Cojones Falls

Cojones-falls-by-RedBavon
La “Y” l’ho lasciata in onore di Wlle E. Coyote, che è l’ispiratore di questo cartello

Sul blog di Giancarlo Buonofiglio mi sto appassionando alla sua analisi, puntuale e magnificamente descritta, sulla livorosa popolazione del social network per antonomasia, FaceBook o, come lo chiamo io, FuckBurp. Vi gira infatti un sacco di gente fottuta nel cervello, che si esprime su qualunque-cosa, a maggiore ragione se non ne sa un’emerita ceppa, alimentando – come piromani in Aspromonte il 15 di agosto – delle flame-war  che potrebbero tranquillamente essere spente con un rutto. Burp! [mano a coprire la bocca] Pardon.

Se pensate che è una cosa che non vi riguarda perché i social network sono il Diavolo, allora raccomandatevi al Signore nell’Alto dei Cieli o a un qualsiasi altro Dio in cui crediate e, se non credete, trovatevene uno in fretta, perché ne avrete bisogno. I dati dei social network nel Digital in 2017 (Fonte: We Are Social e Hootsuite) sono impressionanti:

  • l’utente medio usa piattaforme social – mediamente – 2 ore e 19 minuti ogni giorno
  • 2.5 miliardi di persone accedono ai social da mobile
  • un nuovo utente ogni 18 secondi inizia a usare le piattaforme social

Questa l’estrema sintesi dei dati mondiali. L’Italia segue il trend, ma con tre peculiarità (Fonte: Digital in 2017: Southern Europe):

  • elevatissima diffusione di smartphone: l’85% della popolazione ne usa uno. L’Italia è al terzo posto nel mondo, preceduta solo da Spagna e Singapore;
  • il 52% della popolazione italiana accede mensilmente a piattaforme social (contro il 37%  della media globale)
  • Facebook è utilizzato da 31 milioni gli italiani al mese; il 74% di questi lo usa ogni giorno (contro una media globale del 55%)

Pensate ancora di potere sfuggire alle attenzioni di questi…”Amici”?

Si chiamano “amici” e già ciò mi fa incainare abbestia perché un tipo con un cognome che avrebbe potuto fare la regia di Ritorno al Futuro (e avrebbe fatto meno danni) ha avuto l’ideOna di appropriarsi di un termine svuotandolo del suo profondo, raro e prezioso significato. “Amici”? Certo, “amici” che si accaniscono sopratutto con gente che non conosce (ma che è tra i suoi “amici”) perché a un amico (vero) per mandarlo a pascere non ti puoi permettere di farlo con un (sup)post scritto alla fermata del bus con il correttore automatico dello smartphone che ti percula e ti cambia una parola sì e due no. Eh no! Un amico pretende che lo guardi fisso negli occhi quando stai per mandare a ramengo l’amicizia. Fosse anche per colpa sua.

FuckBurp perché è il regno delle cattive maniere proprio come un rutto a tavola: l’ignoranza della Netiquette è totale. Quando faccio notare che scrivere in maiuscolo corrisponde – come convenzione internazionale sul web – a “urlare”, mi aspetto anche una scusa del tipo “avevo il tasto Caps Lock inserito e non me ne sono accorto” (se ci scrivi più di due righe, urge una visita oculistica), ma sentirmi rispondere “scrivo in stampatello così si legge meglio” è come spararmi un rutto in faccia senza ombra di un malcelato disagio. A uno così, per “amicizia” gli avrei infilato un virus su per il buco della LAN e installato un trojan (con rispetto parlando della madre) che sovrascrive con delle cazzate immani ogni sua e-mail in uscita, ogni suo post pubblicato in qualsiasi bacheca  e trasforma l’icona dei suoi “laik” in tanti cazzetti azzurri!

Nell’ultimo post “I Mostri dietro al PC/articolo 2°” Giancarlo conclude che in questi contesti la consolidata regola della comunicazione si basa su due attori: l’aggressore e un simile che fornisce contributi a supporto.  Cito: “I simili, come i coglioni, vanno sempre in coppia e fanno gruppo.”. E qui mi è partita la scheggia.

Ho una mia teoria sui “coglioni che vanno sempre in coppia”.

Oggi, ci troviamo davanti a un’evoluzione (involuzione, a essere precisi): i coglioni a grappolo.

Orbene, tutto è iniziato con l’avvento dei social network, un “nuovo mondo” scoperto questa volta da un pioniere americano. Gli europei, da Colombo a Darwin per citarne un paio, hanno fatto le loro scoperte spingendosi fino in America, oggi accade l’inverso. Diamo a Caligola ciò che è di Caligola.
Questo mondo virtuale, ma sempre più con barbe che si radicano nella realtà, ha visto nascere l’Homo Insipiens 2.5, dove il 2 è riferito all’avanzamento tecnologico e lo 0,5 si riferisce al Q.I. dell’utente-medio. Peggio va alla componente “Cuore” che si attesta su uno zero spaccato (i gattini, le catene di finta beneficenza, San Valentino Natale, Pasqua e le altre feste comandate del volemosebbbene non contano).
E’ risaputo che esiste un fenomeno tipico delle comunità web (“viral”, lo chiamano) che ha inizio da un soggetto influente (stakeholder) il quale attira individui fino a formare gruppi, non necessariamente molto numerosi. Questi gruppi, anche molto piccoli, hanno però una straordinaria capacità di “contagiarsi” e trasmettere informazioni a una velocità impressionante, mai vista in nessun altro dei precedenti media di larga diffusione (telefono, radio, TV….). Da qui i coglioni non vanno più in coppia, si sono evoluti in “coglioni a grappolo“.

I coglioni a grappolo portano con sé un’arma dall’ effetto terrificante: la cazzata shrapnel.

Lo shrapnel (dal nome del suo sadico inventore) è un munizionamento d’artiglieria usato per la prima volta all’inizio del 1800 che ebbe un tale micidiale successo da essere riutilizzato e affinato durante le due guerre mondiali e quelle del Vietnam: al momento dello scoppio il proiettile scaglia a raggiera numerose palline metalliche, munite a volte di piccole cariche esplosive o incendiarie aggiuntive.

Un proiettile shrapnel riesce, lungo tutto il suo percorso, a diffondere un’efficiente scia di morte e mutilazioni tutto intorno. Allo stesso modo, gli interventi dei coglioni a grappolo seminano intorno una scia di vomito, livore, rabbia, odio che fa accorrere altri consimili alla velocità di Beep Beep inseguito da Wile E. Coyote. La viralità peculiare di questo medium compie il resto (dello scempio).

Go with the flow? Non si può fare nulla per opporsi?

La vecchia cara Netiquette mi ha insegnato questo: DFTT ovvero Don’t Feed The Troll. Non dategli da mangiare.

Scusate ma ‘ncopp’a sta cosa m’avevo sfugà!

Onda sonora consigliata: La vita liquida di Brunori Sas

[…] Liquido è il lavoro e il sesso e le mie convinzioni
Liquide le ideologie e le nuove religioni
Liquidi i valori ed il mio senso del dovere
Liquida è una lacrima che mi aiuta a non vedere
Che sono un uomo liquido […]

Per chi volesse approfondire il rapporto Digital in 2017 (Fonte: We Are Social e Hootsuite):

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60 pensieri su “Cojones Falls

  1. Quanto verità nel tuo post. Io sono sincero ho usato e uso tutt’ora i social anche con valori superiori a quelli delle statistiche e per un periodo li usavo anche per lavoro. Ho visto che tutto questo è applicabile ad ogni settore, dagli “sciocchi” videogame o giochi da tavolo, a mestieri come la fotografia a fatti di attualità e politica. Siamo una massa de cojoni che non si pone il problema se quello che sta leggendo è “vero” o è ‘na cazzata bella e buona. Nun se pensa, nun se riflette seguiamo l’amico o il personaggio che ci piace -indipendentemente- da quello che dice. “Ah se l’ha detto lui allora è ok anche per me”. Facebook è una grande strumento solo apparentemente democratico che comunque da la possibilità a tutti di scrivere una frase più sgrammatica delle mie perchè siamo pro o contro un determinato a argomento senza davvero sapere di cosa stiamo a parla’. Hai toccato una corda a cui sono molto sensibile, ‘sta robba me fa incazza.

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    1. l’informazione liquida ha reso liquidi anche gli uomini…solo che quel liquido sta via via assumendo un colore marroncino…E’ tutta colpa dell’Inquinamento (ma non ditelo a Trump tanto se ne fotte)
      PS: fai bene a t’incazzà. Il troll è vigliacco se isolato. In gruppo prende coraggio.

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  2. AHAHAHA (e la risata la metto in maiuscolo, tiè). M’hai fatto strafocare col sigaro, io ‘sta cosa la farei leggere a scuola. L’informazione liquida è oramai una cloaca, ma quelli dei social non sentono neanche più la puzza. Una volta mi arrabbiavo, oggi si aggrappolino pure ai simili. E non dico ai coglioni perché poi magari si offendono

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    1. No, no “coglioni” no che si offendono. Cojones de los Coyotes. L’esterofilia nella lingua in alcuni casi salva le buone maniere (oltre che nascondere l’ignoranza della madrelingua)
      Fare leggere a scuola ‘sta “cosa” (tutti i diritti riservati a G. Buonofiglio)? Allora sì che mi tirano le pietre le next gen…Già me li sento:”ma chi è ‘sto zzzzio? Non è Amico de Maria in tivvù? (aggiungo io: non è figlio di Gesù – ma del fu-Gesualdo – e quando muore va laggiù)
      Suggerisco di fare ascoltare la canzone di Brunori Sas. Senz’altro metodo più ludico ed efficace (maledetto il luddismo e la gamification di questa zozza società!)

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        1. Bellissima! Stupenda…la sto cantando in auto la mattina e la sera nell’andirivieni casa-lavoro-casa da circa una settimana. L’ho messa nel post dell’interrogatorio di Tati nel racconto in proieZzzione su questo mio schermo (i cinema l’hanno rifiutato, sia i migliori sia i peggiori).
          Tutto questo album dei Brunori Sas è da ascoltare (anche con la testa)

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  3. ho letto e ho sorriso. Perché? Vado controcorrente. Non sono da sempre – o quasi a parte una debolezza iniziale nel 2010 per accontentare una dolce pulzella. Ma mi sono redendo subito. chiudendo la porta a tripla mandata – su Fuckburp e me sto al largo. Per lo smartphone? Il mezzo c’è ma lo uso come uno stupido telefono. Quindi le statistiche dicono il falso come al solito

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    1. Lo studio che ho citato è veramente interessante e riguarda tutto il mondo analizzando nazione per nazione. Il fatto che i social (e all’interno si fanno rientrare anche le piattaforme di messaggistica istantanea) siano orami un mezzo di comunicazione inarrestabile è un dato di fatto, conclamato, e le nuove generazioni – al di là di sacche di “resistenza’ di noi old gen – usano i social anche con interpretazioni molto specifiche (Instagram viene usato per parlare in codice visto che i ragazzi hanno sgamato che i genitori possono ficcanasare nelle loro bacheche FB)
      Sembrerà trito e ritrito ma i social in se’ non sono un male, ma un medium, uno strumento di comunicazione. Come ogni strumento bisogna saperlo usare e per lo scopo per cui è stato studiato: un martello è utile, ma devi stare attento perché se non prendi bene la mira finisce che prendi il tuo dito e non la testa del chiodo.
      Se metti in mano a tuo figlio dodicenne uno smartphone, senza educarlo all’uso, senza fargli capire come funziona, gli stai dando una bomba senza sicura. Se i genitori ne sanno meno dei figli (e non si preoccupano di capire il medium) è il disastro. E ne vediamo qualche conseguenza (vedi ultime elezioni americane e ragazze che si suicidano)

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      1. giustissima la risposta e sono d’accordo con quello che hai scritto. Ovviamente io parlo a livello personale. Mia figlia è abbastanza cresciuta per essere autonoma. Avessi un figlio di dodici anni, sarei felice. Vuol dire che ne avrei trenta di meno 😀
        La cosa buffa è che ho vissuto tutto lo sviluppo della tecnologia informatica ma ho visto che se ne faceva cattivo uso. Da qui il mio rifiuto ai social e agli smartphone.

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  4. Io in questo periodo cerco di evitare i social e soprattutto cerco di evitare discussioni sui social. Le discussioni che molte volte nascono lì (soprattutto su Fb) rischiano sempre di sfociare in un inno all’ignoranza e alla maleducazione. Al massimo utilizzo i social per condividere cose serie o scherzose con gli amici e per far un po’ di pubblicità al nostro blog.

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      1. La stessa cosa vale per me. Sto molto ad adagio sul blog e su WordPress in generale. Almeno qui puoi creare una discussione in modo umano senza che nessuno di mandi infarti a destra e manca (anche se purtroppo qualche volta cose del genere sono successe anche qui).
        Io trovo sempre interessante sapere l’opinione altrui e mi piace poter discutere con gli altri per capire il loro pensiero e su Fb molte volte non posso dire la mia opinione che altrimenti ti bombardano senza pietà. Almeno qui siamo quasi tutti persone aperte.

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        1. il blog è uno strumento, infatti, diverso. FB ha copiato il concetto di bacheca, ma l’utilizzo che se ne fa è un mordi(in senso letterale)&fuggi. Qunado è nato, per quanto sono curioso delle applicazioni delle nuove tecnologie, mi sono iscritto sopratutto per essere in contatto con alcune persone lontane. What’s Up e Telegram non c’erano e si usavano ancora gli SMS per la messaggistica istantanea. Ho anche “recuperato” alcuni contatti di amicizie da bambino e ci siamo anche incontrati qualche volta. Via via che si diffondeva ho assistito a un peggioramento dei toni, dei contenuti, dell’uso che se ne fa. FB non lo ferma più nessuno (i numeri dello studio che ho citato ne danno evidenza). Gli “influencer” – così si considerano i blogger che ce l’hanno fatta a fare diventare il blogging un lavoro – diono che il blog è obsoleto. Mi sembra un’idiozia da puro atteggiamento spocchioso. Fino a che esisteranno persone come noi che credono nella creazione di contenuti, nella condivisione e nello scambio educato di opinioni, il blog resterà una sana attività. E’ vero che la blogosfera non è tutta rosa e fiori, ma noi possiamo bannare gli idioti (a me è capitato solo una volta in 9 anni). Il ban nei social e nei forum delle riviste è usato veramente in modo arbitrario e pochissimo: le flame-war creano molti clic e i clic sono uno dei modi per attirare pubblicità e soldi. Alla base c’è sempre un fattore economico.

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          1. Che poi ammettiamolo, Facebook è nato solo perché così le persone possono farsi gli affari degli altri. Adoro i blog e non lo ritengo per niente un medium obsoleto. Qui ho trovato persone davvero competenti di cui posso avere fiducia. E, come hai detto tu, finché esisteranno persone come noi i blog continueranno a esistere e a creare contenuto.

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            1. Un paio di anni fa, ho assistito a un seminario all’ISTAT sull’utilizzo delle nuove tecnologie in Italia.
              Un primo dato importante: le nuvoe generazioni (che sono quelle più ‘scafate”) nelle ricerche di Google si fermano alla prima, al massimo si spingono alla seconda pagina. Essere sulla prima pagina può farlo chiunque con qualunque contenuto investendo realtivamente pochi soldi. Ciò si traduce in una piattezza di informazioni e annichilimento della ricerca delle fonti e quindi della capacità di analisi e critica personale. Poi ci si meraviglia del successo delle “bufale” su FB?!?
              Uno dei relatori chiede all’assemblea (200 persone, età media 35-40) di alzare la mano alle sue domande:
              – Chi usa la posta elettronica? Quasi tutti (quel “quasi” mi sembra già un dato strano)
              – Chi usa Internet? Qualcuno meno di quasi tutti
              -Chi usa Facebook? Ancora meno, ma decisamente oltre la metà di tutta l’assemblea.
              – Chi ha un blog? Tre!
              Abbiamo alzato la mano in 3. Ci siamo guardati come degli alieni appena sbarcati sulla Terra 😉
              Conclusione: quasi tutti usano la Rete, ma pochissimi producono contenuti.
              E ci meravigliamo che FB sia un vomitatoio?

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  5. Che fatica leggere un articolo così lungo!!! 😀
    Scherzi a parte, 2 ore al giorno sui social mi sembrano pochine: conosco persone che passano ogni istante della loro inutile vita da svegli appiccicati su qualsiasi tipo di social, a correggere chi sta sbagliando in quel momento e in generale a lanciare schrappnel pieni di escrementi digitali. MAGARI ci stessero solo due ore al giorno…
    Sul “don’t feed the troll” sono perfettamente d’accordo, che abboccare ai loro ami è proprio ciò che vogliono: io faccio come Alice Cooper e mi limito a “feed my Frankenstein” 😀
    Per fortuna sono stato cacciato da facebook, dopo otto anni di prolifica attività, e da allora sono rinato: sono riuscito a disintossicarmi dalle secchiate di letame che ricevevo quotidianamente dai miei “amici”. Ormai più che un social era un baretto, solo che nel baretto sotto casa di cazzoni ne trovi uno o due: lì tutti ambivano al posto del minchione da bar che ha sempre qualcosa da dire e che sa tutto lui.
    Resistere all’Armata delle Tenebre dei social si può, basta avere due neuroni in testa. Ecco perché nessuno ci riesce 😀

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  6. Pingback: Citazioni aliene: Nathan Never Magazine (2017) | 30 anni di ALIENS

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