Taiwan: congratulazioni “madam president”

Tsai Ing-wen, prima presidente donna di Taiwan! (foto: CNA)

Tsai Ing-wen, prima presidente donna di Taiwan! (foto: CNA)

Taiwan ha la prima presidente donna, Tsai Ing-wen! Una notizia che mi ha gonfiato il cuore e mi ha fatto sentire quel prurito alle dita, che ormai riconosco come un ben preciso richiamo della tastiera, non derogabile. Avete presente uno yo-yo e il gesto della mano per farlo risalire su?

Tra le varie facezie che rutilano in queste pagine, sembrerà fuori luogo e come il classico “cavolo a merenda”, ma se a qualcuno piace questo ortaggio per iniziare bene la giornata non ne discuto i gusti, anzi gli auguro di poterne mangiare ogni giorno e che non manchi mai alla sua tavola.

“We want the international community to understand that it is everyone’s shared responsibility to maintain peace and stability”

Time-20-j06-2015-cover

Time 29° numero, giugno 2015, Ediz. asiatica

In un’intervista del 20 giugno 2105 al Time (edizione asiatica), che le ha dedicato anche la copertina, Tsai Ing-wen ha più volte ribadito l’impegno e la responsabilità propria e del partito che la supporta a mantenere pace e stabilità in un’area geografica e politica molto “calda” da diversi decenni, passata in secondo piano a causa degli eventi in Corea del Nord. La vicina Cina ha sempre guardato all’isola e ai suoi oltre 23 milioni di abitanti come “una provincia ribelle”, non riconoscendo come Stato indipendente la Repubblica di Cina (Taiwan).

Ero un bimbo e in famiglia si parlava già di questa situazione in termini di “polveriera” poiché mio zio aveva un’attiività commerciale che importava da Taiwan e Hong Kong. Quando la Cina era chiusa a qualsiasi rapporto verso l’esterno, il “Made in China” non esisteva e l’attuale diffusione di tale dicitura di provenienza era ad appannaggio – con le opportune proporzioni di mercato meno globalizzato di oggi – del “Made in Taiwan”.

Oggi tutto è cambiato: la Cina è un gigante ed è stabilmente inserito nelle nostre economie e vite quotidiane. La situazione “calda” con Taiwan è immutata. L’elezione di Tsai Ing-wen è una bella notizia non perché è “una donna”, ma perché una donna di 59 anni, senza avere alle spalle l’“eredità” politica o potere economico di un uomo, padre o marito che sia, è stata eletta capo di Stato e con largo consenso. E’ una bellissima notizia e fa pensare che il Mondo può essere un posto migliore. Se ciò è possibile, sarà sicuramente grazie a una donna.

L’ elezione di Tsai Ing-wen, infatti, è stata ottenuta con un consenso che in Italia definiremmo “ampio”: il 56%. La vittoria è ancora più evidente se contiamo i voti: Tsai Ing-wen, candidata del Partito democratico progressista (DPP) ha ottenuto quasi 6,9 milioni di voti, battendo il candidato del partito nazionalista (KMT), Eric Chu, il quale ha ottenuto poco più di 3,8 milioni di voti.

Taiwan-2016-presidential

Infografica: Tania Chou, Taipei Times

Il partito nazionalista Kuomintang (KMT) segue la politica dei “Tre no”:”No” all’indipendenza di Taiwan; “No” a “Due Cine” o a “una Cina, una Taiwan” e “No” alla partecipazione di Taiwan a organizzazioni in cui sia necessaria la rappresentanza come “Stato-membro”. Il KMT è perciò considerato filo-cinese ed è sempre stato un partito con grande consenso (vedi grafico dal 1996 a oggi): il suo più importante rappresentante è sicuramente Ma Ying-jeou, presidente di Taiwan per due mandati consecutivi, risultando vittorioso alle elezioni presidenziali del 2008 e del 2012. Ma Ying-jeou è anche il presidente che ha incontrato un presidente della Cina, Xi Jinping, per la prima volta dalla fine della guerra civile nel 1949.

ROC direct presidential elections ratio-bar

Elezioni presidenziali di Taiwan : 1996 a oggi. In blu il KMT, in verde il DDP, in arancio partito indipendente

Alla luce di questi dati storici, la vittoria di Tsai Ing-wen è ancora più evidente sia per la dimensione sia per il significato: il consenso di 6,9 milioni di elettori eguaglia il risultato del KMT del 2012 e, sopratutto, recupera sul forte avversario politico che detiene il record assoluto del 2008, il più alto nella storia delle elezioni presidenziali, iniziate nel 1996: Ma Ying-jeou ottenne 7,6 milioni di voti.

Lo snocciolamento di dati elettorali di un Paese lontano circa 6.700 chilometri vuole scacciare il sospetto che l’elezione di Tsai Ing-wen sia avvenuto “in quota rosa”. Con altrettanta determinazione, viene riaffermato che Taiwan è una democrazia pluralista e moderna, in contrapposizione alla Cina, che, nonostante la necessaria “apertura” per i rapporti commerciali  e conseguente progresso economico, è graniticamente su posizioni di censura, rifiuto di libertà di espressione e manifestazione di dissenso.

“Our democratic system, national identity and international space must be respected” (da Abc.net)

La notizia viene data per lo più facendo intendere che tale vittoria rischia di creare un altro punto “caldo” in Asia con il rinfocolarsi di vecchie situazioni mai sanate. Tuttavia leggendo le sue dichiarazioni, se ne trae un insegnamento per le nostre democrazie, ormai date per scontate, quando invece la “democrazia” è una conquista di una società, pagata spesso a caro prezzo dalle generazioni passate, e che va coltivata nelle generazioni in divenire, come una pianta che va annaffiata, potata, curata, amata.

Non capisco, davvero non capisco: nei nostri TG e trasmissioni di approfondimento dell’attualità politica ed economica ci si riempie la bocca di valori della democrazia: si passa da un modello di “esportazione della democrazia” a quello, più di recente ripetuto, di “difesa della democrazia”.

Oggi, nella lontana Taiwan, c’è una donna in testa a una solida maggioranza, che desidera vivere e organizzarsi secondo tali criteri, tanto decantati dalla nostra società. Il suo vicino è incredibilmente forte, mette paura a chiunque e non è nuovo a manifestazioni di dura soppressione di quei principi e idee appena descritte. Questa donna reclama lo stesso diritto di potere difendere  la democrazia, fa la nostra stessa cosa, mentre mi è sembrato di interpretare un leit motiv, sottile, nel tono della notizia, nell’utilizzo della titolazione sui giornali, di possibile “minaccia” e destabilizzazione dello status quo.

Un sostenitore del Partito Democratico Progressista (DPP) A Democratic Progressive Party supporter cheers while watching the vote-counting process in Taipei yesterday.Jan 17, 2016 Photo: EPA

Un sostenitore del Partito Democratico Progressista (DPP) che esulta mentre assiste allo spoglio in diretta (Taipei 17/02/2016) Foto: EPA – Taipei News

La nuova presidente si è già espressa in termini di rispetto di dignità e reciprocità tra i due Paesi, che è la base di un qualsiasi colloquio. A Pechino il nervosismo e il fastidio è palpabile: grazie al partito nazionalista era in corso un’annessione silenziosa a “provincia” attraverso la notevole crescita degli scambi commerciali e del turismo; in breve, Taiwan sarebbe diventata dipendente dal flusso di denaro cinese.

Grazie al popolo taiwanese, attraverso Tsai Ing-wen, riscopriamo il vero senso di “lottare” per la democrazia, non con bombe, diffidenza e indifferenza, xenofobia e guerre. Si può cambiare pagina eleggendo, per la prima volta, una donna come capo di Stato; si può partecipare tutti al cambiamento, per primi i giovani che hanno sostenuto il DPP, che ha ottenuto anche una buona maggioranza al Parlamento; si può cercare il dialogo  con chi la pensa diversamente, esigendo rispetto, dignità e lavorando affinché nasca un’esigenza di reciprocità.

Le mie felicitazioni Madam President. I miei ringraziamenti alla gente di Taiwan.

Grazie-bambina-orientale

 

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4 responses to “Taiwan: congratulazioni “madam president”

  • Susanna

    E bravo Redbavon! Dimostri grande grande sensibilità umana.

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    • redbavon

      Grazie Siouxsie senza The Banshees! “Restiamo umani” ripeteva Vittorio Arrigoni e, puoi anche non condividere ciò che faceva o scriveva, ma queste due parole messe vicine dovrebbero essere ripetute più spesso a noi stessi, prima che pretenderle dagl altri. Il contagio è un rischio…accettabilissimo😉

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  • Paolo

    Interessante, molto, soprattutto perché non ho seguito la “vicenda” in diretta e posso capire, attraverso le tue parole, quanto sia facile averne una percezione distorta dalle fonti e dal modo di fare informazione. “Fare”, appunto. Apprezzo tantissimo il tuo approfondimento e il punto di vista. Sento forte l’esigenza di interpretare quanto accade intorno a noi, nemmeno troppo lontano, con molta attenzione.

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    • redbavon

      Assafà! (Trad: Lascia fare alla Madonna!). Ho solo una stelletta…Posso avere quelle Negroni, milioni di milioni? Scusa, ma ce l’avevo dentro da quando ho scritto il post. Esatto, Paolo! Esatto, il modo di porgere l’informazione. E’ un bel pò che ci faccio caso e vedo che i media tradizionali sono subdoli o superficiali (non credo ai gggombblodddti). Vuoi un altro esempio: “musulmani moderati”, ma perché senza il “moderato” il musulmano è per forza terrorista?! Perché parlano “male”? Perché non capiscono che il messaggio che passa è sbagliato? Eppure sono i professionisti della “parola”, scritta e parlata…
      Sono contento che tu abbia notato la vera “notizia” e prendo pure un rischio – non sono un “blogger moderato” – scrivendo che sono rimasto deluso per il fatto che solo due donne -ringrazio Susanna per il commento e Martina per la sua stelletta, il che mi conforta un pò – abbiano lasciato un contributo. Questo post ha ricevuto davvero pochi visitatori. Certo non sono un autorevole fonte in materia, ma quando le “autorevoli” fonti giocano con le parole, allora io mi sento meglio a pensare con la mia testa e confrontarmi con gli altri. E ora siamo almeno in quattro😉
      Donne…Donnne….E’ arrrivaaato l’arrotino…Ripariamo ombrelli e cucine a gasseh…Donne, Donne…
      Vediamo se così accorrono….’sto proprio alla canna del gasseh😉

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