Batmancito

Questo racconto nasce come “spin-off” dell’episodio di “Batmancito!” accadutomi in Viva il Messico! Ep. #13 – Sian Ka’an, alla laguna e ritorno.

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico)

Artwork by KIMBAL (Mérida, Mexico) per Mumedi “BATMAN A través de la Creatividad Mexicana de WARNER” (2015)

Yucatàn, Sian Ka’an, in lingua Maya significa “Dove nasce il Cielo” e a buon motivo: il Mondo come siamo abituati a conoscerlo qui finisce.

Giungla, navighiamo da giorni nei canali di questa laguna tra coccodrilli, indigeni ostili e insetti meno letali dei dardi degli indigeni, ma molto più precsi. Ogni loro colpo va a segno. È più probabile che io muoia dissanguato per questi dannati mosquitos prima che gli indigeni riescano a centrarmi con una freccia.

D’improvviso sulla riva, un masso diverso dal solito, vi sono delle iscrizioni, sicuramente opera umana, non si distingue granché anche da vicino, ma è sicuramente Maya. Ci siamo! Ci siamo! Il Tempio Perduto deve essere qui.

Tiriamo in secca la barca e ci addentriamo nella giungla, più accessibile nei pressi della riva, ma ugualmente intricata. Ci facciamo strada con il machete: la mia guida, Sergio, è un discendente di questa antica civiltà, conosce le insidie di questi luoghi, ogni traccia e verso di animale, ogni caratteristica di pianta o arbusto, praticamente è una farmacia ambulante.

Sergio è un tipico uomo di queste parti: di bassa statura, arriva a stento al metro e sessanta, capelli neri, la testa incassata tra le spalle, il collo quasi inesistente. La pelle è color miele, gli occhi sorprendentemente grandi rispetto al naso, neri, profondi ed espressivi. Chi giudicasse Sergio dalla sua corporatura minuta, fa un grosso errore: grande incassatore e dotato di una scarica di pugni in rapida successione. L’ho visto stendere degli “armadi a due ante”, che quando si sono rialzati, si guardavano intorno come se avessero dimenticato dove si trovassero e cosa ci facessero lì. 

Sergio è fortemente motivato a svelare il segreto di questo Tempio Perduto. Lo fa per la sua gente. Vuole giustizia per l’identità cancellata del suo popolo.

D’un tratto appare! Quasi completamente coperto dalla lussureggiante vegetazione, ecco l’antico edificio. Maschere dalle fattezze terribili e animali feroci vengono fuori dai gradoni, come se stessero in agguato da tempi antichissimi, proprio in nostra attesa per uscire dal loro nascondiglio di liane, felci e pietre.

Ci blocchiamo sul posto all’unisono, come se un atavico allarme si sia messo a ululare il pericolo incombente.

Incrociamo lo sguardo ed è sufficiente una rapida occhiata per capire che siamo determinati a proseguire. Non possiamo fermarci ora! Siamo giunti fino qui, dopo mille peripezie e avventure inenarrabili…Anzi no! Ho segnato tutto in un diario di viaggio, che potrebbe diventare un libro e, magari, ci faranno pure un film.

Riemergo da questi pensieri di trionfo e gloria, appena in tempo per scorgere Sergio scomparire dietro un intreccio di liane, come inghiottito. Corro con il cuore in gola, mulinando il machete alternando colpi in avanti, alla destra e alla sinistra. Faccio tanto di quel rumore che qualsiasi serpente o animale nella boscaglia qui intorno si è sicuramente allontanato. E avrò anche risvegliato l’eventuale mummia che riposava indisturbata da secoli nel tempio.

Riduco in pellet per stufe la vegetazione nel punto in cui Sergio è scomparso e…

…L’entrata del tempio!

L’entrata del tempio si spalanca davanti i miei occhi e inghiotte il mio sguardo come un buco nero; la luce, finalmente infiltratasi attraverso il varco tra le liane appena tagliate, va a sbattere contro quel muro di buio e sembra quasi rimbalzarci contro.

Mi basta un attimo per notare la decorazione intorno all’entrata: si ripetono alternandosi Bahlam, il giaguaro, dio degli Inferi, e Zotz, il pipistrello, simbolo della notte, morte e sacrificio.

giaguaro-pipistrello-maya

Faccio scorrere il palmo delle mani sull’iscrizione, ne seguo il rilievo, la vegetazione ne ricopre buona parte e, come un antico alfabeto Braille, le mie dita leggono ciò che toccano: kame…Sotz…Kame…Sotz…Kame…Sotz…Kame…

Nella lingua K’iche’ “Kame” significa “morte”…
“Sotz” è “pipistrello”.
Camazotz!
Il pipistrello della morte!  Nel sacro libro Popol Vuh, nella caverna Zotzilaha, la “Casa dei Pipistrelli”, vi abitava un tipo di pipistrello chiamato “camazotz”; uno di questi mostri decapitò l’eroe Hunahpú.

È la conferma che questo è il Tempio Perduto!

Ce l’abbiamo fat…Sento la voce di Sergio che mi chiama! Viene dall’interno, è vicina. Mi accovaccio, i Maya entravano in ginocchio nei templi per rispetto alle divinità. Sono in una posizione quasi fetale, ma nulla potrà proteggermi se ora, da una di queste strette e umide pareti venisse fuori un serpente o uno scorpione. Avanzo lentamente, facendo attenzione a non toccare le pareti e non disturbare il sonno di eventuali abitanti; unica guida in questo sudario di buio e umidità è la voce di Sergio, che come un faro mi indica la via giusta. Nella sua voce riconosco un tono di esaltazione, ma potrebbe essere anche l’effetto di certi mix di gas che si sviluppano in questi cunicoli da lunghissimo tempo non percorsi da anima viva. Speriamo pure nemmeno da qualche anima non-morta.

Così strisciando per un tempo che sembra durare troppo, finalmente intravedo il fascio di luce della torcia di Sergio!

Non troverò un porto accogliente per rifocillarmi, fare bisboccia e poi riposarmi, ma l’inizio di un nuovo viaggio a ritroso per rendere noto al Mondo il segreto del Tempio – ormai non più – perduto.

Raggiungo Sergio in uno spazio leggermente meno angusto del resto del corridoio. Il cunicolo si allarga in una piccola camera rituale. Non si può andare avanti: i restanti tre muri perimetrali non hanno aperture. Non vi è un sarcofago né un altare, tutto qui?

Sergio mi indica la parete sulla sinistra del foro di entrata nella piccola camera, dal perimetro rettangolare, stretta e così lunga che il fascio di luce della torcia non riesce a raggiungere la parete sul lato corto opposto.

Vi sono gli stessi glifi che si ripetono alternati, il giaguaro e il pipistrello, ma in questo caso, quelli del pipistrello sono di dimensioni più grandi e poi…Sangue del demonio! Come direbbe il mio caro amico pilota, peccato non sia qui con me, dovrebbe vederlo…Sì! Sangue del demonio! Per l’animaccia mia e pure la tua! Mio caro amico…Altro che Amazzonia, dovresti essere qui per vedere questa pietra!

Una pietra scolpita in altorilievo, un unico masso, largo circa un metro e alto almeno un metro e mezzo, è inciso finemente e vi è raffigurato un enorme pipistrello che attacca il giaguaro e lo divora. Tutto intorno alla pietra, in basso rilievo sulla parete, folle di figure assistono alla formidabile scena, prostrate, in ginocchio, con il capo chino tra le braccia stese in avanti e a terra: nel perimetro più interno vi sono i Gran Sacerdoti, poi i Guerrieri, il popolo, infine, al bordo più esterno, sdraiati e con la faccia infossata nella terra, gli schiavi.

Il giaguaro è il simbolo del dominio, della forza, della leadership, ma questa scoperta cambia tutto il modo d’interpretare la Storia e la Mitologia. Il pipistrello per alcuni popolazioni mesoamericane era una divinità, per altre solo un animale con una forte simbologia.

Come è possibile che il pipistrello domini il giaguaro?

Vai alla Parte II: Batman inicia

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21 responses to “Batmancito

  • Paolo

    Un’avventura che continua e va in profondità. Davvero un bel viaggio-libro rivissuto il tuo. Attendo fiducioso la continuazione… Buona giornata Red!

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    • redbavon

      Ciao carissimo! Ero sulle spine per come avresti preso questo “spin-off”, tu Gran Sacerdote della Parola Scritta.
      Come al solito, cogli la chiave interpretativa più profonda “viaggio rivissuto“. Sul “libro” ringrazio e sono lusingato, ma passo la mano perché mi fa troppo culturA Alta e io sono un pigmeo.

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  • tiZ

    Ma chi siete i goonies???

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    • redbavon

      Ciao tesò! E’ un pò che mancavi o no? O sono io che sento la mancanza troppo…Vabbuò jà, i Goonies…FossAmaronna, sarei ricco e stateve bbuono a tutte quante.
      In effetti, è partita la scheggia per fare qualcosa di follemente beota, ma sta prendendo una piega più avventurosa alla Indiana con inserti “ironici” da alleggerimento alla Lucas nel primo Star Wars e continuato in Indiana. Ricordi la scena dell’omone che mulina la scimitarra, Indy tira fuori la pistola e lo stende? Beh, lo stile vorrebbe essere quello.
      Se scrivi “Goonies” forse ho ecceduto nel lato più “ironico”, ma ho già buttato giù la “parte segunda” e sta venendo una cosa più paurosa..Mò, non esageriamo, diciamo che tra studio delle divinità e rituali Maya, parecchio inquietanti, ieri notte, mentre scrivevo, ho sentito un rumore strano, ho alzato gli occhi dal notebook e davanti a me ho visto una “macchia nera” che cercava di entrare in casa attraverso l’inferriata chiusa e la finestra aperta. Quella macchia nera era lì, sospesa a circa un metro e mezzo di altezza, trattenuta dalla zanzariera tirata. Mi sono visto ‘sta “cosa nera” a un’altezza che non poteva essere e m’è preso quasi una sincope con complicazione apoplettica. Era un gatto nero. Chi t’è bbbbiv…Tutta suggestiOne😉

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  • Zeus

    Io aspetto la continuazione.
    Misteri, giungla, machete e, soprattutto, quel feeling alla Indiana Jones che fa sempre bene!

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    • redbavon

      Indy, ma anche Mister No (c’è una citazione piuttosto evidente per chi ha letto il fumetto), un po’ di Martin Mystère, un’ambra di Akim e Turok. tiZ ci ha visto i Goonies… A brevissimo, è quasi pronta la parte segunda. Leggiti il commento che ho fatto a tiZ per un “dietro le quinte” che non deve mancare mai Ah Ah;)

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      • Zeus

        Ehhh, ma tieni presente che io Mister No non l’ho mai letto, di MM ne ho letto uno e il resto è sconosciuto.
        I Goonies visti, ma secondo me c’è molto Indy eheheh.
        Ho letto il commento, attendo la seconda parte più spaventosa.
        Tu lo sai perché la scena dell’uomo con la spada e Indy con la pistola è venuta così?😀 Ho letto il reportage del film e tutti gli attori erano in preda alla “maledizione di montezuma” (idem la crew) e non avevano voglia di mettersi a fare millemila scene e così ‘sto qua si mette a mulinare la spada e Indy lo fredda veloce (così la scena era finita e potevano tornarsene sul cesso ahhahahah).

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      • redbavon

        E mica è obbligatorio leggersi i fumetti, non volevo dire questo. Era solo un mio rendere onore ad altri personaggi, che prima e di Indy e come Indy hanno segnato il mio immaginario e incuriosito a scoprire le Antiche Civiltà e a conoscere di più.
        Concordo con te, l’ispirazione a Indiana è quasi da plagio, sono partito con la colonna sonora di John Williams in testa dal post ispiratore del viaggio in Messico e mi è venuto naturale. Spero che Lucas non mi chieda i diritti, ah no si è comprato tutto Disney…Ahia! Mi sa che tra poco qui si chiude😉

        PS: non sapevo delle motivazioni della scena. Grazie, bel “dietro le quinte”.

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      • Zeus

        Avevo capito, volevo solo rendere palese la mia ignoranza nel caso in cui, nel prossimo capitolo, ci siano altre citazioni che io, ovvio, non coglierò! ahah
        La Disney non ha pietà, meglio che incominci a far finta di essere qualcosa di diverso… un po’ come Cage in “Il mistero delle pagine perdute” o quello de “La Mummia” ahaha

        Ps: la lavorazione di quel film è stata molto travagliata. Soprattutto dal punto di vista fisico.

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      • redbavon

        ok, non volevo sembrare spocchioso con sua divinità😉 Oddio, Cage, no! Ha una sola espressione facciale. “La Mummia” ah ah. Meglio allora lo spin-off del Re Scorpione (boiata infinita), ma con un The Rock, che è hawaiano ma come pre-antico-egizio ci sta in tutta la sua truzzità.
        Fosse solo per la bella Kelly Hu sulla locandina, m’imbarcherei veramente in un’avventura così!

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      • Zeus

        Cage merita proprio per la sua mono-espressione. O l’espressione da mona. Vabbeh.
        La Mummia rende sempre e The Rock mi fa morire. Recita da cani ma mi guardo tutti i film ahahahaha
        Amo queste cose trucide.

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  • silviatico

    Per me, anche questo episodio, è conferma delle tue capacità scrittoriali: una prosa scorrevole, trapuntata da una vena ironica sempre presente, ma che non dispiace, anzi la trovo accattivante. Per non dire anche delle notizie sulla cultura maya con cui abbellisci e impreziosisci la scrittura…
    I miei più sinceri complimenti e più che mai impaziente di continuare a leggere… Lo so che mi risponderai”al ratito”.Ma sappi che capisco cosa vuol dire”al ratito”: per i messicani è “chissà quando”. Io ti ricordo soltanto che non sei messicano……..Ahahahahahahah!!!!!!
    Un carissimo saluto

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    • redbavon

      Non “al ratito”, ma muy tranquilo;) È iniziato un po’ per gioco, un po’ contagiato dalle atmosfere del tuo racconto, e ora sta venendo giù da solo, che ne ho in punta di dita almeno altre due parti. Sto ultimando El BaVon Rojo, Azz! Ho spoilerato😉
      Grazie della tua generosità nei commenti. Mi lusingano e sono benzina per il motore o, forse, napalm della lingua italiana;)

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