Batmancito [Ep.#20] – Così vicino, così lontano


Palenque, Sarcofago di Pakal: il viaggio del Re Pacal verso gli inferi (foto da web)

Segue da Ep.#19. Un antico sacrificio

La taverna è un cumulo di macerie.
È tutto finito.

Ci guardiamo intorno. Spaesati nel cumulo di macerie sparse, corpi mutilati, macchie di sangue rappreso sul pavimento. Ma siamo sollevati quando riconosciamo che questa baracca è sempre El BaVon Rojo, la nostra taverna, casa nostra!

Mi casa es tu casa

El Rojo! L’Oste ripete sempre ‘Mi casa es tu casa’, all’inizio pensavo fosse la solita frase folkloristica da dare in pasto a turisti e gringos, come Hakuna Matata in quei posti in Africa dove i problemi sono l’unica abbondanza. ‘Mi casa es tu casa’, è bastato poco per capire che per l’Oste è una Fede, la sua continua ripetizione è la professione di un Credo, una preghiera.

L’Oste!

L’Oste è sdraiato a terra. Non si può dire “sembra che dorme” perché ha un aspetto orribile. Sembra un cencio dopo che è stato usato per le grandi pulizie e ora è talmente consunto che è buttato da una parte distrattamente, in attesa di essere gettato via con il resto delle cianfrusaglie e delle immondizie.
È tutto finito. No, non può essere.

In un silenzio carico di paura, sovraccarico, pronto a esplodere in strepiti e urla di disperazione, gli occhi di tutti sono rivolti verso il corpo dell’Oste. Nessuno riesce a guardare l’altro negli occhi. Ora che è tutto finito, proviamo vergogna. Proviamo umiliazione per non essere riusciti a proteggere l’Oste.

Luna ha ripreso le sembianze della donna fatale, in fondo è ciò che veramente è. Fatale la sua natura. Fatale il suo aspetto. Lei che in qualche modo il Fato degli Uomini lo ha rimandato. Non so se per scelta o per punizione.

Si avvicina al corpo. Si china e lo cinge con le braccia. Sollevandogli delicatamente la testa, fa per avvicinarla alla sua spalla. Se prova a morderlo, giuro che non lo permetterò! Pungilo berrà il suo sangue maledetto direttamente dal suo cuore fino all’ultima spilla e disperderò le sue ceneri a mezzogiorno al largo del Mare dei Caraibi!

Luna mi sta fissando. Ha letto nel mio pensiero. Distoglie il suo sguardo e vengo sopraffatto dalla sensazione di avere ricevuto un’amorevole carezza. Ora sta guardando Narciso e gli fa cenno di avvicinarsi.

Narciso resta impalato. Lo sguardo fisso al suolo, non vuole vedere oltre. Non vuole vedere oltre la punta dei suoi piedi. Non vuole vedere il suo futuro senza l’Oste. Continua a fissare il pavimento anche se sa di non potere eludere il richiamo di Luna. Non può fare finta di nulla perché lei è già nella sua mente.

Honda incombe alle spalle di Narciso, china la grossa testa e inizia con tutto il muso a spingere con delicatezza Narciso. Narciso non oppone resistenza e scivola di qualche passo in avanti. Poi si gira verso il molosso nero, gli dà un paio di pacche, preme la sua fronte contro quella del cane senza mai smettere di fissarlo negli occhi e gli sussurra: “Aggio capito. Aggio capito.”.

Narciso raggiunge Luna.

“Narciso, metti la tua testa qui” e gli indica il torace dell’Oste all’altezza del cuore.

Narciso esegue.

Il cuore di tutti i presenti ha in quell’istante un piccolo soffio.

“È vivo! Il cuore! Batte ancora! L’Oste vive ancora!”

Narciso urla.

Non so cosa abbia fatto Luna, ma di sicuro c’è di mezzo lei. Nessun uomo avrebbe potuto perdere tutto quel sangue, rimanere a terra per tutto quel tempo privo di un primo soccorso ed essere ancora vivo.

“È vivo! È vivo! L’Oste vive!”

Narciso continua a urlare più disperatamente che se avesse invece scoperto che il suo socio ha ormai dimora stabile oltre le porte di Xibalba.

C’è da essere disperati, infatti. Se ancora c’è un fiato di vita nel corpo dell”Oste, occorre lottare con tutti i mezzi della medicina, ma di sicuro non c’è una struttura adatta in questo buco di luogo dimenticato da Dio, ma non dal Demonio. Trasportare l’Oste anche in elicottero, semmai ce ne mandassero uno, è fuori discussione. Non serve nemmeno il medico per diagnosticarlo. Che l’Oste respiri è già cosa da fare urlare al miracolo.

“Presto! Presto! Portatelo da Feliz! Ade, portalo nell’auto dei due federales. Adelante Diaz, Cesar! Portatelo da Feliz come se vi corresse dietro Nuestra Señora de la Santa Muerte! Mettetevi a disposizione del dottore, per qualsiasi cosa gli occorra. Cazzo! Provate a chiamare un elicottero, dite che è un turista morso da un tiburon, inventatevi qualcosa, cabrones! Non state impalati qui! Da Feliz! Subito!”

Narciso è tornato tra noi. Ade prende l’Oste tra le sue forti braccia, esce di corsa dalla taverna e lo adagia amorevolmente sul sedile posteriore dell’auto della Policia, Narciso gli si siede vicino. Cesar mette in moto e parte a grande velocità prima ancora che Diaz abbia chiuso la portiera. L’auto carica di tutte le nostre speranze sparisce svoltando al primo incrocio, illuminata dalla SuperLuna che è ritornata a incombere sul mare placido e le case immerse nel silenzio del sonno. Feliz non è molto lontano da qui.

In taverna l’esaltazione e la gioia, senza la presenza dell’Oste e di Narciso, si trasforma in una cupa rassegnazione e un’insostenibile paura di perdere tutto all’ultima mano di questo gioco d’azzardo: non abbiamo più nulla da giocarci se non quest’ultima posta.

Non resta che aspettare Narciso che torni con il dottor Feliz per dirci se per l’Oste possiamo sperare ancora o è meglio iniziare a pregare.

Inganniamo il tempo e inziamo a mettere un po’ d’ordine in taverna.

La taverna è un cumulo di macerie.
È tutto finito? No, non è tutto finito.

Oste, resta con noi. Lontano, così vicino.

Resta.

Resta con i demoni che hai sconfitto.
Resta con lo spirito che ho trovato.
Resta e la notte basterebbe.
Tre in punto del mattino
È tutto tranquillo e non c’è nessuno in giro

Continua a [Ep.#21] – Epilogo?

giaguaro-pipistrello-maya

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Onda sonora consigliata: Stay (Faraway, So Close) cantata da U2

47 pensieri su “Batmancito [Ep.#20] – Così vicino, così lontano

  1. Un buon capitolo di passaggio.Adesso si vede cosa succede realmente all’Oste. Non è morto, ma non è “del tutto vivo” (se si può dire così). La battaglia è finita, restano le macerie ma resta anche la speranza di ritornare a far viaggiare la taverna al ritmo classico.
    Feliz riuscirà a fare il miracolo o servirà altro?

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    1. Il prossimo episodio è la fine (fine?) del racconto.
      Che fine farà l’Oste? Finalmente potrò saperlo anche io (e ti assicuro che sto friggendo, non senza qualche patema)
      La vita in taverna continuerà. Questa è l’unica cosa certa.
      Il buon Feliz (sta parlando anche lui parecchio ma lo devo tenere a bada) non ha molti mezzi a disposizione, cercherà di fare il possibile per “comunicare” all’Oste che qui c’è ancora bisogno di lui.

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      1. Fine? La fine è una parola abusata, basta guardare gli eterni “tour d’addio” delle varie band. Alcune avrebbero dovuto smettere 20 anni fa e sono ancora in giro con il tour d’addio.
        L’Oste farà la sua strada e i companeros della taverna devono “mettersi a coorte” (guarda che termini, che cose incredibili, che rimandi storici – sicuramente quelli dell’Antichità e non quelli biechi del periodo recente).
        Feliz farà quel che può e l’Oste, ne sono certo, avrà la forza di fare quello che deve, quello che LA STORIA ha in serbo per lui.

        Ps: io ho rivisto alcune cose di quello che ti avevo inviato… appena riesco a mettere insieme due minuti di tempo libero passo oltre e si incomincia a ridere veramente.

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      1. Dovesse passare da quelle parti, vi sbatterebbe tutti quanti in galera: direbbe che vi siete abbuffati di peyote e poi avete devastato la stamberga in preda alle allucinazioni. Insomma, un cattivo viaggio, di quelli non raccomandabili a nessuno…
        Però il cocalero sa anche essere comprensivo e rintracciare chi ve l’ha venduto… Si potrebbe essere un collegamento fantastico tra i narcos e la storia precedente della donna trovata assassinata, magari in quella stessa”orgia”con i lupi mannari…

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        1. El Cocalero prenderebbe la prima toppa della sua carriera. I Narcos sono dei fetenti, ma non c’entrano con i licantropi (almeno per ora non ho indizi). Soledad è stata massacrata dai suoi stessi compari di malavita, ricordi il tatuaggio?
          Questo era un amo, ma tirerò la lenza al prossimo episodio. Vediamo se “abbocchi “. Per l’Oste!

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          1. Que viva el oste!… So di individui che si sono trasformati in licantropi, dopo essersi bene intasati di cocaina. Quindi mi piace pensarla come metafora, in quella chiave di realismo magico, tanto cara alla letteratura latinoamericana. Pensaci bene: sono gringos, suprematisti nazistoidi, il confine tra loro e i licantropi è assai labile…

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            1. Come no! Non dico che non potrebbe funzionare, anzi! Hai notato il nesso tra la storia precedente e questa nonché le metafore nascoste qui e là.
              E’ una linea narrativa sicuramente da esplorare, ma l’attuale “obiettivo” è un’altro e la linea narrativa ha un obiettivo ambizioso: l’interazione dei lettori, che entrano nella storia, vi partecipano attivamente decidendone anche una parte importante a un costo: non un semplice sondaggio, un clic o un “mi piace”, qualcosa di più. Domani dovrei riuscire a pubblicare l’episodio seguente dove finalmente potrò svelare il mio piano diaBBolico 😉
              Compadre, spero apprezzare e un tuo contributo…inutile dirlo…
              Per l’Oste!

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              1. Si, compadre, mi sembra proprio di coglierci molti aspetti innovativi da questa tua narrazione. Come quello di poterci entrare a far parte della narrazione. E questo si sa è molto apprezzabile.
                Per il resto, rimango in attesa di scoprire altri elementi di questo tuo piano”diabbolico”…

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