Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#11 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Rivelazioni! Ultima puntata della Stagione 1 con un’importante rivelazione. Stagione 1?  Perché ce ne sarà una seconda? Certo che sì! I personaggi bislacchi di questo bislacco noir in salsa guacamole y habanero continuano a parlare a noi tre altrettanto bislacchi figuri. Rifiutarci di ascoltarli sarebbe scortesia.  Tati, Zeus e RedBavon ringraziano e salutano – perché siamo bislacchi ma pure personcine a modo – e vi danno appuntamento a settembre o giù di lì, per un’ancora più roboante e salsera Stagione 2.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#10

12122012

Narciso ripercorre il ricordo del giorno in cui il socio e la povera Soledad s’incontrarono. Un incontro casuale. Un incontro di cui si sentiva colpevolmente responsabile perché era stato lui a dare quella spintarella al Destino affinché le strade di entrambi si incrociassero.

Mentre ricorda, Narciso avverte il peso delle sue azioni come macigni fermi in gola, quasi non gli riesce di parlare. Ma deve farlo. Deve farlo, ancora una volta per dare una spinta al Destino dell’Oste, già segnato almeno secondo i federales.

Tati ha tirato fuori dalla sua inseparabile sacca alcuni fogli di carta bianca e lapis per prendere appunti, Ego fissa l’amico in trepidante attesa, Narciso con l’aiuto della tequila si schiarisce la voce e inizia a raccontare…

Non ricordo il giorno esatto, comunque doveva essere uno dei giorni in mezzo la settimana, martedì o mercoledì perché al socio girava bene e aveva addosso voglia di fare. Il lunedì mattina El Rojo nun se fida ‘e se movere…Non ce la fa proprio a muoversi, è così rallentato sia nei pensieri sia nel corpo che se facesse a gara con un bradipo azzoppato a chi compie per primo tre giri completi intorno al bancone, verrebbe doppiato. Io scommetterei sul bradipo.

Giovedì e venerdì lo escludo perché inizia con una strana euforia che lui chiama “il sabato del villaggio”, sì lo so, non è nemmeno sabato mah…cosa volete che vi dica? Ha una concezione tutta sua del tempo.

Sicuramente un paio di settimane fa perché ricordo che la poveretta là fuori, dopo l’incontro con l’Oste, non è mancata mai una sera, a parte sparire improvvisamente i due giorni precedenti il suo assassinio.

Quel giorno maledetto…maledetto io che mi sono introm…vabbè poi vi spiego. Tati, tu segna così poi magari rileggiamo e vedo se ricordo qualche altro particolare.

Ero sotto il porticato sul davanti della taverna. Mentre l’Oste se la dormiva della grossa, avevo già sbrigato diverse commissioni e mi stavo godendo un po’ di santa pace senza quel rompiballe di Oste che mi dicesse “hai fatto questo, hai fatto quello, non mi ricordo dove ho messo questo, l’hai preso tu quello?”. Oste è una mitragliatrice di parole, lo sapete pure voi.  Gli voglio bene, ma non c’è niente di meglio di una cerveza, fresca al punto giusto, sorbita stravaccato gambe penzoloni sul dondolo tutto tuo, in solitudine!

Guardavo il solito tran-tran di gente per la Quinta Avenida, senza nessun pensiero che mi ronzasse nella testa a parte quello di svuotare la bottiglia di cerveza. Mi piace guardare la gente che passa. Anche El Rojo ama mettersi a guardare il traffico di gente, “il formicolaio” come lo chiama lui.

Dice che osservare le persone, gli attiva certi sensi latenti, dormienti, gli rilascia delle endorfine che gli fanno l’effetto dell’alcol: prima lo inebriano, poi gli annullano i freni inibitori, poi inizia un formicolio alle dita e…gli vengono delle idee, butta giù delle cose per iscritto, storie mezze vere e mezze inventate…ma poi che se ne farà di tutta quella roba, mah. Più volte gli ho detto: “Pubblicale, stampa un libro, scrivi su quella cosa-là al computer, come si chiama…”

“Internet” gli fa eco Tati

“Eh sì, “quella-cosa-là” sul computer, brava. Internet! Che ci puoi pure scrivere una specie di libro, un diario, cose così, gratis eh…una volta mi ha fatto vedere…”

“Un blog” segue lapidario Ego.

“Está bien, compadre! Quella-cosa-là!” alza il braccio destro, apre il palmo della mano in segno di volere “battere il cinque” con il compadre. Ego accetta con lo sguardo rassegnato e compassionevole per il poveretto ignorante.

Narciso butta giù d’un fiato la tequila nel bicchiere, lo riempie di nuovo e continua il racconto.

Mentre ero lì che mi godevo la cerveza e il “formicolaio”, spunta dall’uscio l’Oste che sbraita di un qualcosa che come al solito non si ricorda dove ha messo e incolpa me oppure o’ munaciello. Secondo lui, ho le “phisique du role del munaciello”. Io lo fisso senza pronunciare parola, alzo la bottiglia di cerveza in alto in sua direzione e poi con lo sguardo gli indico di sedersi accanto a me. L’Oste coglie al volo l’invito tanto – ormai lo conosco – se c’è una qualsiasi scusa per rimandare a dopo, è sempre pronto a coglierla. È pigro, ma quando si tratta di darsi da fare per evitare ciò-che-bisogna-fare diventa uno Stachanov all’ennesima potenza.

Noto però che è particolarmente insofferente, spiccica una parola ogni tanto, sorseggia la cerveza nervosamente e fuma una sigaretta dietro l’altra.

Si alza e si siede in continuazione. Percorre il portico su e giù, sposta una sedia e poi la riporta nello stesso posto, aggiusta i tavoli muovendoli di qualche centimetro, si lamenta dello stato del legno della baracca, che in alcuni punti sta veramente venendo giù.  Trova un po’ di pace solo quando si appoggia alla balaustra del portico e osserva il “formicolaio”.

Era talmente strano il suo comportamento che ricordo di avergli chiesto: “’Ne’ socio ma che hai?” “Nulla Narcì, ho fatto un sogno strano…non ho dormito bene.” mi rispose sbrigativamente e si rigirò subito a guardare il “formicolaio”, appoggiato stancamente alla balaustra.

Continuai a fissare le sue spalle ricurve, continuava a ronzarmi in testa un pensiero che qualcosa non quadrasse. Stavo per chiedergli del sogno che gli aveva turbato il sonno, quando d’un tratto, si drizza sulla schiena, lo sguardo in un punto sulla Quinta Avenida ed esclama:

“Fermateme, teniteme, calmateme….”

Mi va di traverso la birra che stavo sorseggiando, inizio a tossire, mi alzo e, un tossito a ogni passo, mi affianco all’Oste lungo la balaustra. Il tempo di rivolgermi uno sguardo e un sorriso di approvazione e di nuovo fissa un punto nella strada.

“Guagliù, io nun raggiono cchiù…Ueeeh…ueèh, uè, uè, Narcì…aggia visto ‘na femmena, ah che femmena!”

Appoggiando la mano destra sul petto continua:

“siente ‘o core… fa ‘tim pum tim pam’! Uè, è ‘na cosa fantastica! M’a vulesse vasà!”.

Mi alzo sulle punte dei piedi – prima che facciate voi la battuta – anche se sapevo che non avrei risolto granché. L’Oste, senza mai distogliere lo sguardo dalla strada, fa quattro passi indietro, afferra una sedia dallo schienale e la trascina fino a sotto la balaustra. Mi issa sulla sedia e poi mi indica con un cenno della testa la direzione verso cui guardare:
“Ah che femmena, Narcsiè! La vedi?…quella là…capille nire, vocca ‘e mare,
tacche a spille e ‘a veste blu!”

A quel punto anche io la vedo e – ragazzi miei – con rispetto parlando per la presente, uè, uè…aggia vistoe che femmena! Capelli neri corvini così scuri che la luce ne viene respinta, una bocca rossa come il fuoco, tacchi a spillo e un vestito di quel blu. Un blu mai visto. Una donna di una bellezza mai vista.

L’Oste al mio spalancare della bocca capisce che ho visto e continua:
“Ma ‘sta femmena i’ nun saccio chi è ?! Mai vista né in questo buco di pueblito né durante il resto della mia vita…La guardo e mi sembra di sentire ‘na musica tutt’ attuorno a mme. Chi è ? È  bella comm’ a cchè !

Che femmena !
Che femmena !
Che femmena !”.

Ripete “che femmena” tre volte con tono che va via via smorzandosi, ma non perde d’intensità nella meraviglia, alla fine del terzo accade l’imponderabile: il “formicolaio” nel cui mezzo la donna cammina, all’improvviso – come se avesse ricevuto un segnale – si disperde intorno e la donna rimane ferma, immobile in mezzo alla strada, gli occhi fissi nella nostra direzione, anzi inchiodati a quelli dell’Oste.

È…era davvero bella. Eccome era bella!

Narciso tace, assorbito completamente dalla contemplazione di quella bellezza nel suo ricordo.

Uè, uè, dove ero rimasto? Ah sì, i due sono occhi negli occhi. Se non fosse per il lento respiro che gli manda su e giù il diaframma, l’Oste è apparentemente morto in piedi. Una manciata di secondi dopo, El Rojo si ridesta come se ogni secondo trascorso fosse durato un’eternità. Gli cedono le gambe, fa qualche passo indietro, poi di scatto rompe quel legame di sguardi con lei e si ritrae nell’ombra sul fondo del portico.

Me lo guardo come per dire “Ma che fai?!? Ti metti a fare il timido ora?!? Sei un fesso!Dai, sta guardando proprio te!”

Mi capisce al volo, cincischia sul tavolo vicino con un orribile posacenere a forma di sombrero, non si è mai capito come sia finito lì e chi ce l’abbia portato. Si guarda intorno, quando incrocia il mio sguardo e la mia voce di dentro, inizia a balbettare:“Vabbuò’, io…io…rientro. Ho un sacco di cose da fare. Dentro c’è un bordello…vado. Tu resta pure qua a finirti la birra con tutta calma, poi vienimi a dare una mano…”

E sparisce nella taverna.

Per l’Oste sarebbe finita qui. La storia invece non finisce qui.

Mi rivolgo verso il punto della strada dove è la donna, ma non c’è più. Sparita anche lei? Accadono cose strane a El BaVon Rojo, ma in fatto di “sparizioni” siamo specializzati solo in quelle di grog e cibo.

Me la ritrovo, invece, alla base della scalinata del portico, che mi fissa, esitante come se aspettasse un invito. Le faccio cenno di accomodarsi dentro e farfuglio qualche frase di cerimonia che non ricordo perché, al suo passaggio, lo ammetto, ero totalmente abbagliato da tanta bellezza: da ferma era bella da farti fare ‘tim pum tim pam’ al cuore, ma in movimento il suo magnetismo era fuori parametro. Faceva quasi male agli occhi separarsi dalla sua vista.

Cosa si siano detti Soledad e l’Oste non lo so. Sono rimasto sbracato sul dondolo e ho perso il conto delle birre che ho bevuto, prima che la donna uscisse dalla taverna. Non ho nemmeno chiesto all’Oste cosa si fossero detti, mi sembrava indelicato…tanto l’Oste me l’avrebbe spifferato prima o poi, sapete com’è fatto…gli è innato, gode a raccontare, a condividere…

E invece non c’è stato il tempo. Chi l’avrebbe mai detto che…Porcaputtana!

Porca di quella grandissima puttana!

Narciso, nel saltare in piedi di scatto, fa cadere con frastuono la sedia a terra. Punta le due mani appoggiandosi al tavolo e annuendo con il capo continuamente inizia una sequela di male parole nella sua lingua madre in modo così stretto e rapido da sembrare un’unica, interminabile bestemmia degna di finire nel Guinness dei Primati.

A un osservatore esterno sembra che Narciso stia recitando un salmo blasfemo.

S’interrompe, prende un respiro e guarda Tati ed Ego, divisi a metà tra la preoccupazione e la curiosità.

Il tatuaggio! – esclama – Il fottuto tatuaggio sulla guancia destra! Quella grandissima zoc…ahem scusa Tati…aveva un tatuaggio sulla guancia destra. Ci ho fatto caso subito, ma poi non gli ho dato importanza. Se dovessi ricordarmi i tatuaggi di tutta la gente tatuata che è passata qui dentro!

Il tatuaggio era una serie di numeri disegnati con il serpente piumato: 12122012.

Avete capito? 12122012!

Tati ed Ego lo guardano inebetiti come se avesse perso la ragione e stesse dando i numeri al lotto.

Dodici, dodici, duemiladodici! Si legge così! Dodici dicembre 2012! È la data dell’Apocalisse secondo i Maya. Non vi dice nulla?

Tati ed Ego all’unisono con una voce flebile e poco convinta:“l’Apocalisse Maya? Il 2012 è passato da un pezzo, questa valle di lacrime è ancora qui e altrettanto l’umanità tanto avariata…”

Ma no! – esclama Narciso – No! No! No, ragazzi miei, quel tatuaggio possono portarlo solo alcuni. È un tatuaggio che indica l’appartenenza a un clan, non è un vezzo estetico. È un tatuaggio che possono usare solo gli adepti alla banda di narcos più temuta in entrambe le Americhe: Los Apocalyptos!

Se ci sono di mezzo Los Apocalyptos, la cosa è molto grave. Aveva ragione El Cocalero! El Rojo non c’entra di sicuro, noi lo sapevamo. Ecco perché le hanno sfigurato il viso! Dovevano eliminare ogni traccia del tatuaggio, ogni indizio che potesse rivelare la sua appartenenza a questa banda di narcos.

Ora dobbiamo convincere quei due fessi di federales. Io vado dal dottore, voi due andate in giro a fare domande, trovate più informazioni possibili riconducibili ai narcos…

Ci rivediamo qui.

Con l’Oste, libero.

Stagione 1. Fine.

Onda sonora consigliata: Ue Ue Che Femmena cantata  da Massimo Ranieri

*** Tutti gli episodi della Stagione 1 ***

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23 responses to “Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#11 [by Tati, Zeus e RedBavon]

  • silviatico

    Bel gancio che aggancia e mette sul tappeto una storia che decolla in un’atmosfera di thriller intrigante… E, soprattutto, indizi suggeriti da un personaggio secondario. Dunque secondo la sua visione delle cose, ancor più prezioso l’indizio…
    Complimenti!

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    • redbavon

      Queste sono soddisfazioni! Hai colto gli intenti, i messaggi, i sussurri dei personaggi e di chi scrive ascoltandoli e cercando di trasmettere tutto come può. Ti sei infilato nelle pieghe e hai dato un bello strattone al lenzuolo ribulticato. Lo hai steso, profuma di bucato fresco, ma dopo che ci hai appena dormito. Non quell’odore predominante di sapone e ammorbidente, ma un odore di pulito e pelle.
      Il letto ora è rifatto così al ritorno dopo una pesante giornata potrò ributtarmi in mezzo a quelle pieghe e affondare un’altra volta dentro…questa storia.
      Grazie compadre per averci accompagnato in questo viaggio e contribuito a renderlo più interessante e ricco .

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      • silviatico

        Il piacere è tutto mio, compadre: non capita spesso di potere ammirare e partecipare a qualcosa di così intelligentemente bello e coinvolgente. Dunque mi pongo in attesa per la prossima stagione e chissà che non riesca ancora a contribuire, ‘stavolta in modo concordato…
        Un carissimo saluto a te a zeus e Tati coautori fantastici

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      • redbavon

        Ma sai El Cocalero se fosse stato “concordato” forse non sarebbe il personaggio che è piombato nella taverna come una bottiglia mezcal scolata di un sorso. A me è piaciuto tutto il tira-e-molla. Molto più genuinamente coerente con lo spirito peones della mia webbettola e della taverna dell’Oste e Narciso.
        Diciamo che possiamo migliorare sul “coordinamento”, dai. Ma El Cocalero per me sarebbe in pianta stabile al bancone!

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      • silviatico

        Per esserlo avresti dovuto prendere a calci nei denti il tuo ispettore cabeza de hierro. E poi, viaggiando in incognito, non poteva che essere una meteora. Dunque mi piace come Narciso ha introdotto la setta che razzola tra il diabolico ed il narcotraffico: la trovo molto coerente… Magari, nella prossima serie, si potrebbe fare che il Cocalero arriva a salvare el cojone ispettore dalle grinfie dei narcos…

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      • redbavon

        Sempre che l’ispettore non sia in combutta con i Narcos…Zeus – lo dicevano pure gli antichi greci – è un dio imprevedibile…

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      • silviatico

        Questa mi sembra un’ottima idea: el cabron ispettore, falso ed assassino come quelli che hanno fatto sparire gli studenti nel Guerrero, un poliziotto corrotto e associato ai narcos: nulla di più verosimile… Solo il Cocalero potrebbe farlo fuori, anche se non in modo legale…

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      • redbavon

        Ma pure l’Oste e Narcisello hanno un conto in sospeso. Narciso poi potrebbe già mettergli le mani addosso, corrotto o meno che sia. L’ispettore è da tenere d’occhio perché potrebbe riservarci tante sorprese che solo Zeus sa…o che gli verranno via via scrivendo. Il bello di questa esperienza di scrittura a più mani è stata la fusione dei diversi stili in una storia che prendeva forma via via che scrivevamo. E’ cambiata, preso forme varie. L’ispettore che avevo in mente io era diverso. Quando il divino Zeus ha accettato di partecipare, l’ispettore ha preso una forma diversa e io ho dovuto cambiare parte della storia in corso, adeguarla, cucirla. Un po’ quando uno va dal sarto, gli prende le misure e poi deve stare attento a non ingozzarsi per entrare nello smoking. Non so se mi sono spiegato, ma più che una penna (virtuale) in mano, mi sembrava di avere ago e filo.

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      • silviatico

        E’ così compadre: scrivere vuol dire anche saper cucire: certe storie vanno tagliate in scampoli che poi vanno modellati e ricuciti…

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  • Tati

    L’ha ribloggato su comelapolveree ha commentato:
    Eccoci arrivati all’ultima puntata della prima stagione ( … che al mercato mio padre comprò…). Ebbene sì, ci sarà un seguito ma ora ci riposeremo un pochetto, il giusto indispensabile per tornare a parlare di El Rojo e la sua banda di scalmanati investigatori, più federales.
    Per ora gustatevi Narciso e i suoi ricordi… chissà dove ci porteranno.
    Un passetto alla volta e Oste tornerà a servire Grog, state tranquilli… o no? 😀

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  • Zeus

    L’ha ribloggato su Music For Travelerse ha commentato:
    Un po’ di pausa se la sono concessa anche quelli di Game Of Thrones per tirar fuori la settimana stagione… allora abbiamo detto: “ci prendiamo il tempo giusto e tiriamo fuori un grande finale di stagione!”.

    E così abbiamo fatto.

    Questo è il finale della prima stagione della più rocambolesca, alcolica e misteriosa storia in salsa ital-divin-messicana.
    Ci rivediamo quando il termometro non segna più 40 gradi all’ombra!!!

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  • newwhitebear

    colpo di scena come nei migliori post di thriller. Ecco … come la povera Soledad è finita al creatore. E voi chiudete qui la stagione? Non vale.

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  • Johnny Cornerhouse

    Recupererò! Te lo prometto, lo farò! E beccati pure ‘sta rima!

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  • mariluf

    Arg! (manca un’acca? Me desculpe…) Dovrò aspettare settembre, allora…! Ma agosto passa in fretta. Buona estate!

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  • mariluf

    Spero non ottobre…Spero prima. Buonanotte!

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