Batmancito – ‘OnGiancarlobbello per l’Oste!

Giancarlo Buonofiglio – per me ‘OnGiancarlobbello – ha rivolto un suo pensiero per l’Oste.

Mi è così piaciuto che è scivolata dalle mie dita una delle tipiche storielle strascicatamente sgangheriate dell’Oste, che – vuoi o non vuoi – vi si collega.

Se non amate i preamboli (a me stanno antipatici gli ipotenusa, per esempio), saltate direttamente a Oste della Malora di Giancarlo Buonofiglio.

‘La vera storia di come sulle pareti della taverna spuntarono cornici e cornicette come fiori dopo un’acquazzone nel deserto’.

TUM!TUM!TUtUmTUM!

¡En esta posada hace un ruido que te cagas!

TUM!TUM!TUtUmTUM! Mattina presto. Svegliato da un frastuono di martello battente. Scendo le scale. Da quando l’Oste non c’è, la posada è immersa in un silenzio innaturale. Stamattina qualcuno ha deciso di recuperare con gli interessi. Ancora rintronato dal sonno interrotto brutalmente, scendo gli ultimi scalini. Vengo accecato dal sole che entra dalle finestre e inonda il piano terra della posada,TUM!tummtu-TUM! Machicazz…Narciso!

Alzo la mano destra davanti al viso per schermarmi dalla luce, intravedo una piccola silhouette china su un tavolo che batte con un martello. L’Oste non c’è, Serg…Batmancito non c’è, è di statura nana, bambini in giro a quest’ora non ce ne sono, può essere solo Narciso.

“Narciso, ma che stai facendo con quel martello?! Mi hai fatto un buco nel cervello!”

Narciso, senza guardare Ulysses, bofonchia: “pfonifette”.

Ulysses: “Eh? Che hai detto Narciso? – si avvicina al nanerottolo in versione Efesto al lavoro di buzzo buono – E grazie che non ti capisco! Levati da bocca quei chiodi.”.

Narciso si rivolge verso l’uomo-con-il-cappello, si toglie alcuni chiodi incastrati ai bordi del labbro destro: “¡Buenos días, Ulì! Cornicette. Sto costruendo cornici e cornicette”.

Ulysses posa lo sguardo sul tavolo: mucchi di piccole assi di legno ordinate una sull’altra, montagnole di chiodi, una sega, del cartone, una riga, una matita, dei piccoli vetri sottili di foggia quadrata e rettangolare.

“E da quando ti senti figlio non riconosciuto di San Giuseppe? Che cosa ci devi fare con…queste cornici – ne prendo una in mano – e cornicette?”. Mi accorgo che è costruita con cura ed è graziosa.

Narciso:”Mentre ti bevi o’cccafè – mi indica con lo sguardo un tavolo più in là, imbandito con ogni bendiDio per la colazione – leggi quello che ha scritto ‘OnGiancarlobello. Ci sono delle frasi perfette per la taverna. Quando l’Oste ritorna – ha un momento di esitazione, si schiarisce la voce improvvisamente irrochita – voglio fargli trovare la taverna più bella di prima!”.

E ora godetevi la meraviglia di Giancarlo.

Oste della Malora

Si sarà capito, con l’alcol ho un buon rapporto, fa male ma non gli porto rancore. Mi sono impegnato con Red a lasciare una testimonianza di un personaggio della sua saga Batmancito (se non l’avete letta la trovate nel blog, 21 episodi narrati con fantasia tolkieniana e rara eleganza; non sempre le saghe fanno male e la sua è […]

via OSTE DELLA MALORA — Giancarlo Buonofiglio

[La cuenta di Narciso: “E dopo Mela, Cuorerotante e Pupazzovi, anche Giancarlo! Siamo a quattro per l’Oste!”]

giaguaro-pipistrello-maya

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53 pensieri su “Batmancito – ‘OnGiancarlobbello per l’Oste!

  1. e niente, ho preso l’abitudine di leggere la tua cinebettola prima del cinegiornale e oggi trovo questa cosa. Onorato per l’accoglienza, ma è quel che mi piace delle osterie, anche gli uomini pessimi come me vengono accolti e c’è sempre un bicchiere che ti mettono in mano. La diffidenza è una formalità dei bar del centro, con quei mi scusi… per piacere mi porta o caffè… Nelle taverne ti dicono: là c’è una sedia e qua il vino. Vino e sedia vuol dire un amico in più, come cantava il Sommo. L’ho sempre detto: sono disponibile anche nella versione sobria, ma consiglio fortemente l’altra. Ora l’altra la trovo incorniciata in una cornice pregiatissima fatta a mano dal discepolo di Giuseppe. Grazie Red e all’Oste, a Ulysses e Narciso. Nella tua webbettola mi sento a casa, non è vero che una cosa piensa el borracho y otra el bodeguero, qua siamo tutti un po’ Oste e l’Oste anche lui è ubriaco.

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    1. Uomini pessimi come te sono il perfetto abitante di questa posada in cui se abla il napolespanol e che aspira a essere più malfamata del peggior bar di Caracas. A proposito, vado di digressione-mon-amour: questa del peggior bar di Caracas è una stupida battuta di una stupida pubblicità di rum, piuttosto abbraccio gli amici venezuelani che non se la stanno passando bene e da noi al comicinegiornale ti parlano dell’ultimo cd di Vasco coi-Botti o della Regina ElisaLambretta, ma del Venezuela no! Chiusa digressione mon-amour.
      OnGiancà – tanto sei abituato ai miei voli da Icaro in versione pirla…PUUUUULLLL! – dicevo di quanto la sua pessima persona sia gradita e coerente nel mio etilicamente saturo monolocale.
      La tua versione sobria è oltremodo gradita perché quando ti leggo, non mi sento solo: mi sento dire con tono di reprimenda che mi esprimo in modo “troppo complicato”, mi ricordo che ho studiato, leggo-a-volte-penso, non so se penso bene-ma-è-con-la-mia-testa-e-cuore, e ci sei anche tu, e così gli rispondo ‘a coppa a mano: “ma perché vuoi farmi sentire unammmerda quando invece lammmerda SEI TU!” Lo so, sono supponenete, arrogante e – magari lo fossi – un po’ stronzo. Come vedi, “QUI CI ABBIAMO” di pessime persone (scritta letta in un bar “Qui ci abbiamo servizio di lavanderia”)
      Sono ormai alla 4a fase della scala della Sbronza ovvero:
      A prueba de balas.
      “A prova di proiettile”, nessuno può farti arrabbiare, nessuno può farti male. Credici, (seh) credici. I believe:
      IN OSTE SIGNO VINCES.
      PS: grazie per – non so come – riesci a seguirmi quando svolazzo così. Mi sento libero.

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      1. Beh, puoi sempre rispondere: Iooo complicato??? Ma vai a leggerti gli arzigogoliarzigogolati dell’indegno blog del più indegno Buonofiglio. Poi dici: Oh ! col punto esclamativo, che fa la sua figura. I blog li leggo e mi piacciono perché sono liberi, freschi, vengono dalla pancia. L’uovoOste che ieri hai ripubblicato vale più di un libro di Recalcati, e comunque non va a cena con editori e non sale sul palco della Leopolda. L’uovo non è un Cacciari qualunque, ha più dignità. Fino a due tre anni fa non praticavo la rete, ammuffivo tra i dottissimi libri degli illustrissimi autori stampati dagli inemendabili editori. Ora mi sono disintossicato. Mi piace la penna fluida, il pensiero indisciplinato, moralmente scoordinato, l’onestà intellettuale. Meglio un uovo oggi che un Cacciari qualunque domani. Le ouvaBlog sono gente seria, viva, imprudente e viva. La vita è comunque meglio, in Mondadori respiri la muffa, qua con te aria buona. Il tuo stile (e sì che ce l’hai) ricorda uno che mi piace, Andrea G. Pinketts. Gente che scrive col cuore e col bicchiere in mano.

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        1. E pensare che c’è gente che si venderebbe l’anima per un Premio Strega (c’entra qulacosa con il liquore alle erbe del beneventano e quegli ottimi torroncini?).
          Il discorso sulla lbertà, la penna indisciplinata, lo stile “gagliardamente caotico” in cui mi indentifico si rifà a tanti anni fa…(ODDDIONO! Parte con l’aneddotica dei vecchi!?!)
          Quando ho aperto la webbettola (a luglio facciamo 10 anni, sorbole!), la Signora (signorina) WordPress chiese di scrivere un motto del sito. Ci pensai su e per quella tipica serendipidità del salti ipertestuali del web m’imbattei niente di popo meno che con Johann Wolfgang von Goethe, dapprima detrattore della mia terra e poi grande estimatore. Questa frase mi squarciò il velo di Gerusalemme:
          “Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo”.
          Mi dissi: “‘Azz! E’ proprio vero! Ma qui voglio essere libero per davvero”.
          Ora è in alto nel frame di destra che chi usa il telefono non vede, ma è lì a memoria imperitura di ciò che sono e voglio essere, almeno qui sicuramente e nella vita reale ci proverò fino a quando non busserò con i piedi a Xibalba: toc!toc! “Ho portato ‘nu bello babbà!”. A casa di altri ci si presenta sempre con cadeau (così mi ha insegnato la mamma)

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    1. ahah al lato rustico siamo affezionati, lasciamola così. Se mi diventa come un bar del centro poi faccio fatica e entrare. Gli spritzintellettuali non frequentano le bettole e bevono Cabernet di Screaming Eagle del 1992; non sanno però quant’è buono un Dolcetto di Dogliani Sorì Dij But (8 euro a bottiglia)

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          1. Non so cosa sia il Savini ma vade retro Pape-Satan-aleppe se è nella tua black-list (adeguo il mio lessico allo presumibile standing – aridaje – del prestigioso locale).
            La rusticità di El BaVon Rojo è nel suo essere un comedor, che – per chi non è stato in Messico – è meno di una posada: praticamente sono tre, quattro tavoli dove si serve quello che il cuoco quel giorno gli va: cibi che al Savini chiamerebbero ‘street food’ ma che a casa mia sono il territorio incontestato e incontrastato di mammà! D’altronde qui uno Château Cheval Blanc lo potremmo usare per sfumare l’arrosto, ma non già perché usiamo solo ingredienti di gran classe, ma perché l’Oste si scorda pure la mutanda e ha lasciato sbadatamente la preziosa bottiglia sul banco della cucina.
            Il grog, la bevanda delle locande della Tortuga, è eletta a nettare perché ne assorbe lo spirito e rilascia un tasso alcolico di rara potenza grazie alla sua mistura:
            – una parte di rum scuro
            – un cucchiaio di zucchero di canna
            – una buccia di limone
            – acqua bollente
            Lasciare macerare il tutto per qualche ora.Filtrare prima di servire.

            Mentre voi chiacchierate amabilmente, Narciso vi sta guardando e negli occhi – glielo leggo – l’Oste avrebbe dato un rene per essere seduto lì tra di voi.

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              1. Non ne so, bevo e ogni tanto ascolto un amico davvero esperto e sopratutto amante del buon bere che mi dice sempre: un buon vino per quanto eccezionale non può costare più di 30 euro; tutto il resto è marketing e ci vuole un palato e sensi fottuti come quelli di un cane della narcotici.
                So del Cheval perché ho visto un bel film, lieve e stranamente americano, ambientato in California e immerso nelle viti e i vini: Sideways. Lo consiglio sorseggiando vino e azzannando formaggio.

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                    1. giuro che è vero: tripla mozzarella, tonno, funghi, ricotta (una badilata), uova. Prima aggiungevo wurstel, prosciutto e salame piccante, ora sto più leggero. Quelli che prendono la Marinara proprio non li capisco. A occhio e croce Red sai di capricciosa, con qualche aggiunta creativa; sbaglio?

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                    2. La chiamerei: Pizza Scapricciatiella.
                      Complimenti per lo stomaco foderato di materiale refrattario 😉
                      La marinara è per malati di stomaco, la margherita se la batte con il calzone (fritto, possibilmente) ricotta, pepe, mozzarella e salame napoletano. Il resto dei gusti ve lo potete tenere.

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    2. Mi inchino a sua Di-Vinità e faccio passare avanti Giancarlo recante i doni votivi di succo d’uve e succo di saggezza alcolica.
      Qui tocca fare una riunione per scegliere le frasi da incorniciare e dove metterle, tocca aspettare l’Oste però perché come non mi perderei per nulla al mondo il siparietto con Narciso del fissaggio della cornice alla parete. Immaginatevi la scena: l’Oste sulla scala (alquanto pericolante), Narciso dabbasso che dà istruzioni “un po’ più in qua, due centimetri più in là, no, no di là…ho detto a destra, la sai quale è la destra?!?…Ecco è storto, lo vedi?”. L’Oste sbuffa e tira giù il calendario dei santi dell’anno in corso e anticipando i primi mesi dell’anno dopo.
      Si fa eh?

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  2. Ho lasciato questo commento a casa di Giancarlo Buonfiglio, ma lo riporto qui perché è per entrambi
    Un applauso ed uno pseudo haiku per l’Oste e per il generoso e quasi di-vino padrone di questo blog:
    Quale tremenda follia
    la follia nascosta
    di chi non conosce follia!
    da una pseudo astemia che ha una pseudo venerazione per il Barolo.

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    1. Addirittura un haiku. L’Oste gongolerebbe: logorroico com’è, apprezza quando poche parole riescono a centrare l’essenza e arrivare dritte in fondo, nelle pieghe più profonde, liberare un fiato di compiutezza raggiunta. L’Oste ci avrebbe messo un potpourri di parole da rintronare un alcolista più pesantemente che se si fosse scolato una cassa del vino-buono-della-casa.
      Grazie. E alla tua salute! (e anche a quella dell’Oste, che ne ha bisogno)

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    1. Narciso con ago e filo potrebbe procurarsi per un solo “lavoretto” quaranta, cinquanta punture e un pollicione gonfio come una prugna. Con l’Oste condividono questa incapacità di coordinare ago, filo e dita.
      Se tu sei capace però qui in taverna il contributo è gradito: già me lo vedo un patchwork a tua firma. La firma del Conte darebbe lustro a questa stanberga, come le foto degli attori famosi accanto al pingue titolare in bella mostra sulle pareti di certi ristoranti.

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    1. Narciso:”Accomodati pure Tati…non so chi me lo ha fatto fare…facevo prima a ordinarle a FuckIDea belle e pronte…quando torna l’Oste, pure questa gli metto in conto. Altro che…se non torna da Xibalba le cornici gliele porto io fino a là’ e sai dove gliele infilo una a una?!?”

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  3. io pensavo a A good year, di Ridley Scott, ma lo guardo. Sono sensibile a certi argomenti. Non conosco invece il So del Cheval, ma penso sia un bianco. Per me i bianchi non sono vini (e mo qualcuno mi banna), come dice il ghostwriters del film di Polanski: mai capita l’utilità. Però è vero, 30 euro per un vino devono bastare e deve anche essere eccezionale per quella cifra. Altrimenti davvero diventiamo come Briatore…

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    1. Lo Chateau Cheval Blanc è un rosso, un bordeaux. Cazzaggiando sul web ho trovato una bottiglia per 4.800 (quattromialottocento!) euro ma se ne trovano anche intorno ai 300 euro (quisquilie! tsé!).
      Qui ti posso bannare solo io e sui vini bianchi la penso quasi allo stesso modo, ma considera che:
      – il prosecco ha il suo perché sopratutto d’estate ed è politicamente più corretto rispetto a un fiasco di barbera a qualsiasi ora del giorno
      – alcuni vini aromatici del Trentino-Alto Adige sono un gancio perfetto per le donne, gradiscono assaje questo saporiello dolce, utilissimi per rimorchi e cene romantiche (ahimé lontani ricordi per me, ma lo faccio per le giovani leve)

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        1. Ma lo sai che mi hai dato l’incipit di un post “impegnato”? Mi sono chiesto quel vino costoso che certi bevono a quanti africani (e non solo) potrebbe fare mangiare. Ho fatto un paio di ricerche e ne sono uscite delle bel…brutte.
          Oggi mi sa che bevo acqua e pure di rubinetto. Ho i sensi di colpa pure per er vinello d’a fraschetta. In questi locali caratteristici de li Castelli Romani servono vino della casa…La Romanella è una tipicità ma per me è puro fiele.

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