Road to nowhere. Destination Anywhere

priverno-stazione

Ho proprio bisogno di un viaggio.

Titolo: Cari amici vicini e lontani,

Sottotitolo: tra poco, sarete tutti mooolto lontani.

Ho proprio bisogno di un viaggio! Un viaggio di quelli esagggerati, di quelli da tramandare a memoria della mia famiglia, tutta dal sesto grado a scendere. E invece no! Eccomi spu(n)tare – chi col Bava si accompagna, di sputo si bagna – sui vostri schermi anche se proprio non ne avvertivate il bisogno e, più probabilmente, vi spingerà a ben altra e più fisiologica impellenza; certo sarebbe meglio per tutti che le vostre pupille si stessero consumando sul fondoschiena di qualche conturbante bagnante (maschio o femmina), piuttosto che su questo cannone a cristalli liquidi, fosfori o fotoni BUM!

Secondo tentativo

Ari-titolo: Cari amici vicini e lontani

Ari-sottotitolo: siete ormai vicini (più o meno)

Il “cappello” che vedete appena qualche riga su nient’è che l’inizio di un buon proposito scribendi prima della partenza per un viaggio che in altri momenti mi ha portato ad attraversare la Francia da Lione a Brest, a sedermi a un tavolino di prima mattina nell’entroterra di Creta e sorseggiare, invece di un caffè o un cappuccino, un distillato tra 40 e 65% di grado alcolico, la τσικουδιά (tsikoudia); nella terra dei Vichinghi, da Stoccolma all’isola norvegese di Runde; a percorrere la Romantische Straße in terra teutonica; all’incontro con una balena a sud di Zanzibar; alla “Mia Africa” in Botswana; al mio morso alla Grande Mela; sulle orme di Sandokan in Malesia o, ancora, in Sri-Lanka tra i dagoba sotto lo sguardo vivo di statue di Buddha – sdraiati, seduti o in piedi – che sembrano non guardarti, ma ti vedono benissimo.

Tanti viaggi che ho avuto la fortuna di fare e tanti altri che ho semplicemente immaginato di fare. Beh basta il pensiero…o no?

E’ pure vero che, di tanto in tanto, su queste pagine metto le mani in tastiera solo per assecondare un mio rutilare di facezie e per solleticare le vostre trombe di Eustachio, ma a giudicare dal coro di proteste tipo “Andò caxxo stai?” o “Di grazia, quale improba fine hai fatto?” secondo il grado di (mal)educazione di ciascuno, mi pare che siate sopravvissuti e che non vi sia mancato affatto il mio supporto e-lettro(to)nico. Tanto non mi offendo.

Sono ormai otto anni, da una scritta rubata da un muro e quel post Il mutuo dell’Amore in un afoso luglio (sarà stato il caldo…Sicuramente è stato il caldo), che la mia presenza e-lettronica, il mio alter ego virtuale, il mio Jekyll (Hyde è nella realtà!) aleggia nella mamma di tutte le Reti ed è ormai una sorta di entità staccata (troppi film di cyberspazio eh?). Se qualcuno ha visto l’anime “Ghost in the Shell” forse capisce cosa intendo. Altrimenti per l’angolo “Nonna Abelarda consiglia”: “Ghost in the Shell”, animazione giapponese, 1996, storia di spionaggio con tanto di donna cyborg alla ricerca dell’essenza della vita, della sua anima, il “fantasma nel guscio”.

“Questi occhi hanno visto cose che voi umani…” mi verrebbe da dire come nelle commovente scena della morte di Rutger Hauer in Blade Runner, ma evito: inutili auto-patetismi e, poi, non voglio  che questo post diventi “DonCiakCastoro, il mensile di cinema meno letto in Italia”.

Allora potrei scrivere, ricordando dei bei viaggi fatti in passato, tipo che il viaggio in quel dello Yucatàn (che in lingua Maya significa “non capisco”) e Chiapas (che in milanese significa…): posti incredibili, un mare di tante sfumature di turchese che trasmette equilibrio, compassione, armonia e l’amore per la natura, fine sabbia corallina, la jungla, le mangrovie, colori, odori, sapori dell’altro mondo, l’altro-mondo a 10.000 km di qui. Le cose che mi vengono in mente sono tante che si affollano e mi confondono, sono tutte belle, tanto da dovere essere raccontate, belle che sarebbe un crimine lasciarne anche una non-detta, belle che la voglia di dirle tutte crea un casino nella mia testa-cuore-viscere e la mia lingua non sa con quale iniziare. Però sarebbe anche questo un inutile placebo, un metadone che poi te ne serve di più, una “palla” mortale per i più. Sì, infatti…E allora ne sto scrivendo: Viaggio in Messico, sono al 9° “episodio” ed è solo l’inizio.

Ho pietà, ho pietà dell’incauto navigante, giunto qui perché ha cliccato sul “Mi sento fortunato” nella pagina di Google e oggi Google “aveva le sue cose”. Questo post è ispirato da una sana voglia di partire all’insegna del “Chi parte sa da che cosa fugge ma non sa che cosa cerca” (conoscete pure voi a Lello?), salutando con un caldo sorriso di arrivederci le persone care e con un dito medio alzato il Grillo Parlante. Senza bagagli, m’imbarcherei su quel cargo battente bandiera liberiana, salirei su quel treno per Yuma, sul Notturno Bus o sull’Aereo più pazzo del mondo, pagando il biglietto, senza chiedere prima il prezzo, mi siederei al mio posto, basta pure lo strapontino, cuffiette, fritto misto di musica e stateve bbuono, ci risentiamo a destinazione. Sì, mamma, non ti preoccupare, appena arrivo, ti faccio una telefonata…Sì, mamma, me le sono portate le mutande di ricambio. Sì, mà, è inutile che t’inventi scuse perché ti dispiace quando parto, lo so che mi vuoi bene, ma te ne voglio un sacco anche io. Non immagini quanto perché colpevolmente spesso l’ho sottinteso. Ti chiamo, tranquilla…E non stare in ansia fino a quando arrivo, perché so quando parto, ma non so quando arrivo.

Dove vuole andare, signore? Caro signor bigliettaio, non l’ha ancora capito? Ma dove vuole che vada, rimango qui. Questo è il mio posto, questo è il mio post che tanto voleva partire e lasciare indietro una scia di domande, rogne e sana invidia, ma si è andato a sfracellare sulla routine quotidiana. Ho preso una boccata d’aria.

Qualcuno dice che scrivere sia catartico…No, quale catartico! Io mi diverto. E’ una droga, appena finisci, ne hai bisogno di una dose più abbondante. Non importa che robbba ci mettono dentro, tagliata bene o male, l’importante è procurarsela.

Pertanto, non allungo di più la brodaglia sul viaggio di cui ho tanto bisogno e mi finisco di pugnalare perché le vacanze sono lontane e ritorno a bomba sulla realtà.

BUM!

Onde sonore consigliate: Road to Nowhere dei Talking Heads

e Destination Anywhere dei Commitments

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14 responses to “Road to nowhere. Destination Anywhere

  • simona

    A frate’ te sei fatto ‘n viaggio! Lo so è na vita de stenti….mi sa che sta maglietta sa’ da fare!😘

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    • redbavon

      A sore’ sarà che a “insegnare” ai nani a mangiare funghetti a Super Mario, l’alter ego virtuale è andato in virtuale overdose in un periodo in cui parecchi intorno a me sembrano si siano fatti di allucinogeni nella realtà…E tu lo sai bene se dico fandonie. Comunque per la maglietta no…Bisogna farne due: quella che dici tu “E’ ‘ma vita de stenti” e quest’altra:”Tutto su ‘ste spallucce!”. Bentornata nello spazio dei commenti. Mi mancavi. Al prossimo “viaggio”!

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  • tiZ

    Partire è sempre un po ‘ morire, un po ‘ rinascere. Una nuova pelle si determina. E non siamo più gli stessi. E quel desiderio di sentirci vivi che muove dentro , di cambiamento continuo, di evolverci che fa’ di noi parte di questo incomprensibile universO.
    Ti invidio i viaggi che hai fatto. Posso vederli attraverso i tuoi occhi.
    Ogni giorno abbiamo necessità di partire. .. anche senza sapere dove andare…ovunque la strada ci porti . Lontano da questa stanca quotidianità. ..

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  • tiZ

    è che quel posto bello esiste sicuramente, solo che non dovremmo dimenticare di portarci dietro l’altro di noi – quello obliato da troppo tempo ormai…..

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  • redbavon

    Fabio Concato! Ok isso bandiera bianca. Pochi sono i cantautori che amo e ho amato e di Concato ho addirittura un Ciddi.Touche’! Il problema è che se continuo con una vita sedentaria e alimentazione vai-di-corsa, quando avrò trovato l’altro di né somiglierà sicuramente a Rosalina!
    Almeno lei andava tutto il giorno in bicicletta. Io mi ammazzo solo di bignè…e il ripieno a volte non è di cioccolato😉

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  • Paolo

    Finalmente…
    Che belle immagini, istantanee di viaggio.
    Tutte incastonate dietro e dentro i tuoi occhi.
    [di mio, oggi tornerei ne “La mia Africa”, in volo sui fiumi, oltre le ali dei fenicotteri, in faccia lo schiaffo del vento, il rombo, la luce, il silenzio, la pace e l’estasi…]

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    • redbavon

      Uheila’ Beppe! …E che ho ritrovato dei vecchi albi di Lupo Albeero….Non so se hai presente i colpi che la talpa faceva prendere al lupo. Vedi che viaggiare serve: incontri vecchi amici che non vedevi da un po’…Bentornato…Paolo.

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