Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6 [by Tati, Zeus e RedBavon]

“Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto” così faceva dire Sergio Leone a Ramón Rojo rivolto a Joe in Per un pugno di dollari. Il problema qui è che l’Oste al massimo spara a mitraglia parole, non ha un fucile, mentre l’Ispettore la pistola ce l’ha! 

 Il cerchio si stringe intorno all’Oste con lo zampino dei Tre dell’Ave Maria de Nuestra Señora de Guadalupe, Reina de Mexico, Emperatriz de America: Tati, Zeus e RedBavon. Ammén.

Segue da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5

Oste, non ti accadrà nulla di male

Prima di quella sera, le strade di Diaz e dell’Oste si erano incrociate un paio di volte. Niente di particolare o da essere segnato nei registri dei cattivi.
Il problema è che Diaz, sospettoso, si trovava a disagio di fronte all’Oste e alla sua masnada di ospiti fissi. Non sapeva se era per qualcosa che aveva sentito o qualcosa che aveva immaginato, ma la taverna era un luogo che stazionava fra il bianco e il nero secondo lui.
Come poteva lui, un gringo, avere una taverna qua?
E facendo fede al grande proverbio polacco “chi si brucia con la minestra, soffia anche sullo yogurt”, ecco che l’ispettore metteva un’occhio di riguarda a qualsiasi attività dell’Oste e di quel nanerottolo iperattivo di Narciso.
Scrupolo professionale, sia chiaro. Il Tenente Diaz voleva essere temuto per motivi irragionevoli e insondabili.
Il sigaro brilla mogio nelle mani ingioiellate dell’ispettore e la birra suda freddo sul tavolino del locale. La formalità, con quel caldo, era andata a farsi benedire e, senza pensarci troppo, Marcelo si leva la giacca elegante mettendo in mostra una camicia chiazzata di sudore e la mette sulla spalliera della sedia.
“Mierda” pensa Marcelo sentendo la camicia appiccicarsi alla schiena. Il bagnato del tessuto è viscido sulla pelle sudata dell’ispettore.
Quanto darebbe per potersi tirar via quella camicia schifosa, ma non può e perciò scrocchia il collo e assapora quel silenzio.
Quando sente che la tensione è salita al punto giusto, incomincia a sparare le due domande.

“Chi ha trovato la víctima, Oste?” le mani sono giunte davanti alla faccia, il sigaro punta al cielo come un grosso obelisco di tabacco fumante.

“Ego e Narciso…Tati e io eravamo dentro, mi ero appena svegliato e stavo sorseggiando un caffè quando i due sono entrati con in viso un’espressione…ehm cadaverica, sì insomma un bianco innaturale…” dopo un inizio quasi sussurrato, il tono si fa sempre più deciso e l’Oste, per la prima volta da quando l’ispettore aveva messo piede nel locale, sembra di nuovo padrone di sé stesso “Abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grave. Gravissimo. Di solito quei due ne combinano di tutti i colori, ma avevo capito che era successo qualcosa di…straordinario. Di straordinariamente terribile”.

“Ah, perciò son stati i due naner…hmm… Ego e Narciso hanno trovato il cadavere della donna” mugugna l’ispettore, più per sé stesso che per l’Oste “Però c’è un fattore che non mi torna, fosse stato una víctima qualsiasi, ti troverei qua a far la voce grossa, a dir parole e tirar fuori teorie. Invece…” fa una pausa ad effetto e con la mano indica la figura seduta dell’interrogato “non mi sembri nella posizione. Perciò mi chiedo, conoscevi quella donna?”

La domanda arrivò a destinazione come un gancio di Tyson sulla mascella dell’Oste. La sicurezza che aveva manisfestato poco prima prese il largo lasciando l’uomo in preda a dubbi e incertezze.

“Nnnnnn…no. Cioè sì. È una storia lunga. Sarà stato un paio di settimane fa…Quella mattina, l’ho notata in mezzo alla folla sulla Quinta Avenida. Camminava tra la folla come una dea scesa in terra. Non l’avevo mai vista prima. Sono rientrato per riordinare il locale e me la sono ritrovata nel locale. Mi ha chiesto qualcosa, nulla di particolare. Una domanda qualunque. Anche uno come me che con le donne ci mette parecchio a capire certe situazioni, insomma sì, Ispettore, lei è un uomo di mondo, ha capito cosa intendo…” l’Oste fa un sospiro e sembra portarsi il peso del mondo sulle spalle, tanto che le spalle si piegano verso il tavolo “Una domanda qualsiasi tanto per stabilire il contatto, per attaccare bottone. Dopo il giorno del primo incontro è ritornata qui tutte le sere, si sedeva al bancone, non parlava con nessun altro, solo con me. Veniva solo per me, fino a chiusura restava qui. Era l’ultima ad andarsene via.”.
Prima che l’ispettore possa dire qualcosa, l’Oste lo anticipa arrochendo la voce :”No, Ispettore, si tolga dal viso quell’espressione…non c’è stato un “dopo-cena”. A essere onesto, una volta ci ho fatto un pensiero, ma poi ho lasciato perdere. Tra noi due credo che sia scattato qualcosa di più profondo, non so se mi spiego. Non volevo “rovinare” tutto facendomi avanti al momento sbagliato. Un mio classico dei classici… Ed era bella assai, ispettore. Vorrei tanto prendere la bestia, perché non è un essere umano, capace di compiere quello scempio…doveva odiare davvero le donne, un odio profondo per la bellezza che solo le donne sanno rappresentare in questo mondo de mierda”.

“Amigo, non giriamoci intorno, dimmi quello che sai… Se voglio sentire la storia dell’orso, ascolto le telefonate della mia ex moglie e mi faccio raccontare come “non ha speso” il mio denaro” la ragnatela di rughe del volto di Diaz sembra distendersi, ma gli occhi rimangono incollati sull’Oste.

“Capitano…”
“‘Tenente’, Oste non faccia lo spiritoso…vada avanti” taglia corto l’ispettore.
“Signor tenente, come può chiamarsi una creatura così bella?! Soledad. Il suo nome è Soledad. Era…Soledad. Non riesco ancora a convincermi che sia morta.” L’Oste inspira metà aria del locale e poi la fa uscire lenta e penosa dal naso prima di continuare la sua personale Via Crucis “Signor tenente, è piombata quella mattina di un paio di settimane fa, come le dicevo… credo, sì doveva essere all’inizio di due settimane fa, il mio socio ed io avevamo deciso di cambiare un po’ di cose qui dentro, dare una pulita, proporre qualcosa di nuovo ai clienti, i gringos sono sempre esigenti, un vero dolor en el culo…Poi, come è arrivata, è sparita all’improvviso per almeno due o tre giorni… Ho sbagliato tante volte ormai…che lo so già, anche questa volta, quasi certamente, sto sbagliando, ma una volta in più che cosa può cambiare nella vita mia…”

“Oste, la conosco anche io quella canzone italiana, por favor… lo siento, non ci si metta anche lei a mandarmi all’ospedale, ci pensano già altri…”.
“La scorza del suo cinismo è più dura di quella del coco natural! Io…io mi sentivo davvero così. Lo chieda anche a Narciso: in quei giorni ero triste in mezzo a tutta la gente che affollava il locale. Ogni volta che entrava qualcuno, alzavo lo sguardo qualsiasi cosa stessi facendo, con chiunque stessi parlando, aspettando che a un tratto spuntasse lei sull’uscio. E invece…”
“Invece…fuerza Oste, invece…” lo incalza l’ispettore.
“Invece l’ho trovata lì, a terra. Ispettore… – l’Oste alza lo sguardo verso l’uomo che ha di fronte, i suoi occhi sono colmi di una disperazione trattenuta a stento – può immaginare…O forse no”.

“Non sono qua per empatia, Oste, son qua per capire chi ha ucciso quella donna. Perciò dimmi cosa stavi facendo tra le due e le tre del mattino?” l’ispettore aumenta il ritmo dell’interrogatorio, ma El Rojo sembra aver recuperato un po’ di forza e non si fa intimorire dal fuoco di fila delle domande. Le risposte scorrono veloci e sicure.
“Dormivo, tenente. E per quanto ne so, dormivo proprio lì sul pavimento” indica uno spazio tra il bancone e un tavolo” mi ha ritrovato Tati questa mattina. Non ricordo come ci sia arrivato, probabilmente dopo avere riordinato tutto, non che io sia un maniaco dell’ordine, anzi…,ma ieri sera c’era un gruppetto di quattro gringos sulla ventina d’anni, un tedesco, un americano, un francese e un italiano, la formazione-tipo di certe nostre barzellette dalle mie parti, hanno bevuto e dopo il quarto-quinto giro di submarino e molte altre cose mischiate insieme…tutte legali, ispettò…parlo sempre di alcol. Qui li sbatto fuori a pedate se portano dentro qualcosa di “strano”…Insomma lo sa, tenente, la gente si eccita, i gringos attaccano briga con gli abitanti del posto e viceversa, dallo scambio di coloriti convenevoli in tutte le lingue del globo segue un lancio di burritos, una bottiglia “volante” atterra per sbaglio ai piedi del tavolo di una delle due equipos de los imbéciles… Se proprio, il mio socio ed io non riusciamo a sedare il diverbio, ci scappa anche la rissa, qualcuno vola dalla finestra, di solito ci rimetto un paio di sedie, qualche piatto e bicchiere, che recupero con gli interessi perché ai nasi rotti e ai punti di sutura ci pensa Feliz e ci ricarica su anche il prezzo della mobilia e stovigliame. Ieri sera c’è stato un “piccolo” litigio, ma sia tra quegli sbarbatelli gringos sia tra i nostri compaesani, escludo che ci fosse qualcuno capace di un così brutale assassinio, di un tale accanimento…L’alcol non ti fa fare una cosa….una cosa così”

L’ispettore beve un goccio di birra dalla bottiglia e poi la rimette sul tavolo con una lentezza esasperata e studiata. Il sigaro, umido e mezzo spento, pende dal lato della bocca. Diaz sa di avere ancora due carichi grossi da giocarsi e sta pensando quale sfoderare per primo.
Le mani giocano distratte con i grossi anelli alle dita. Il gioco del gatto col topo fra sbirro e sospettato elettrizza l’ispettore, lo inebria più della birra o della tequila. Lo fa sentire vivo. Più che vivo. Decide di prendersi ancora un po’ di tempo prima di fare la stoccata finale.
“Dormías? Ah? Una donna viene uccisa nel tuo locale e tu dormivi. Muy comoda la cosa. Ma assumiamo, per un istante, che sia anche vera” alza i palmi in direzione dell’Oste e poi, con teatralità, fa volteggiare una mano sul lato sfregiato dell’uomo “Assumiamo che sia vera ma tu cerca di darmi una spiegazione convincente. Come ti sei fatto quei tagli sul viso?”

“Non ne ho la minima idea, tenente” El Rojo fissa l’Ispettore con la consapevolezza che si sta condannando da solo a chupar faros. Fumare “faros”, antiche sigarette antiche che si offrivano anche ai condannati a morte. Nella testa dell’Oste domina una nebbia densa di dubbi, incertezze, domande senza risposta, ma ha chiara davanti a sé un nastro asfaltato di un’ autostrada che lo porterà dritto dritto ad andare a morire. Al meglio, una permanenza in gattabuia a tempo indeterminato, al peggio la condanna alla pena di morte. El Rojo fa un gesto inconsulto per scuotersi e scrollarsi di certi brutti pensieri e ribadisce:
“Davvero non ricordo. Non posso nemmeno dire che “è stato il gatto”. Non ne ho visti girare da queste parti da anni. Me lo sono sempre chiesto, ma che cosa ci fate? Li mangiate? Per carità, ci sta eh…i cinesi mangiano i cani, dicono…”

“Tu estás tragando camotes , non ti rendi conto della situazione? Non hai capito il guaio che è piombato in questo comedor?! Per voi non c’è niente da ridere, amigo… gli unici che finiranno per ridere siamo io e il mio socio”
Diaz guarda oltre la spalla dell’Oste in direzione della porta del retro dove il sergente sta sicuramente torchiando Tati.
“Non sai niente e la tua posizione traballa sempre di più, Oste… conosci la donna e non sai spiegarti come hai fatto a ferirti e questo, mi amigo, non gioca a tuo favore” l’ispettore si lascia andare contro la sedia che scricchiola sotto il suo peso. Il tono si fa gentile e amichevole, molto lontano dalla parlata brusca e cinica di poco prima “Perciò, ti prego, dammi qualcosa su cui possa lavorare: come gestisci il posto? Hai qualche nemico? Giusto per non doverti arrestare subito e farti far un giro in divisa cachi giù da noi”

“A gestire El BaVón Rojo siamo Narciso e io. “Gestire” è un parolone, soprattutto con un socio come quell’adorabile nanerottolo. Le dico una cosa in tutta confidenza e spero che ne faccia tesoro: ho sentito benissimo il maresciallo….”
“‘Sergente’…”
“Sì, chiedo scusa. Con i gradi militari non ci ho mai capito granché. Dicevo che ho sentito benissimo il sergente rivolgersi a Ego e Narciso con quell’espressione con fa onore a una persona di legge e di tale grado militare…Se volete cavare delle informazioni da quei due, se volete chiarire questa situazione, se volete – alza il tono – veramente aiutarmi a uscire da questo guaio, suggerisco di evitare di chiamarli “dolor en el culo”. Voi federales non capirete mai che è importante guadagnare la fiducia e il rispetto delle persone, piuttosto che ispirare timore. No, non ho “nemici” perché io cerco di guadagnarmi la stima e la fiducia di chi viene a El BaVón Rojo – l’Oste indica un cartello vicino alla porta, la cui scritta è leggibile solo dall’esterno – ‘Mi casa es tu casa‘ ed è veramente così. Narciso e io ci crediamo. È una professione di fede, è una lunga strada ma siamo decisi a percorrerla senza deviare. Può chiedere in giro, anzi sono certo che già lo sa.”.

“Muy tranquilo Oste. Non mi serve la lezione su come svolgere il mio lavoro. Proprio perché ho chiesto “in giro” che ho delle notizie, diciamo, discordanti. In genere, devo riconoscere che godi di una buona reputazione, ma ci sono dei “buchi” qui e là, nel tuo passato. E quelle volte che le nostre strade si sono incrociate, non certo per berci una cerveza in amicizia, vi sono elementi che non sono limpidi” mentre parla si alza e va al bancone, prende una bottiglia di tequila e la porta di nuovo al tavolo con due bicchieri, rimasti lì probabilmente dalla bisboccia della sera prima e ancora da lavare. Marcelo Diaz si versa il liquido nel bicchiere, guarda il bicchiere opaco e continua “No, non sono affatto limpidi…come questa tequila.”.
ll Tenente ingurgita il liquido velocemente e poi, con un tonfo sordo, sbatte il bicchiere di vetro sul tavolo.
“Ma adesso basta menar il can per l’aia. Oste, te lo chiedo diretto e ti prego di darmi una risposta altrettanto diretta: hai ucciso te Soledad? Forza, alleggerisciti la coscienza mi amigo, tira fuori tutto, dimmi quello che provi. Se non l’hai uccisa te, punta il dito e dimmi chi è stato… forse uno dei due nanerott ” Diaz si stoppa, poi riprende “quei due… o forse Tati? Dimmi”

Le parole dell’ispettore atterrano nella testa dell’Oste con la grazia di un Boeing 747 che atterra su una cabaña in spiaggia. Tutta la sicurezza, tutte le certezze che aveva fino ad un minuto prima si sono dissolte come neve al sole. Incomincia a muovere il piede, tenendo un ritmo che è pari a quello del cuore. E il cuore è simile alla batteria di Highway Star dei Deep Purple.
Sente che l’ispettore vuole il sangue di qualcuno ed è il suo al quale sta puntando. E non sa cosa fare. Si muove sulla sedia, dondolando e rimettendosi diritto. Apre la bocca un paio di volte, ma le parole non escono. Stringe i pugni e sente le unghie conficcarsi nella pelle, ma non colpirebbe mai Marcelo Diaz.
Prima di parlare, con tono spezzato e lieve come una folata di vento, si prende la testa tra le mani. Disperazione, tristezza, rabbia e dubbi si affollano nel cervello dell’Oste e formano un concerto di difficile ascolto. Quando libera la testa dalle mani, El Rojo ha gli occhi gonfi e fissa il suo interlocutore: il viso coperto a tratti da una voluta di fumo e dal bicchiere di un’altra sorsata di tequila. Fissa quel viso ruvido per la classica manciata di attimi che durano un’eternità. Ma non c’è l’effetto “avanti-veloce” di tutta la vita che scorre davanti. Ha un vuoto nero come il fondo di un pozzo in una notte senza luna. Poi dal fondo di questo abisso, sente salire qualcosa di immensamente potente, qualcosa che non può essere trattenuto come il magma che risale l’interno del cono di un vulcano da centinaia di anni dormiente. Ma non per sempre.

“Noooooooooooooooooo! Non sono stato io! Come lo devo dire che non ricordo nulla tra ieri sera e stamattina. Non posso avere fatto io una cosa così terribile! Non posso avere ucciso io Soledad! Io…Io l’amavo! Sì, forse l’amavo. Non ho avuto nemmeno il tempo di accorgermi che fosse vero, che fosse accaduto proprio a me. Una donna così bella, che il mio sguardo riusciva ad assorbirne solo una piccola parte per volta – si ferma a prendere fiato prima di continuare – Bella, come una piccola Venere. Vino e miele. Il profumo di lei lascia inebriati come il vino. Miele il sorriso che dalle labbra le arriva fino a dentro gli occhi. Era successo solo un’altra volta nella mia vita Anche questa volta è tutto finito.”.
L’Oste si ferma e guarda l’ispettore. Uno sguardo fermo, duro. Non vacilla di fronte a quel viso vissuto e quella risolutezza che solo il potere fornisce all’uomo.
El Rojo guarda Diaz e, risoluto, sillaba le seguenti parole:
“N o n sono stato io”.

To be Continued

–>Continua a Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#7

Onda sonora consigliata: Nothing’s Gonna Hurt You Baby di Cigarettes After Sex

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32 pensieri su “Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6 [by Tati, Zeus e RedBavon]

  1. L’ha ribloggato su comelapolveree ha commentato:
    Siamo arrivati alla puntata numero 6… un bel riflettore su Oste, una lampada da interrogatorio con un Diaz che tiene in punta di dita il pulsante dell’accensione…
    Chissà come andrà al nostro amico… Tati inizia ad essere decisamente preoccupata

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  2. Ehi compadre, ci stiamo forse intenerendo troppo: non riesco a vederlo il nostro oste così maltrattato da quell’incompetente. Basta tenerlo sulla difensiva: bisogna scatenarlo come una belva dalla doppia vita. Una belva che cancelli il tenente ed il suo tirapiedi dalla faccia della terra. e’ O NON è IL BAVONROJO SUL CONFINE DELLA NOTTE?… Dunque fuori gli artigli e scaviamo il cuore nel petto de los federales…
    Bello bello bello, ma metteteci un po’ più di cattiveria, ve ne prego. Altrimenti Tarantino comincerà a ballare la taranta….

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    1. Siiiiii mi piace sta tifoseria da DASPO! L’Oste è ancora un asino in mezzo ai suoni, ma quando arriverà il momento ti assicuro che al suo segnale si scatenerà l’Armageddon. La storia sta entrando in punta di piedi ner Pasticciaccio brutto ar Bavon Rojo. Tati e i nanerottoli sono lì per menare le mani e o due federales se non si danno na regolata saranno i primi ad assaggiarne l’ira funesta.
      Grande Silviatico!

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      1. Bravo compadre, così mi piaci: combattivo come combattivo deve essere un sincero zapatista, per non dire villistas: pronto a caricare di dinamite los federales perros…… Io intanto cerco in giro il vecchio archibugio del mio bisnonno per partecipare a la revolucion.
        Y que viva la recolucion al Bavonrojo!

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        1. Con l’archibugio mi sa che la revolucion si ferma alla prima sillaba. In ballo c’è gente bene armata e senza un briciolo di scrupolo. Compadre, vedi di procurarti almeno una bombarda, che quando ci sarà da menare, le mani non basteranno. Oste la victoria siempre. Grog o muerte (Mi perdoni El Che)

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          1. … Ma è un archibugio con sistema di puntamento al laser, che spara bombe e, a scelta, può farsi mitragliatrice come quella dei caccia F35. Me l’ha regalata un tizio che spacciava pizzillacchere a quei zuzzerelloni in nero dell’Isis… Hei compadre, dici che potrà competere?…

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              1. No, mi pare che avesse qualcosa a che vedere con la Riello, quella delle stufe d’un tempo: ricordi l’indiano? Adesso sono fornitori per i sauditi che le girano poi ai sicari tagliagole dell’Isis e pure dei narcos, tanto per restare alle finali in s. Mi hanno garantito che spazza via pure i ragni alla distanza di qualche chilometro. L’hanno definita la madre di tutte le mitraglie. Dì pure ai federales di scavarsi la fossa……

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            1. E a questa tua ultima notizia potrei inaugurare la tripletta di fecale galleggiamento 😉
              Naledeeeetttto, io qui con Excel a masturbarmi di pivot…’sto paese qualcuno dovrà pure mandarlo avanti, ma perché proprio io?!?!
              Vabbuo’ mangiane pure uno alla mia faccia (brutta) 😀

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    1. Diamine ma te sei un federales di quelli dal manganello facile? La verità? Chi la conosce né deve prendere consapevolezza, chi deve scoprirla deve ancora cercare. La verità deve ancora palesarsi. Minchione l’Oste? Sciocco il tenente? Può esserti sembrato così…per me solo persone umane che reagiscono davanti a una morte inspiegabile in modo…molto umano (almeno queste le intenzioni eh…).!

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