Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2 [by Tati e RedBavon]

“Blue” non è solo il colore del cielo, ma in inglese vuole indicare anche “feeling or showing sadness”

A grande richiesta (da Tati e Zeus, sono due ma importanti per l’Oste quindi la richiesta è “grande”) continua la storia scritta a quattro mani. Una storia di quelle ordinarie di Pulizie a El BaVón Rojo che, invece, sta prendendo una piega strana. A El Bavón Rojo nulla è come appare. Nella prima parte è riconoscibilissimo il tocco maldestro di questo Oste, nella seconda la mano leggera di Tati.

La guancia destra dell’Oste è segnata da tre graffi: quello al centro è il più profondo e vistoso, gli altri due sono paralleli a quest’ultimo e meno lunghi di quest’ultimo. Il graffio si estende dal lobo dell’orecchio verso il basso e disegna una curva quasi coincidente con il profilo della mandibola inferiore fino all’estremità destra del labbro inferiore.

Sembra quasi disegnato con la carta-carbone: la copia è quasi perfetta, le linee del disegno differiscono dall’originale sempre di un nonnulla a causa del movimento impercettibile della mano che preme sul lapis, tale pressione sposta il foglio di carta-carbone seppure lievemente e con esso tutto il tratto seguente. A meno di avere una mano ferma come un sasso, la copia-carbone non è mai perfetta.

La barba dell’Oste, incolta e di qualche giorno, completa l’opera di occultamento del graffio alla vista da lontano. Da vicino la ferita è evidente, a causa della profondità del graffio centrale e il colore rubino della pelle intorno.

Tati guarda l’Oste con un miscela di affettuosa premura e indifferenza di chi ha visto tante ferite peggiori di questa.

“Oste aspetta qui, che vado a prenderti qualcosa per medicarti…”

“Tati, è cosa ‘e niente…Non ricordo nemmeno quando e come me lo sono fatto…lascia stare, non ti preoccupare. Piuttosto, finisco o’cccafè  e ci mettiamo subito al lavoro con queste benedette pulizie”

“Oste, sei il solito capoccione! Tranquillo, ora ci penso io”.

Nel ripostiglio Tati ha visto una confezione di garze e una bottiglia di alcol etilico, fa per girarsi e incamminarsi verso il ripostiglio, quando la porta che dà sul retro si apre ed entrano nella sala Ego e Narciso, silenziosi e sbiancati in volto.

L’espressione in volto a entrambi fa capire a Tati e a El Rojo, all’unisono senza neanche scambiarsi uno sguardo d’intesa, che è successo qualcosa di grave.

Tati sta per lanciarsi in una ramanzina epocale, tanto che già ne aveva una in sospeso dopo l’agguato in cucina che per poco le faceva saltare la giugulare, non per lo spavento, ma per la potenza delle sue bestemmie. El Rojo la blocca con un cenno, posa sul tavolo la tazzina con un ultimo sorso di caffè sul fondo, bofonchia qualcosa del tipo “Vire tu se m’hanno fa ghi’ ‘e stuorto pure  ‘o ddoce ‘e sott”a tazza!” e, senza dire una parola, guarda entrambi trasmettendogli un’unica, semplice domanda “Dove?” con l’annessa pretesa di un’altrettanto sintetica e categorica risposta.

L’Oste è un tipo mite e gentile, raramente è stato visto utilizzare le maniere forti e comunque sempre per difesa personale o di qualche compadre, ma un paio di espressioni del viso – che Narciso conosce alla perfezione – incutono un timore reverenziale come trovarsi di fronte un gigante alto due metri e con una massa muscolare di almeno cento chili.

I due sono atterriti. Non pronunciano una parola, quando in occasioni analoghe Narciso si sarebbe già lanciato in storie e giustificazioni rocambolesche, assumendo un tono tra la sfida, la strafottenza e l’ironia.

L’Oste fa un altro passo verso i due, ora li vede più da vicino: sono veramente diafani, il volto ridotto a un cencio sbiancato con la candeggina. Gli occhi pieni di orrore, terrore, spavento…gli sembra anche di intravedere un leggero tremolio delle labbra.

“Diamine ma che devono avere combinato?!?” questa sarebbe stata la reazione dell’Oste in tutti gli altri eventi disastrosi, ma non oggi, non ora, non in questo caso. L’Oste percepisce qualcosa di più…oscuro. Deve essere successo qualcosa di terribile.

Ego e Narciso, senza proferire un suono, fanno cenno a El Rojo di seguirlo.

Tati si accoda al muto corteo.

***

“Ma Santapaletta, sei appena rientrato su questo pianeta e sei riuscito a  farti male? E per fortuna non abbiamo ancora iniziato a spostar bottiglie!!…”

Tati si incammina verso la porta del ripostiglio, dove ha visto quello che può servire a medicare Oste…

Bofonchia e impreca per nascondere i brividi che ha alla vista di quei graffi.

Non le piacciono, c’è qualcosa che non le torna in quei segni, qualcosa che non la fa stare tranquilla.

Sta per raggiungere il ripostiglio, dove poco fa ha intravisto garze di ogni forma (… e colore “Oste! ma da quanto tempo stanno qua?!?) e una bottiglia di disinfettante ma vede i due nanerottoli bianchi come dei fantasmi e i brividi di prima non fanno che aumentare. Blocca il camminare. “PorcoDiUnCazzo!, qualcosa è successo davvero!” (pensa tra sé, tentando di contenere la paura e mantenere la sua proverbiale finezza).

Si accoda a Oste che si muove dietro a Narcì ed Ego, che camminano con la paura nei piedi, come se non riuscissero a riportarli nel luogo dal quale sono arrivati poco fa.

Improvvisamente il corteo si blocca, come se sbattesse contro un muro e Tati sbatte con tutta la faccia contro la schiena di Oste.

Sta per imprecare, tanto per smuovere un po’ l’aria, così pesante e angosciante che sembra mancare il fiato ma nessuna parola le esce dalla bocca.

Fa un bel respiro, decidendo di sporgersi oltre l’Ostemuro che ha davanti.

Si intravede la testa oltre il busto dell’amico, il minimo indispensabile per osservare qualcosa che spaventa ma non per intero, come si fa con i film dell’orrore: con le mani davanti al volto si guarda lo schermo tra le fessure tra le dita. Tati, che ha le mani impegnate, usa Oste come se fossero quelle: come uno schermo, gigante, si appiccica fronte e naso al braccio facendo spuntare appena gli occhi al di là.

Lentamente il suo riparo si sposta, lei tenta di restare incollata ma un solo passo dell’amico equivale a quattro/cinque dei suoi, anche in questa occasione di movimento lento, tenere il passo è faticosissimo.

A mano a mano che la distanza tra i due aumenta le si apre davanti una scena orribile, le angosce iniziate alla vista del graffio di Oste stanno sempre di più prendendo una forma, anzi un vero e proprio corpo.

Per prima cosa vede i piedi, nudi. Sono piedi di donna, di quelli che ti immagini ballare liberi sulla pista in queste serate accaldate. Sono piedi curati, con uno smalto del colore del mare sulle unghie. Si intravede al di là dello sporco che li sovrasta, terra, acqua e pezzi di erba, sembra si siano trascinati o siano stati trascinati fino a  qui.

Tati si sporge ancora un po’ da dietro Oste, impietrito. Lo sguardo si sposta lungo le gambe e si intravede il bordo di un vestito, di un blu ceruleo acceso, che spicca contro il rosso della terra. Ha il bordo sgualcito ma non strappato. L’abito è solo sporco di polvere, ovvio visto che su quella sta il corpo, ma non sembra affatto rovinato.

La donna è coricata col corpo rivolto al cielo, un braccio lungo il fianco sinistro, l’altro è oltre e Tati non ancora intenzione di avvicinarsi così tanto da vedere anche quello.

Gli occhi si fermano sulla mano offerta alla vista da qui: mani lunghe e affusolate, come di chi con quelle dita produce musica. Sembrano dita perfette per correre sui tasti bianchi e neri di un pianoforte o sulle corde di un contrabbasso. Anche le unghie della mano sono colorate ma non è solo mare quello che si immagina passare tra quelle dita…

A quel punto Tati è totalmente al di fuori della sua copertura, si posiziona accanto ad Oste, si avvicina tenendo un braccio dell’amico. Entrambi si muovono lentamente verso quel corpo. Sono colpiti ma non solo perché di fronte a loro c’è una donna morta ma perché ha qualcosa di familiare anche se non sanno ancora dire cosa renda quella donna “lei”.

Non lo possono dire perché quel corpo pare non avere un viso. Cioè, si che ha un viso ma così distrutto, tumefatto, che potrebbe essere chiunque.

Alla vista di quel viso così martoriato Tati caccia un urlo, di orrore e rabbia insieme.

Le bestemmie di Tati prendono suoni alti, così alti da sembrare sirene.

Anzi no.

Sono sirene.

Sta arrivando la polizia.

–>Continua a Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#3.

 

Onda sonora consigliata: Blue Velvet interpretata da Bobby Vinton

Blue Velvet è una canzone di Tony Bennett, che ha avuto diverse cover. Quella di Bobby Vinton è la più famosa.

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31 pensieri su “Pulizie a El BaVón Rojo Ep.#2 [by Tati e RedBavon]

  1. Ricordo un certo”blue velvet”,ma li si rinveniva un orecchio mi pare. Qua addirittura un cadavere intero di donna ed un graffio canterino sulla guancia dell’oste: non starai mica cercando di dire che il nostro caro oste ha fatto la notte brava e non si ricorda più una mazza? No, dai: salvamelo, non posso vederlo nei panni dell’assassino!…
    Complimenti a los dos nell’attesa del finale… Vero che ci sarà il finale? Non facciamo scherzi, mi raccomando…….

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    1. Finale sicuro ci sarà! Non sia mai detto che lasciamo le cose a metà 😉 a El Bavon Rojo le cose non sono come appaiono, no? Vediamo come facciano a tirare fuori l’Oste dal rovo di rogne in cui l’ho cacciato…Magari la donna non era proprio uno stinco di Santa, magari El Rojo l’ha uccisa pure, ma per difendersi o difendere qualcun altro, boh sto tirando a casaccio eheheh

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  2. L’ha ribloggato su comelapolveree ha commentato:
    Si era partiti per ripulire la webbettola e poi… Mannaggial’ochettaetuttelepaperetteinfila! Cosa diamine sta succedendo qua?!
    Grazie compare di AvventuraSventura, mi sa che dovremo levare El Rojo dai guai… o no?
    Continua la storiella a quattro mani di OsteTati, buona lettura.

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    1. Ma vuoi vedere che a ‘sta botta non ci riesco nemmeno io che lo conosco come le mie tasche rivoltate?
      Questa storia vale la pena di raccontarla anche solo per il gusto di eseguirla a quattro mani con te! (Ego e Narciso permettendo)

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      1. Non mi farai mica far tutto da sola!? e pulisci, e medica, e salva oste dai guai… oh! ma chissono? uondertati? 😀
        Mi hai infilato in una storia molto lontana dal mio solito e questo è meraviglioso e divertente, (Ego&Narciso devono stare calmi e tranquilli che mannaggialoro hanno ancora setteotto improperi da prendere sulla capa)

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        1. Se l’Oste finisce in una di quelle gattabuie bruttebrutte per cui il Sud America detiene un triste primato, mi sa che UonderTati è il minimo, servirebbero gli Avengers al completo oppure quei mattacchioni dei Guardiani della Galassia.
          PS: mi pare che te la stai cavando egregiamente, sorè!

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  3. Bravissimi ad entrambi. Qua c’è tutto quello che ci si aspetta dalla taverna. Un racconto che mi piace leggere e di cui aspetto il finale. Sai che questo genere, con morti e via dicendo, assomiglia al mio modo di concepire le storie!?
    Non so se è un complimento o un brutto paragone però eheheh.

    Io attendo… e tento di scrivere.

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