Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5 [by Tati, Zeus e RedBavon]

Graffiti sul muro di una stazione di Policia Federal a Oaxaca, Messico.
Foto: CIPO/RFM archives – https://intercontinentalcry.org

Sapete cosa odio di più? Odio sentirmi pronunciare questa frase “io ve l’avevo detto”. Io ve l’avevo detto:“Se poi si aggiungono Tati e Zeus, le cose non possono che andare…a ramengo.”. Eccone la prova.

Continua da Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#4

La verdad?

Non sono passati neanche cinque minuti dall’uscita di scena di Cesar che l’ispettore Diaz, irrequieto nei vestiti pruriginosi, tira fuori il cellulare e compone velocemente il numero del suo compare.

A Marcelo Alejandro Diaz, ispettore, era venuta un’idea.

Qualche squillo a vuoto ed ecco che finalmente Cesar risponde. La conversazione è breve, poco più di uno scambio di battute, e poi finisce. Neanche un minuto dopo, la figura di Cesar è di nuovo fuori dal locale.

L’aria intorno a lui sembra vibrare, tanto che quando si avvicina al Tenente Diaz quasi si dimentica di tirarsi via la sigaretta dal lato della bocca prima di confabulare con il suo superiore.
I quattro sospettati, più il dottore, guardano la scena pensando di trovarsi davanti a quelle patetiche riprese del campionato di Clausura in cui i giocatori parlottano con le mani davanti alla bocca, neanche avessero da confidarsi un nuovo segreto di Fatima.
Il confabulare finisce con Cesar che si allontana con un mezzo sorriso, una mezzaluna di felicità dipinta sul volto, mentre l’ispettore Diaz sostituisce la bottiglia vuota di cerveza con una fresca.

“Mis amigos” incomincia l’ispettore “il caso è abbastanza strano, non credete? Un cadavere, l’Oste con i tagli sulla faccia, la ferocia dell’esecuzione… devo ammetterlo” si gratta la testa con l’unghia del pollice “quello che vedo è un po’ particolare…”

Fa una pausa ad effetto mentre, dopo essersi destreggiato fra birra, sigari e accendini, si accende un sigaro cubano impregnando l’aria del loro caratteristico profumo. Cesar alle sue spalle spegne la sigaretta sul pavimento e la calpesta selvaggiamente con il tacco, poi guarda l’Oste e l’ispettore e si piega a raccogliere il mozzicone e lo butta sulla spiaggia.

Mis amigos” torna a dire l’ispettore “vorremmo scambiare qualche parola con voi” punta il dito verso l’Oste e Tati e poi prosegue la traiettoria con lo sguardo verso i due nanerottoli, ma il dito non segue gli occhi, l’ispettore non aveva nessuna voglia di trovarsi di fronte al duo “avrei qualche domanda ulteriore da farvi, giusto per tirarmi via quella sensazione strana che mi gratta nel retro del cranio”.
L’Oste apre la bocca come per dire qualcosa, ma poi ci ripensa e torna silenzioso. Tati gli mette una mano sulla spalla e, anche lei, non proferisce verbo. Tati guarda Cesar con malcelato astio, ma il sergente fa finta di non accorgersene.
“Oste, amigo, tu vieni dentro con me” con il sigaro indica la taverna e, con l’indice e il medio attaccati, fa cenno di seguirlo “Dama Tati, invece, tu sarai accudita dal buon Cesar”.

Diaz si era accorto dell’incompatibilità fra i due e l’idea di lasciare un sospettato fuori dalla sua zona di comfort era un vantaggio che voleva sfruttare.
“Cesar…”
“Sì, Inspector?”
“Tratta bene la signora, ok?” un sorriso fugace appara sotto i baffi alla Fu Manchu del Tenente Diaz.
“Como una reina, Inspector!” con un piccolo, ma esagerato, inchino, Cesar fa segno a Tati di seguirlo nella taverna e si sedersi dall’altra parte del locale rispetto all’Oste ed il Tenente.

La partita è incominciata e tutti lo sapevano, anche gli spettatori come i due nanerottoli e il dottore.

***

Quando Cesar tenta di metterle una mano sulla spalla per farla sedere, Tati si scosta, infastidita, e la mano di Cesar finisce nell’aria calda del locale senza incontrare la resistenza del corpo di Tati che lo guarda con malcelato astio.
Cesar ha un modo grezzo di approcciare l’interrogatorio. La sigaretta accesa al lato della bocca e un sorriso sornione sotto i baffi sono il suo trattare bene il malcapitato sospetto. Il resto è un continuo torturare psicologicamente, cercando un varco nella ritrosia del colpevole.
O presunto tale.

“Non giriamoci intorno, dama Tati. La situazione è muy intricada. C’è una víctima, c’è il tuo amico Oste con la faccia sfregiata e non c’è una spiegazione una” si avvicina leggermente a Tati, sussurrando la domanda mentre fili di fumo di sigaretta gli salgono lungo i bordi del labbro. Sembra un drago messicano “Dimmi, perciò, come fai a conoscere l’Oste e quelle due pesti?”

Tati inspira e cerca di calmarsi, ma il fastidio che prova nei confronti di Cesar la destabilizza. Le mani sono gazzelle che saltellano fra tavolo e bocca.

“Ego l’ho incontrato per la prima volta anni fa in Francia, durante una vacanza. Era da solo e senza un posto dove stare. All’epoca avevo una casa abbastanza grande e l’idea di ospitare qualcuno, anche solo per un po’, mi faceva piacere. Ogni tanto si assenta, ha le sue cose da fare ma, come dice anche sempre Oste:  ‘Mi casa es tu casa‘, la porta è aperta e lui spesso ritorna. Poi, circa un anno fa ho deciso di mollare tutto e partire, per un po’. Volevo vedere una pezzo di mondo in più ed Ego è venuto con me” fa una pausa e la bocca stretta si distende in un sorriso leggero come il pane che lievita, poi continua “Oste e Narciso invece… Per caso.”.

“Dime más” la incalza Cesar, ma Tati non lo ascolta, è nel suo mondo e rivede le immagini dell’incontro con Oste e Narciso. Il sorriso di prima, però, dura poco, sostituito ben presto da occhi velati e spalle curve.
Tanti si prende ancora un po’ di secondi in silenzio, incurante del tambureggiare delle dita di Cesar, poi riprende il racconto

“Dopo un paio di settimane in Colombia, da un’amica che s’è trasferita lì da qualche anno, Ego ed io abbiamo deciso di risalire e vedere anche il Messico. Siamo passati in questa bettola in cerca di qualcosa di fresco da bere e ci siamo fermati tutta la serata. Ego ha trovato immediatamente in Narciso un’ottima spalla. Sempre taciturno, un po’ fifone che tende a nascondersi, da quando ha Narciso di fianco sembra rinato, come si sentisse perfettamente a suo agio. A parte con me non l’ho mai visto così deciso e sorridente con nessun altro, se non qua con Oste e Narciso. Sono circa sei mesi che stiamo qua con loro, quasi tutti i giorni. Ci siamo spostati verso la fine dell’anno ma la primavera volevamo passarla a El Bavòn Rojo”.

“Che bel quadretto. Muy tierna, Tati. Allora dimmi perché ci troviamo qua? Perché mi tocca torchiare una straniera per qualcosa che” indica un punto indefinito nello spazio della taverna “qualcun’altro dovrà spiegare meglio”.
Tati ritorna a guardare Cesar con astio, vorrebbe alzarsi e prenderlo a sberle, ma si trattiene e si mangiucchia un’unghia per calmare il nervoso crescente.
“Tati, cosa facevi intorno all’ora del delitto? La domanda parte come un proiettile.

“Non lo ricordo con precisione, perché non ricordo nemmeno a che ora sono andata a letto. Doveva essere una di quelle serate tranquille, da locale vuoto/ dai che si chiude presto…io e Oste avevamo in programma di pulire tutto, dare la rinfrescata di primavera a tutto il locale” si ferma un secondo a pensare, poi prosegue “Invece ha iniziato ad arrivare sempre più gente e la bettola si è riempita a dismisura. Sono passati vecchi amici, si è cantato, ballato, fatto musica e bevuto. So che quando il locale ha iniziato a svuotarsi io sono andata in cucina a tentare di sistemare due cose ma non so dire che ora fosse. Poi sono uscita dalla porta principale e sono tornata nella mia camera”.

“Non mi sembri molto sicura” Cesar fa sembrare l’affermazione un pensiero superficiale. Tati sente la sfiducia del sergente e si innervosisce sempre di più, mentre aspetta la domanda successiva che stenta ad arrivare.
Cesar decide di fare sobbollire un po’ la donna. La guarda muoversi sulla sedia, un continuo saltellare da una chiappa all’altra, un mettere giù le mani e poi di nuovo al volto. il sergente tira fuori una nuova sigaretta e si ferma a mezz’aria e guarda Tati negli occhi.
“Conoscevi la vittima?”
Poi la sigaretta prosegue verso la bocca e l’accendino illumina brevemente il viso del sergente Cesar Ruiz.

Tati incomincia in maniera spavalda “No…” ma poi frena all’improvviso la lingua. Sa benissimo che ogni parola, anche un condizionale messo al posto sbagliato, potrebbe determinare il suo nuovo vestiario per i prossimi anni. Un unico vestiario di un unico colore con stampigliato su un numero, per tutto l’anno. Un nuovo tenore di vita messicano.
Tati alza lo sguardo dal tavolo e vede che Cesar la fissa e sorride subdolo, decide per un approccio vago “Non personalmente, cioè… non so nulla di lei, le avrò parlato sì e no un paio di volte, non siamo mai entrate in confidenza, l’ho incrociata un paio di volte nella bettola e altrettante sulla spiaggia, di sera”.
La risposta sembra essere soddisfacente per Cesar che è ansioso di passare alle domande successive.

“Chi ha scoperto la víctima?”
“Narciso e Ego. Sono entrati nel locale mentre Oste prendeva il caffè per svegliarsi e iniziare la giornata. Erano così spaventati che ci siamo preoccupati anche noi all’istante e li abbiamo seguiti. Dopo poco siete arrivati voi…” Tati si accorge che la polizia ha fatto davvero in fretta ad arrivare e incomincia ad interrogarsi: chi l’avrà chiamata? Chi ha visto il tutto prima di loro?
Il frastuono del palmo della mano di Cesar sul tavolo risveglia Tati dalle domande che le solleticano il cervello. Tati sa che ha perso qualcosa, una domanda, un appunto o un commento, ma cerca di non fare vedere questa sua mancanza.

“Repito… molti indizi portano all’Oste, potrebbe essere stato lui l’assassino?” Cesar sbuffa infastidito “mi vuoi rispondere ora?”
“NO!! No! e poi no! Non è possibile, non sarebbe in grado di fare una cosa del genere. Poi è stato nel locale tutta la sera, sono sicura che non può essere stato lui” Tati sembra percorsa da una scossa elettrica, trema e le vene del collo si gonfiano mentre perora la causa dell’amico Oste “Ma poi, con tutti i delinquenti che ci sono in giro per queste strade, che ne fanno di ogni colore in continuazione… VOI VENITE A TRATTARE NOI in questo modo E ACCUSATE OSTE DI OMICIDIO??!!!

“Tranquilo, Tati. Tranquilo…” Tati incombe su Cesar. Assomiglia a una leonessa che difende i suoi cuccioli. Cesar vede la mano della donna artigliare un posacenere orribile.
Cesar alza l’indice e lo punta sul posacenere “Non lo farei se fossi in te, Tati”
“Voi lo accusate di omicidio!!!” ripete, ma si è accorta di avere esagerato e cerca di calmarsi.
“Aiutami a capire meglio allora” Cesar sa di averla spinta al limite e cerca di calmarla per arrivare alla domanda conclusiva, quella che sta pregustando da un po’.
Tati lascia il posacenere e lo spinge lontano da sé e si risiede.
“Brava Tati. Stiamo tutti tranquilli e nessuno si farà male” la rabbonisce Cesar “ho ancora qualche domanda per te. Come viene gestito questo posto?”
“In che senso come viene gestito?” sul volto di Tati si legge chiaramente il pensiero che le sta passando per la testa [“che domanda del cazzo”] poi torna calma e riprende a rispondere “E’ un locale. Oste e Narciso sono i proprietari, Chi passa, se ha voglia può dare una mano, ‘Mi casa es tu casa‘… dovrebbe conoscerlo il significato di questa frase, o no?”
“No, señora, il mio motto è mi casa es mi casa” Cesar sorride infido, poi raccoglie la bottiglia di cerveza e ne beve una sorsata enorme. Sa di avere l’asso nella manica, il poker, e lo vuole buttare giù al meglio.
“Sai, señora Tati, il tenente Diaz sospetta che l’Oste sia colpevole…ma secondo me potresti essere stata tu. Un omicidio così brutale non è da donne, ma chi lo sa, forse una bottiglia di grog di troppo e qualche commento di troppo…”
“Le ho già detto che a parte averla vista un paio di volte, come ci si incrocia nei paesi, io questa donna non la conoscevo. Non avevo alcun motivo per avercela con lei! E poi, mi guardi… alta un metro e una caramella, lei ha… aveva… uno stacco di coscia pari alla mia altezza totale con l’aggiunta di tacchi vertiginosi: ma secondo lei come ci arrivavo a quella faccia… dopo la serata a grog e alcol vario???… fisicamente è impossibile, ci pensi bene… mi guardi e ci pensi bene. Speravo la conoscesse la differenza tra delinquenti, spietati assassini e persone “normali” forse un po’ folli ma decisamente innocue, come Oste, Narciso, Ego e me”.

–>Continua a Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#6

Onda sonora consigliata: La Verità di Brunori Sas

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56 pensieri su “Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#5 [by Tati, Zeus e RedBavon]

  1. L’ha ribloggato su Music For Travelers e ha commentato:
    Cosa pensavate? Che avevamo finito di stupirvi? Che ci saremmo limitati alla classica storia?!
    No, cari miei. No, no, no (ditelo come la cameriera messicana dei Griffin).

    Qua c’è l’evoluzione della storia a 6 mani, una collaborazione così stretta che non si sa dove inizia la mano di uno e finisce quella dell’altro…e, citando Faber: dove finisce la mano dell’altro e inizia la tastiera.

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      1. E’ cosa buona et iusta.
        Oste mi dice nella webbettola puoi servirti direttamente dalla cantina personale…alcolici free a nastro. Grazie Pup!
        PS: attento agli Ovi però, Narciso lo sai è ghiotto di ovetti…

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                    1. Osteeeeee chiama la neuro…qui c’è uno che vuole l’acqua non gasata con una fetta di limone e due cubetti di ghiaccio! O la neuro o è un’ispezione del Ministero della Salute Federal!

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                    2. E secondo te nella cantina personale ho l’agua sin gas…a meno che tu per acqua senza gas intendi quella bottiglia di liquido trasparente con su l’etichetta “Tequila”. Se è così ti ci metto una fetta di lime e un pizzico di sale con muchissimo gusto!

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                    3. “mionesi imopazzite”…Mi sa che hai proprio bisogno di un paio di shottini, anche tre va’. Tranquilo, il vov e la tequila: una faZa, una raZa. Dopo un po’, finisci sempre steso a terra. E come cantava la Consoli: confuso e felice.

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                    4. Naaaaarcì, alza ‘sta cazz’e musicaaa! Qui tra poco si balla…Amigo, tieniti la bottiglia. L’unica vera compagna che non ti tradisce…fino a che non l’hai svuotata.

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        1. Sì, quest’ultimo album è un capolavoro di testo e musica. Non sono un grande fruitore di musica italiana e cantautoriale, ma Brunori Sas è la prova che i cantautori non sono morti tutti e si può fare musica italiana anche se non vieni da qualche talent o non sei amico della De Filippi
          PS: quel frame di animazione mi fa rotolare dalle risate.

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          1. Concordo su ogni riga, anche se io in verità di italiana ne ascolto parecchia… ma non quella che in genere viene passata per radio…
            PS: volevo aspettare un’occasione degna… ma muoio dalla voglia di appiccicarti questa

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    1. Tati è una signora di gran classe e l’ha dimostrato, come anche ha dimostrato uno straordinario attaccamento all’Oste (di cui sono onorato). Non vorrei essere nei panni di Cesar in un vicolo buio e incontrare Tati…
      Zeus ha fatto un egregio lavoro con l’Ispettore, non è mai stato in Messico eppure ha delineato perfettamente il tipico pinche prepotente y ratero di certi federales…Anche se, secondo me, ci riserverà molte sorprese.
      Comunque sta certo che l’Oste anche se verrà portato in gattabuia rimarrà fedele al suo Credo:”Tomo para no enamorarme, me enamoro para no tomar”

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      1. Ahi compadre, cosa vorresti dirmi, che forse il nostro mitico oste vedrà il fondo del carcel para rateros?… Que barbaridad!
        Se serve posso anche intervenire a testimoniare per impedire che possa accadere questa sciagura….

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    1. Dicevano i latini (momento del “mi sparo la posa”): repetita iuvant. E se si tratta di complimenti giovano almeno il doppio.
      Curiosità: fai il “tifo” per qualcuno dei personaggi in particolare e ti stanno indifferentemente sulle bbballe tutti?
      Ci sono già un paio di tifosi dichiarati, da parti diverse…mi piace avere l’undicesimo giocatore in campo.

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