Star Wars: Gli ultimi Jedi…saranno i primi?

Questo post non contiene olio di palma o grassi idrogenati, ma contiene anticipazioni di trama in dosi non consigliate a chi desidera andare a vedere il film e non lo ha ancora fatto.

L’attesa è finita, ne è valsa la pena. Star Wars VIII: Gli ultimi Jedi è un ottovolante di emozioni dall’inizio alla fine. Quando il film è finito, ho applaudito e molti altri in sala hanno fatto altrettanto. Sì, mi è piaciuto e molto.

Lo metto subito in chiaro senza filtri di aspettative, analisi elaborate o confronti. Mi ha assalito una sensazione cogliendomi di sorpresa per la sua intensità: mi è piaciuto. Non mi era successo con la seconda trilogia di George Lucas, non mi era successo in modo così travolgente con l’Episodio VII. Mi era successo con Rogue One, ma con una consapevolezza che si era andata formando lungo tutta la durata del film. Alla fine di questo Episodio VIII ero contento, felice, ho provato gioia e non ne capivo il perché.

Star Wars VIII è un film intenso con un meta-testo allegorico di una soap-opera moderna che racconta di un mondo tutto umano, con le sue crisi morali e intellettuali, ribelle al principio di autorità. Il triangolo Rey, Luke e Ren è una rappresentazione della coscienza moderna lacerata dalla perdita di senso di comunità, di valori comuni, dal dubbio, da un invasivo senso di precarietà e rigurgiti totalitari. Se William Shakespeare fosse vissuto negli anni Duemila avrebbe potuto scrivere una simile “space soap-opera” ambientata in una galassia lontana lontana.

Star Wars VIII è una storia di eroismo, speranza e determinazione a lottare contro l’oppressore attraverso perdite, sacrifici e disperazione.

Nonostante ciò, la narrazione è punteggiata da un senso di auto-ironia e di gioia, generosa a elargire emozioni, perfino nel mezzo di epiche battaglie rese magistralmente attraverso un utilizzo della computer grafica e di effetti speciali, che non suppliscono a un vuoto di contenuti, ma esaltano e supportano il susseguirsi degli eventi. Dal punto di vista visivo e audio Star Wars VIII alza ancora di più l’asticella della qualità in un genere che ha sempre rappresentato la punta di diamante degli effetti speciali e della tecnologia audio-video.

Chewbecca e il piccolo Porg

L’auto-ironia, caratteristica della prima trilogia, è un ritorno gradito: nella sala è risuonato un riso corale in almeno un paio di occasioni in cui i protagonisti sono Chewbecca e i Porg, dei nuovi pucciosi animaletti, che sembrano fatti apposta per una valanga di meme e il merchandising.

Le gag e le battute sono piuttosto frequenti, ma in diversi casi appaiono fuori contesto e superflue. L’auto-ironia di Chewbecca e Luke sono le più riuscite; negli altri casi non si scade mai nel grottesco o nel ridicolo, ma un utilizzo più misurato avrebbe giovato anche all’efficacia generale di questa ritrovata vena auto-ironica. Questo è forse il dazio da pagare per un film prodotto da Disney e, negli obiettivi, rivolto alle famiglie.

The Walt Disney Company è stata criticata per volere trasformare l’universo fantastico di Star Wars in un “franchise” seriale macina-soldi, di trasformare la comunità di appassionati (che non si limita al solo “fandom”) in consumatori vittime predestinate del “merchandising”. Una multinazionale investe soldi con l’obiettivo di massimizzare il profitto: in questo caso, i soldi sono stati usati per conseguire un obiettivo che nemmeno le ingenti risorse economiche di Disney possono comprare.

J.J.Abrams, infatti, ha confezionato Il risveglio della Forza con un abile “copia e incolla” da Episodio IV ed è riuscito a riconciliare con “Star Wars” vasta parte della comunità delusa dalla seconda trilogia di George Lucas e preoccupata del passaggio di consegna a una multinazionale come Disney; in altri termini, J.J.Abrams è riuscito con successo a vendere un soddisfacente prodotto con il marchio “Star Wars”.

Rian Johnson con Gli Ultimi Jedi ha, invece, gettato un ponte per ristabilire una comunicazione con la comunità, per parlare con il pubblico e ristabilire un legame con i nuovi eroi usando come “passe-partout” gli insostituibili, tuttavia caduchi, beniamini originali.

Questo approccio fa la differenza tra un prodotto con marchio “Star Wars” e un film di “Star Wars”.

Rian Johnson è una piacevole sorpresa: prima di Star Wars VIII cura la regia di tre film e alcuni episodi di serie TV, in particolare Breaking Bad. Il lungometraggio di debutto è Brick, una produzione “indie” del 2006, in Italia distribuito l’anno dopo solo nel circuito “home-video”, il più recente è Loopers (2012), un thriller neo-noir fantascientifico che racconta di organizzazioni criminali che commissionano omicidi a dei particolari killer, i “looper”, i quali viaggiano a ritroso nel Tempo per uccidere le persone “non gradite” nel presente.

Nulla quindi faceva presagire che il regista potesse essere a suo agio con una produzione di un “block-buster” multimilionario sia nel budget sia nelle attese al botteghino: il risultato tuttavia dimostra che Johnson è competente e ha anche quel “tocco magico” nel dirigere l’orchestrina stellare composta da: un nutrito gruppo di personaggi sparsi in vari scenari, trame che si intersecano e scene di azione di battaglie tra giganteschi incrociatori spaziali o a singolar tenzone con spade-laser.

L’impronta personale di Rian Johnson in Star Wars VIII è l’essere riuscito a comunicare il senso di una profonda familiarità e, allo stesso tempo, di una sua unicità specifica.

Seconda parte della terza trilogia, Gli Ultimi Jedi inizia nel punto in cui si è interrotto Il Risveglio della Forza richiamando il pubblico davanti al grande schermo per renderlo partecipe delle vicende di una galassia così lontana lontana-così vicina e li invita a stringersi a coorte insieme ai nuovi personaggi incontrati due anni prima: Poe, un pilota coraggioso, istintivo e un pizzico sbruffone; Finn, un pavido soldato del Primo Ordine convertito alla causa della Resistenza; Rey, un’orfanella che scopre di avere dei poteri che non riesce a controllare; BB-8, un droide tutto-fare e animato da una molestia tipicamente bambinesca.

Rey, ormai assurta a eroina alla fine de Il Risveglio della Forza, ha il compito di convincere l’ultimo Jedi rimasto, Luke Skywalker, a interrompere l’esilio che si è imposto per motivi sconosciuti. La Resistenza ha bisogno di lui, della sua “leggenda” per credere ancora nella vittoria contro l’oppressore, ha bisogno di una nuova speranza.

La “nuova speranza” è il tema nonché il titolo del primo film che ha dato inizio alla saga. Un tema ricorrente in questo episodio, inesistente nel precedente e in Rogue One (se non nella battuta finale della Principessa Leia). Nel frattempo, la Resistenza sta avendo la peggio: l’ubicazione della sua base è stata scoperta, il pianeta è assediato da un’imponente flotta del Primo Ordine, che ha raccolto l’eredità dell’Impero e ne condivide i metodi di terrore e l’obiettivo di dominio totalitarista.

La scena di apertura cita chiaramente L’Impero Colpisce Ancora, ma – come spesso accade durante tutto il film – la citazione è solo l’inizio: un omaggio rispettoso della “tradizione” che nel suo sviluppo spiazza e sorprende. Molte scene hanno un inizio che all’istante rimanda alla trilogia originale,  “l’ho già visto in [un episodio della trilogia originale a scelta] ” è ricorrente. L’effetto è rassicurante, anche piacevole, ma di breve durata: lo sviluppo e la fine sono differenti e, in alcuni casi, davvero inaspettati. Una citazione che può apparire anche un po’ ruffiana, ma poi tutto cambia e si capisce che non è solo bieco “fan service”.

Da questo punto di vista, in confronto a J.J.Abrams, Rian Johnson ha compiuto delle scelte coraggiose. Chiaramente nei limiti del canone della saga e di quelli sicuramente imposti da Disney. La differenza è percepibile: se fosse stato un “fan service” bieco, mi sarei sentito preso in giro e, invece, l’impatto è stato quello di avere incontrato una vecchia conoscenza che ti racconta le cose nuove che gli sono successe.

“Chewie, siamo a casa!”. In Star Wars VIII vi sentirete spesso “a casa” come Han Solo

Anche quando gli eventi si muovono su un terreno minato come quello della mitologia degli Jedi, Rian Johnson riesce ad affrontarlo senza naufragare miseramente come accaduto perfino a George Lucas nella sua seconda trilogia: una visione affascinante, coerente nello sviluppo e, soprattutto, più sfumata tra la Luce e l’Oscurità.

Nella trilogia originale la visione è decisamente manichea: il bene e il male separati e perfettamente distinguibili anche nella direzione della fotografia. In Rogue One per la prima volta si introduce il concetto che in guerra la differenza tra “buoni” e “cattivi” è fatta di sfumature. Entrambe le parti uccidono affinché la propria causa prevalga. Ma in Rogue One gli Jedi sono assenti e la Forza è appena citata e in modo molto parsimonioso. In Star Wars VIII gli Jedi e la Forza ritornano e Luke Skywalker combatte con se stesso, rifiutando il suo status di “leggenda”, non reputandosi degno e distrutto dal senso di colpa per avere perso Ren durante il suo apprendistato e sotto la sua guida.

Rey deve convincere Luke a tornare a combattere insieme alla Resistenza, ma Luke ha ormai deciso di rinchiudersi in se stesso, lasciando fuori tutto il mondo esterno e perfino la Forza: il mantello che copre la sua vecchia e smunta figura incappucciata è una corazza impenetrabile. Mark Hamill interpreta Luke con un’intensità che non mi sarei aspettato: Luke è il protagonista dei momenti più epici, come anche di quelli più divertenti.

Il triangolo Rey, Luke e Ren è il cuore della storia di Episodio VIII.

I rispettivi interpreti, Daisy Ridley,  Mark Hamill e Adam Driver, riescono con successo a dare credibilità e trasmettere un ampio spettro di emozioni durante uno scontro affascinante e dal risultato mai scontato: un‘intricata ragnatela di relazioni in cui ognuno lotta strenuamente per trovare una propria collocazione, il proprio ruolo nelle “Guerre Stellari”, il proprio posto nel cuore della comunità di appassionati.

Kylo Ren – che non ho amato affatto in Episodio VII – è lacerato dal conflitto tra il suo ruolo nei ranghi del Primo Ordine e il peso dell’avere assassinato suo padre (quanto mi manca la faccia da schiaffi di Han Solo!); Rey è il tipico “asino in mezzo ai suoni”, incapace di comprendere e gestire i suoi poteri – la Forza che si sta manifestando in lei – e viene respinta continuamente da Luke senza alcuna ragione apparente.

A complicare questa situazione, intervengono le “visioni” che mettono in contatto Ren e Rey, una realtà parallela, in cui possono comunicare, vedersi e addirittura toccare: Rey è convinta che Ren, nonostante sia responsabile di atti efferati, non è ancora del tutto soggiogato da Snoke, il Leader Supremo del Primo Ordine. Ritorna il tema della redenzione, che trionfa alla fine de Il Ritorno dello Jedi con l’immagine degli spiriti di Obi-Wan, Yoda e Anankin insieme.

Yoda e Anankin, Yoda e Obi-Wan, tutti insieme appassionatamente

Rey cerca quindi di redimerlo, ma Ren tenta di attirarla dalla sua parte svelandole il motivo del suo scontro con Luke e facendo leva sul punto debole di lei: l’abbandono da parte dei suoi genitori.

Il triangolo è completato da Luke, la cui leggenda appare sempre più oscurata da ombre inquietanti, il suo comportamento denota ottusità ed egoismo. Dello Jedi non c’è traccia: è un vecchio rancoroso, molto “umano” per niente “mito” e, nella sua umanità, è la rappresentazione di un pessimo esempio. Luke è irriconoscibile, anche quando si accorge che la ragazza ha il dono della Forza, la allontana o, al massimo, le concede tre misere “lezioni”. Non cede, invece, sulla richiesta di aiuto alla Resistenza, nemmeno quando avverte che Leia è in coma nell’infermeria dell’ultima astronave dell’Alleanza, a corto di carburante e tallonata dalla flotta del Primo Ordine, che come uno squalo sta aspettando solo il momento giusto per avventarvisi.

Rey e Ren continuano a comunicare nelle visioni e alcune crepe appaiono sulla corazza di Luke: dubita fortemente di Ren e cerca di proteggere Rey, dissuadendola dal cadere in quella che sembra una trappola per convertirla al Lato Oscuro.

Insomma, solo la trama che vede coinvolti il triangolo Ren, Luke e Rey è intricata e rimbalza continuamente tra i tre via via scavando ed erodendo le certezze che lo spettatore si è creato. Le fasi conclusive sono spiazzanti e culminano in uno spettacolare duello di spade laser, che per coreografia e le altre armi impiegate rimanda alla tradizione cinese. L’incertezza, il dubbio, le sfumature rese da questo “triangolo” di personaggi sono riversate sullo spettatore, che – a meno di avere già deciso da quale parte schierarsi – percepisce gli stessi dubbi, ne condivide con la stessa amletica drammaticità l’incertezza di quale sia il “passo giusto”.

Durante i titoli di coda appare la scritta “In loving memory of our princess, Carrie Fisher”. Carrie Fisher il 27 dicembre 2016 ha abbandonato questa valle di lacrime per salire in cielo e raggiungere finalmente quella galassia lontana lontana.

Carrie Fisher sul set di Star Wars: Gli ultimi Jedi

Dopo la morte dell’attrice il ruolo della Principessa Leia poteva verosimilmente assumere toni melodrammatici con il rischio anche di esagerare in un’infiorettatura retorica. L’industria di Hollywood avrebbe approvato e il pubblico plaudito. Rian Johnson, invece, con abilità, compostezza e rispetto che l’attrice e il pubblico meritano, riconosce alla Principessa Leia un ruolo che aveva come sotto-testo nella trilogia originale, ma in questo Episodio VIII  lo esalta e lo rende centrale come non era mai stato fatto prima nemmeno da George Lucas. Il migliore modo possibile per onorare la memoria di Carrie Fisher.

La Principessa Leia è il generale di ciò che rimane della Resistenza, i cui ranghi andranno sempre più assottigliandosi, con perdite anche assai note come l’ammiraglio “È una trappola!” Ackbar. La Principessa Leia incarna il vero spirito combattente della Ribellione prima, e ora della Resistenza. Nella prima trilogia, era la portatrice della nuova speranza, la fautrice dell’ascesa di Luke da contadino a potente Jedi, il tratto d’unione tra un contrabbandiere interessato solo a un bel po’ di soldi e un ragazzo animato dal nobile spirito di liberazione dall’oppressione imperiale e impaziente di farsi ammazzare da un cannone laser.

In Gli Ultimi Jedi la Principessa Leia è il generale della Resistenza e, in tale ruolo, è la guida indiscussa, rappresenta il faro per tutti i popoli che vogliono opporsi al Primo Ordine, ma c’è di più. La Principessa Leia ne incarna lo spirito più autentico ovvero resistere con tutte le forze e continuare a combattere per preservare ciò che si ama e non per distruggere ciò che si odia.

Nella vita reale abbiamo già salutato Carrie Fisher, ma nella saga che l’ha resa famosa non è giunto ancora questo momento.

Il primo film è un addio a Han Solo; questo secondo film a Luke; il prossimo e conclusivo di questa nuova trilogia lo sarà per la Principessa Leia.

I Sith, Darth Maul, l’Imperatore Palpatine, Darth Vader, il Supremo Snoke, Kylo Ren non sono che di passaggio. I “Darth Vader” vanno e vengono, gli individui più malvagi possono essere distrutti, mentre i regimi totalitaristi possono durare per generazioni se la popolazione oppressa non reagisce. Ma se una popolazione ha sperimentato nella sua vita esclusivamente il terrore, l’assenza di libertà, il “pugno di ferro”, non conosce alternative e non si ribellerà mai. La minaccia più grande è proprio questa “abitudine” al Male, questa abitudine a non aspirare a un cambiamento, a essere convinti e a trasmettere che nulla può cambiare. Questo è un mondo dove non può esservi una nuova speranza.

Concludendo, Star Wars: Gli Ultimi Jedi coglie nel segno, non è un capolavoro imprescindibile, una pietra miliare della fantascienza come lo è stata la trilogia originale o i primi due Alien. Tuttavia, la Forza scorre potente in questo film: nella mia personale classifica si piazza subito dietro la trilogia originale. ex-aequo con Rogue One, anche se per ragioni diverse.

Promuovo l’opera di Rian Johnson per avere saputo miscelare il rispetto per le origini e un rinnovato dialogo con il pubblico per traghettare l’amato universo di Guerre Stellari dal vecchio al nuovo. Per gli appassionati è una nuova speranza che, con l’inevitabile dipartita di Han, Luke e Leia, Star Wars li accompagnerà ancora per tanti anni ancora.

Che la Forza sia con noi.

E con il tuo Spirito. Amen.

31 pensieri su “Star Wars: Gli ultimi Jedi…saranno i primi?

      1. Il film mi è piaciuto anche se è difficile mandar giù alcune cose. Giuste nel loro contesto ma cazzo Luke! Kylo Ren mi ha fatto abboccare a metà del film, stavo esultando perché resta sempre uno skywalker e Star Wars è a favola sugli Skywalker. Purtroppo ora dovrò abituarmi all’idea che il mio personaggio preferito sia il villanzone della serie. Il casinò è l’unica parte inqualificabile del film utile solo per ribadire il messaggio antimilitarista della Disney. Si mi è piaciuto ma ora ho bisogno di vedermi Il Ritorno Dello Jedi in solitudine per non far vedere a mia moglie le lacrime perché gli farei uno spoiler valido per il divorzio.

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        1. Per carità non rovinare l’attesa a mugliera, che almeno è dal tuo stesso Lato della Forza. La mia invece si sForza ma non ce la fa proprio. A questo ha detto: meh meglio del primo (cioè il VII) con un entusiasmo pari al mio se mi costringessero a vedere, legato e imbavagliato a una sedia, Porta a Porta.

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  1. Sì. Mi hai convinto.
    I brevi feedback spillati a colleghi e amici (non so quando riuscirò a vedere il film e chi-se-ne-fotte dello spoiler, sarà come vederlo per la prima volta) muovono nella stessa direzione di questo tuo bellissimo e accurato (come sempre) post. Complimenti per la lettura e la capacità (tutta tua) di trasmettere e far comprendere. Sono un fan (abbastanza commosso dalle tue parole), ma credo che chiunque, neofita o no, intenda l’ondata di emozione e di interpretazioni che sei riuscito a riversare in questa pagina. E ci sta anche la piccola (per fortuna!) critica. Mi pare di vederle, si sentirle, quelle sbavature…
    Che dire?… Lo vedrò, indubbiamente. E sarà bello tornare a casa. 🙂

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    1. È tornare a casa e trovarla diversa. Ma è normale se sei stato via tanto tempo. Però la sensazione di essere a casa è presente: l’odore, certi particolari, i ricordi attaccati in dei posti che vedi solo tu.
      Il cinema è cambiato, il pubblico anche, il rischio che questa saga tanto amata finisse c’è ed è nell’ordine di tutte le cose. Ma per le cose che ami vorresti che non finissero mai. Così o ti adegui o ti nutri di ricordi e nostalgia veramente canaglia. Per Star Wars vale altrettanto.
      A me piacerebbe che i miei figli (e altri come loro) possano provare quelle emozioni e quel senso di sospensione della credulità che Star Wars mi ha regalato. Una sorta di legame che andrà oltre anche quando io non ci sarò più (il più tardi possibile. Scongiuri di rito).
      Anche io sono commosso dalle tue sempre generose parole: mi sembra ieri che ci scambiammo un commento proprio su Star Wars.
      Un abbraccio.

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  2. The Butcher

    Da come ho capito, il film ti è molto piaciuto. Io ho intenzione di vederlo settimana prossima, ma, da come ho capito, sembra essere sullo stesso piano di Rogue One (che a me era piaciuto parecchio). Settimana prossima ti farò sapere.

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    1. Si mi è piaciuto. Sensazione affiorata proprio a pelle ai titoli di coda. Il post cerca di capirne i motivi su base – se vuoi – più “razionale”.
      Non è come Rogue One però. Lo metto alla pari nella mia classifica ma per motivi diversi. Rogue One già sai come andrà a finire, ha un tono di malinconia che opacizza tutto. Quindi un film non tanto “per famiglie” e più di “fantascienza”. Forse è il film più “fantascientifico” della saga che è un enorme soap-opera ambientata nello Spazio.
      Rogue One fa pochissime se non nulle concessioni alle battute e alla “commedia”. Rogue One ha una vera battaglia della Resistenza all’attacco per cielo, mare, terra che occupa quasi metà film. Nella trilogia originale le battaglie sono una piccola porzione del film e marginali alla soap-opera. In SW VIII il tema è la fuga alla Battlestar Galactica e un’altra scaramuccia alla Impero Colpisce Ancora… Insomma le differenze sono tante.

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        1. Sì, esattamente. Se non lo hai letto, qui trovi tutto lo sproloquio a caldo dopo la visione
          https://redbavon.wordpress.com/2016/12/24/rogue-one-a-star-wars-story-fuck-yeah/
          Essenzialmente in Rogue One non ci sono personaggi cui affezionarti (che è una bestemmia per il merchandising), mentre in SWVIII è stato fatto un grosso lavoro per farti affezionare ad alcuni dei personaggi che hai conosciuto nel VII. Per farlo hanno utilizzato i vecchi eroi come un vero e propio pasaggio del testimone così da non deludere gli appassionati di vecchia data e conservare la nuova e più giovane audience.
          Considera che il pubblico più giovane ha probabilmente iniziato a vedere la trilogia conepisodio I, II e III. Cambia tutto l’approccio…

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  3. Ho aspettato di vedere il film e postare la mia recensione prima di leggere le altre… Beh devo dire che sottoscrivo ogni parola di ciò che hai detto e ti faccio i complimenti per l’analisi… solo in due punti il mio giudizio è leggermente diverso: per quanto riguarda questo film, sull’interpretazione di hamill che è stata discreta ma non eccezionale… sulla saga, invece, a mio avviso ep. III è un ottimo film pur se fa parte di una trilogia tanto vituperata…
    Comunque complimenti

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    1. Ho letto la tua e secondo me l’interpretazione di Hamill è nei suoi limiti una delle sue migliori e in questo episodio tra le migliori del cast, non fosse solo per una maggiore introspezione del personaggio che viene interpretata con il giusto pathos. Il doppiaggio non è stato invece all’altezza, come pure per Benicio del Toro quella balbuzie non è proprio il massimo. Quando uscirà in blu-ray sono curioso di ascoltare la recitazione in inglese.
      Benvenuto e grazie per il commento e l’apprezzamento.

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        1. Concordo. Se il regista avesse toppato quel film Disney l’avrebbe impagliato ed esposto in sala del CDA. Decisamente più copia&incolla Episodio VII che questo che anzi cita e poi interpreta per aprire altre linee di trama, diverse lasciate in sospeso. E’ stato un abile lavoro di tessitura, anche se – come convenivamo entrambi – si è lasciato prendere la mano e il minutaggio ne ha risentito. A ripensarci a freddo, la parte di Finn, Rose e il Casino’ se l’avesse tagliata non ne avrei sentito la mancanza.

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  4. Eccomi qua. Hai descritto molto bene la tua posizione e hai spiegato in maniera più che convincente le idee su questo film ma… C’è un ma per me. Io non l’ho apprezzato (come hai letto). Quello che hai scritto è vero, ma solo in parte per me. C’è una certa mosceria nel tutto, non si accende mai veramente. Vuole provare a essere qualcosa, ma poi scarta e va da un’altra parte.
    Io, prima che iniziasse tutto il segmento Finn-la tizia che ripara astronavi, pensavo che fosse ora di spegnere e buonanotte. Poteva funzionare, aveva detto quanto bastava.
    Invece hanno aggiunto tutta la parte di Finn, non particolarmente utile, e poi il finalone enorme con 20 minuti di spazzolate sul sale giusto per…
    Potevano contenerlo e prendere posizione. Rouge One era meglio, personaggi più definiti, idee chiare e qualcosa di più di questo penultimo capitolo di Star Wars.

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    1. Premetto che non voglio convincere nessuno, ma è solo la mia opinione e che rispetto la tua posizione,visto che l’hai argomentata anche nella tua recensione. Sulle argomentazioni, possiamo differire o anche essere d’accordo. Sono d’accordo, per esempio, che Finn e Rosa sono i personaggi che escono dal contesto come le figure in un libro pop-up. Non ho apprezzato la nuova “coppia” e la parte del Casinò con il cameo di Benicio del Toro balbuziente può essere tagliata senza nessun problema, anzi giovando al minutaggio. Una critica che ho mosso proprio alla fine del film al mio amico accanto, ma ciò non mi fa gridare allo scandalo e dare un giudizio negativo al complesso. Tutti i film hanno alti e bassi, parti che funzionano alla grande e momenti di stanca.
      La battaglia sul pianeta di sale è secondo me indovinatissima sia per citazione sia per ambientazione. Non mancano stonature: all’inizio l’ostentazione che le astronavi della Repubblica erano delle carrette ambulanti e in drammatica inferiorità numerica. La cariica di Balaklava era meno suicida di questo assalto.
      Ma anche qui non mi interessa il particolare, ma reputo importante il complesso: la battaglia ricalca quella di Hoth. Nella battaglia di Hoth uno dei momenti epici è l’attacco degli Snowspeeder. pochi e sotto-armati anche in questo caso, che riescono a buttare giù un bestione di AT-AT con…un arpione. Che minchiata è mai questa! Voglio dire: soffermarsi su certi particolari rischia di finire nella critica sterile e del demolitore professionista. Non è il caso tuo, perché so come e cosa scrivi, ma in altri casi non avrei nessun dubbio a definirli gli emuli poverelli di Lester Bangs.
      Infine, Rosso Uno – hai scritto “RoUge One” 😉 – potrebbe essere benissimo uno dei prossimi spin-off made in Disney! Ottima idea. me la rivenderei alla Disney.
      Rogue One è un ottimo film senza alcun dubbio: nella mia classifica personale di SW è al quarto posto, dopo chiaramente la trilogia originale. Questo VIII capitolo gli si affianca per motivi diversi. Rogue One non ha il tema della speranza (qui ci riprovano con alterne vicende ma ci riescono). Rogue One ha personaggi che nascono e muoiono nello stesso film (non mi sarei immaginato che Disney permettesse un simile scempio di merchandising). Rogue One non ha esigenze di buttare dei ponti ai futuri film. E’ meno complesso, necessariamente più concentrato per generare empatia tra spettatore e personaggi nel giro di due ore. Insomma, i due film appartengono a due modi di raccontare una storia e girare un film profondamente diversi ed è un errore fare una comparazione.
      Ciò che conta è comunque l’effetto finale (con cui inizio il mio post non a caso) e, secondo me, è importante anche l’approccio, la propria predisposizione prima della visione del film. La mia era “tabula rasa”, per me questi nuovi film sono degli spin-off della saga originale, che è un unicum intramontabile e irripetibile, anche alla luce del fatto che dal 1979 sono cambiato io e il mondo intorno. E’ un miracolo che l’attacco alla Morte Nera in Episodio IV ancora mi esalti e io segua la picchiata nel canalone come se stessi a bordo dell’X-Wing. A “Red Five standing by” io sono in quell’abitacolo.
      Eppure di Morte Nera quante ne sono state tirate giù nei film di SW? Ecco in questo film, neanche una. E sai? Non ne ho sentito la mancanza.
      In conclusione, ad alcuni Ep.VIII è piaciuto, ad altri no. Ma non mi schiererò mai né con l’una né con l’altra parte che dia dell’idiota solo perché non è d’accordo con le sue “oggettive” motivazioni. Come direbbe Yoda: “De gustibus non disputandum est”. E pensa tu, ci avrebbe preso con la sua astrusa costruzione logica della frase! Vuoi vedere che Yoda è un antico romano?

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      1. A parte il tocco di marketing di RoUge One (non sto a dirti le difficoltà che ho a scrivere in questi momenti – difficoltà oggettive), direi che concordiamo sul lavoro fatto su R.O. Due ore di film, brutti, sporchi&cattivi e via. Niente prima (se non richiami…) e niente dopo (anche se in realtà l’hanno concepito come film usa-e-getta per introdurre i piani di conquista della Morte Nera).
        Su Star Wars VIII capisco assolutamente il tuo punto di vista, sia chiaro. Io mi sono approcciato più cauto, la scottatura di I-II-III era ancora vivida e ho provato a gettarmi alle spalle anche Kylo Ren (idrosolubile in acqua) e tutto il trito che avevo visto nel VII. Invece niente, non ci ho trovato molto. Ok, forse sono stato un po’ eccessivo per la scena con i mietritrebbia su sale, in effetti richiama la battaglia impari che hai citato te, ma il mio problema è stato uno diverso… e forse non l’ho scritto neanche: mi mancava la tensione del “sopravviviamo a tutti i costi”. In questo film mancava. I cattivi c’erano, guidati da Piangina, ma non facevano paura, non arrivavano ferali sui buoni che non sapevano cosa fare. No. C’era nell’aria quel “ok, abbiamo il cannone grosso, adesso mettiamoci 40 anni per accenderlo”.
        Ma poi, in fin dei conti, se stiamo qua a parlarne è un fatto positivo, vuol dire che questo film un impatto l’ha avuto… non come I-II-III che continuo a dimenticarli di averli visti.

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        1. I “cattivi” hanno perso esponenti dal peso carismatico più elevato di quanto non siano state le perdite dei “buoni” . Kylo non è degno di lucidare il casco a Darth. Snoke poteva essere sviluppato di più, ma è stato fatto fuori. Personaggi come Palpatine e il Grand Moff Tarkin. tanto per citarne due, facevano venire i brividi lungo la schiena, ciò che rimane del Lato Oscuro è una teppaglia di terzo Ordine (appunto). La loro inadeguatezza potrebbe essere una chiave di lettura di coerenza nella loro goffaggine militare. Ma forse questo è andare oltre le intenzioni della produzione. Il fattore “Disney” sui cattivi ha forse influito più pesantemente che in altri e più criticati aspetti.
          Sicuramente è un fatto positivo parlarne e scambiarsi opinioni anche diverse. Vuole dire che una pagliuzza di una qualche emozione sono riusciti a lasciarla.

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