Batmancito [Ep.#19] – Un antico sacrificio

Chichen Itza – Dettaglio dell’Altare dei Teschi (foto by RedBavon)

Segue da Ep.#18. Sangue e arena

Siamo tutti raggruppati intorno al corpo dell’Oste.

Le Anime Mannare sciamano intorno e sopra le nostre teste. Ancora una volta, per tenere a distanza i nemici risulta efficace il vortice di lame rotanti di Ade, Narciso e Liza: una barriera formidabile in combinazione con Pungilo, la lancia di tiZ e le scariche elettriche di Zeus, capace di respingere un nemico che provi comunque ad aprirsi un varco. Al centro Diaz, Cesar e Honda stretti intorno al corpo esanime dell’Oste.

Batmancito sta avendo la peggio: il capo dei licantropi sembra essersi rinvigorito e avere recuperato completamente le energie. Tutto il lavoro di sfiancamento è andato in malora, perciò Batmancito ha deciso per l’attacco diretto. Ma non è stata un’idea felice.

Assistiamo sgomenti al pestaggio che l’uomo-pipistrello sta subendo. Sembra che l’enorme licantropo ci stia giocando come il gatto con il topolino. Prima che si stanchi e decida a ucciderlo, dobbiamo escogitare qualcosa. Qualcosa di disperato, sicuramente.

Così si decide che i più agili, Liza, tIZ e Narciso, faranno una sortita: distrarranno il capo dei licantropi per dare il tempo a Batmancito di raggiungere il nostro perimetro difensivo e poi sarà il loro turno di ritirarsi, ma ci vorranno gambe veloci, molto veloci.

Poi, penseremo a come uscire da questa situazione. Dopotutto, domani non sono sicuro ci sarà un altro giorno.

Cerco di convincere Narciso che andrò io al posto suo:
“Narciso, rimani qui, vado io. Il tuo posto è vicino all’Oste.”.

“Signor Nessuno, apprezzo il tuo tentativo, ma non mentire con me. Tu sei preoccupato che con le mie gambe corte non riesca a correre così velocemente…tranquilo, yo soy como Speedy Gonzales.”.

Speedy Gonzales? Mai sentito, mi auguro per Narciso che sia un centometrista con uno scatto da record olimpico.

Luna manda un urlo stridulo e subito dopo inizia a librarsi nell’aria grazie a due ali di membrana, come quelle dei pipistrelli, che le dipartono dalle scapole. La ragazza dalla bellezza magnetica che l’Oste ha lasciato entrare stanotte è ormai diventata una creatura mostruosa. ‘Mai fidarsi degli occhi’.

Luna volteggia nell’aria, saettando tra le lingue di luce rossastra delle Anime Mannare, cabra repentinamente e rimane sospesa in alto per qualche secondo, poi picchia sulla preda, la artiglia in velocità e, lambendo spesso il pavimento e il bancone, recupera altezza per potere attaccare nuovamente.

Ingaggia furiosi duelli aerei con le Anime Mannare che la inseguono in scie di urla lancinanti, ma è evidente che anche Luna non potrà resistere per molto ancora.

Tre Anime Mannare si lanciano alla caccia di Luna che ha appena concluso l’ennesima picchiata: è il momento in cui la vampira deve rallentare per non schiantarsi a terra. Luna si accorge dei nemici in coda: sbatte più rapidamente le ali, esegue una mezza rotazione a sinistra per fingere una virata in quella direzione, poi picchia eseguendo una rotazione completa e scivolando d’ala nella direzione opposta. Le inseguitrici dannate non mollano: raggiungono Luna, le lambiscono i piedi, poi le gambe, perle di sangue scuro vengono disperse nelle turbolenze dell’aria. Luna perde sempre più velocità, ormai le sono tutte intorno, lungo i fianchi e al di sopra del dorso; con un’ultima accelerazione disperata Luna riesce a distanziarle nuovamente, ma è troppo vicina al pavimento e vi impatta rovinosamente, prima strisciando per alcuni metri poi rotolando su se stessa varie volte.

“Oste…”

Sento una voce pronunciare “oste”.

“Oste?”

Al nostro centro si è creato un vuoto: in mezzo vi è l’Oste in piedi, pallido in volto, smunto, lo sguardo assente.

Si è improvvisamente alzato.

Diaz e Cesar sono quasi morti di paura: se ne escono vivi, di sicuro non potranno raccontare in giro questa storia perché a ripercorrerla potrebbero perdere la ragione per sempre.

Narciso è stato il primo ad accorgersene e lo ha chiamato:

“Oste…”

“Oste” è pronunciato in rapida successione dalle labbra di noi tutti con un tono tra l’interrogativo e lo stupito: una meraviglia equamente distribuita tra la felicità di vederlo di nuovo tra noi e il terrore di come ciò sia possibile.

El Rojo non ha fatto caso a nessuno di noi. Le sue labbra hanno iniziato a tremare, poi a muoversi cercando un coordinamento,un balbettio appena percepibile, infine a scandire parole incomprensibili. Il suo tono è andato in un crescendo lungo una decina di secondi ed è culminato in un fortissimo urlo. Poi si è accasciato di nuovo come un sacco vuoto.

L’urlo dell’Oste ha generato un’onda d’urto che si propaga radialmente come una sfera d’aria di potenza devastante: qualunque cosa incontri, la spazza via. Così i licantropi sopravvissuti vengono scaraventati a terra e sulle pareti; le Anime Mannare, tutte insieme, si contorcono e convergono verso il licantropo-capo, come dei bambini impauriti cercano sicurezza dal loro genitore. Nessuna raggiunge chi l’aveva generata: una a una, via via che l’onda le raggiunge, svaniscono lasciando solo uno sbuffo di una nebbiolina di colore rosa.

L’onda dell’urlo dell’Oste investe il capo dei licantropi e sembra sortire l’effetto di una gragnola di colpi di un martello da guerra. Il corpo del licantropo indietreggia ripetutamente, si contorce come sotto l’effetto di una combinazione di fendenti e montanti, si piega e ulula per il dolore. L’effetto più grave però è di avergli fatto perdere la concentrazione.

Luna si rialza, spicca il volo cabrando il più in alto possibile, poi si lancia in picchiata con tutti gli artigli e i canini in mostra. Le trombe di Gerico sono un canto nuziale, un inno alla gioia in confronto al suono dell’urlo di Luna mentre picchia sul licantropo. Gli atterra sulle spalle e, saldamente ancorata con gli artigli degli arti inferiori, inizia la sua opera di macelleria.

L’attacco di Luna devasta la testa del grosso lupo: la vampira gli ha già portato via un occhio, ha aperto una profonda lacerazione sul lato destro del collo e ormai tutto il pelo di quel lato del corpo della bestia è zuppo del suo stesso sangue.

Batmancito coglie il momento di difficoltà dell’avversario, urla a Luna di andare via e fa partire i due rampini d’argento dalle sue braccia piantandoli entrambi all’altezza del cuore della bestia.

Luna compie due volteggi intorno al licantropo e recide con altrettante chirurgiche artigliate i tendini delle sue zampe. Il lupo crolla sulle sue ginocchia con un tonfo che fa tremare tutta la baracca. Si sente il fruscio dei cavi dei rampini che si riavvolgono, ma invece di vedere i rampini ritornare verso Batmancito, accade esattamente il contrario: Batmancito si dirige a grande velocità verso il licantropo, trascinato dai cavi che si stanno riavvolgendo in direzione dei rampini saldamente ancorati nella sua cassa toracica.

Batmancito piomba sul licantropo a una velocità impressionante, abbattendosi su di lui in uno schiocco del cuoio intrecciato di una frusta! Sulla parete l’ombra di un pipistrello domina quella di una bestia feroce con le fauci spalancate. Sangue del demonio! L’altorilievo nella stanza del Tempio Perduto! Era già scritto tutto! Lì dove tutto è iniziato! Per l’animaccia mia e pure la tua, mio caro amico Sergio!…Il pipistrello che domina il giaguaro! Era scritto già lì. Il giaguaro è il simbolo del dominio, della forza, della leadership…e cos’altro è il lupo per noi gringos!?! Sangue del demonio!

Nessuno è riuscito a distinguere esattamente ciò che è successo dopo.

Il mantello dell’uomo-pipistrello sferza l’aria davanti al lupo come la muleta agitata davanti al toro che procede a testa bassa, sei banderillas sul dorso, ignaro che oltre quel drappo c’è la lama acuminata che finalmente porrà termine alla sua tortura. S’intravede una lama brillare lucentissima da una parte per poi scomparire nel nulla una volta giunta dalla parte opposta.

Un doppio zampillo di sangue: uno dal collo e uno dal torace all’altezza del cuore.

Di nuovo ho quella visione apparsa nel Tempio Perduto: immagini che sfumano in rapida dissolvenza una nell’altra; sul filo dell’orizzonte nel tardo crepuscolo, di nuovo Venere! Brilla ancora più intensamente dell’altra volta, sembra più grande, più vicino alla Terra; spazio con lo sguardo nell’immensa nuvola opaca della moltitudine di stelle della Via Lattea: le costellazioni non sono dove dovrebbero essere, sono più quelle sconosciute che quelle che riconosco. Sono in alto, non capisco se sospeso in volo o semplicemente in una posizione sopraelevata: riverberi rossastri di fuochi punteggiano la foresta fittissima ai miei piedi, sembrano sospesi a mezz’aria…no! Ardono sulla sommità di piramidi che si ergono come missili di pietra pronti al decollo; ancora quelle enormi teste di basalto, la loro espressione, giurerei che è cambiata: scolpita nella pietra vi leggo un’espressione di soddisfazione e malevolo compiacimento. Ecco il Gran Sacerdote, non indossa più il variopinto abito rituale del dio serpente-piumato: le piume sono tutte dipinte di nero, il viso e il corpo sono anche dipinti di nero, intravedo solo il bianco degli occhi e, attraverso le labbra sottili socchiuse, il bianco dei denti in un ghigno che rivela i canini aguzzi. Sa che sono qui, mi sta guardando, mi fa un cenno di assenso, di nuovo quell’improvvisa vertigine.

Visioni opache, immagini dai bordi frastagliati ma dannatamente reali: avverto l’odore acre del fumo, sento le urla strazianti delle vittime sacrificali, il tonfo delle teste mozzate e il rotolamento giù per i gradoni, urla festanti di una folla nascosta nell’oscurità, ma che so essere tutta intorno a me.

Già conosco la spirale di questa vertigine, non resisto, mi lascio trasportare, a breve smarrirò ogni equilibrio. Ondeggio, barcollo, avverto e assecondo l’imminenza dello sfascio del mio corpo in una miriade di schegge di ossa che vanno a confondersi con il firmamento di un cielo antichissimo.

Le immagini cessano d’un colpo all’udire un suono…familiare.

Un testa rotola compiendo tre giri completi lungo il pavimento, si ferma in bilico a metà del quarto giro: mostra un viso deturpato ma dai tratti somatici inconfondibili di uno yankee.

Batmancito è in piedi, accanto alla testa mozzata. “Per il Sommo Camazotz!” esclama,  si china, raccoglie l’orrido trofeo e lo espone gridando:

“Yan haxtik tuum’ben chuunuj!”
[Cerchiamo un nuovo inizio!]

L’antico sacrificio rituale ha avuto luogo, Camazotz ha avuto il suo tributo di sangue e la testa della vittima sacrificale è rotolata a terra.

Alla vista della decapitazione del loro capo, i licantropi rimanenti si danno alla fuga precipitosa.

Vengono inghiottiti dalla notte che li ha partoriti.

È tutto finito.
È tutto finito.

 

To be continued

giaguaro-pipistrello-maya

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Onda sonora consigliata: Amputation cantata da The Jesus and Mary Chain

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52 pensieri su “Batmancito [Ep.#19] – Un antico sacrificio

    1. “Spingi?” . Il correttore ortografico ti ha giocato il solito scherzo burlone oppure proprio intendevi di “spingere” il personaggio di (Speedy)Gonzales, il topo più veloce del mondo? Ahahahah , qui mancano solo gli animali alla Esopo e può diventare un racconto per i bimbi…
      Che Dante ci perdoni. Grazie Kratos.

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            1. Non mi eccito con i maschioni ;)…Pensa a quanto potrà odiarmi il tu povero figli(h)olo? Bava? Lascia stare, lo marchi con la sputazza a vita. Piuttosto se gli leggerai uno dei miei racconti e gli racconterai chi era il grullo dietro a tutto ciò, potrei considerarmi assai fortunato e grato.

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  1. Siamo arrivati alla fine. Fine? Direi che non è proprio la fine… c’è ancora qualcosa. C’è un momento in cui la fine dice fine veramente.
    L’Oste urla e poi si accascia. Morto? Svenuto? Non-morto? Penso lo sapremo nel prossimo capitolo. Vediamo cosa succede alla compagnia combattente. Dopo la vittoria e il sacrificio divino – perché quello è stato -, la truppa si stringe e può affrontare quello che verrà dopo.

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    1. Fine? Questa parola nei prossimi (e ultimi?) due capitoli ricorrerà spesso come affermazione e come interrogativo.
      Mi dai l’occasione per svelare un po’ di “dietro le quinte”, di lavoro di ricerca e di seconda/terza linea di lettura.
      Sergio all’inizio di questa avventura (vedi Ep.3) cianciava a Ulysses:“Vita o morte è uguale, sai”. La morte come cesura con qualcosa che non può essere cambiato perché troppo radicato, come occasione di rinascita per migliorare.
      E’ un leit motiv – per dirla modernamente – dei Maya e anche degli Aztechi. Una lettura dell’Albero della Vita dei Maya è la continuità tra la Vita e la Morte. La morte che permette di rigenerare il ciclo della vita. E’ presente nel ciclo Giorno e Notte. E’ presente nei sacrifici umani, usanza non tanto dei Maya, ma dei Toltechi, invasori dei Maya, e a nord degli Aztechi di Teotihuacan
      il dio giaguaro regna la notte, il mondo sotterraneo dei morti per i Maya, mentre durante il giorno percorre il cielo da Est a Ovest, tornando indietro agli Inferi al crepuscolo. Le forze cosmiche di giorno e di notte ricadono tutte nel regno del giaguaro.
      Il pipistrello è sì un guardiano degli Inferi, ma è un simbolo ambivalente: per i Maya il concetto di bene e di male ha una linea tracciata molto debolmente, non è certamente manicheo per intenderci.
      Il pipistrello nella nostra cultura non gode esattamente di popolarità, anzi.
      Eppure per la sua natura notturna, per la sua capacità di muoversi agilmente nel buio, il suo spirito viene evocato perché permette di “vedere” oltre i limiti della vista comune, per svelare illusioni e ambiguità (natura ambivalente) alla ricerca della verità.
      Tutta questa solfa per dire: Fine. Fine? Chi può dire che non sia un inizio.
      Sergio non c’è più. Ora è Batmancito.

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      1. Ci sta, sai? Ci sta interrogarsi sulla fine. Siamo arrivati ad un punto cruciale della storia, cruciale perché dopo 19 capitoli si vedrà se Batmancito è alla chiusura di un capitolo e della storia o sarà l’inizio di un nuovo viaggio della taverna. Perché fine ed inizio si incrociano in certi momenti (come hai spiegato in maniera perfetta con la parte Atzeca) e non è detto che la fine sia proprio quella. E non sono entrato, a pié pari, nel territorio zombie ehehe.
        Io ritorno a dire: vediamo come reagisce la truppa. Quello è un po’ il discrimine. Se si sfalda, qua si va a chiuder baracca e burattini fino al nuovo gestore; se non si sfalda, allora siamo sulla via per qualcosa di nuovo.

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  2. L’urlo primordiale dell’Oste mi ha fatto pensare a una nascita o rinascita se vogliamo. Credo abbia combattuto una battaglia silente ma non meno sanguinosa, là dove si trovava.
    Vedremo….. la fine non è ancora scritta e forse siamo in un tempo circolare dove, come insegna il serpente Uroboro, la fine è l’inizio da un altro punto di vista

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    1. Secondo me, Plutone diceva di non essere ricco per evadere il Fisco. L’Agenzia delle Entrate lì è davvero…diabolica.
      Però Conte, la tua idea è favolosa. Fai un bel post: “Souvenir de Infierno. Consigli pratici per chi non vuole farsi fregare.”.

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    1. Mettiamola così, compadre:
      l’Oste sta viaggando per Xibalba. Tranquillo si avvia a bussare alla porta del regno dei morti quando sente dal piano di sopra che le forze sovrannaturaii stanno organizzando un festino prorpio nella sua taverna. Nell’ordine ci sono:
      – Luna, la vampira
      – il capo dei licantropi e gli altri del branco
      – Batmancito che è imparentato con Camazotz
      – infine la taverna trabocca di Anime Mannare…
      Con tutto sto popo’ di bordello sovrannaturale, secondo te l’Oste che fa? Non se la fa una capatina al piano di sopra?
      Xibalba può aspettare.

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      1. Pienamente d’accordo compadre, ma chi porta da bere, visto che tutto questo popo di gente avrà consumato tutto il bevibile della taverna? Non credi che ci voglia un trasporto supplementare di tequila e mezcal?… Ah quant’è festaiolo il nostro hoste, manco la morte lo ferma…

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    1. Allora due cose:
      1) “To be continued” alla fine del post ce l’ho messo. Ho controllato perché c’ho na certa. Però c’è. Se sei anglofobo, mi spiace. Comunque ti sia di conforto (o sconforto) che continerà almeno per un altro paio di post (mi sbilancio con il pronostico). 🙂
      2) onde evitare che studiosi dei Maya o semplici simpatizzanti esigano la mia testa infilata su un palo, devo precisare che i cruenti sacrifici umani erano conosciuti tra i Maya, ma non frequenti. Furono i Toltechi, popolo bellicoso e invasore, che sottomise i territori abitati dai Maya, che avevano una vera “passione” per i sacrifici umani così come gli Aztechi più a Nord a Teotihuacan.
      Lo preciso perché Apocalypto di Mel Gibson (non sto qui a dire la mia opinione) ha avuto il demerito di avere diffuso nell’immaginario collettivo che i Maya fossero un popolo brutale e sanguinario, cosa che non è affatto corrispondente alla verità storica.

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        1. 1) 🙂 Orso, bienvenido siempre à El BaVon Rojo. Se trovi il cartello “CHIUSO”, entra lo stesso, l’Oste sta schiacciando un pisolino. Tu vai pure dietro al bancone e serviti quello che vuoi. Se metti su la moka per quando si sveglia l’Oste, gli farai cosa gradita.
          2) nessun errore, caro mio. Una precisazione che spero non sia arrivata come saccentella. Però andava fatta che io non ho nemmeno gli avvocati come Mel Gibson 😉

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                1. CAFFE’ BoRGHETTIIII!!!! CAFFE’ BORGHETTIIiii! Chi buo’ vevere, chi buò vevere…
                  (allo stadio San Paolo il venditore della mefitica e immarcescibile bevanda al sapore di caffè, urlava la marca inframmezzando con “chi vuole bere, chi vuole bere”. Un’istituzione da fare proteggere dall’UNESCO)(tanto ora c’è pure spazio visto che gli USA si sono ritirati)

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    1. Risarcimento dell’assicurazione? Dove? Qui?!? Cuoremio, fermati un attimo che stai ruotando troppo.
      Mettiamo che l’Oste e Narciso in un momento di euforia e generosità abbiano deciso di fare della beneficenza a una compagnia assicuratrice….(che già trovarne una qui è una specie di professione di fede)
      Mettiamo che un tipo si fosse dimenticato in taverna una borsa piena di banconote, che si rivelassero tutte di piccolo taglio (e non segnate)(il tipo è stato ritrovato stecchito nel vicolo dietro la casa di Donna Summer, un trans che esercita un mestiere molto antico…)
      C’è un problema:
      il contratto di assicurazione non prevede una clausola di risarcimento per i danni causati da calamità sovrannaturale e atti vandali causati da licantropi ignoti.

      Insomma, la vedo difficile. Occorre rimboccarsi le maniche e fare come al solito da queste parti.
      Ognuno mette quello che può, dà quello che può, fa quello che gli va.
      Mi casa es tu casa, dice sempre l’Oste.
      E ognuno si comporti come se la casa fosse un po’ sua o no?

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      1. Mi casa es tu casa ma santaverginedelpilates mica me la devi mettere in disordine..suvvia, mi comprendi? Dopo che avete finito di scannarvi, date una pulitina al tutto, ok? C’è la figlia dell’Oste che deve dare una fiesta per il diciottesimo e solotusai quanto l’Oste ci tenga che tutto venga fatto in grande stile (gli sta poi sul culo il fratello del Boss delle cerimonie) Già l’hai dipartito..ora a te (a voi) pensare alla figlia..dico bene o dico giusto?

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        1. O-mmiO-D-D-dddiO! L’Oate ha una figlia?!? E questa è una bimba di notizia! Una figliaaaa?!?
          Aveva mantenuto il segreto fino a oggi.
          Tu dici che si presenta nel caso l’Oste – Dio non lo voglia eh – tirasse le zampette in croce ed eredita tutta la baracca?

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      2. L’inferno è popolato da tanta, troppa, gente.
        Vediamo di svuotarlo un po’… ma vedo che ci hai pensato te rievocando l’Oste, non-morti, vampiri, licantropi e tutta la gentaglia (Oste a parte) che, la sotto, è di casa.

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