Questo deve essere il posto

Altro anno, altra STORyETTA, ma protagonisti sempre il tabagista dell’Amore e la sua Piccola Venere con un inseguimento del pensiero-di-lei al ritmo di un naive e psichedelico cocktail shufflato di Talking Heads, una parte di certa fatica di vivere cercando di rimanere se stessi, una parte di tempo-che-corre-lascia-che-sia, due parti di vostra pazienza, una granella di inglese e un pizzico ma proprio una punta di italiano. Aggiungere un alcolico a piacimento e una sigarettina ci sta pure bene. Forse è la volta buona che decide di venire fuori dall’acqua…e tornare con i piedi per terra!… O no?

E’ tutto come era prima, tutto uguale a come è sempre stato, i giorni passano, l’acqua scorre sotto i ponti, l’acqua riempie il fondo degli oceani, l’acqua è sopra, è sotto, l’acqua mi rigira e mi trascina, l’acqua mi butta giù e mi solleva, l’acqua scorre. E’ tutto rimane come era prima, tutto uguale a come è sempre è stato, sono sempre qui sott’acqua, in questo silenzio blu. Dddio mio! Ma come ci sono finito? E come mai sono ancora qui? Let the days go by, water flowing underground.

Sì, lasciamo scorrere l’acqua, mi lascio trasportare dovunque porti, inizio a rotolare come una ruota dentro un’altra ruota, la mia casa è dove io voglio stare. Oddiomio ma questo è l’inizio di una canzone, dove sono finito? No, lascia perdere Il Signore che ha cose più importanti cui rivolgere il suo sguardo, non c’entra Dio, smettila di prenderti in giro da solo, la questione è semplice, cerca di riconoscere cosa gira nella tua mente e nel tuo cuore, guardati intorno e dici cosa vedi e senti.

Acqua, vedo acqua. Acqua, sento acqua. L’acqua mi accoglie e mi rigira. Mi sento un po’ intorpidito, l’acqua è fredda, i raggi del sole a questa profondità stentano ad arrivare e riscaldano molto poco. Però, sento caldo. La fonte del calore, anche se debole, viene da…me. Dentro di me. E’ il mio cuore. Fa fatica, è debole. I giorni passano e l’acqua che è passata sotto certi ponti, l’ha fatto soffrire, ha scricchiolato, si è fermato, ripartito, ha (com)battuto, ha arrancato a ritmo sincopato…è ancora lì. Brucia. Tutto bene, continuiamo così, può sembrare che io, questa storia, qui, tutto qui sia fuori di testa, ma non c’è nulla di male, nulla, anzi mi sa che mi sto iniziando a divertire. Ma perché? Non mi segui più? Lo so, non c’è una ragione ragione-vole di continuare a seguirmi, ma meno ne parliamo e meglio è. Lo so, sei abituato con i piedi per terra e la testa in aria con lo sguardo alto, fisso e deciso davanti a te. Ma attento! Ogni tanto guarda in basso. Dove metti i piedi. Seguimi e troverai un motivo per divertiti e se, non lo dovessi trovare, ce lo inventeremo, strada facendo, sì andiamo avanti. We’re on a road to nowhere, come on inside. Takin’ that ride to nowhere, We’ll take that ride.

Qui sotto. Dai vieni, fatti un giro, facciamo un giro, forse il tempo sarà dalla nostra parte e ci porterà proprio là dove vuoi. Qui sotto, abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Vedo che già stai meglio…Ti brillano gli occhi. Sei accanto a me e mi piace un sacco, un mondo, un oceano passare il tempo insieme al pensiero-di-te. Adoro stare in compagnia del pensiero-di-te, ma senza retro…pensieri, senza interessi o razionalità assortite, solo per amore. Copriti e dammi la buonanotte. ‘Notte. Ascolta…un sassofono e dei violini. Sex’n’ sins Sax ‘n’ violins.

Che fai? Dormi?…vabbe’ anche se dormivi, ora ti ho svegliato. Ci ho pensato bene: la mia casa è dove voglio stare, ma credo di esserci già. Sì perché ho visto l’onda come batte sempre sullo stesso punto della battigia e io…sono sempre lì che aspetto l’onda del pensiero-di-te che si abbatte sempre sullo stesso punto del mio cuore. Credo che sia questo il posto giusto. Ho pensato più volte che fosse ora di risalire, riguadagnare la terra. Piedi a terra, testa in aria, sguardo alto, fisso e deciso davanti. Sì quelle cose lì, insomma. Ma questo deve essere il posto. This must be the place. E’ qui che il mio pensiero non riesce a distinguersi da quello-di-te. Lo accoglie, si gira, ruota, gira, si rigira, viene trascinato, sprofonda, risale, rimane in sospensione. L’acqua scorre, scorre sotto, scorre sopra, scorre tutto intorno. Let the days go by, water flowing underground. E come nel punto in cui l’onda s’infrange, ritrova la battigia e non si distingue da essa, io ho trovato te o tu hai trovato me. Non lo so e nemmeno m’importa, ma nemmeno a Dio importa, ma questo è il posto dove non riesco a distinguermi da te. La ragione è forse in un tempo lontano, troppo lontano per ricordarsi, prima che noi nascessimo, ma io sono qui e sarò qui. E mi è entrato nella testa questo motivo naive che canticchio e me lo ripeto ad libitum, mi dondolo assecondando la corrente e l’acqua fluisce intorno, mi dondola avanti e indietro, sopra e sotto. Mi dondolo al pensiero-di-te, scorrono davanti gli occhi tutte le persone di tutti i tipi, mi fermo davanti al tuo viso perché è un paesaggio che mozza il fiato e satura la vista. E se così, in questo posto, anche solo per qualche attimo, condividiamo lo stesso spazio, gli occhi si illuminano, lo sguardo riempie tutti gli spazi, il cuore si espande e non gli basta il torace, comprime le viscere piene di farfalle. Sì, questo deve essere proprio il posto giusto.

Colonna sonora delle mie falangi in libertà…condizionata (ex artt. 176 e 177 Codice Penale): Once in a lifetime; Road to nowhere; Sax ‘n’ Violins, Slippery people, And she was e sopratutto This must be the place. Grazie ai Talking Heads.

  This must be the Place – Talking Heads.

This Must Be The Place – David Byrne Live Jools Holland 2004

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2 responses to “Questo deve essere il posto

  • Giogiò

    “La ragione è forse in un tempo lontano, troppo lontano per ricordarsi, prima che noi nascessimo…”
    Uanama🙂 altro che psichedelico…posso intervistarti?
    -cosa stava facendo mentre la sua mente produceva tali viaggi psichedelici?
    -è costata molto???🙂

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  • Redbavon

    Intervistarmi? Su un blog? Anzi, in un commento di un blog? Anche se mi viene giù per le falangi una sequela di aggettivi che assomiglia a un’onda anomala, la considererei come una richiesta…anomala. Ma cià che è “anomalo” mi piace, m’intriga solo il suono della parola, figuriamoci il concetto che vuole esprimere. E vada per l’intervista che domandare è lecito e rispondere è cortesia.
    Giogiò (pregiata intervistatrice):”cosa stava facendo mentre la sua mente produceva tali viaggi psichedelici?”
    RedBavon :”risponderò solo in presenza del mio avvocato”
    Giogiò (incalzante intervistatrice):”è costata molto???”
    RedBavon : “mi avvalgo della facoltà di non rispondere”

    ***L’INTERVISTA, quella vera***
    Sapete però come è certa stampa del gossip e anche certa che dovrebbe essere considerata più “seria”…gonfiano i fatti, cercando di tirarci fuori LA notizia, altrimenti per quale motivo il lettore dovrebbe leggerli. Non li biasimo: è storia di ordinario procacciamento della pagnotta, dell’irrinunciabile I-Pad e di quel bellissimo trench di Burberry. La vera intervista eccola:
    Giogiò (pregiata intervistatrice):”cosa stava facendo mentre la sua mente produceva tali viaggi psichedelici?”
    RedBavon :”era una notte ovviamente buia e particolarmente freddolosa, ero sul divano con il MacBook acceso usato a mò di stufetta elettrica per riscaldarmi le gambe, rullavano i Talking Heads in I-Tunes, qualcuno m’aveva messo in testa la canzone ‘This must be the place’ e le mie dita scalpitavano per battere quella sadomaso della tastiera”
    Giogiò (incalzante intervistatrice):”è costata molto???”
    RedBavon : “considerando i rincari di luce elettrica, IVA e altri balzelli, il costo di usura-Mac, la visita oculistica per il calo della vista a causa di una prolungata esposizione allo schermo, il costo dell’ADSL e il paio di sigarette che ho consumato durante e dopo la farneticazione del post…non saprei con precisione, ma sicuramente arrivavo ad acquistare qualcosa di illegale a cui evidentemente allude e di cui aborro l’utilizzo. A me bastano le sigarette per sentirmi un totale idiota.

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