WordPress: categorie e tag, chi erano costoro?

Categorie e sotto-categorie nel frigo...Ooops nel blog

Categorie e sotto-categorie nel frigo…Ooops nel blog

Nel tentativo di venire in aiuto a xoxangelxox sull’utilizzo dei tag e delle categorie nel post Help: WordPress & Tag, mi sono reso conto che stava venendo giù un commento-fiume (sai che novità…), ma sopratutto che la risposta poteva essere utile anche ad altri (o forse no).

Non sono un “addetto ai lavori” e gli esperti potrebbero tirarmi le pietre (e non solo perché sono brutto), non vi è alcuna intenzione di “salire in cattedra”, ma solo di condivisione di mie esperienze, letture e consigli di amici davvero esperti (grazie Peter_Ray!). Cercherò di utilizzare al minimo la terminologia infestata di acronimi e tecnicismi, anche perché ci tengo a evidenziare che non è roba “da nerd”, ma ritengo sia utile capire certi funzionamenti che regolano le nostre webbettole e la “fine” che fa ciò che scriviamo nel grande “trita-tutto” Google: insomma, se entri in un campo di calcio e prendi la palla con le mani nell’area piccola e non sei il portiere, non ti lamentare poi che è un quarto d’ora che cerchi di seminare una folla decisamente inferocita che porta stranamente i tuoi stessi colori.

Se qualche esperto dovesse imbattersi in questo post e volesse dare il suo contributo, correggendo   eventuali errori e sbertucciando l’Oste di questa webbettola, è il benvenuto. Una sola raccomandazione: fatelo con educazione che l’Oste è permalosetto 😉

Che cos’è una categoria

La categoria  è un contenitore. Serve all’autore per organizzare i contenuti del blog e permettere al lettore di navigare meglio, scoprire nuovi contenuti, in generale aiuta la lettura del blog. La categoria può quindi contenere post di un determinato argomento e la sotto-categoria contiene dei micro-argomenti più specifici. Pensate alle categorie e sotto-categorie come ai contenitori Tupperware.

Catgorie e sotto-categorie

Catgorie e sotto-categorie

Pensate al vostro blog come al vostro frigorifero. Il mio di quando ero single si riempiva di contenitori pieni di avanzi o riserve provenienti direttamente dalla cambusa familiare, fornita dalla mamma nell’ultimo viaggio del fine-settimana. Oui, je suis emigrante.

Il contenitore “Verdure” contiene tutti i post di cucina vegetariana, al suo interno vi sono degli altri contenitori più piccoli (le sotto-categorie): ogni contenitore contiene solo spinaci o fagiolini o zucchine (allo scapece, mi sta venendo fame…). Tra categoria e sotto-categorie vi è un rapporto gerarchico: una categoria può contenere più sotto-categorie.

L’utilizzo delle sotto-categorie è opzionale, ma diventa più importante con l’aumentare del grado di complessità di un sito e del numero di contenuti: argomenti suddivisi per categoria e sotto-categorie più specifiche rendono più agevole la ricerca e la navigazione per il visitatore, noto per avere l’indice che scatta su un altro sito come l’indice di Billy The Kid scatta sul grilletto della sua Colt Model 1873 Army SA.

I contenuti non assegnati a una categoria, vengono battezzati come “uncategorized”. Meglio utilizzare una categoria “Varie”, “Miscellanea”, “Minestrone”, “Un po’ di tutto”. Al vostro buon senso.

Cosa serve per organizzare categorie coerenti?

Una “mappa mentale”. La mappa mentale ha una struttura gerarchico-associativa similare al blog con i suoi post e link. I collegamenti si distinguono in gerarchici e associativi. I collegamenti gerarchici, che costituiscono la parte portante, sono quelli che collegano ogni elemento con quello precedente ; le connessioni associative collegano elementi gerarchicamente disposti in punti diversi della mappa e rappresentano i legami trasversali.

Consideriamo come esempio la mappa mentale della “Vacanza” nell’immagine seguente.

mappa_mentle_viaggi

Proviamo a immaginare di costruirci un blog “Vacanza”. Abbiamo come categorie: “Consigli per il Passaporto”, le “Cose da fare”, “Destinazione”,”Roma”, “New York”, “Londra”, “Istanbul”, “Dubai”. Se siete dei “globetrotter” o dei megalomani, all’aumentare delle mete di viaggio, ogni località visitata potrebbe diventare una sotto-categoria: “Roma”, “New York”, “Londra”, “Istanbul”, “Dubai”…

Categorie e tag sono due entità distinte, non sono legate da gerarchie. Gestire con attenzione le categorie e tag genera un’esperienza dell’utente decisamente più gratificante, sia nella navigazione sia nella scoperta di nuovi contenuti.

Che cos’è un tag
etichetta-vino-francia

Categoria: Ubriacarsi responsabilmente. Tag: vino francese

Il “Tag”, come suggerisce la traduzione dall’inglese, è un’etichetta. Le etichette indicano gli argomenti principali descritti un post. Pertanto i tag rappresentano un altro importante elemento organizzativo dei contenuti: in pratica si tratta di parole-chiave utili per la condivisione e i link.

Utilizzare molti tag per un post è sconsigliato. Quattro, cinque tag sono sufficienti nella maggiore parte dei casi. Essere precisi e coerenti con l’argomento del post è essenziale. Usare molti tag all’interno di un blog viene naturale, sopratutto se si parla di tanti argomenti o di nessuno in particolare. Tuttavia, è sempre buona norma cercare di fare uno sforzo di “sintesi” per quanto estrema. Se i tag sono presenti entro le prime 100 parole del post, sembra che Google vi assegni una significativa rilevanza tra i numerosissimi ranking factor, cioè gli elementi che quantificano con dei pesi specifici l’importanza di un’informazione e quindi la sua posizione nei risultati di ricerca.

Prendendo ad esempio i tag nel post citato, xoxangelxox usa: 2017, aiuto wordpress, amicizia, ansia, bel blog da leggere.

“Aiuto wordpress” è coerente. “2017” non è necessario perché WP inserisce in automatico l’anno nell’URL del post, che viene automaticamente archiviato nell’anno corretto (vedi widget “Archivi”); gli altri tre (amicizia, ansia, bel blog da leggere) non sono strettamente coerenti con gli argomenti del post, cioè la richiesta di aiuto per WordPress, i tag e le categorie.

Per questo post ho preferito inserire i tag “WordPress help”,”tag” ,”Categorie”, tutte contenute nel titolo e nel testo entro le prime 100 parole. Mi sono sembrati più pertinenti. Ribadisco che questa non è la WeBibbia, né voglio passare per “professorino”. Condivido ciò che avrei fatto o faccio io.

L’utilizzo di Categorie e  Tag ritorna particolarmente utile per creare dei “permalink”, ovvero un collegamento permanente a uno specifico post (nel caso dei blog) che rimanere invariato per lunghi periodi di tempo.Questa è una proprietà importante dell’URL perché i contenuti possono essere citati e linkati da fonti esterne  garantendo una “stabilità” del link nel tempo; i motori di ricerca, infatti, valutano positivamente un’informazione sia in base al numero di anni di permanenza sul web (più sono, meglio è) sia in base al numero di citazioni, link, interazioni con i social network e, ancora meglio, con i siti coerenti con il tema e dalla reputazione alta. Se scrivo di un argomento storico e voglio linkare un’informazione, meglio scegliere un sito autorevole come http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/ di Rai Educational.  Vale sempre la regola di ricerca delle fonti più autorevoli possbili e non limitarsi al “sentito dire”.

In sintesi, si ottengono due vantaggi: maggiore visibilità sui motori di ricerca; maggiore facilità da parte del lettore a trovare l’argomento d’interesse.

I permalink , come le sotto-categorie, diventano essenziali quando la complessità del sito web è elevata.

Io, per esempio, utilizzo il tag per raggruppare automaticamente un numero di post in una voce del “menu”.

tag: Maleducazione stradale. Nel menu posso attivare una voce anche indicando il tag quindi genera il seguente: https://redbavon.wordpress.com/tag/maleducazione-stradale/ in cui sono contenuti tutti i post sui miei sbraiti e maledizioni contro certa infame genie di automobilisti del traffico metropolitano. Il prossimo articolo sul tema finirà in automatico sotto questa voce del menu: un solo clic e il visitatore troverà tutti i post sul tema in una pagina. Quando gli articoli sono tanti, come nel caso dei 14 post di Album di Figurine, è una mano santa, fidatevi. Il navigante che trova questo link sulla pagina di ricerca, ha quantomeno un’idea più chiara del tema che si tratta grazie al link https://redbavon.wordpress.com/tag/calcio/

Mi cerco con il tag, ma non mi trovo

Qui il discorso si fa più complicato. Cercando di semplificare all’osso, nel momento in cui viene pubblicato un post, Google deve indicizzare la pagina e assegnarle una rilevanza e quindi una posizione tra i risultati delle ricerche.

Tale posizione è condizionata dai citati ranking factor, che sono numerosissimi: dell’esistenza di alcuni si conosce da prove empiriche, altri sono controversi, altri sono oggetto di pura speculazione da nerd.

La duplicazione dei contenuti è uno dei motivi per cui la pagina o il sito sono penalizzati da Google. Per duplicazione di contenuti non si intende soltanto il testo del post, ma pure i titoli, le descrizioni, i tag (vedi Wikipedia alla voce Supplemental Result).

Un utilizzo eccessivo di tag può portare a una duplicazione di contenuti: il tag in se stesso non aumenta la visibilità, ma è il collegamento di questo tassello di contenuto con un altro gruppo di post coerenti. Occorre usare il tag che realmente descrive il contenuto e possibilmente creare nuovi tag solo se si prevede di espandere il “piano editoriale”, cioè di raggruppare più post sotto il nuovo tag. Ogni post infatti, viene indicizzato tante volte quanti sono i tag assegnati. Per esempio, questo post ha tre tag WordPress help , tag , Categorie quindi viene indicizzato tre volte: due di queste possono considerarsi “dupliche”.

Se aggiungessi tag come blog, assistenza, WP,Tupperware duplicherei il post altre quattro volte per giunta utilizzando tag ridondanti (i primi tre) e l’ultimo non coerente e fuorviante per il navigante (c’è una citazione e un paio di foto, ma questo post non tratta dei pratici contenitori di plastica). Questo post quindi sarebbe duplicato ben sette volte.

Consideriamo che i ranking factor analizzati ogni due anni dall’autorevole MOZ sono oltre novanta (sebbene se ne ipotizzi l’esistenza di almeno il doppio),  che il dominio dei nostri blog.wordpress.com non è di primo livello, che il numero di visitatori è comunque relativamente basso, volerci trovare via tag con Google diventa difficile, come il classico ago nel pagliaio.

I criteri di Google non sono noti completamente nemmeno agli esperti, figuriamoci la ratio dietro il motore di ricerca interno a WordPress. Possiamo fare due tipi di ricerche: “full text” (nel campo in alto) o via “tag” (nel menu di sinistra con il pulsante “aggiungi”).

Ricerchiamo la parola “Nick Carter“: nel primo caso il risultato è qualsiasi blog WP che contiene la parola o il tag o entrambi; nella ricerca via tag, unicamente i post che hanno come tag “Nick Carter”. In questo secondo caso, i post trovati sono in numero decisamente inferiore.

Il motore di ricerca WP non è così evoluto come Google. Nonostante – per sfregio e invidia – mi ostini a storpiare il nome di un famoso attore come  “bred pitt”, inserito il nome errato, Google riesce sempre a propormi il nome e cognome corretti. Mentre se cerco per tag in WordPress, la ricerca agisce come una funzione “filtro” in Excel, Se, infatti, inserisco “bred pritt” come ricerca WP via tag, mi ritorna un solo post, in cui l’autore ha commesso un errore di battitura nel digitare il tag; infatti, nel testo vi è citato l’attore con il nome corretto “Brad Pitt”.

Lungi dall’essere esaustiva la trattazione, spero di avere contribuito almeno a destare la curiosità e un approfondimento. Se scoprite qualche magagna, trucco o soluzione, fate un fischio qui sotto. E come avrebbe detto Nick Carter: “l’ultimo metta un commento qua sotto”.

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Informazioni su redbavon

https://redbavon.wordpress.com/about/ Vedi tutti gli articoli di redbavon

22 responses to “WordPress: categorie e tag, chi erano costoro?

  • Liza

    Io nn uso tag ma categorie
    Infatti ne ho un’infinita’ ma nel prox blog ci organizzeremo .
    Bel post buons giornata 😊

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  • lamelasbacata

    Me ne frego dei tag e delle categorie e vado a caso, preferisco essere invisibile

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  • Zeus

    Bella trattazione, molto utile e fatta bene.
    Io ho poche categorie, anche perché scrivo di poche cose e perciò riesco ad utilizzare solo 4/5 categorie (in tutto) e secondo me è il meglio. Se sei un blog generico, in fin dei conti la categoria vincente è solo una e il resto lo puoi fare con i tag.
    I tag sono una materia divertente. So che dovrebbero essere usati in modo coerente e intelligente, ma io li uso un po’ come uso il mio blog… fregandomene del vero senso di un blog e dei tag. Metto un bel po’ di tag che hanno un doppio effetto: far trovare l’articolo (infatti ci sono tag efficienti e coerenti con la trattazione) e proseguire il racconto/post con qualche vaccata (e infatti ne trovi sotto a spregio).
    Se poi teniamo conto che Google è un aggeggio malefico che utilizza spider e guarda se hai hyperlink, se ti citano, se sei referenziato, se, se se… allora capisci che con WordPress non proprietario è difficile essere visto. Il dominio… wordpress.com è già limitante di suo, sei un host condiviso da milioni di utenti, figurati se riesci a risaltare in maniera eccelsa. Cadi nel limbo delle ricerche. L’unico modo per riuscire a svettare è quello di avere un sito proprietario, modificare il CEO e tenerlo aggiornato con contenuti interessanti, scritti bene, con immagini e video, link, referenti e citazioni in giro per la blogosfera e internet.
    Andare a spaccarsi la testa su troppe finezze con il dominio wordpress.com è quasi inutile a mio avviso. Meglio proseguire con articoli scritti bene, con qualche buon hyperlink, delle collaborazioni fatte ad hoc ed essere aggiornato in maniera costante. Qualche punto in più in ranking arriva se sei presente su web da molto tempo (il tempo passato sulle graduatorie di Google è una discriminante per la bontà del blog/sito). WP è già avanti per certi aspetti (possibilità di essere visto in maniera decente su smartphone… e questo è un plus non da poco rispetto ad altri siti) e perciò, se non sei proprietario, puoi stare tranquillo

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    • redbavon

      Concordo che è limitante il blog con un dominio wordpress.com; tuttavia, io sono una persona curiosa e – almeno nell’informatica – mi piace capire come funziona. Per lavoro ho avuto a che fare con queste problematiche e ho dovuto imparare una selva di acronimi (mi guardavano come un alieno). Rimangono tecnicismi, ma trovo interessante come certi dettagli modifichino i risultati. Ho fatto un paio di esperimenti e hanno funzionato. Più che altro credo che lo devo ai “naviganti”: se uno fa una ricerca e arriva nella mia webbettola trovandoci fischi per fiaschi, gli ho fatto perdere tempo e, giustamente, potrebbe mandarmi a ramengo. Nulla toglie che puoi utilizzarli come una bella provocazione. Già mi vedo la faccia: “ma dove minxxxa sono capitato?!?”
      Come primo esperimento te(c)nnico-andante-moderato mi posso ritenere soddisfatto.

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      • Zeus

        Anche io ho sono curioso e mi sono informato un po’. Concordo sul fatto che spesso i tag messi a casaccio fanno scendere l’apprezzamento al tuo blog perché se ci capito sopra e invece che “x” trovo “z”, un po’ ci rimango male.
        Io utilizzo male i tag apposta, un po’ per divertimento e un po’ così, a caso. Poi, quando l’argomento mi prende, allora cambio registro e tiro fuori i tag corretti ehehe.

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  • Tati

    molto, molto interessante ma mi accodo a Mela… sono un macello disorganizzato, tag e categorie a casa mia non esistono… ma chi mi interessa arriva comunque 😉

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  • vincenzomobys

    Utilissimo post nonchè pieno di sacrosante verità…

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    • redbavon

      Mi fa piacere che tu vi abbia trovato qualcosa di utile. È un mare magnum, anzi un magma magnum, poco trasparente e in continua evoluzione. Tuttavia, trovo affascinante tutto questo discorso che porta ai Big Data e, magari, agli Open Data.
      Tempo fa si indicava Microsoft come “il Diavolo”, mentre io sostenevo che il vero Satanasso era Google. Per una volta, posso dire di averci azzeccato. Peccato non averci sconnesso nulla 😉

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  • The Butcher

    Se non fosse per Shiki le categorie e i tag nel nostro blog sarebbero un bel putiferio. Ottima argomentazione.

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  • mariluf

    Interessante. Lo ristudierò.

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  • kairos139

    Articolo molto utile…che dovrò rileggere, perchè questi tecnicismi necessari non scorrono nel mio dna.

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    • redbavon

      Non ti fare scoraggiare: puoi evitarli come la peste o prenderli in considerazione. In questo caso un minimo di dimestichezza con qualche aspetto tecnico (ma neanche troppo) è consigliabile. Se ci rifletti usare troppo tag non è un uso corretto. È’ come se attaccassi al tuo bagaglio un sacco di etichette con nomi e luoghi diversi…Se hai bisogno, provo a risponderti. Garantisco la risposta, non che la sappia eh 😉

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