Viva il Messico! Ep.#24 – Topeeees!

L'Hacienda Yaxcopoil, Yucatan [foto by RedBavon]
L’Hacienda Yaxcopoil, Yucatan [foto by RedBavon]
Segue da Ep.#23 – Para Ticul?

9° dia: da Ticul all’Hacienda Yaxcopoil

Da Ticul, alla guida c’è sempre Francesco.

Sebbene abbia provato a sabotare il viaggio a causa di un banale errore di vocale e portarci così a Tikal con una leggerissima deviazione di circa un migliaio di chilometri, decidiamo di rinnovargli la fiducia come pilota del nostro bolide rosso, una fiammante Chevy Monza. Fiammante in senso letterale poiché ogni volta che rientriamo dalle nostre escursioni a piedi, nell’abitacolo potresti infilarci una bella torta. Praticamente un forno portato a temperatura e nemmeno ventilato.

Decidiamo la nuova tappa al volo, incrociando i suggerimenti della bibbia Rough Guide e una sommaria consultazione della mappa-lenzuolo: l’Hacienda Yaxcopoil.

L’Hacienda Yaxcopoil risale al XVII secolo. Il suo nome in lingua maya significa “il luogo degli alberi verdi”. Considerata una delle più importanti haciendas in Yucatán, nel suo massimo periodo di splendore, Yaxcopoil si estendeva su una superficie di 12.000 ettari.  Da ranch di allevamento di bestiame venne convertito molto più tardi in piantagione di henequén, l’“oro verde”. In Yucatán, si iniziò a chiamare “oro verde” la pianta che era già conosciuta dai Maya con il termine “ki”, ovvero la varietà di agave fourcroydes, nativa della zona più calcarea (e quindi meno fertile) della penisola, la cui coltivazione estensiva rappresentò il fulcro dell’economia locale durante oltre un secolo, a partire dalla seconda metà del XIX secolo a quasi la fine del XX secolo.

Con il passare degli anni l’estensione dell’Hacienda Yaxcopoil si è ridotta a meno del 3% della sua antica superficie a causa di: continui cambiamenti politici, sociali ed economici nella regione; la scoperta di nuovi materiali sintetici che hanno soppiantato questa coltivazione, che riforniva di semi-lavorato l’80% della produzione mondiale di cordame.

Oggi l’Hacienda è un importante testimonianza storica e, nella sua proprietà, è stato costruito un museo. Andiamo a visitare perciò l’hacienda!

Da Ticul all'Hacienda Yaxcopoil
Da Ticul all’Hacienda Yaxcopoil

Yaxcopoil dista da Ticul una cinquantina di chilometri, un’ora di viaggio prendendosela con calma; inoltre è verso Nord, quindi in direzione per il ritorno verso Merida. Perciò il viaggio verso questa tappa appare muy tranquilo…Non proprio.

Topeeees!

Non lasciatevi ingannare dal titolo del paragrafo: non c’è purtroppo una virata piccante a questo scalcagnato diario di viaggio e nemmeno un’invasione di ratti femmine.

“Topes” è un tipico caso di “falso amico” (terrificante traduzione dall’inglese “false friends”) per indicare quei vocaboli presenti in due lingue con una notevole somiglianza, fonetica o morfologica, ma dal significato profondamente diverso. A parte l’evidente difficoltà nell’apprendimento, i “falsi amici” sono una fonte di inenarrabili figure dimmmerda, come d’altronde i “falsi amici” in carne e ossa.

Le “topes” sono dei dossi artificiali disposti sulla strada negli immediati pressi o all’interno di un centro abitato al fine di fare rallentare la velocità alle automobili. La particolarità delle “topes” è che devi rallentare: a parte l’altezza notevole che meriterebbe di ribattezzarle da “dossi” a “montagnole”, le “topes” sono presenti anche nei pressi di un “centro abitato” composto da tre-dico”tre” cabañas, nascoste nel fitto della foresta, ai margini della striscia asfaltata.

Perciò, la nostra situazione tipica era: siamo sulla carretera che s’insinua con la sua striscia asfaltata nella foresta rigogliosa, il traffico è quello delle sei della mattina di una domenica di ferragosto in una grande città, un’automobile ogni tanto, casi davvero isolati; siamo su un rettilineo di asfalto liscio come una lastra di marmo di Carrara tirato a lucido, l’automobile lanciata a velocità sostenuta (non smodata perché la nostra Chevy Monza è pure sempre un’utilitaria), d’improvviso spunta come l’iceberg di fronte al Titanic, una di queste “topes”! Se sopravvivi alla prima, rimani segnato per sempre e chi è alla guida sviluppa un “terzo occhio” solo per le “topes” (non quelle topes, per quelle noi maschietti sviluppiamo una terza gamba).

Inoltre, al sicuro danno si aggiunge la beffa: la segnaletica stradale che avvisa della presenza di imminenti “topes” è posta esattamente al lato della strada, in linea perfetta con il dosso. Se la posizione del salvifico cartello fosse appena una decina di metri prima si eviterebbe la sindrome da avvistamento delle “topes” ovvero: “Oh Francè, oh oh…va chiano Francè…accorto Francè, mi pare che più là…vai piano qui, CAZZO UNA TOP…AAaaah“…Scatafash!

Ebbene l’ottimo Frank, che alla guida è più grintoso che mai, decidendo che il paesaggio di lato alla strada fosse molto migliore di quello che aveva davanti al parabrezza, si distrae nel momento in cui, dal manto stradale, spunta uno di tali infami trabocchetti di figlio di buona madre di un ingegnere stradale maya. Riacquistando in una frazione di secondo prima del rovinoso impatto, il ben dell’intelletto e la corretta nonché debita visuale del pilota cioè davanti a sé, Frank inchioda!

Inutile dirvi che la Chevy Monza non è munita di ABS (acronimo napoletano per: ABbia a frenà Strunz), pertanto ne risulta: grande stridio di gomme; avantreno che si punta in avanti come un cavallo imbizzarrito l’attimo prima che il cavaliere venga disarcionato come un giavellotto in un lancio olimpionico; occupanti dell’abitacolo posteriore spalmati sulla superficie dei sedili anteriori; bestemmia irripetibile dell’occupante del sedile anteriore accanto al pilota; pilota bianco in volto, rivolo di sudore gelato sulla tempia e in evidente stato pre-dissenteria acuta; sobbalzone dell’auto lungo tutto crinale del dosso; ripresa della marcia a velocità “passo d’uomo che se l’è fatta nelle mutande”.

La rapidità di riflessi dell’ottimo Frank o, più probabilmente, una mano benedetta di una divinità maya a caso (d’altronde Frank ha svelato al mondo solo poche ore fa di essere “il Potente e Grintoso Uxmal”, dio maya disceso tra i mortali) salva l’automobile da danni che avrebbero sicuramente prosciugato la vile pecunia dell’intero gruppo, necessaria per il resto del viaggio fino a San Cristobal in Chiapas e ritorno. Nessun danno al nostro coche rojo, ma l’ordine intestinale degli occupanti del veicolo irrimediabilmente compromesso, con contorno di risatine di alcuni messicani nei pressi della strada.

Se c’è una volta in cui me la sono fatta addosso durante tutto il viaggio, è proprio questa.

Salvi assi e semi-assi, ci dirigiamo verso l’antica Hacienda Yaxcopoil.

E chi non viene con noi a Yaxcopoil, possa non beccare più “topes” in tutta la sua triste vita. Per educazione verso il gentil sesso e quel poco di decenza che mi è rimasta, in questa maledizione non si applicano le “quote rosa”.

Per l’Onda sonora consigliata faccio un’eccezione. Di solito seleziono una canzone di cantanti messicani, ma data la gran botta e interpretando lo spirito dei quattro caballeros alla volta di Yaxcopoil, è perfetto un intramontabile classico del grande Ray Charles: Hit The Road Jack.

Ep.#25 – L’Hacienda Yaxcopoil ->

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15 pensieri su “Viva il Messico! Ep.#24 – Topeeees!

  1. Ok sono dei vostri! D’altronde ricordi ho una rubrichetta “Videogiochi da paura!”, non mi tiro certo indietro! Te lo dico subito però: se andate sullo splatter alla Nightmare, mi perdete all’istante; se esplorate la parte alla Silent Hill, il primo Alien, Shining allora ci sarà da divertirsi…ehm da avere paura. 😉

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  2. I dossi sono la cosa più bastarda in assoluto. Non so da voi, ma qua hanno inventato la fregatura: ti fanno il dosso vero, alto almeno mezzo metro che, con buona probabilità, devi scalarlo e non sorpassarlo, e poi mettono un dosso piatto che sembra alto.
    E tu continui a passo d’uomo che sembri il vecchio con il cappello (ieri mentre ritornavo a casa avevo davanti una jeep che guidava a zig-zag e dietro un vecchio col cappello… mi son sentito una persona in gabbia).
    La colonna sonora del vecchio Ray funziona a meraviglia.

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        1. Come optional sono indeciso: ci vedrei un cannone da 88 mm (la Flak tedesca era una sicurezza), ma effettivamente ingombra e io ho sempre la zavorra dei due gemellini da portarmi dietro ogni volta che mi muovo: un trasloco ogni volta.

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            1. Quando hai tempo e se ti va, allora mi preme suggerirti un paio di opZionalS pret-a-porter, cose piuttosto facili da installare sulla dotazione base. L’88mm è un’ottima scelta, ma va installato con modifiche importanti al telaio: quando spara è un castigodiDDio, ma il rinculo rischia di farti tamponare con il posteriore l’auto che ti segue anche se – stranamente di questi tempi – è a debita distanza di sicurezza…
              Il primo optional è una soluzione in collaborazione tra la nostrana Oto Melara e l’americana General Dynamics: Lo sciacallo
              La seconda soluzione è davvero semplice e non abbisogna di modifiche particolari: Lo specchietto catafratto
              Se troverai il tempo di leggere, so che troverai soddisfazione 😉

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              1. Ho già aperto i link… nei ritagli di tempo, fra un lavoro e l’altro ( ehehe) mi metto a leggiucchiare! 🙂
                Comunque sia, l’88mm è perfetto se si ha un tonnaggio da chilo e così è per il Tiger 😉 o il Panther.

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