Blade Runner 1985


Blade Runner, il film liberamente tratto dal romanzo ‘Do Androids Dream of Electric Sheep?’ di Philip K. Dick è del 1982, il titolo non è un errore.

Con la proiezione nei cinema di Blade Runner 2049, che – ahimè – non sono ancora riuscito a vedere, in questa webbettola era solo questione di tempo per vedere spuntare un post su uno dei rari, due per l’esattezza, adattamenti del film manifesto del cyber-punk in videogioco.

Blade Runner per Commodore64 (1985)

Nel 1985 una società britannica, CRL Group PLC, sviluppa il primo videogioco ispirato a Blade Runner. Per via del probabile elevato costo dei diritti di utilizzo del film, il videogioco è ispirato alla magnifica colonna sonora di Vangelis, come è comunicato sulla copertina della confezione: “…A video game interpretation of the film score by Vangelis”.

Blade Runner è sviluppato per le piattaforme 8 bit più diffuse in quel periodo in Europa e cioè ZX Spectrum, Commodore 64 e Amstrad CPC.

Nel 1985 a causa delle limitazioni tecniche delle piattaforme 8 bit, un videogioco non poteva certamente catturare tutta la complessità e il pathos dell’avventura di Rick Deckard nel suo universo distopico. Tuttavia, Blade Runner di CRL Group PLC cattura il brivido della caccia ai replicanti, utilizzando una meccanica degli spara-tutto a scorrimento laterale.

Blade Runner per Amstrad CPC

I replidroidi (così vengono chiamati i “replicanti” nel gioco) sono androidi versione 6, ormai irriconoscibili, sia per fattezze sia per intelligenza, dagli esseri umani. Utilizzati per i lavori pesanti nelle colonie extra-mondo, dopo una sanguinosa rivolta, sono stati dichiarati “illegali” sulla Terra. La Polizia ha individuato 24 replidroidi che si nascondono in città. Il giocatore interpreta un cacciatore di taglie assoldato dalla Polizia: più replicanti ritira, più alto sarà il bonus economico, che è sempre comodo in vista della pensione (oggi la pensione ricade in effetti nella “fantascienza”).

La schermata della mappa della città (Blade Runner per CBM64)

La prima schermata presenta una visuale dall’alto della città. Occorre guidare il nostro veicolo, rappresentato da un piccolo cursore, cercando d’intercettare altri cursori (i replidroidi fuggitivi) che si muovono nel reticolo delle strade.
Una volta intercettato il replidroide, la schermata cambia presentando una visuale della strada a scorrimento laterale. Nella parte bassa dello schermo uno scanner, una sorta di radar che indica la distanza da percorrere fino al nostro “lavoro in pelle”. Nella parte alta vi è l’area di gioco che mostra un marciapiede e una strada in una visuale in prospettiva, una sorta di pseudo-3D.

Caccia al replidroide! Il replidroide è lo sprite più vicino al bordo destro della schermata (Blade Runner per CBM64)

I replidroidi sono disarmati quindi la fuga è la loro unica difesa.

Il ritiro dei replidroidi avviene con uno dei metodi più persuasivi di sempre: la pistola. Un colpo alle spalle e via alla ricerca del prossimo “lavoro in pelle”. A ogni livello successivo, i replidroidi diventano sempre più veloci.

Il marciapiede è però affollato di civili, il cui contatto rallenta la corsa del nostro agente, che dovrebbe evitare di centrarli “accidentalmente” con un colpo della pistola. Inoltre occorre prestare attenzione ai veicoli che incrociano sulla strada onde evitare di essere investiti e raggiungere il fatidico “game over” invece del replidroide.

L’androide Zhora che scappa inseguita da Deckard (Blade Runner, 1982)

Il videogioco è chiaramente ispirato alla scena in cui Deckard si lancia all’inseguimento dell’androide Zhora per le strade gremite di folla e finisce per “ritirarla” piantandole un colpo di pistola alle spalle.

Al contrario degli standard degli spara-tutto, non vi sono nemici diversi dai replidroidi o boss di fine livello. Inoltre, il replidroide è un nemico atipico nei videogiochi: non spara, può solo fuggire. I reali “nemici” sono i passanti e i veicoli. Non ci si poteva attendere una conversione fedele del film, ma un po’ più di varietà nello schema di gioco era lecito attenderselo anche nel 1985.
Dal punto di vista della giocabilità, Blade Runner è un gioco che presenta diversi limiti: poca varietà anche per gli standard dell’epoca, una certa frustrazione dato l’aumento progressivo della velocità di fuga dei replidroidi. La realizzazione tecnica nella resa grafica raggiunge una sufficienza, ma nulla di più; eccellente, invece, la conversione del tema musicale di Vangelis.

Ascoltare il magnifico tema di Vangelis attraverso il chip sonoro del Commodore 64 è impressionante. Posso comprendere che all’epoca della sua pubblicazione, questo unico elemento davvero straordinario del videogioco sia riuscito a conquistare gli appassionati del film. Non me ne stupisco, visto che a me accadde qualche anno dopo con l’Amiga, prima con quei pochi secondi di sintesi vocale da brividi al caricamento di Starglider (1987) e poi con il migliore pezzo di pianoforte suonato da un computer nella schermata iniziale di Agony (1992).

All’epoca era sufficiente un unico aspetto eccezionale, nella grafica o nel sonoro, per mettere le ali alla fantasia e supplire alle lacune tecniche. Un videogioco entrava nell’Olimpo se riusciva a fare esclamare al videogiocatore: “è uguale al (gioco al) bar” o  “è (quasi) come il film”.

Blade Runner in prima di copertina della rivista Videogiochi C64 – Anno I n. 4 – maggio 1989 (da Retroedicola Videoludica)

Blade Runner è invecchiato male: solo la nostalgia di averci giocato a suo tempo può spingere a giocarlo oggi.
Se l’impianto di gioco non ha resistito al passare degli anni, è da riconoscere agli sviluppatori di essere riusciti – nonostante tutti i limiti di risorse economiche e tecnici – a catturare l’essenza di un elemento importante del film: il giocatore insegue i replidroidi attraverso la folla, li raggiunge e li uccide. I replidroidi sono identici agli umani della folla e l’unico modo per distinguerli è che fuggono dal cacciatore: vogliono “solo” vivere. Il giocatore continuerà a ritirarli uno a uno, fino all’ultimo, senza alcun tentennamento: sono androidi, vita artificiale creata dall’uomo, “lavori in pelle”. Il giocatore è proprio come Deckard fino all’incontro con Rachael, che gli cambierà la vita.

Questo è il merito di Blade Runner nel 1985.

Per un’esperienza più vicina a quella del film bisogna aspettare una dozzina di anni.

Alla fine degli anni Novanta, la licenza del film viene acquisita da Westwood Studios, una società di sviluppo talentuosa e con un lungo elenco di grandi successi nei giochi di ruolo (Phantasie III, Questron II, diversi titoli A.D.&D. tra cui DragonStrike e Eye of the Beholder I e II), negli RTS (due pietre miliari: Dune II e  Command & Conquer: Tiberian Dawn), nelle avventure grafiche punta&clicca (la serie di Legend of Kyrandia e di Lands of Lore).

I Westwood Studios con deluderanno le aspettative: Blade Runner, pubblicato nel 1997, è una dei migliori esponenti del genere “avventura grafica punta e clicca” ed è la migliore conversione del film che un videogiocatore potesse osare chiedere.

Questa è un’altra storia che vi racconto a breve.

La schermata introduttiva di Blade Runner per Amstrad CPC

Note:

La CRL Group PLC è defunta dal 1990 e, a parte una ripubblicazione postuma nel 1988 a cura di una società spagnola, la  Zafiro Software, Blade Runner sembra ricadere nell’Abandonware. Pertanto, è legalmente disponibile sulla Rete per tutte e tre le piattaforme: ZX Spectrum, Commodore 64 e Amstrad CPC. Io ho provato la versione Commodore 64. World of Spectrum è un buona fonte di materiali e punto di partenza, ma è sufficiente una ricerca su Google.

La mia prova di Blade Runner è stata effettuata su PC Windows con l’emulatore C64 Forever di Cloanto, società italiana che produce un eccellente emulatore anche per Commodore Amiga. Ne esiste un versione gratuita (con alcune limitazioni) e una a pagamento per circa 15 dollari. Su Mac OS X ho provato il videogioco con l’emulatore gratuito Vice64 (disponibile gratuitamente anche per PC Windows).

Blade Runner, edizione spagnola della Zafiro Software (1988)

38 pensieri su “Blade Runner 1985

  1. Ci sono andato sotto per il tema 8bit che riprende la vera colonna sonora.
    Mamma mia, mi ha riportato all’intichità. E prima che sembri un tema da superMario, è davvero inquietante, con quei bassi!!

    Il gioco non lo ricordavo proprio, in effetti è monotono se non nella guida del cursore nella città vista dall’alto XD
    Verissimo quel che dici: se era come al bar o come nel film, allora si trattava di un successo**

    Moz-

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  2. Grazie Red, erano cose che non conoscevo. E’ stato il mio film preferito per anni, l’avrò visto decine di volte. Ma oggi ho scoperto cose nuove. Neanche io ho visto B. R. 2049 e non so quando e se mi deciderò ad andare al cinema. Sono troppo affezionato alla prima versione. Però chissà… Articolo perfetto, professionale come sempre. Notte

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    1. Blade Runner, il film, è unico. Anche io l’ho visto molte volte, perso al Cinema quando usì per la prima volta, recupertato molti anni dopo quando diedero nelle sale solo per pochi giorni la Director’s Cut (che cambia sopratutto la fine). Acquistato in DVD e poi in Blu-ray, se dovesse uscire in 4K, tocca che cambio pure TV. La colonna sonora è un portento, evocativa come pochissime. I personaggi strepitosi, anche i secondari…posso fare una recensione al volo del film, ma merita molto di più e ci sono professionisti in giro che lo sanno fare.
      Appassionato videogiocatore, il sogno è di essere “protagonista” in quella storia, di prendervi parte “attiva” anche se per una porzione minima, che è ciò che accade in un videogioco. Sul grande schermo assisto passivamente alla proiezione; in un videogioco sperimento il film, con tutti i suoi limiti e sebbeme su un piccolo schermo.
      Anche se sono anche io – per le tue stesse ragioni – titubante, B.R.2049 vorrei andarlo a vedere sul grande schermo. Al meglio.
      Non ho visto trailer, non ho letto recensioni. Voglio arrivarci senza aspettative. Blade Runner rimmarrà sempre uno. Consideralo come uno spin-off e te lo godi con più distacco e serenità.
      Grazie per i complimenti, che mi fanno sempre molto piacere. Buona notte.

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    1. Però il post lo hai letto ugualmente. Quando scrivo questi articoli penso sopratutto a chi i videogiochi non li toccherebbe da lontano nemmeno con l’asta del salto in alto 🙂
      Perciò mi ritengo soddisfatto di averti fatto venire in mente il film anche se con un giochillo come questo.

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  3. Sono stato un fortissimo “videogiocaro” per C64 ma questo non mi è mai capitato sotto mano. Meglio, perché dalla descrizione l’avrei odiato! (Il film l’ho visto credo nel ’90 o giù di lì, quindi nel caso magari manco mi diceva niente, il titolo.)
    Tremo al pensiero di usare un emulatore perché già una ventina d’anni fa sono caduto nel gorgo dei mame e rischierei di ricascarci, però mi riprometto sempre di recensire i vecchi giochi di Alien e Aliens per Commodore…

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    1. Il MAME è una droga. Io sono sempre “in debito” della recensione di Alien Trilogy per la prima PlayStation…
      Ci sarebbe anche Alien 3 per SNES e MegaDrive (la conversione per Amiga fu un ‘meh’) e l’arcade di Sega Aliens, la serie Aliens VS Predatori e, volendo, anche qualcuno “liberamente” ispirato ad Alien come Alien Syndrome (sempre Sega) e un RPG per Amiga, Xenomorph. Ricordo anche Xenophobe, un arcade convertito per tutte le piattaforme 8 bit e 16 bit che era una rivisitazione “super-deformed” del tema dell’infestazione aliena.
      Insomma, caro Lucio, potrei scrivere da qui a fine anno.

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      1. Eh, di carne (aliena) al fuoco ce n’è tanta, manca solo il tempo: quando sarà, sarai sempre il benvenuto ^_^
        Io intanto ho da parte anche Alien e Aliens, i giochi C64 dei rispettivi primi due film, oltre che la Doom Total Conversion, un’esperienza aliena indimenticabile.
        Ah, pensa che la settimana scorsa ho preso su eBay alcune riviste dei primi Duemila che presentano e recensiscono il mitico “Aliens vs Predator” della Sierra, che ho amato (e giocato) molto. Il materiale è tanto, manca solo il tempo di presentarlo nel blog…

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    1. La realizzazione però non è all’altezza eh. Da rimarcare comunque l’impegno dati i limiti tecnici dell’epoca e la fedeltà allo spirito del film. Di tutt’altra pasta l’avventura grafica di Westwood del 1997. Keep’n touch. Back4more (Gesummaria mi sto trasformando in un VgJ ;))

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  4. Mi meraviglia che tu non abbia fatto il diavolo a quattro per vederlo, il nuovo Blade Runner, compadre! Vale, certo che vale! Il regista è stato bravissimo e i personaggi anche. E’uno di quei rarissimi sequel che riescono a godere di vita autonoma, finendo per proporsi naturale proseguimento di un’avventura già di per sè incomparabile. L’ho visto che era appena uscito e non ho rimpianto assolutamente il primo, anzi, l’ho vissuto come continuazione d’un sogno…

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      1. Non azzardarti nemmeno a chiamarle per ischerzo”zavorre”, quei due gioiellini di cui puoi solo gloriarti di dirti padre. Meglio loro che qualsiasi altro Blade runner… Scherzi a parte: c’è sempre un tempo per tutto, prima o poi vedrai che riuscirai a vederlo. Pensa che era quasi un anno che non andavo più ar cinnema…

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  5. Ne approfitto per chiederti se nel tuo archivio hai scritto (o conti di scrivere) altri post su videogiochi tratti dal cinema. Quelli alieni, lo sai, te li “rubo” subito, ma mi piacerebbe replicare sul Zinefilo qualche tua recensione sull’adattamento di un film a gioco. Nel caso, fammi sapere ^_^

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    1. Di veri è propri tie-in di no. Di adattamenti, ispirati ai film, qualcuno.
      Di sicuro L.A. Noire è ispirato a L.A. Confindential e The Black Dahlia (il primo è un capolavoro, il secondo stendo un velo pietoso). La recensione del titolo originale pubblicato per PlayStation 3 e XBox 360 la trovi QUI; la recensione delle remastered uscite di recente le trovi QUI.
      Così anche Alan Wake è ispirato alla serie Ai confini della realtà (The Twilight Zone) e Twin Peaks, così come anche al film La metà oscura (The Dark Half) ispirato all’omonimo romanzo di Stephen King e Il seme della follia (In the Mouth of Madness) diretto da John Carpenter. La recensione la trovi QUI
      Non so se è questo che cercavi.

      PS: ti segnalo che “ti è sfuggito” il terzo capitolo di “Escono dai fottuti pixel!” e cioè la recensione di Aliens: The Computer Game. Lo hai letto ma non lo vedo postato nella sezione Videogiochi su 30 anni di Aliens. Se non lo avessi ritenuto adeguato, non me la prendo, Lucio. Sapendo che ci tieni, te lo segnalo.

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