritto, ho condiviso sicuramente una cosa: il monitor monocromatico a fosfori verdi: dopo il primo giorno di lavoro su questo nuovo attrezzo avevo nausea, vomito, mal di testa e piangevo come un vitello. La settimana dopo la ditta ha comprato schermi appositii a puntini scuri che si agganciavano al monitor, per tutti quelli che ci dovevano lavorare.
    Lieta che a tutti voi giocatori non siano accadute cose del genere…magari il mercato destinato ai più giovani era più attento alla sicurezza di quello rivolto, diciamo così, all’industria. O forse ero io ad essere particolarmente sensibile, chissà. .
    Grazie comunque per questo pregevole lavoro di storico. Ti legge sempre volentieri, ma per un paio di giorni non ho potuto avere accesso al pc…

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    1. Hai ricordato gli schemi protettivi che si applicavano ai monitor. Gli home computer a casa si collegavano al televisore e la distanza era così maggiore rispetto a un monitor. Inoltre il numero di ore consecutive al lavoro attaccati allo schermo e’ sicuramente più elevato rispetto a quanto puoi fare a casa. Il problema è il numero di ore che si è costretti a stare davanti a uno schermo con una postura spesso sbagliata e lo sguardo sullo schermo sempre alla stessa distanza. Certo che la tua reazione è stata in una forma acuta Non avrei mai immaginato.

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