Habemus L.A. Noire

Scorro un giornale lasciatomi da mia sorella, Internazionale, è il n. 898 del 20/26 maggio, una prima lettura un pò veloce, la mia prima lettura è sempre uno scorrere a ritmo sincopato, gli occhi scorrono le pagine velocemente e  all’mprovviso s’arrestano e indugiano, per poi riprendere la propria (s)corsa, veloce e selettiva. Lo faccio sempre con un giornale nuovo: immaginate di trovarvi davanti a un bel buffet di antipasti,  vi aggirate spiluccando qui e là, poi decidete di puntare decisamente su quei frittini all’italiana che cucinano a richiesta sul posto e ti consegnano caldicaldi in un bel “cuoppo” di carta oleata! Così, giunto a 2/3 della rivista, a pagina 74, si legge “Videogiochi, Un kolossal per consolle”. L’occhio frena, torna poco indietro, rilegge e legge anche il nome della rubrica: “Cultura”... … resto così sorspeso (=sospeso+sorpreso) che mi mancano non le parole, ma pure i puntini di sospensione!

Il sottotitolo recita: “In L.A. Noire, la nuova imponente produzione della Rockstar Game, recitano quasi quattrocento attori”. E’ la recensione  di L.A. Noire, l’ultima creazione di Rockstar Games, la stessa autrice di GTA, la serie più chiacchierata e vituperata dai media, dai censori e dalle Associazioni di Genitori. L.A. Noire  è un altro centro per Rockstar, un successo sia di critica sia di vendite: 1,6 milioni di copie nella prima settimana.

Internazionale pubblica la  traduzione di un articolo scritto da Michael Wilson apparso lo scorso 8 maggio su New York Times...Se provate a seguire il link alla pagina dell’articolo originale scoprirete che nell’indirizzo della pagina si legge “../arts/video-games/…”. TOMBOLA! Un videogioco catalogato in “Cultura” e “Arte”, una recensione che descrive il gioco con competenza (e non per “sentito dire”) con uno stile che viene utilizzato nelle recensioni “normali” di film e libri. Non è il solito “copia&incolla” della “press release” preconfezionata utilizzato dalla nostra stampa generalista e non utilizza il tono esaltato e gergale  di certa informazione di settore. Voglio dire: finalmente anche un non-videogiocatore può leggere una recensione di un videogioco, ottenendo informazioni competenti , che possano suscitare curiosità e spingere a volerne sapere di più. Se non altro, quando si trovasse insieme a qualcuno che vi gioca, smetterà di guardarlo come un alieno e forse gli rivolgerà qualche domanda o sarà tentato di fare la prima esperienza, senza preconcetti ma solo animato dall’esplorazione di una nuova “terra”. Finalmente è possibile leggere di un videogioco senza sentirsi un reietto della società o un perfetto bimbo-minchia, senza ritrovarsi nel bel mezzo di una storia di disadattati, violenti repressi e aspiranti “serial killer”.

Sebbene l’articolo sia una traduzione tratta dal quotidiano che ha vinto più premi Pulitzer di qualsiasi altro giornale, annuntio vobis gaudium magnum, habemus un giornale italiano, non di settore, che ha pubblicato un articolo competente e interessante su un videogioco,  qui sibi nomen imposuit L.A. Noire, per giunta alla pagina “Cultura” e non alla fine della rivista, come riempitivo delle ultime pagine, laddove anche la pubblicità la devi regalare. I miei sentiti complimenti e ringraziamenti a Internazionale e…a mia sorella!

L.A. Noire, un thriller Anni ’40, ispirato ai delitti della Dalia Nera, realmente accaduti e tuttora irrisolti,  rappresenta un deciso passo in avanti nell’evoluzione di questo medium, da una forma di puro intrattenimento verso forme più ricche di contenuti culturali e artistici. L.A. Noire sta al Videogioco come L.A. Confidential sta al Cinema. Per saperne di più, continua a leggere.

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