Batmancito [Ep.#25] – Luz! [parte segunda]

 

“… dove c’era una piccola fiammella io vedo una grande luce…” (cit. Cuoreruotante)

Segue da Parte I

Buttatosi a peso morto sulle lenzuola, Narciso rimane con lo sguardo fisso nel vuoto per un buon quarto d’ora. La forza centrifuga della spirale violenta della moltitudine di pensieri che vorticano dentro fa sì che la sua testa sia vuota e vi regni la calma piatta come nell’occhio di un ciclone.

Decide di leggere qualcosa, la lettura gli ha sempre indotto una pesantezza di palpebre al massimo entro la decima pagina, senza distinzione di autori o genere. Dal portacandele appoggiato sul comodino, il lumino emette una luce soffusa: potrebbe addirittura abbreviare i tempi del sospirato abbraccio con Morfeo.

Sfogliando un vecchio libro dalle pagine ingiallite e dal profumo inconfondibile della carta vissuta, sarà perché é uno dei preferiti dell’Oste, sarà perché stranamente lo sta appassionando, Narciso stenta a prendere sonno. Così alla fine di un lungo capitolo in cui ha letto di una festa di certi ometti dai piedi pelosi e alti più o meno come lui, dopo una sfilza di nomi buffi che avrebbe mandato in bambola anche un impiegato dell’anagrafe, giunge alla conclusione che la lettura non è una soluzione sufficientemente sedativa. Appoggia il voluminoso libro sul comodino, spegne con un soffio il lumino e inizia di nuovo a fissare il soffitto in un punto indefinito oltre quella cortina di fitta oscurità.

“La notte porta consiglio”, ma non questa notte e non a Narciso. Una morsa gli serra la gola. Deglutisce a fatica. Gli occhi iniziano a bruciare. Narciso si accorge che non riesce più a intravedere nell’oscuirtà nemmeno i contorni delle ombre della mobilia intorno. Sbatte rapidamente le palpebre, si stropiccia gli occhi e si accorge che i dorsi della mani sono umidi: lacrime.

Lacrime limpide come la superficie di uno specchio che riflette l’immagine della sua anima. Trema, un brivido percorre la schiena dalla base della colonna vertebrale fino al collo, lo scuote per tutta la sua ascesa e infine libera una scarica elettrica che si diffonde fino al più periferico dei recettori nervosi. Narciso prova ad alzarsi un paio di volte senza riuscirci, quando vi riesce, al primo passo in avanti nel buio urta contro qualcosa e rimane per alcuni istanti in bilico. Per evitare di sbattere rovinosamente a terra, si sbilancia verso il letto e vi ricade come una noce di cocco che piomba a terra dall’alto della palma.

Il cuore batte una rumba impazzita al ritmo dell’unico suono che riesce a emettere: il suo respiro affannoso. Il sudore risale in superficie; la pelle, come una vecchia diga percorsa da crepe per tutta la sua larghezza, trasuda prima in abbondanti rivoli, poi cede di schianto e il sudore inonda ogni parte del corpo.

Tre minuti dopo è tutto finito. Le lenzuola sono zuppe di sudore, Narciso torna a respirare normalmente. Inziano a fluire anche i pensieri.

“Cambierà. Qualcosa cambierà. Non posso continuare così. Devo farlo per El Rojo. Per i compadres. Lo so, me lo sento. Deve cambiare!”.

D’un tratto un pensiero nitido appare al centro della sua testa, perfettamente messo a fuoco come illuminato dall’occhio di bue sul palco di un teatro.

“Nell’oscurità una piccola fiammella è una grande luce”

Schizza in piedi, questa volta senza esitazioni, afferra il lumino e lo accende di nuovo.

Si siede sul bordo del letto, fissa la fiammella per qualche minuto e decide che è giunto davvero il momento di fare i conti con il sonno. Non ha intenzione di trascorrere la notte a girarsi e rigirarsi nel letto. È consapevole che ne ha disperato bisogno: avrebbe dormito per tre giorni di fila.

Da un piccolo sacchetto, ricevuto in regalo dalla curandera, estrae un pallina che sembra essere fatta di una qualche erba secca e compressa. Cerca con gli occhi il bicchiere, lo trova al suo solito posto: sul comodino. È ancora mezzo pieno di tequila.

La curandera ha raccomandato di assumere quel rimendio naturale contro l’insonnia con mezzo bicchiere d’acqua. “Vabbuò – pensa – acqua o tequila che differenza fa!”.

Così  lascia cadere la pallina nel bicchiere, immerge l’indice e il medio uniti dentro la tequila, muovendoli in circoli fino a che la pallina non si scioglie: il liquido, prima trasparente, ora è di un colore tra il verde-malato e il verde-palustre.

Il colore del remedio natural della curandera non è di quelli che ispirano fiducia. Avvicina il naso e le labbra al bordo del bicchiere: se non fosse per l’effluvio inconfondibile della tequila, Narciso giurerebbe che sta per bere un bicchiere di liquido proveniente da qualche fosso acquitrinoso in cui non vi si immergerebbe nemmeno un alligatore per la matematica certezza di contrarre una malattia fulminante.

Risoluto a vincere questa battaglia con il sonno, decide di bere “el remedio de mi abuelita y antes de mi bisabuela”, anche se la curandera ha un’età indefinibile e sua bisnonna potrebbe avere visto sbarcare Hernán Cortés a Cozumel.

Trangugia l’infuso di alghe – almeno gli piace pensare che siano solo alghe – e si distende sul letto, provando sollievo per la prima volta.

“La curandera – sorride – santa subito!”.

Avverte il distendersi di ogni sua parte, un corale stiracchiamento di ogni piccola parte del suo corpo; il cuore riduce i suoi battiti, il ritmo respiratorio diventa regolare – il suo corpo lo ha finalmente capito! –  lo stato di riposo muscolare riduce le necessità di ossigeno. Narciso capisce che finalmente  incontrerà Morfeo e – nonostante tutto – non vede l’ora di abbracciarlo, anche se meriterebbe una sonora lezione per il ritardo con cui si è presentato all’appuntamento.

Le palpebre calano lentamente.

Luce! Si accedono tutte e luci!

La corrente elettrica è stata ripristinata.

Narciso fissa di nuovo il soffitto, gli occhi spalancati per effetto dell’improvvisa illuminazione. Comprime una bestemmia che avrebbe attirato sul paese la punizione riservata a Sodoma e Gomorra, si alza e viene colto da un ricordo:

“Narciiiii, tu sei un benefattore benemerito della compagnia elettrica! A Natale ti mandano il pacco-dono?…Quello riservato ai clienti VIP per tutti i soldi che gli regali! Spegni ‘ste benedette luci! Ma sei parente al genio della Lampada!? Tutte ‘ste lampadine inutili accese, ma ti fa male il dito sull’interruttore?!”.

La memoria gli ricorda le ramanzine sulle “luci inutilmente accese” che ogni notte, dopo la chiusura, l’Oste gli rifila. Il sermone sullo spreco energetico è il suo secondo preferito dopo quello della “fame nel mondo”, ma è ben più letale e rischia di liofilizzare fino alle dimensioni della “Particella di Dio” anche i gioielli di famiglia di un toro.

A questo ricordo i legittimi bollenti spiriti di Narciso si calmano e al loro posto esplode un turbinio di memorie delle singolar tenzoni all’ultimo insulto con l’Oste. Narciso scuote la testa, sorride e ad alta voce dice:

“Caro Oste questa volta l’hai vinta. D’accordo, vado. Ora vado a spegnere ogni singola fottutissima lampadina che è rimasta accesa in taverna.”.

Dalla luce che arriva attraverso le scale, sembra che al piano inferiore ci siano le luminarie della festa di gala dell’Arciduca d’Austria per il gran ballo di fidanzamento con la principessa Sissi. Manca solo la musica. Discese le scale, la sala della taverna appare illuminata a giorno, deserta come appare solo pochi istanti prima che l’Oste apra le danze dell’ennesima serata a base di tequila, grog e chiacchiere. Ma stanotte la taverna appare deserta con una nota inquietante: deserta ma tuttavia affollata di fantasmi, anime inquiete, che vi chiacchierano, brindano e danzano, fino a che non si accorgono di una presenza viva; ne sono infastiditi e, nel migliore dei casi, svaniscono, nel peggiore, gli si avventano contro. Sono i pensieri terribili e nefasti che assalgono Narciso da quando l’Oste è stato colpito da quel proiettile. Sono qui, nella taverna, e se ne andranno via solo quando l’Oste tornerà.

Narciso alza le spalle e, rivolto a quei fantasmi come se li vedesse per davvero, dice: “Tranquilli, servitevi pure. Io vado via subito. Spengo le luci…tanto a voi non servono, no?” e aggiunge fra sé e sé: “Lasciamoli in pace. Quando l’Oste tornerà è capace che li accolga con il suo ‘Mi casa es tu casa’…“.

Si avvicina all’interruttore generale posto vicino all’entrata, quando qualcosa attira la sua attenzione oltre la porta. E’ una sensazione, una strana sensazione. Una premonizione, sta per succedere qualcosa o c’è qualcuno lì fuori.

Apre la porta, si affaccia sul portico illuminato anch’esso a giorno, lancia una lunga occhiata spaziando per tutta la sua lunghezza. Non c’è nulla. Non c’è un’anima viva in giro. Tutto è immerso nel silenzio a eccezione del suono della risacca del mare vicino. Narciso non è convinto. Esce sul portico, resta in attesa per alcuni minuti, guardandosi intorno. Poi scende le scale, intorno è tutto buio, non vi è traccia di umana attività notturna. Da queste parti, quando l’energia elettrica va via in questo modo,  si è abituati  a non farsi illusioni di un riallaccio in tempi brevi: se va bene, il giorno dopo. Non c’è nemmeno traccia di attività animale. Non rimane che rientrare in taverna.

Nel rivolgersi di nuovo verso la facciata della taverna, “El BaVon Rojo” gli appare sfavillante come le luminarie di un albero di Natale in mezzo alla piazza centrale di una città-fantasma nel deserto del Nevada ai tempi del Far-West. Non ci aveva mai fatto caso, ma in questa notte senza luna e senza le luci delle case la taverna abbaglia come il “Moulin Rouge”! E’ una bellissima vista.

“Scommetto che stanotte “El BaVon Rojo” si vede dalla Luna anche a occhio nudo!”

Appena termina questo pensiero che una goccia lo colpisce al centro della testa. E subito dopo è seguita da molte altre.

Sale di corsa le scale del portico mentre pensa: “Pioggia! Ecco cos’era che sentivo! Verrà giù parecchia acqua.”. Entra nella taverna, va al pannello generale dell’energia elettrica e con un dito spinge in basso l’interruttore delle luci nell’esatto momento in cui un fulmine illumina a giorno fuori e dentro. Segue un tuono che fa tremare le pareti e la taverna subito dopo cala nelle tenebre.

Narciso tira un sospiro per avere evitato un secondo bagno nella stessa nottata e si avvia con passo veloce alle scale. Ha appena messo il piede sul secondo gradino che un rumore lo blocca. Non è un altro tuono.

Si volta verso la porta. Il rumore viene dalla porta. Un altro fulmine cade, questa volta in lontananza a giudicare dal tuono. Il rumore continua anche dopo che l’eco del tuono sfuma. C’è qualcuno fuori: bussa insistentemente alla porta. Il rumore è incessante, c’è dell’altro: raspa disperatamente.

Narciso è pietrificato. Chi è che bussa a quest’ora nel pieno di un simile temporale? Il pensiero va all’Oste. Narciso ora avverte il cuore battere con la stessa disperazione di chi sta bussando a quella porta. Non vuole andare ad aprire. Non vuole sapere. Non vuole trovarsi davanti a Feliz o Diaz o Cesar o tutti e tre insieme che portano quella notizia. Non può essere! Non può essere!

DUMDUM DUM La porta trema sotto i colpi.

Quel rumore ritmato gli risuona dentro come una campana a morto.

DUMDUM DUM Viene scosso da una terribile consapevolezza! Poco fa, proprio qui, in questa sala ha sfidato Nuestra Señora de la Santa Muerte e la punizione a chi le rivolge le spalle è la morte di una persona che si ama. Ha commesso un grave errore, l’errore più grande della sua vita!

DUMDUM DUM Narciso muove alcuni passi verso la porta, prima lentamente poi la raggiunge coprendo la distanza con una rapidità straordinaria. DUMDUM DUM Il rumore rimbomba fortissimo nella sua testa. DUMDUM DUM E’ insopportabile.

Narciso esplode in un urlo: “VA VIAAAAAAAA! “.

Chi è dall’altra parte ha sentito sicuramente l’ordine categorico, ma non cessa di battere DUMDUM DUM

DUMDUM DUM

DUMDUM DUM

DUMDUM D…

Cessa d’improvviso. Segue il suono del pavimento del portico colpito da qualcosa.

Narciso è ancora lì davanti, immobile, il naso a un centimentro dalla porta, bianco cadaverico in viso, la bocca ferma in un’espressione attonita dopo avere emesso quell’urlo terribile. Il braccio si distende verso la maniglia, l’altra mano gira la chiave ancora nella serratura e poi fa scorrere il cilindretto del chiavistello. Narciso assiste all’apertura quasi fosse in “trance”.

La porta spalancandosi verso l’interno viene inghiottita dal buio della taverna e lo sguardo di Narciso viene risucchiato da uno spettacolo terribile: lì fuori c’è l’Inferno!

Davanti agli occhi di Narciso gli elementi sono scatenati in un sabba che potrebbe preludere l’Apocalisse. Atterrito da tanta furia della Natura si ritrae di un paio di passi all’interno e allora vede!

Un piccolo corpo è riverso sul pavimento del portico. E’ zuppo. Se non fosse per le sottili gambe nude potrebbe essere scambiato per un mucchio di cenci bagnati. Si inginocchia e, senza esitazione, lo raccoglie da terra e lo porta all’interno.

Nel buio percorre la sala fino al primo tavolo e vi adagia quel corpo con estrema cura e attenzione. Si accorge che è leggero, minuto, da maneggiare come un fragile cristallo.

Chiude la porta. Che l’Inferno resti fuori. Siamo chiusi.

Va al pannello generale dell’energia elettrica e muove verso l’alto l’interruttore delle luci. Nella sala illuminata, adagiato su un tavolo, c’è il corpo di una ragazzina.

Si precipita verso la ragazzina, le prende il viso tra le mani, avvicina il suo per sentirne il respiro. Respira! E’ viva!

Le cinge le spalle con un braccio e la tira leggermente su, le rivolge parole rassicuranti, per lei…per lui. Le chiede:”Chi sei? Come ti chiami?”

Lei apre gli occhi, lo guarda intensamente, muove le labbra, ma non esce alcun suono, la sua gratitudine deborda dallo sguardo, Narciso le sorride, infine la ragazzina dice:

“Luz. Yo soy Luz.”.

Chiude gli occhi, è sfinita  e si lascia andare tra le braccia di Narciso.

giaguaro-pipistrello-maya

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Onda sonora consigliata: Light Emerges di Akron/Family


 

44 pensieri su “Batmancito [Ep.#25] – Luz! [parte segunda]

    1. Oddio! Che ho fatto? Che ho scritto? Non so se parliamo della stessa Luz…La criaturella si è presentata alla porta in una notte buia e tempestosa, ancora Narciso deve capire chi è, che ci fa qui, che deve fare lui con ‘sta guagliona…Se tu hai informazioni, sputa fuori il rospo.

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    1. Narciso è un asino in mezzo ai suoni. Povera creatura pure lui! E che ne sa di bambine. Qualcosa farà, ma lo vedo in difficoltà. Lui, eterno bambino per l’Oste ora dovrà occuparsi di una bambina vera…iniziò a pensare che ce lo giochiamo: s’imbarca su un battello battente bandiera liberiana, gira il mondo, vede gente, fa cose…e stateve bbuono a tutte quante!

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    1. Grazie Zeus! Fa piacere che il cambio sia apprezzato. Malinconia che è giunta agli sgoccioli, tra poco si riprende con i lazzi, ci sarà un altro colpo bastardo e la nuova arrivata avrà un ruolo fondamentale a un certo punto…vabbe’ non posso svelare tutto no?

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    1. È una nuova arrivata. Non stai perdendo i pezzi, sono io che mi sto divertendo un mondo ad arricchire la storia (anche se sospetto che la storia abbia una vita propria e mi stia solo usando)
      PS: divorato le parole? UAU! Oltre 2.000 parole, una roba parecchio indigesta sul web! Sono contento di avere in questa webbettola una buona forchetta come te 🙂

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        1. Dici che Narciso le chiede i numeri al lotto così vince una fortuna e scappano insieme in un luogo sperduto sul Mare dei Caraibi a godersi la vita?….
          ….
          Ah già ci stanno in un posto sperduto sul Mare dei Caraibi…mmmh…allora scappano in Svizzera? 😱

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                1. Domanda difficile questa. Penso che chi legge abbia il diritto di immaginare ogni personaggio come crede, indipendentemente dall’idea dell’autore. Io una risposta secca e precisa ce l’ho. Se proprio vuoi saperla, te la dico…

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    1. ‘Azz! Che bello lo dico pure io. Grazie Mela!
      E “Intriga” pure! En plein.
      Qualcosa mi dice che Luz ha qualche merito più del resto.
      La piccola è arrivata qui da sola, nel senso che mentre scavavo nell’animo lacerato di Narciso, è apparsa dopo la frase di Cuoreruotante. Quando succede così, scrivere è una soddisfazione unica.

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    1. Io dico sempre che questo pianeta, se si salva, sarà ad opera di una donna. Quindi non è malacqua, ja’.
      Nel caso di Luz il suo nome è quello spiraglio di luce eh sì intravede nella foto che ho scattato attraverso la mia mano. Chiaramente non senza qualche patema. La vita è così: si finisce a volte bloccati in un tunnel (per lavori in corso sulla Salerno-Reggio Calabria), ma prima o poi se ne esce. E la sensazione è liberatoria.

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