Andale ad Andalo#1

Segue da Andale ad Andalo

La prima volta, per quanto bella, è sempre traumatica. Ansiogena ed esperienza liberatoria, insieme. La mia prima tragica settimana bianca non riserva sorprese da questo punto di vista. Sintetizzando in una parola: il delirio. Se non ve ne sbatte di leggere oltre di un diario di un marinaro ncopp”a muntagna, ciò vi basta. Arrivederci alla prossima.

Chi frequenta questa webbettola però sa che non sono un uomo di poche parole, quindi infieriro’ rigirando le dita sulla tastiera come si farebbe nella proverbiale piaga.

C’è sempre un evento, un episodio, un momento in cui la domanda “chi me lo ha fatto fare?” riceve nella tua testa una risposta chiara, nitida, senza incertezze e risuona come una campana a morto per le tue già modeste aspettative e risicata voglia.

Ebbene, quel momento è giunto il primo giorno: la vestizione.

Per chi è avvezzo alla neve e ama sciare, immagino che sia normale indossare quello scafandro multi-strato tale da farti scartare l’atavica parentela alla scimmia e prendere seriamente in considerazione la discendenza dalla torta Saint Honoré.

Seduto sul letto, via via che indossavo parti dell’armatura  come un antico cavaliere medievale, mi chiedevo quale essere vivente per dedicarsi a un’attività non essenziale per la sua sopravvivenza, lo sci, possa pensare di impiegare parte della sua effimera vita a…vestirsi!

Ogni capo di tale collage di vestiario, indossato con una certa recalcitranza, mi creava un moto magmatico che sarebbe esploso in un’eruzione di improperi, maledizioni e maleparole, se non fosse per la presenza di due giovanissimi virgulti, non ancora avvezzi al turpiloquio, sebbene in sanscrito e aramaico, cioè le due lingue che parlo fluentemente solo ed esclusivamente per generare maledizioni non censurabili.

E mettiti la tuta atermica, parente strettissima del completo intimo di Super Pippo. E mettici su un pile così da sperimentare la sensazione del tacchino ripieno sulla tavola del Giorno del Ringraziamento.

Passa ai piedi e ricoprili di un calzino spesso di quelli che la Befana usa per metterci dentro le leccornie che alzano il tasso glicemico di mezza popolazione mondiale tra il 6 e il 7 gennaio di ogni anno. Ora infila questi piedi imbalsamati in uno scarpone super-tecnico, che, messo in terra, realizza il mio sogno cioè guidare un Mobile Suit Gundam o altro robot antropomorfo alto come un palazzo. Ahimè l’effetto di soddisfazione dura poco poiché sono sufficienti pochi passi per renderti conto che ti muovi come una mostruosità meccanica cingolata, ma non hai né l’alabarda spaziale né un qualsiasi raggio-laser o protonico. L’unica arma è un’onda d’urto sonica tipo quella in dotazione ai Fremen in Dune, ma per i già citati motivi di censura del turpiloquio, è tecnicamente un ” dud torpedo”, cioè fa fetecchia.

Incapsula ora le gambe in un pantalone impermeabile a qualsiasi cosa dall’esterno, ma a tenuta stagna al suo interno: una trappola mortale per chi soffre di incontinenza o abbia dei passeggeri problemi di questo tipo. Nel malaugurato caso, dovesse sopraggiungere un’improvvisa impellenza fisiologica nel mezzo di una discesa, quantomeno assicura che l’ambiente sia salvaguardato: la montagna è un’ambiente così bello che va difeso a tutti i costi.

Mi sono scoperto un fondamentalista della montagna: la montagna va lasciata intatta, così  com’è, al massimo puoi goderne da lontano, guardandola da lontano.

Infine, si indossa giacca, cappello, scaldacollo, occhiali da sole e guanti; i guanti sempre per ultimi pena capacità di manipolazione degli oggetti ridotta a quella di un pupazzo di neve.

Pronto e impacchettato per resistere al freddo dell’Alaska, muovo i primi passi per strada insieme alla nostra festosa compagnia, per lo più formata da nani in assetto da sci. I primi passi confermano che il mio ideale di vita fatto di mutanda fiorata, camicia waikiki e infradito ai piedi tutto l’anno è l’Unica Via.

Mi muovo e sento risuonare la colonna sonora di un vecchio film: Robocop.

E a chi è arrivato fino alla fine di questa slavina di post:

 Continua ad Andale ad Andalo#2

 

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43 pensieri su “Andale ad Andalo#1

            1. Cipolla? Queste sono armature a piastre, mobilità ridotta a un bambino di due anni senza contare quando ti metti l’armatura da sci. Roba che pure Gundam sarebbe ridotto a una “sitting duck”. Però devo confessarti che vedere i due nanerottoli scendere dalla pista mi fa un’immensa tenerezza.

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  1. Hai regalato una bella indimenticabile esperienza ai due marmocchietti!
    La vestizione si compone di tanti pezzi e più ne aggiungi e meno ti muovi in libertà, è vero … leggere le tue acrobazie mi ha fatto morir dal ridere!!!!
    Allora … quando si torna ad Andalo????
    Un caro saluto da Affy

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    1. I nanerottoli sono ormai lanciati e uno mi ha chiesto di comprargli gli sci. Iniziò a dubitare della mia paternità…sulla vestizione non riesco proprio a farmela andare giù. È ufficiale: se mi deportano in Lapponia, non sopravvivo alla primavera. Quando si ritorna ad Andalo? Ma ci sono tanti luoghi montani da vedere..,Ecco, andate! Andate pure con la mia benedizione 😉

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  2. Molto divertente questo racconto 😉
    Qualche decennio sono stato ad Andalo, avevo tempo ed amici con appartamenti in montagna.
    Da principiante, anche avanzato, si può alleggerire l’abbigliamento 😉 se non si cade, sono sufficienti i jeans :-D.
    Questo per invitarti, almeno per i pargoli, a non desistere, limando sulle tute.
    ciao, buona giornata 🙂

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    1. Ti ringrazio per l’incoraggiamento, ma io accusò il freddo in un modo superiore alla media, evidentemente. Non capisco certa gente che va in giro sbracciata, io mi prenderei la polmonite. Mi fa piacere che ti sia divertito: è il mio modo per esorcizzare qualcosa che mi crea disagio. Se riesco a farvi divertire, vuole dire che non è poi così una tragedia no? Grazie 😉

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  3. Molto divertente! Io ho tentato di sciare sulle montagne di casa, ma son riuscita a farmi solo un paio di fratture…. comunque amo la montagnna, anche se soprattutto per camminarci, col mio passo e i miei scarponi, con o senza neve….Grazie sempre, e una carezza ai nanetti….

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    1. Azz! Allora ho ragione a pensare che è una cosa pericolosa! Anche io la montagna la preferisco a piedi (ma non in bici…forse racconterò dei miei 43 km un giorno), con un passo chiaramente rilassato e nello zaino pagnotta, formaggio e una bottiglia di rosso. Qualche salsiccia non guasterebbe ma i fuochi sono vietati. I nani sono calamite di paccheri, ma per te farò un’eccezione. Grazie

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    1. La mia prima tragica Settimana Bianca non poteva che avere un approccio all’ammuina generale affinché potessi raccontarla. E dal tuo commento, ne è valsa la pena. Nata con l’intento di mera cronaca tragicamente comica, mi è entrata dentro e più avanti potrai anche leggere un ode allo sci. Non l’avrei mai detto! Sarà stato la carenza di ossigeno e l’eccesso di bombardino e birra. Mah!

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      1. Tragica è un parolone… Le tue sono parole che portano sempre al sorriso (un po’ meno il primo capitolo del “La solitudine dei numeri primi”, di Giordano, che mi hai ricordato e che, in effetti, è “tragicamente” ed esattamente, direi, in argomento)

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        1. Almeno l’onore di averci provato a farla seria. Per fortuna non sono Giordano. Per fortuna nel senso che Giordano è uno scrittore e io no, quindi me lo posso permettere pure senza chiedere licenza poetica, ma magari dovrei chiedere quella per scrivere…vabbuo’ hai capito, no? L’andazzo è sempre lo stesso, prende il sopravvento e si aggrappa alle refole capricciose e vortici impertinenti di questa corrente d’aria che entra dall’orecchio sinistro attraversa la scatola cranica senza trovare ostacoli, arieggia il locale ed esce dall’orecchio destro. Rimane dentro una frescura, frizzantina come l’aria di Cima Paganella. E che st’e’!
          Ps: ma lo vedi che mi fai combinare? Non lo rileggo nemmeno, l’ho scritto con il telefono prima di prendermi o’cccafe’. Ad maiora.

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            1. Appena finito ora mi sparo una sigaretta e poi vado a requisire un PC, un Mac, un Commodore VIC 20 perché mi devo godere i video che mi hai segnalato. Tu e FaTati, aspettatemi mi cambio (appendice tecnologgggica) e vengo…

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