Viva il Messico! Ep.#27 – Lo strano caso di Frank e il munaciello messicano

Piscina di Chan-Kah Resort Village, Palenque. Da destra: Francesco, Lucio, Diego. Io dietro la macchina fotografica. Ma…Ma chi è quel bamboccio lì alla loro sinistra?!?

Segue da Ep.#26 – Palenque, l’arrivo

11° dia: Palenque

L’arrivo a Palenque corrisponde esattamente a quanto anticipato dal fratello di Frank, Jimmy: buco fetente e infuocato. La nostra sistemazione al Chan-Kah Resort Village, ci ha riservato un paio di sorprese: la prima potenzialmente disastrosa, cioè la nostra prenotazione volatilizzata nel nulla (ne abbiamo fatte solo due, una per l’arrivo in terra messicana e questa a metà viaggio); la seconda, invece, meravigliosa, cioè piscina e cabañas immerse nella foresta tropicale con tanto di cocktail a bagnomaria, portico personale con sedia a dondolo y lucciole come in un film dello Studio Ghibli. Mancava che spuntasse Totoro ed eravamo al completo.

Ci siamo lasciati alle spalle lo splendido Yucatan, ora siamo in Chiapas. Alla fine della giornata, il sonno, non tanto dei Giusti, ma degli Stanchi Morti, ci ghermisce nonostante il consueto tasso di umidità che “Caronte” al confronto è una brezza marina di prima mattina.

La notte passa indenne…o quasi.

L’episodio che ci accadde è al confine tra l’esoterico, la leggenda di tradizione napoletana e una certa dose di tipico stordimento post-sveglia. Un episodio strano, parecchio strano, spiegabile anche con l’ausilio dell’Io Razionale, che però vi lascia una scia poco convincente, forzatamente razionale, insomma ci si convince di ciò che non sai spiegarti.

L’episodio accadde a Francesco, detto Frank, detto Palmera, detto Minollo, autoproclamatosi Grande Uxmal, un uomo dai molti nomi come si conviene a una divinità Maya, dai pochi capelli e dagli smisurati peli nel resto del corpo. Non poteva che succedere a Francesco, perché mio fratello Lucio lo avrebbe classificato come un normale incontro con un indigeno, io mi sarei cagato sotto, Diego lo avrebbe mandato a fare in culo (non per volgarità gratuita, ma rituale del saluto del buon mattino).

Ebbene, all’epoca e ancora oggi, a distanza di tanti anni, l’episodio viene da noi ricordato come lo strano incontro di un munaciello messicano con Francesco.

A chi si fosse perso il mio spiegOne sulla storia del munaciello provo a dare una sintetica definizione: il munaciello (piccolo monaco) è uno spiritello del focolare domestico, figura tra il bene e il male, tendenzialmente molto dispettoso, tuttavia molto amato dal popolo partenopeo, cui si ascrivono diverse manifestazioni, tipicamente la sparizione di oggetti e certi eventi inattesi. Se qualcosa va storto, c’è sicuramente la mano del munaciello.

Secondo giorno a Palenque, programmata la visita alle ruinas, che nel mio ricordo sono le più emozionanti insieme a quelle di Coba. Ci si sveglia presto per evitare la visita sotto un sole che fa evaporare il sudore e un’umidità soffocante. La nostra cabaña è un corpo unico di tre camere doppie: divido la camera con Diego, in mezzo  una camera occupata da altri turisti, nell’ultima Lucio e Francesco.

Diego mi regala il suo rituale ‘fanculo come saluto alla vita (un altro giorno e ‘fanculo siamo ancora vivi), il mio risveglio è come di consueto al regime minimo anche per un bradipo sotto benzodiazepine (meglio note come “Lexotan”). Ancora abbracciati a Morfeo, Diego e io siamo lì per lanciare la conta a chi va a farsi per primo la doccia: chi perde, va sotto la doccia per primo.

In realtà, il mio pensiero-stupendo è rivolto al portico, alla sua ombra, una cassa di cerveza fresca accanto alla sedia a dondolo, sigarettina e sguardo perso nel folto della foresta che circonda la nostra cabaña, in attesa che il pensiero di una cerveza a bagnomaria nella piscina mi scuota e mi faccia alzare il sedere, convincendo anche le gambe a collaborare al fine di trovare alcolico ristoro nelle azzurre, chiare e fresche acque di quella meravigliosa “tinozza” in mezzo alle palme.

Bussano alla porta e, sebbene in condizioni davvero pietose per un essere umano, apriamo la porta senza che ci sfiori l’idea che possano essere due gnocche fantascientifiche della porta-accanto. Il luogo è idilliaco, al limite del Paese delle Favole: potrebbe succedere, come in una favola, che tu apri la porta e si presentano la biondona Cenerentola e la moracciona Biancaneve (ormai principesse e ricche), che, coperte solo da tre triangolini di stoffa colorata, ti invitano a un cocktail a bordo piscina?

D’accordo che siamo in un luogo da favola, ma evidentemente non è la nostra di favola perché, allo spalancarsi della porta, non appaiono due gnocche, ma Francesco e Lucio, già in assetto da turista marsupiale: berretto, t-shirt già inzuppata di sudore, bermuda, scarpe da ginnastica senza calzino (armi chimiche) e marsupio d’ordinanza (all’epoca c’era questa orrida usanza). E a questo punto, Frank ci racconta la strana storia del suo risveglio.

Francesco riporta di essere stato svegliato a un’ora blasfema per uno che è in vacanza, le cinque del mattino, da un bambino che, a quell’ora infame ha iniziato a battere molestamente con un bastone contro gli infissi della finestra della loro camera. Un bambino? Alle cinque del mattino?! Da solo in giro a rompere i maroni agli ospiti del prestigioso resort?!?

Lucio, nella stessa camera di Frank, afferma di non avere visto nè udito nulla. Più che normale visto il sonno arretrato e la stanchezza accumulata.

Naturalmente, il buon Frank viene additato da tutti noi come un visionario (eufemismo per “pallonaro”, “raccontabballe”,”rincoglionito”): senza dubbio deve essersi trattato di allucinazione da stato di dormiveglia, tra sonno e sogno. Nessuno di noi fa uso di sostanze illegali anche in Messico, altrimenti una più rassicurante spiegazione razionale ci sarebbe stata.

Francesco, però, insiste di avere visto proprio un bambino!

Il nostro amico ha la nostra massima stima e affetto (anche oggi, nonostante questo episodio e molti altri), il suo risoluto insistere di avere visto un bambino, per quanto rompicoglioni quanto può essere un adulto, ci fa propendere per una spiegazione che affonda le sue radici nella tradizione napoletana, cosa che viene spontanea poiché siamo tutti figli di Partenope: o’ munaciello messicano!

Gli elementi a disposizione di noi quattro cabelleros, improvvisati “investigatori del Mistero”, sono precisi e concordanti: un bambino, o’ munaciello è di bassa statura, a un’ora e in un posto in cui un bambino non dovrebbe girare da solo, o’ munaciello appare quando meno te lo aspetti, batte fastidiosamente contro la finestra con un bastone a fini solo molesti, o’ munaciello è la molestia all’ennesima potenza. Unico particolare anomalo è che siamo in Chiapas, Messico, a diecimila chilometri da Napoli. Escludendo che ci siamo portati un munaciello da casa, deve essere per forza del luogo: o’munaciello messicano!

Francesco insiste con ancora più veemenza e convinzione e per avvalorare la sua tesi, decide di darcene una dimostrazione pratica: afferra una mazzarella, un pezzo di legno o qualcosa del genere, e inizia a farlo scorrere lungo gli infissi, replicando il rumore molesto…a quel punto il vicino di camera, giustamente infastidito da tutto ‘sto casino (per giunta a un’ora improponibile durante una vacanza), sbraita in inglese di fare silenzio. Il suo “quiet!” è perentorio, tassativo e minaccioso.

Il povero Francesco raddoppia la figura dimmerda e cala in religioso silenzio.

Vista l’educazione che i nostri genitori hanno provato a trasmetterci e, sopratutto, non sapendo se dall’altra parte della parete ci sia Hulk in vacanza, ci azzittiamo tutti di colpo.

Io mi butto sotto la doccia, mentre mi agghindo anche io in assetto da turista, Diego fa le sue abluzioni, raggiungiamo Lucio e Frank per la colazione. Pronti per la visita alle ruinas di Palenque.

Continua a Ep.#27bis – Intervista a Francesco: la vera storia del munaciello messicano

Vai all’Indice degli Episodi

Annunci

34 pensieri su “Viva il Messico! Ep.#27 – Lo strano caso di Frank e il munaciello messicano

    1. A distanza di tutti questi anni e ripercorrendone il ricordo anche attraverso il diario amanuense, c’è poco da ipotizzare: o il munaciello o Frank è sonnambulo. Quest’ultima ipotesi non risulta, però. La prima per quanto al limite di essere protagonista di una puntata di Kazzenger appare la spiegazione più plausibile.

      Mi piace

            1. Fantastico. Lo descrivero’, chiaramente. Palenque è una città Maya “pura” ovvero senza l’influenza toglieva dei siti in Yucatan. Architettura diversa e più evoluta di quella dei Toltechi che sono invasori posteriori. I Toltechi portarono.a una sorte di involuzione, un po’ come successe dopo la caduta dell’impero Romano da noi. Inoltre qui è stata ritrovata una grossa pietra tombale in cui è raffigurato un uomo che sembra a cavallo di una sorta di astronave…non puoi capire le teorie complottiate sugli alieni quanto ci sono andate a nozze.

              Mi piace

                1. Ho avuto la fortuna di fare dei viaggi altrettanto belli e arricchenti, ma questo è dato il primo così lontano e con una compagnia così affiatata. Mio fratello Lucio, il mitico Diego (uno dei miei figli porta il suo nome per il bene che gli voglio e la pazzia che lo contraddistingue), l’insuperabile Francesco, un uomo buono come pochi. Si, è stato il viaggio della mia vita, unico, eccezionale, leggenda per noi quattro. L’ho voluto ri-scrivere partendo dal mio diario amanuense per condividerne la bellezza, l’amicizia e l’avventura. Ho mandato diversi amici e conoscenti e anche mia sorella sulle mie orme e sul mio entusiasmo. Ne sono tornati tutti felici.

                  Mi piace

                    1. Che gran bel complimento! Per me Mediterraneo è un film magnifico! Uno dei miei film preferiti in assoluto.
                      Ah dimeticavo una cosa importantissima: questo viaggio è stato possibile grazie al fatto che quell’anno la buonanima di papà andò in pensione. Grazie alla sua liquidazione, noi ci potremmo permettere questo costoso e lungo viaggio. Questo racconto vuole essere un ringraziamento al mio papà. 27 puntate e ancora ce n’è da raccontare. Sarà per questo ricordo che non riesco a raccontarne senza mai stancarmene.

                      Mi piace

    1. Dillo a noi! L’area di Palenque, a parte il resort, all’epoca era sul selvaggio pesante, che la notte dovevi avere paura pure dei modquitos. Palenque, poi, come sito archeologico è al centro di storie alquanto inquietanti. Somma tutto e pensa noi come potevamo accogliere questo racconto del nostro caro amico, che tra l’altro è una persona integerrima e sincera…

      Liked by 1 persona

    1. Mi hai dato un’altra possibile chiave di lettura del munaciello Maya: era un presagio che avrei portato in viaggio tutti voi lettori con me, che non sarebbe stato un viaggio di soli noi 4 compadres! Il munaciello Maya è il primo follower di questo blog!
      PS: ho perso la ragione tra munacielli e riti Maya, il grazie per il gran bel complimento è sincero.

      Mi piace

    1. Guarda che gli indigeni del Chiapas sono parecchio tosti e orgogliosi delle loro origini. Sembra che risalgano agli Olmechi, la più antica popolazione del MesoAmerica. In Yucatan il turismo di massa e l’invasione yankee ha molto edulcorato questo orgoglio. Quando arriveremo nel cuore del Chiapas, a San Cristóbal de Las Casas e ancora di più a San Juan Chamula, capirai che scherzare con costoro non è salubre 😉

      Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...