48, passati Olè!

Dedicato a tutti quelli che il 16 marzo mi hanno fatto auguri e festosi salamelecchi utilizzando ogni bendidDio tecnologico, da What’s Up a SMS, da FaceBook a – persino – il tradizionale metodo della voce a telefono. Grazie a tutti.

DAVID LIVINGSTONE: 1813 – 1873 <—————> CLAUDIO BAVA: 1968-2046 (*)

(*) vita media per gli uomini secondo dati Istat. Confido in un errore per difetto di tali dati e aggiungo scongiuri di antico rito latino maccheronico…raptatio pallorum omnia mala fugat.

48, parlo pure da morto. Coincidenza di quelle da spigolatura della Settimana Enigmistica, il 48 è secondo la Smorfia ‘o muorto che parla. A dispetto del riferimento al defunto, il significato è meno macabro di quanto ci si aspetti. Con tutta probabilità – certezze con la Smorfia non ce ne sono – l’espressione indica che il defunto ci manca, che abbiamo bisogno di comunicare con lui. Mera coincidenza di un dato anagrafico con un numero cardinale che mi si cuce addosso: logorroico, uno che chiacchiera tanto, per alcuni troppo, per altri a vanvera, con l’aggravante che è pure grafomane, ma – a eccezione di affezionati frequentatori di questa webbettola  – pochi lo sanno. 48, parlo pure da morto.

L’incipit fa pensare che questi 48 anni siano iniziati all’insegna della megalomania e di grandi progetti che il Futuro – da qualche parte – mi ha riservato.

Di Futuro non conosco nessuno, anzi no…conosco una ragazza: Futura. E’ però impegnata in una bella canzone di Lucio Dalla e non si può preoccupare di come muoverò i miei prossimi passi in questo mondo che sembra fatto di vetro e sta cadendo a pezzi come un vecchio presepio. Ah, è il mio turno! Tocca a me muovere…Tiro dei dadi. Rotolano. E’ uscito 1…e 1. Un classico a Risiko quando dichiari il 2 contro 1 e ti serve quella maledetta carta per fare il “tris” e accaparrarti un bel mucchio di carro-armatini. A quel punto, te li ritrovi tutti addosso. Tutti gli altri giocatori come un branco di iene intorno a un animale ferito, ti sono addosso per impossessarti delle tue spoglie ovvero delle tue carte. E’ l’inizio di un’altra fase, da attaccante ad attaccato.

E così a 50 meno 2 anni inizio a sentirmi sulla difensiva. A non potermi più permettere una botta di “1 contro 2”, pessima idea, probabilità di disastro pressoché certa ma da giovane il rischio è calcolato: poca consapevolezza e interesse delle conseguenze, tempo avanti per recuperare. Ora: accumulare carro-armatini, sferrare un attacco, un solo attacco, avanzare e fermarmi. Ma diamine! Non mi diverte.

Comunque vada e qualsiasi cosa questi entranti 48+1 (sop)porteranno, una promessa sento di farla a gran voce: la Kamchatka sarà mia! La invado a prescindere dalla carta-obiettivo: mi piace il suono che fa il solo pronunciarne il nome.

41-anni-redbavon

un Buon non compleannobavortex 

Un Buon non compleanno a me a chi? A me o a te?
Un buon non compleanno a te? a me? e a te? o a me? Brindiamo tutti insieme con un altro po’ di tè;
E tanti tanti auguri a teeeeee.

Grazie a tutti per i vostri festosi salamelecchi ricevuti utilizzando qualsiasi mezzo di comunicazione, a eccezione di lettere amanuensi e piccioni viaggiatori.

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11 responses to “48, passati Olè!

  • Paolo

    A U G U R I !!!!!!
    Ignoravo la ricorrenza.
    Statuario, navigatore, conquistatore!!
    Buon compleanno. Buoni giorni.
    A molto presto.
    Per una sana condivisione.

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    • redbavon

      E no! Ignorantia non excusat. Vienit’ a piglià o’ perdono previo ortodosso rituale di pentimento: clicca per tre volte su Mea culpa, recita cinque Ave o’ Bavaria e cinque Jeger Maister. Dopo cotanto amaro… pentimento, sei ancora in grado di incrociare le dita sulla tastiera, batti un colpo di commento e riceverai il mio ringraziamento😉

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  • Corrado

    ….ma perchè fermarsi al 2046? Certo, come diceva Enrico Ruggeri “Il futuro è un’ipotesi”; come diceva Cicerone “E’ meglio ignorare il futuro”.
    Come diceva Calderon de la Barca “La vita è sogno”: ed allora, sognando, proiettiamoci ad essere quasi centenari…Vivendo più epoche storiche, è come se si vivessero più vite….Poi, certo, occorre avere Fortuna….Ancora buon compleanno (auguri postumi)…

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    • redbavon

      Caro Corrado…E perché non tutto il cucuzzaro;) ? La statistica ci riporta un numero come lo è pure questo numero che mi insegue anagraficamente e spero di avere ancora tanto fiato in questa maratona che – come qualsiasi gara – deve avere una fine per giustificarne un risultato, qualunque esso sia. Non che aspirare al podio, ma a portarla a termine ci tengo. C’è ancora tanta strada da fare – e qui l’augurio ci sta tutto – e spero di arrivarci ignorante come diceva Socrate: so di non sapere. Sempre curioso e affamato di imparare. Grazie da uno che non è ancora postumo.

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  • Paolo

    Comunque. Non molto tempo fa, una mattina, probabilmente sulla tazza, il ben noto pensatoio, sede di tante, lucide visioni e prese di coscienza, mi son ritrovato anch’io a ragionare sulla mia “data di scadenza”. Mi ero dato del 2050, a sentimento, e noto che sono abbastanza istat inside… Il pensiero non era triste, né nostalgico, né ansiogeno. Era una constatazione. A patto di arrivarci, poi. Non ho figli e, con ogni probabilità, non ne avrò, di miei, almeno. Anche se tu, Red, con l’anagrafica del tuo nucleo familiare (te la sei spassata, eh!), mi hai riacceso un filo di speranza. Anyway. Ho scoperto che riflettere sul nostro limite temporale (che è in sé una novità) è foriero, contro ogni aspettativa, di un senso di quiete (che non è fatalismo). Al tempo stesso ti fa concentrare sul senso di ciò che stai facendo. Insomma, stiamo scollinando. Siamo – forse – a metà del “cammin di nostra…” (come tu citi benissimo) e non è che abbiamo milioni di vite per essere uomini buoni e vivere sentimenti di sana amicizia e solidarietà con i nostri simili. Ecco. Questo mi dice la data di scadenza tatuata sotto la pianta del piede sinistro. E altre cose mi dice quella dei miei vecchi (che ci sono ancora, per ora). Anni fa non diceva niente, non c’era nemmeno. I nostri occhi, i nostri sensi non badavano a marchi qualità, provenienza, chilometri zero o mille, del prodotto, né alla sua scadenza. Consumavano e basta. Almeno, è stato così per me. Ora, invece, almeno su questo particolare scaffale, la qualità viene prima di tutto. Quel del viaggio che stiamo compiendo e che ancora possiamo compiere.

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    • redbavon

      Mi tocca come di consueto accodarmi – quotare direbbero i ccioffani – alla tua ben più efficace raffica di chiose e fertile humus di ulteriori spunti e voli che ricordano Pindaro ma in versione “pirla” (parlo per me). Il vaso di ceramica sanitaria sta alla civiltà moderna come il cuore ancora inesplorato dell’Amazzonia: un ultimo baluardo di verginità, in cui confrontarci con le origini, non sono diafano ricordo di un lontano passato, ma realtà pulsante. Un ultimo luogo in cui fermarsi – spinti da inprorogabili necessità fisiologiche – e ritrovarsi da soli. A volte, qualche pensiero riaffora dai moti convettivi del tran-tran quotidiano e ci segue anche dopo lo strappo-e-via. Sì, dici bene: stiamo scollinando o -come dico io – stiamo arrivando al giro di bo(v)a, vento traverso, mi preparo alla bolina, attenzione a non scuffiare. La tensione è palpabile, l’obiettivo si avvicina e dopo la boa via di vento in poppa, spinnaker verso il traguardo. No, dici ancora bene, non abbamo milioni di vite, ma una sola e non basta. Me ne sono accorto quando facendo l’elenco dei luoghi che vorrei visitare prima della “data di scadenza” (no conservanti, no aromi, no coloranti): non ce la faccio, vado fuori con l’accuso, sballo con il quattro in mano, pure facendo un viaggio all’anno, non ci sto dentro. Ho avvertito in quel momento tutta la precarietà, la brevità, la caducità della vita, ma la reazione immediata è stata non di rassegnazione o maliconico patimento, bensì di apprezzamento anche delle piccole cose e dell’esigenza, sempre latente, ma ora ritrovata in pieno di non aspettare a “essere pronti”, a dire un “ti voglio bene” senza mai sottintendere certi buoni sentimenti, a condividere i propri stati d’animo, a essere chi vogl’io ascite fore d’a casa mia perchè je so’ pazz’…E oggi voglio parlare.
      A volte ci riesco, a volte no. Quando ci riesco, avverto la vita…piena. Non è la fine a essere sconvolgente in sè, ma l’arrivarci con un potente senso di “vuoto a perdere”.
      Ora però, come promesso, vienit’ a piglià o’ringraziamento:
      vienita piglia o ringraziament

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  • Mastro Birraio

    Se porto la birra mi perdoni per i cinque giorni di ritardo?
    Tante tante angurie!

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