Batmancito [Ep.#30] – Homo lycantropi lupus

Segue da [Ep.#29] – Regalo di Natale

Luz è uscita per alcune commissioni. Ulysses e Narciso sono stravaccati sulle rispettive sedie.

Sul tavolo due piatti e due bicchieri vuoti potrebbero indicare che siano dei clienti in attesa di quanto ordinato all’oste di questa stamberga. Le briciole presenti in abbondanza sul tavolo confermano invece che i due hanno già consumato e gradito la torta preparata da Luz. Tutto intorno e sotto il tavolo, il pavimento è lustro: Honda ha raccattato tutte le briciole cadute a terra e ora si sta godendo la meritata siesta, sdraiato con il muso tra le zampe allungate in avanti.

Ulysses stiracchiandosi tira fuori un sospiro di sazietà e gratifica, si china sul fianco sinistro, con la mano destra allunga un paio di carezze sul muso del grosso cane ai suoi piedi, con l’altra trae dalla tasca un pacchetto sgualcito di sigarette e lo appoggia sul tavolo.

“Narcì, bell’acquisto la piccola Luz! Questo dolce è una guerra! Finalmente qualcuno che dona un tocco di dolcezza e raffinatezza a questo comedor! In assenza dell’Oste ti sei dedicato alla selezione del personale? – afferra il pacchetto e ne tira fuori una sigaretta – Che dici? Alla prossima selezioniamo un paio di chicas in vestitini succinti e davanzali prorompenti? Finalmente il salto di qualità che ci vuole per questa stamberga!”

Un sorriso ebete è stampato sul viso di Ulysses, evidente segno che, dopo avere soddisfatto il palato e la fame, ha soddisfatto anche la lunga astinenza dalla pratica, condivisa con l’Oste, di prendere per i fondelli l’amico nanerottolo. Quando il pensiero vola all’Oste ancora immobile nel letto, il volto si adombra, il sorriso scompare.

Ulysses porta alla bocca la sigaretta, l’accende mentre con l’altra mano fa scivolare il pacchetto fino al bordo opposto del tavolo, davanti a Narciso. La vampata della fiamma lambisce la sua faccia per un istante, abbastanza però da provocare in Ulysses una smorfia infastidita, inspira una profonda boccata di fumo e aspetta la risposta di Narciso sbirciando attraverso il velo grigiastro che si alza in sinuose volute oltre la sua testa.

“No, Luz è arrivata qui una notte che il Dio Chaac mandava acqua e fulmini come se fosse la prova generale del Diluvio Universale. La poveretta ne ha passate di tutti i colori – prende una sigaretta dal pacchetto – tu piuttosto raccontami come è andata la caccia al lupo.”.

Ulysses lancia l’accendino a Narciso. Il lancio a parabola però è quel tanto troppo alto che piccoletto, nell’afferrarlo al volo, sbilancia all’indietro la sedia e per poco non si suicida in un beffardo salto mortale da fermo.

La sedia ricade sulle gambe anteriori con un sordo rumore, scaraventando in avanti Narciso e facendogli battere la fronte contro il bordo del tavolo. Rialzando la testa, dolorante, il viso di Narciso riemerge al di sopra del bordo con una mano appoggiata sulla fronte. Ulysses viene colto dalle convulsioni causate dal riso incontenibile e il fumo inspirato e andato di traverso.

Sotto il tavolo Honda non ha fatto una piega.

Narciso fissa l’amico, indeciso se bersagliarlo con gli epiteti più indecenti che conosca, cogliere l’occasione per inventarsene all’istante alcuni ancora più indecenti oppure incassare in silenzio. Sceglie la terza opzione: il ritorno dell’amico è uno dei pochissimi momenti di gioia da quando l’Oste è in coma, vale la pena goderselo.

Ulysses recupera fiato, si ricompone sulla sedia ed esclama:

“Il fumo nuoce gravemente alla salute. È proprio vero!”.

Honda emette una serie di suoni rochi che somiglia a una risata.

Narciso accende la sigaretta, inspira la prima boccata, il viso ancora nascosto dal fumo, da dietro la cortina ancora densa si ode un lento applauso canzonatorio e  poi la sua voce:

“Bravo, bravo. Giusto i cani fai ridere! – intuisce un movimento sotto il tavolo e si affretta ad aggiungere – Con rispetto parlando per Honda.”.

Il grosso muso di Honda spunta tra le gambe di Narciso. Gli occhi dei due si incrociano per un attimo, Narciso per un riflesso incondizionato si ritrae indietro, ma lo schienale ne impedisce l’arretramento atteso. Honda emette un secco “woof” e ritorna a sonnecchiare sotto il tavolo.

“Ulisse, prima che a Honda torni la fame e addenti le prime due cose che trova, riesci a raccontare come diavolo ti sei procurato questi dodici magnifici trofei?”. Lo sguardo indugia sul piccolo scrigno poggiato sul tavolo che contiene le dodici orecchie di licantropo.

“Le hai contate bene? Sei sicuro che sono dodici? I licantropi che abbiamo rimandato al loro maledetto creatore erano cinque, lo ricordo benissimo.”.

“Ulì, se non lo sai tu! – alza le spalle stringendole al collo – Le ho contate: sono dodici. A occhio e croce mi devi sei racconti, però visto che Luz ritornerà qui tra poco meno di un’ora ti faccio lo sconto: un solo racconto e mi ci infili tutto. Quando ritornerà l’Oste potrai deliziarlo con il racconto dettagliato di tutte e sei le esecuzioni.”.

“Sei? Mah, continuo a non ricordarmi il sesto licantropo. Eravamo io, Honda e Serg…Batmancito! Ancora non riesco a chiamarlo con il suo nuovo nome.”. Ulysses inizia a raccontare.

“Il primo l’abbiamo beccato a Chetumal.

Il gringo ha noleggiato un’automobile. Ha lasciato talmente tante tracce in giro che l’avrebbe trovato anche una Giovane Marmotta alle prime armi. Gli abbiamo teso un agguato mentre viaggiava sulla “186” in direzione di Villahermosa.

Viaggiava a una velocità sostenuta quando Honda gli ha attraversato la strada all’improvviso. Ha frenato di colpo, ha sbandato paurosamente tre, quattro volte, ma ancora teneva la strada. Quel rifiuto dell’Inferno doveva essere una guida esperta, peccato che avevamo studiato bene il luogo dell’agguato: più avanti c’erano un paio di topes. È rovinato contro il primo dosso artificiale, ha sfasciato l’avantreno e l’asse anteriore; il secondo dosso ha fermato la sua corsa in modo definitivo.

Fosse stato umano sarebbe morto già per la sola paura prima dell’urto. Il gringo è volato attraverso il parabrezza, è rimbalzato sull’asfalto con un rumore di ossa rotte a ogni capriola che ha fatto. Infine, il bastardo, con mia grande meraviglia, si è alzato sulle sue gambe, i vestiti laceri e sanguinolento quanto una bistecca tagliata di fresco. A quel punto, si è accorto di una massa enorme e nera che, immobile sul lato opposto della strada, lo fissava. Ci ha messo un secondo per riconoscere Honda e si è trasformato in licantropo. Non ha sentito però arrivare Pungilo.
La lama ha attraversato il collo come fosse di burro riscaldato. La testa gli è rimasta sul collo anche se era ormai recisa. L’ho fissato negli occhi: ha capito tutto solo quando la testa è rotolata a terra.”.

Dalla sacca appesa alla sedia Ulysses tira fuori un fodero logoro, ne trae Pungilo, la lama scintilla come se fosse stata appena rifilata:

FIAT PAX IN VIRTVTE TVA – Ulysses legge la scritta incisa sulla lama sottovoce come se stesse parlando con l’arma poi alza il tono d’improvviso –  Pungilo! Che spada eccezionale! Sarà difficile separarmene quando l’Oste tornerà.”. Ripone con un rapido scatto la lama nel fodero e infine appoggia il fodero sulle sue gambe come se accogliesse un bambino in grembo. Torna a guardare Narciso, si accende un’altra sigaretta e bofonchia mentre aspira il fumo: “Insomma, hanno ritrovato il corpo senza testa qualche decina di metri oltre il rottame dell’automobile e la testa appoggiata sul sedile posteriore. Chiaramente la testa senza le orecchie.”.

Narciso commenta con tono ironico: “Così, tanto per non lasciare traccia e sviare i sospetti…Ma non era il caso di seppellirlo nella foresta, darlo in pasto agli alligatori, insomma farlo sparire, invece di lasciarlo lì?”.

“No. Ho pensato: non siamo egoisti. Facciamo divertire anche quei poveretti dei federales. Diamogli un po’ di lavoro altrimenti si annoiano e vanno a infastidire i peones e la gente onesta. Honda, tu eri d’accordo no? – il cane risponde con due brevi e forti woof woof – Batmancito, capito che ce la saremmo cavata da soli, si era già dileguato alla ricerca del secondo licantropo. Decisione presa all’unanimità.”.

Narciso si alza, va dietro al bancone e inizia ad armeggiare qualcosa. Da dietro al bancone, si sente la sua voce tra un tintinnio di bicchieri e stoviglie.

“Mmmmh, strano però. Avete lasciato tutto quel putiferio in giro, ma sui giornali non ce n’è traccia. Come minimo mi aspettavo di vedere la notizia di un killer psicopatico tra Chetumal e Villahermosa o dell’ennesimo regolamento di conti tra le bande di quegli schifosi narcos.”.

Ritorna al tavolo appoggiando due bottiglie di tequila, un piattino di fette di limone e una piccola ciotola di sale fino.

“Cosa vuoi che ti dica? Compadre, lo sai come vanno qui le cose. Insabbiano tutto, a maggiore ragione se ricollegano il cadavere ai traffici di droga. I primi a insabbiare tutta la faccenda sono i federales al soldo dei narco-trafficanti: la droga? La droga non esiste;  i narcos? I narcos non esistono;  sono tutte fandonie folkloristiche dei gringos per screditare il grande popolo messicano. Una vecchia storia, una vecchia strategia che funziona ancora. I narcos fanno più affari se non se ne parla in giro.”.

Narciso annuisce e versa la tequila nei due bicchieri.

I due alzano i bicchieri in aria in segno di brindisi e, prima di bere, Narciso chiede:

“E il primo paio di orecchie è andato, il secondo?”

Ulysses deglutisce il primo sorso di tequila e con un ampio sorriso che anticipa sommo godimento nei fatti che sta per raccontare, inizia:

“Il secondo licantropo lo abbiamo beccato alle cascate di…”

BEL CASINO! Che gran bel casino hai combinato Señor Ninguno!

Dall’entrata della taverna una voce scandisce lentamente e potentemente le parole:

Un       gran       bel       casino.”.

Sull’uscio della taverna,  si staglia la figura dell’Ispettore Diaz e il suo tirapiedi Cesar lo segue dappresso.

Sul viso di Diaz appare una delle sue espressioni più severe. Con il braccio sinistro completamente disteso davanti a sé sbandiera un foglio scritto a macchina che deve essere parecchio importante.

Narciso e Ulysses, colti di sorpresa, fissano prima il foglio in silenzio e poi Diaz, che non tradisce la minima reazione. Allora con sguardo interrogativo cercano Cesar, che scuote il capo e con un’espressione contrita dice:

“Estamos de mierda hasta el cuello, hermanos.”.

Diaz si asciuga il volto con la manica della camicia, fissa i due con un sorriso divertito ed esclama:

“Allora? Si sono perse le buone maniere in questo comedor? L’Oste mi avrebbe già invitato al tavolo. Non si offre una cerveza fresca a due assetati?”.

Continua a [Ep.#31] – Carta canta

giaguaro-pipistrello-maya

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Onda sonora consigliata: Hunting high and low di A-ha

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27 pensieri su “Batmancito [Ep.#30] – Homo lycantropi lupus

    1. Grazie e mi spiace che per te che sei nuova di qui ci siano tanti riferimenti agli episodi precedenti, che rendono la lettura forse criptica. La clip è una perla rara dell’altrimenti trascurabile produzione musicale di questo gruppo norvegese famoso ai tempi della mia gioventù

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  1. E riprendono le avventure alla taverna! bene, bene…. il primo paio di orecchie ha raccontato la sua storia, ora attendo che parlino le altre! con calma, ovviamente, come è costume in terra messicana 😉

    Mi hai regalato un ricordo stasera. Ho ricevuto la cassetta degli A-ha come regalo di compleanno, quando ero ancora un’adolescente dai capelli cotonati, e questa era la canzone preferita della mia adorata nonna che me la chiedeva a ripetizione.
    Perciò grazie Clà e a presto rileggerti 🙂

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    1. Che bello! Che bello esserti imbatutta in questo ricordo e nella coincidentza del tuo compleanno (Auguroni!). Gli A-ha conobbero il successo con Take Me On e la clip con una tecnica disegnata sugli attori/cantanti. Non credo che i giovani oggi li conoscano, ma Hunting High and Low è anche la mia canzone preferita di questo gruppo ed è in assoluto una canzone da tenere sempre a portata di telefono o iPod. Onirica e selvaggia. Ci sento l’anima selvaggia delle montagne norvegesi. Nere, antiche, dure, grondanti d’acqua.

      Si ritorna a El BaVon Rojo! Scalpitavano da un po’ le dita. La taverna esercita una strana malia su di esse. Il pensiero ci finisce e inizia a tirare fuori intrecci e altre direzioni di altre storie…proprio come una taverna. Se potessi mettermi a scrivere tutto il giorno, butterei giù altri rivoli. Ma per grazia vostra, devo pure guadagnarmi la pagnotta 😉

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    1. Oh oh piano che tocca riprendere la scatola dei fazzolettini perché mi cmmuovo anche con tutte questi complimenti superlativi.
      Questa canzone, come scrivevo poco fa a Mela, ti fa viaggiare e ha del selvaggio, animalesco, atavico nel suono.
      E’ venuta da sé. Non ho scelto tra altre, mi ha scelto lei. Sarà che a scrivere di lupi…
      Besos e – ti farà piacere a questo punto – ho ancora tanto da raccontare in questo Batmancito…Trentesimo capitolo, cavolo! Pare non finire mai.

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    1. Eccoci di nuovo qui. E già non è banale, sai. Me ne compiaccio. il web ha le sue regole e un racconto a episodi come questo, sviluppatosi in così tanti rivoli e personaggi, beh il ritornare e il ritrovarsi è una sorta di selezione naturale.
      Perciò bienvenida de nuevo Corazon-que-gira.
      L’Oste si sta “riposando”, sono i suoi compadres che stanno peggio per certi versi. Ma lo andremo a trovare una sera di queste.
      Le orecchie, perché proprio le orecchie dei licantropi?
      Ho immaginato questi esseri come un incrocio tra il nostro licantropo europeo e il Lobizon, che è una “versione” sudamericana (in partiolare argentina) che è contraddistinta da grandi orecchie e occhi infuocati. Essendo poi una mutazione del lupo, oltre alla vista, angolo della visuale e la visione notturna eccezionali, il secondo senso più sviluppato dei lupi è l’udito: percepisce suoni a frequenze alte il doppio dell’uomo e può udire l’ululato di altri lupi a una distanza fino a quasi 10 chilometri!
      Insomma le orecchie sono importanti per un lupo. L’asportazione degli occhi mi faceva più senso e con il caldo messicano non so in che condizioni sarebbero giunte a destinazione. L’orecchio si conserva meglio 😉
      Ai fini della storia che continuerà, mi occorreva un trofeo che fosse pari: due zampe troppo ingombranti, due occhi troppo deperibili, le orecchie erano l’ideale.
      Soddisfatta del “dietro le quinte”?

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      1. Caspita! Grazie infinite! Quante cose ci sono “dietro le quinte”… no, gli occhi mi avrebbero fatto un po’ senso… anche se tutto quello che racconti ha un senso. Però non mi hai offerto da bere 😃 Ma sono contenta che hai capito il senso (ripeto) del mio “casalingo” eccoci qui 😘

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        1. Narciiiiiiii! NARCIIIIIIIIII’! Che c…az…di fineHAIFATTTTTO?!?! Narciiiiii ma devo fare tutto io in questa taverna, questa è una taverna non è un albergo!
          Ahem scusi senorita ma non c’è più la servitù di una volta, c’è GrOssaCrisi di camerieri referenziati, sa? E’ un problema per noi osti…
          Mi scusi ma il “ragazzo” doveva portare il blocco del ghiaccio già diverse ore fa, il ghiaccio è finito e ho solo bevande calde. Cosa posso offrirle mentre quel testadimin..ibambino biondo porta il ghiaccio? Una tequila limon y sal? Un coco natural con la sua acqua dissetante e un goccio di tequila dentro? Un jugo de…?

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    1. E valla a trovare l’acqua fresca di sorgente in Mexico. Il cenote più vicino è in piena palude e rischi di finire cibo per alligatori. Senorita lo siento. Porti paCienza che quando torna Narciso, il garzone, avremo il ghiaccio…forse, conoscendo il tipo. Si scorda pure le mutande quello lì.

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    1. Di caldo qui c’è praticamente tutto. Che fine avrà fatto Narciso? La sua inaffidabilità è una sicurezza. Per ora ti preparo nu bello cccafe’, un espresso alla napoletana mica quella cuoceva allungata all’americana!
      Accomodati pure. Torno subito. Una fetta di torta? Luz ne ha fatta una che risuscita i morti…

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  2. Riaperti i battenti alla grande eh? Bene bene, io sono sempre curioso di vedere come proseguono le storie nella taverna, anche perché il sottoscritto, per cause umanitarie, non può più essere presente come un tempo.
    Ho letto in un tuo commento: 30 episodi e hai ancora tanto da raccontare. Comprendo al 200%, visto che con INFIERNO ho quasi completato la storia (ma non pubblicata eheh) e ho ancora tantissimo da raccontare.
    Ci sarà una vera esplosione epica, te lo posso assicurare.

    Intanto mi/ci hai lasciato con un cliffhanger degno di Hollywood… 😀

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    1. Ho la fine praticamente stampata in testa, ma nel mezzo ci sono ancora un po’ di personaggi da tirare in ballo e matasse di storie da svolgere. È un groviglio che va via via sbrigliandosi come quando da piccoli aiutavi tua madre con le matasse di lana.
      A breve la fine della storia delle dodici orecchie e del sesto misterioso licantropo.
      Ormai seguo i personaggi pure all’Infierno 😜

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