Il Dio della Nuvola galleggiante salva i pellegrini

Rinko Kawauchi: Hanako (2001)

“Floating Cloud God Saves The Pilgrims” è un giochillo per Playstation 3, PSP e PS Vita, disponbile solo su Playstation Network ovvero via download della copia digitale. Già il titolo: “Il Dio della Nuvola galleggiante salva i pellegrini” è un titolo più adatto a un film di Lina Wertmüller in salsa orientale, piuttosto che a un videogioco, il moderno medium traviatore delle giovani menti e passatempo socialmente esecrabile di adulti irresponsabili. Non si tratta di una produzione a tripla A: tecnicamente, nel 1988 l’appena nata console Sega, il mitico Mega Drive, avrebbe potuto farlo girare senza scomodare tutti e 16 i suoi bit. Allora perchè la “scimmia” mi sta saltando sul groppone urlandomi in testa questo assurdo titolo?

Il Dio delle Nuvole

“Floating Cloud God Saves The Pilgrims” sprizza “stile” da tutti i pixel. Ispirandosi al folklore giapponese (da qui l’omaggio alla fotografa giapponese, Rinko Kawauchi), impersonerete il Dio delle Nuvole con il compito di proteggere i fedeli seguaci, inermi come bambini di un anno – anche se somigliano più a un nano da giardino – insidiati lungo il loro pellegrinaggio dalla prevedibile genie di mostruosità e malvagità che alberga nei videogiochi dall‘inizio dei tempi.

E’ un delizioso, eccentrico, scintoista sparatutto bidimensionale – ispirato a classici come Parodius e R-Type – in cui l’azione scorre orizzontalmente, interrompendosi solo in occasione dei “boss”, cioè cattivi più grandi, resistenti e con schemi d’attacco più raffinati e aggressivi della “carne da cannone”. In qualità di Dio delle Nuvole, “a bordo” di una nuvola (ma va?!…pensavo una lambretta) dovete sparare e bombardare nemici e ostacoli per proteggere i vostri seguaci, che in quanto a resistenza devono provenire dalla Boemia vista la fragilità come quei famosi e preziosissimi cristalli che vi si producono: un unico contatto con i nemici o gli ostacoli e il pellegrino è bello che è andato. Morti tutti i pellegrimi, finito il gioco.

A questo punto, si potrebbe definire questo videogioco come un riuscito esperimento “fusion” tra meccaniche sparatutto “classiche” ispirate a R-Type, Gradius e – molto di più – al delirante Parodius, frammiste a quelle dei giochi in cui prevale il concetto di “protezione” come Lemmings e Ico. La violenza non è fine a se stessa (o, meglio, al punteggio più alto) , ma è uno strumento per il più nobile fine di proteggere e custodire i propri seguaci. Piuttosto che un violento sparatutto è un gioco in cui bisogna “fare la scorta”. Il colpo di genio che scatena “la scimmia” è un piccolo accorgimento che attiva un giro virtuoso, il classico loop di “un’altra partita e poi smetto”: più nemici e ostacoli si distruggono, più verrete ricompensati dai pellegrini che lanceranno in aria dei cuori in segno di devozione, raccogliendo i cuori il Dio diventerà più resistente e potenzierà i propri attacchi. Dakko Dakko, gli autori di questo giochillo, sono riusciti a bilanciare perfettamente la giocabilità tra l’azione adrenalinica di forsennate scariche di fuoco purificatore contro i pressanti malvagi, una continua scelta tattica della posizione che garantisca un’efficace “copertura” dei propri seguaci e un flusso adeguato del rifornimento di potenziamenti sotto forma di “cuori”.

Il certosino bilanciamento tra le ondate dei nemici, gli ostacoli da rimuovere, i cuori da raccogliere, i seguaci da proteggere rendono questo piccolo gioco dal piccolo prezzo (€.2,99) una grande gemma di giocabilità, all’insegna della semplicità e della sfida. Ma c’e’ dell’altro, qualcosa di impalpabilmente piu’ profondo.

In un’ intervista del 2009 a Rinko Kawauchi, intervenuta all’ottava edizione di FotoGrafia – Festival Internazionale di Roma, si scrive della fotografa giapponese: ” […] ha il dono di fermare l’impalpabile sulla pellicola: un’attesa, il tempo che passa, la noia di un pomeriggio.”. “Floating Cloud God Saves The Pilgrims” ha il dono di fermare l’impalpabile in un videogioco: amore, protezione, custodia, cura, devozione. Un mix inconsueto per i videogiochi, ancora più sorprendente se consideriamo il tipo – uno sparatutto – e le ridotte risorse economiche e tecniche utilizzate.

Per chi fino ad oggi ha sterminato ogni razza di essere-pixel-vivente su questo schermo, pianeta e oltre, “là dove nessuno è mai giunto prima”, ritrovarsi a rigiocare il livello appena terminato solo perchè un pellegrino non ce l’ha fatta, vuole dire che è scattato qualcosa di diverso dalla semplice sfida, dal perfezionismo nerd di completare il livello al massimo punteggio, qualcosa appunto di impalpabile, una sensazione sfuggente, straniante, fuori posto, aliena…Infine, quel-qualcosa si manifesta come perfettamente riconoscibile: è l’affetto, un legame di affezione che sembra impossibile per quel mucchietto di pixel, tanto simili sì a un nano da giardino con in testa un classico cappello conico asiatico (?!), tanto simili anche a quel mucchietto di pixel del tempo in cui ho iniziato a muovere i primi tasti e i primi (joy)stick. Un moto di affetto, forse, generato anche dal dolce ricordo di quei momenti, ora ricambiato da quegli stessi pixel, da quei cuori lanciati in cielo, tra le nuvole, ma non nuvole qualsiasi, verso la mia nuvola. Uno scambio emotivo, che raramente genera un videogioco, e pertanto è anche difficile da riconoscere e ammettere. Un quadro, una foto, un film, un libro, una musica può generare emozione, un videogioco no. Infrangerei un tabù se volessi ammettere il contrario in pubblico…ooops, già fatto.

Non vi stupirete allora quando mi vedrete sfilare tra i pellegrini al Divino Amore, imbracciando orgogliosamente un affidabile AK-47, noto ai più come Kalashnikov.

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2 responses to “Il Dio della Nuvola galleggiante salva i pellegrini

  • Lu

    Complimenti per la scelta sofisticata di associare Rinko Kawauchi a questo giochillo😉

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    • redbavon

      Irasshaimase Lu-san!
      Azzardata, la definirei, scelta azzardata. Ma non avevo scelta. Tutta “colpa” delle bellezza delle foto di Rinko Kawauchi. L'”impalpabile” che Rinko Kawauchi riesce ad esprimere con tale potenza sulla mia metecatta mente ha impressionato le pareti della mia semi-vacante scatola cranica (AAA Affittasi monolocale, piano alto, da ristrutturare) come se fosse una pellicola veloce da 3200 ASA. E’ stata sufficiente un’esposizione brevissima per rimanerne…impressionato. Quando mi sono imbattuto nel giochillo, il Dio delle Nuvole è entrato nel mio “monolocale” ed è successo come a chi cerca casa e, dopo un vano peregrinare (vedo i pellegrini…dappertutto), varca l’uscio dell’ennesima da visitare e – come fulminato – sa che finalmente è quella giusta. Ha trovato la “sua” casa!
      Sore de wa, arigatou gozaimashita Lu-san.

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