“…Vide O’ gioco quant’è bello,
spira tanto sentimento”
INAUGURAZIONE! Migliore inizio non poteva essere dato! Sul numero 27 di GAMEPRO (marzo 2009), viene pubblicata una mia mini-recensione di un gioco per Nintendo Wii, de BLOB, che mi ha…emozionato. La mini-recensione è costituita da un’immagine – senza parole, come le vignette nella Settimana Enigmistica – costruita su una sommatoria di sensazioni, emozioni, ricordi stratificati nel tempo, nella memoria e – data l’età senza vergogna – nell’esperienza: una somma algebrica emozionale. Ora, rotola a deBLOB.
Genocida di pixel
I videogiochi violenti contribuiscono ad abituare i bambini a livelli sempre più alti di violenza e fare scattare in loro comportamenti violenti nella vita reale. Dopo avere amabilmente dissertato (parlo a me stesso…) sui “picchiaduro”, un altro genere che incarna lo stereotipo che i videogiochi sono violenti è quello dei cosiddetti “sparatutto”, in particolare il genere più di successo, quelli “in prima persona”. Perchè è così divertente uccidere nei videogiochi? L’opinione opinabile di uno che stermina pixel dalla tenera età di 10 anni.
Zelda ti amo. Firmato: Nintendo.
Chapeau e un sentito ringraziamento a tutti coloro che in Nintendo hanno lavorato con dedizione, rispetto e passione tali che la sommatoria non è un eccellente prodotto industriale, ma un vero e proprio atto d’amore.“The Legend of Zelda: Skyward Sword” è frutto sicuramente di un amore smisurato. E’ un incanto. Fin dalle fasi introduttive trasmette quel tocco magico che mette in moto la nostra fantasia e ci fa riempire i vuoti lasciati dagli autori, diventando noi stessi parte di questa avventura, impossibile nella realtà, ma reale nelle nostre teste e cuori. Continua a leg…end of ZeldaSono un pirata (digitale), sono un signore (virtuale)
Si parlava tra amici di pirateria. Il Corsaro Nero, Sandokan e Capitan Uncino non c’entrano, qui si allude alla copia di film, musica e videogiochi che ormai è entrata nella pratica comune e non è nemmeno percepita come “illegale”. Lungi da me indugiare in facili moralismi, chi non ha mai masterizzato un cd o scaricato un emmepitttrè o un film, mi scagli addosso il codice civile. L’edizione “tascabile” Sole24Ore con le sue 1400 pagine è trauma cranico garantito. Inevitabilmente si finirebbe in uno scontro di logoramento tipico da guerra di trincea come nella Grande Guerra. Na io provo ugualmente a farvi sentire l’urlo del cellophane dilaniato, a farvi sniffare l’odore del libretto di istruzioni, quel disco del desiderio tra le dita, l’atesa della schermata iniziale…Feel the original, feel the REAL thing. Continua a leggere
Cheap’n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli (Natale)
Siamo in pieno periodo in cui l’industria dei videogiochi cala i “pezzi grossi”. I titoli cosiddetti tripla A, quelli “unti dal Signore” per meriti propri o per meriti del marketing. Vi si concentra la più alta concentazione di uscite e, deo gratias, di titoli eccellenti. Per l’industria e per la distribuzione è tempo di ricche messi. Questi signori che producono “giochini” vogliono i nostri soldi e sono dannatamente motivati a non rinunciarvi. A FIFA, PES, Uncharted 3, Batman Arkham City, Battlefield 3 già usciti, si sono appena affiancati sullo scaffale Modern Warfare 3, The Elder Scrolls V: Skyrim, Assassin’s Creed Revelations, Halo: Combat Evolved Anniversary e The Legend of Zelda: Skyward Sword. Visto che ogni resistenza è inutile, almeno…facciamoglieli sudare. Continua a leggere
Cheap ‘n fun, fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli.
Un’assurda storia di frittura e videogiochi. L’olio ve lo dovete portare da casa. Mejo quello de’ mamma.
Si inaugura una nuova “rubrica” (la voglio chiamare come i rotocalchi di gossip che mi fanno l’occhiolino in attesa dal barbiere) e voglio intitolarla con un bel barbarismo tutto inglese come va di moda negli ambienti di business e fashion (e con questi siamo a tttre!): Cheap ‘n Fun.
Mutuando il concetto da un piatto tipico della cucina britannica di strada, il fish’n chips. Una portata a buon mercato e al contempo, sostanziosa e da leccarsi i baffi. Cheap ‘n Fun vuole essere il vostro fish’n chips dei videogiochi: un fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli. Continua a leggere
Habemus L.A. Noire
Scorro un giornale lasciatomi da mia sorella, Internazionale, è il n. 898 del 20/26 maggio, una prima lettura un pò veloce, la mia prima lettura è sempre uno scorrere a ritmo sincopato, gli occhi scorrono le pagine velocemente e all’mprovviso s’arrestano e indugiano, per poi riprendere la propria (s)corsa, veloce e selettiva. Lo faccio sempre con un giornale nuovo: immaginate di trovarvi davanti a un bel buffet di antipasti, vi aggirate spiluccando qui e là, poi decidete di puntare decisamente su quei frittini all’italiana che cucinano a richiesta sul posto e ti consegnano caldicaldi in un bel “cuoppo” di carta oleata! Così, giunto a 2/3 della rivista, a pagina 74, si legge “Videogiochi, Un kolossal per consolle”. L’occhio frena, torna poco indietro, rilegge e legge anche il nome della rubrica: “Cultura”... … resto così sorspeso (=sospeso+sorpreso) che mi mancano non le parole, ma pure i puntini di sospensione! Continua a leggere
L.A. Noire, un thriller interattivo che sarebbe un crimine perdere.
In L.A. Noire impersoneremo Cole Phelps, un veterano della Seconda Guerra Mondiale decorato con la “Silver Star” a Okinawa, e ora – 1947 – investigatore della polizia nella Città degli Angeli. L’ambientazione è l’America degli Anni ’40, durante il boom dell’immediato dopoguerra, atmosfere tanto care al genere “hard-boiled“. Gli autori si ispirano a un efferato omicidio realmente accaduto (e rimasto irrisolto) noto come il “delitto della Dalia Nera”: Elizabeth Short, una giovane aspirante attrice soprannominata “Dalia nera”, fu ritrovata morta a Los Angeles in Leimert Park, il suo corpo nudo era squarciato all’altezza della vita e presentava evidenti segni di tortura. Era il 15 gennaio 1947: aveva 22 anni. Nel 1947, delle 119 persone uccise a Los Angeles 32 erano donne e 5 cadaveri riportavano segni di violenza e mutilazioni tanto da fare pensare a collegamenti con il delitto della Dalia Nera e a un serial killer. Fortissima fu l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sul caso, tanto da ispirare un’abbondante produzione di film, romanzi, puntate di serial televisivi, canzoni e, anche l’ultimo dei media arrivati, videogiochi. Continua a leggere
Botte da orbi
La serie di Immelmann, split S, tonneau, avvitamenti e stalli verbali a seguire non significano che quest’acrobatico RedBavon, in una forma più svolazzante e sfuggente che mai, approvi, tolleri o giustifichi la violenza, virtuale o reale che sia. Ma se proprio ci scappa la rissa, allora meglio la violenza reale o virtuale? Se vi regge la vista, vi piacciono le sfide e vi rimane un briciolo di curiosità, continuate a leggere che lo chef – in puro stile Hell’s Kitchen – si è cimentato in un manicaretto parecchio complicato: tra tutti i videogiochi, il genere che incarna e rafforza lo stereotipo che i videogiochi sono un irresponsabile passatempo socialmente esecrabile, che incoraggia un comportamento aggressivo nei suoi fruitori, è quello dei picchiaduro. E ora…scatenate la rissa!!!! Continua a leggere
Ludenoteca Annata 2010
Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata, diventa la nuova occupazione abusiva di suolo pubblico Internet, in pianta stabile su questo instabile blog. Non pensiate di trovarvi un Sassicaia o uno Chateau Latour, piuttosto qualcosa di più adatto al quotidiano, a una rimpatriata tra amici, a un brindisi tra due persone che non si vedono da tanto o a una serata solitaria. Come in un’enoteca i vini hanno tante anime, profumi e sapori, così la Ludenoteca è lo spazio dedicato ai videogiochi che hanno altrettante anime, profumi e sapori di luoghi lontani: brevi (giurin, giuretto) descrizioni che invogliano alla degustazione. Al contrario dei vini, i videogiochi più “invecchiano” e meno costano. Se poi i”giochini” vi lasciano indifferenti (o vi fanno ribrezzo…ma allora avete sbagliato blog e blogger) , non perdete altro tempo, andate in enoteca e ordinate un bicchiere di Benuara, che – una di-vina conoscenza mi disse - è ottimo per il palato e onesto nel prezzo. Esattamente come ciò che troverete in Ludenoteca. Vai alla Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata
Disney e videogiochi: il gigante si è risvegliato.
The Walt Disney Company, ma per tutti semplicemente Disney, non ha certo bisogno di presentazioni, visto che è una delle più grandi aziende dell’intrattenimento del pianeta e, potete scommetterci, della galassia quando finalmente – addio al traffico sulla tangenziale – scopriremo il teletrasporto. Però vi avverto: io la calzamaglia attillata come il comandate Kirk non la indosso…a meno che non mi affidiate 5solocinque minuti il timone dell’Enterprise. Ognuno ha il suo prezzo. “Ognuno ha il suo prezzo” sembra avere pensato Robert Alan “Bob” Iger, presidente e amministratore delegato di Disney, quando ha deciso che era giunta l’ora per il venerabile gigante dell’animazione di entrare nell’intrattenimento digitale dalla porta principale e con il piede pesante: a gennaio 2006, Disney acquisisce Pixar Animation Studios. La “scommessa” (pari a ca. 7,4 milioni di dollari) su Pixar e il suo approccio digitale all’animazione è quasi obbligata visto che Lilo & Stich del 2002 è l’ultimo vero successo di Disney. Tuttavia, siamo sempre in un mercato in cui Disney è il punto di riferimento, un po’ appannato, ma pure sempre un gigante. Tutt’altra storia in un altro mercato dove il piccolo cliente di Disney sta migrando sempre più: i videogiochi. Continua a leggere
I bambini piccoli sono…piccoli, non fessi.
ovvero 10 piccole cose da sapere quando il joypad è conteso da un bimbo e un adulto (anagraficamente dovrebbe esserlo…)
Halo Reach è finalmente arrivato in questa valle di lacrime, fissa il record di gioco Microsoft più venduto di sempre e tale “giochino” incassa 200 milioni di dollari nel primo giorno di vendita (secondo alcuni analisti, il fine settimana, ma sempre è un bel numero). A parte queste quisquilie e pinzillacchere, che poi a noi giocatori poco ce ne cale, Halo Reach è un capolavoro e merita tutte le nostre attenzioni. Preparatevi a notti insonni e a farvi prendere dalla sindrome “un altro quarto d’ora e poi smetto”
- “Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi.” Clint Eastwood ne “Il Buono, IL Brutto e il Cattivo” -
…per me comunque non c’è più speranza.

Sta per arrivare.
Io devo imparare a farmi i fatti miei. Ma è più forte di me. Chiamatemi “impiccione”, chiamatemi “curioso”, bontà vostra. L’ennesimo siparietto nell’ennesimo negozio di catena di videogiochi, un cliente indeciso sulla trentina abbondante, una commessa più giovane e amabilmente cortese: “Lui”, indeciso, la personificazione dell’ “asino in mezzo ai suoni”, in cerca d’aiuto o consiglio che facesse cessare una condizione d’incompiutezza e insoddisfazione; “Lei”, cortese, affabile, la personificazione de “il cliente è sacro”. Io lì per il solito giro di ricerca da mercato delle pulci e aggiornamento listini, normale routine con la speranza di trovare una perla nascosta o dimenticata…
Storia (ennesima) di videogiochi, disinformazione, alienazione umana e violenza quotidiana.
Casus belli l’ennesimo articolo che, riportando il fatto di cronaca di un sedicenne ricoverato per “overdose” di videogame, coglie l’occasione per rinnovare un messaggio di estrema pericolosità del medium nonché l’ombra di un’ormai dilagante nonché subdola e silente Peste, che s’infiltra nelle nostre case e colpisce i giovani virgulti della nostra società. Amen.
I fumetti sono parte integrante della letteratura e della cultura popolare. Nell’ultimo decennio, si assiste a un rinnovato protagonismo dei fumetti nella cultura popolare sotto una denominazione più intellettuale di “graphic novel” e, sopratutto, un ruolo dei fumetti di primaria importanza negli attuali trend di marketing e merchandising spinto dall’industria cinematografica, in primis, “Spiderman” di Sam Raimi e a seguire X-Men, HellBoy, The Punisher fino all’ultimo dei più sfigati super-eroi, che comunque è sempre meno sfigato di uno di noi normali videogiocatori.
Matrimonio perfetto tra fumetti e videogiochi
Videogioco e fumetti sono sempre stati legati, con alterne vicende, ma sopratutto con orridi cosìdetti “spin-off” o “tie-in” viedoludici. Sembra che il vento sia cambiato: Darksiders: Wrath of War e l’ultima incarnazione pixellata di Batman: The Arkham Asylum. Sono due videogiochi coi fiocchi e rendono giustizia al fumetto originale.
Per dieci minuti, staccate le mani dal joypad, e imbracciate il vecchio buon libro. Non ha tasti, non ha grilletti, non ci vogliono le pile (grazzzieaDdddio non ancora…), ma è uno dei migliori libri sui videogiochi che abbia mai letto e che mi sento di consigliare senza indugio: di Steven L. Kent “The Ultimate History of Videogames”, from Pong to Pokémon and beyond – The story behind the craze that touched our lives and changed the world: “La vera Storia dei Videogiochi come non l’avete mai sentita raccontare”, da Pong a Pokémon e oltre – La storia dietro la mania che ha sconvolto le nostre vite e ha cambiato il mondo.Continua a leggere
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Rispolvero una recensione fatta per un portale in lingua inglese, la ritraduco in italiano (miracoli di hard-disk che muoiono portandosi nella tomba tutto il contenuto!) per LA migliore simulazione di volo militare mai prodotta. E visto il collasso della nicchia di mercato delle simulazioni di volo, anche una delle ultime degna di tale nome.
I prezzi dei videogiochi sono un argomento “caldo”. Se per giocare al grande (Harry) PITFALL nel 1984 occorreva impietosire i propri genitori a sborsare circa 90.000 lire (meno di 47 euro), oggi ho visto un’attempata signora non battere ciglio e pagare 69 euro per il gioco PIOVONO POLPETTE. Potere del marketing, esigenza “fire & forget” di fare un regalo “politically correct” con gioco-non-violento al bimbo (provate a farlo scegliere tra GOD OF WAR 3 e PIOVONO POLPETTE…)… oppure devo ammettere che i giovani virgulti del 2000 sono molto più bravi, ruffiani e convincenti di me, giovane virgulto nel 1984.
Pagare 60-70 euro è amorale, anche se si tratta dell’ultimo imprescindibile capolavoro dalla grafica raccogli-la-mascella-da-terra. Giocare a un buon gioco e spendere poco? Si può.
GTAttila, flagello diDDdio!
Uai Uii?… …. ….Why Wii?…Perchè Wii?
Perché ho visto giocare alla Wii delle persone che non avrebbero toccato un joystick o un joypad nemmeno da lontano con un bastone: uomini su cui la sola parola “videogioco” ha l’effetto di un Tavor; donne che hanno un calo a picco della libido anche se gli stesse parlando Jude Law o Ewan McGregor (ho scelto tra quelli che io invidio). Perchè Wii, scoprilo quii.
Tut(in)e d’Assalto! .
Bei vecchi tempi andati di quando si sparava spensieratamente a un mucchietto di pixel, senza menate sulla violenza digitale e bollini PEGI annessi. Torno ai bei vecchi andati dei 16-bit (Amiga,Megadrive e Super Nintendo) riprendendo con il joypad in mano una colonna portante degli “sparatutto” D.O.C.G.: Assault Suit Leynos e Assault Suits Valken.
Signore dei Videogiochi, dacci il nostro fucile al plasma quotidiano e perdona gli alieni perchè non sanno quello che fanno.
Assault Suits Valken, noto in Occidente come Cybernator, ritorna su Wii! Leynos ahimè anche su Wii ma solo in Giappone. Ci sono sempre gli emulatori…

Heatseeker, una simulazione di volo per Wii? No, un gioco di combattimenti aerei per Playstation 2 convertito per Wii, che fa vedere dov’è la (Nintendo) differenza.
Prova la differenza e leggi la recensione.
Se l’italiano è incomprensibile (e non è detto che tu debba essere per forza straniero), provo a dirtelo in un’altra lingua : Beware English version ahead!
A volte ritornano. Alcuni giochi ritornano. Evoluti nell’audio e sul video, raffinati nella giocabilità, risvegliano alcune emozioni provate per la prima volta tanto tempo fa, quando erano ancora a uno stadio “primitivo”. Un pizzico di nostalgia sì, ma sopratutto onore al merito per le buone idee: non finiscono mai di ispirare.
Inaugurano la rubrica: BIOFORGE e DEAD SPACE.
A distanza di 13 anni, sotto lo stesso marchio, stesse atmosfere e, coincidenza inquietante, una “mano” mozza sulla copertina. Per saperne di più

A volte ritornano.Ritorna.
Un confronto tra un cult degli anni ’80 e un cult della nuova generazione. Azzardo: dalla pop generation alla bit generation.
SIMON “contro” GUITAR HERO.
Due esperienze di luci e suoni, ritmo e coordinazione (praticamente, non per me…). Per saperne di più
DO YOU WANT TO PLAY WITH ME?
Anche se l’espressione che mi si è dipinta in testa mentre scrivevo il titolo a questo post era più da maniaco con intenzioni peccaminose (almeno per la Santa Romana Chiesa), l’intenzione non era tale. Dico: “Giuro”.
Solo per introdurre a voi , Ladies and Gentlemen che leggete queste righe, il RedBavon da esportazione, con bollino “CE” tatuato non-posso-dirvi-dove-altrimenti-non-bastano-30-avemmmaria-e-30-paternoster.
Nemo propheta in patria, si sa, e allora perchè non tentare la sorte oltremanica: qualche recensione – alcune telegrafiche, alcune dettagliate - disperse tra i contributi della community del sito commerciale di play.com (questa è una pubblicità!…mi rifornisco del videometadone proprio da loro). Ebbene sì, provo a scrivere in inglisc….beh, lo scrivo come mi viene e quindi chiedo venia a tutti quelli che l’English lo conoscono davvero. Se vi ho incuriosito, non indugiate oltre e… c’mon play with me .
Consigli, correzioni e pernacchie sono ben accetti.









































