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Chi di libro ferisce, di libro perisce.

Rilassante panorama di rilassante estate? Già l'ho visto...da qualche parte

Deve essere passato Attila, sì deve essere passato di qui. Se i miei pensieri fossero i primi timidi germogli di margheritine nel prato, allora ho la certezza che Attila è passato dalle parti del mio cervello. Pensieri rasi al suolo, deserto. Dove passa Attlia non cresce più l’erba. Ma ‘sto Attila era dell’Anti-droga?

L’andazzo è a zig-zag tra tasti, abbozzi d’idee, trascrizione, tasto “cancella”, ritorna all’abbozzo e così in loop infinito da istruzione “10 PRINT “…” 20 GOTO 10”. A proposito di grandi guerrieri è obbligatoria una citazione a effetto: “Per un grande guerriero, ci vuole una grande spada!”

Un segno di “visto” appare accanto a una celletta del mio cervello.xls e contemporaneamente una vocina.mp3 annuncia “CELL’HO’“: per qualche strana coincidenza le ultime gesta del mio avatar videoludico hanno avuto come protagonista tamarri che ostentavano spade e spiedi di misure e potenza crescenti in un tripudio di testosterone e tipica (vana)gloria maschilista delle più basse origini (basse, anche in senso anatomico). Da re-cessi di memoria grezza, con lo stesso imbarazzo (…e sfiga) di ricevere dal banco del “Sette e mezzo” come prima carta, quella del 4, spuntano derive leghiste sulla durezza dell’“arnese”: totalmente speciose e ininfluenti, visto che gli avi in cui costoro si riconoscono, cioè quel miscuglio multietnico di popoli barbari – extracomunitari, in termini moderni – genericamente noti come “Galli” sperimentarono sulla propria pelle che è importante la punta e il taglio: il gladius del legionario, più corto della spada gallica, aveva la lama a doppio taglio che permetteva maggiore mobilità in formazione serrata ed era usata spesso di punta perchè “seppur due dita si ficca, è mortale”.

Dove questo discorso voglia andare a parare non è dato saperlo neanche a chi scrive, ma l’oscuro figuro al di là dello schermo si è appena agganciato a sbafo a una connessione ADSL dopo un’astinenza di quasi un mese e quindi batte e ri-ba-ba-tte-tte sui ta-tasti i pe-pensieri come vengono con il viscerale entusiasmo e la dolce follia di uno sciame di bambini tra i 3 e i 5 anni (il pargolame assortito di amici miei) che si rincorrono in un giardino (il mio a Sabaudia) disegnando traiettorie e direzioni per niente geometriche che – per esigenze del “pensiero ordinato” di noi adulti – possono assimilarsi a un cerchio dalla circonferenza molto vaga e accennata, con bozzi e protuberanze tipiche del disegno del cerchio a mano-libera. A onore del vero, io avevo difficoltà a disegnare un dignitoso cerchio anche con il compasso.

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Ritorno al Bava Claudio Coliseum

Con stringato comunicato sms dal comitato organizzatore, cioè Carlo, vengono ufficializzati i nomi dei convocati. Segue il testo integrale a imperitura memoria: “Confermato calcetto e non calciotto (18.30 Borgo Hermada): Carlo, Claudio B., Claudio F., Stefano F., Gianluca+2, Francesco, Massimo, Enzo. Campo da 10 a nome G.”

Tale sms il 14 agosto 2009 alle ore 12.04 suonò come la “campana” di John Donne: “E allora, non chiedere per chi suoni la campana. Essa suona per te”.

“Calcetto, non calciotto” vuol dire che siamo pochi, conto I nomi, 1, 2, 3…ieci, UNDICI! 6 contro 5. Ma almeno il campo è da 5 contro 5. Forse non ci rimetterò i polmoni e la milza…almeno non tutti e due.

Ora immaginate un ralenti lungo, uno di quelli che nei film usano per sottolineare i momenti prima di un accadimento importante nella trama, uno di quelli che il 99,99% delle volte viene usato per sottolineare gli ultimi momenti di vita di un personaggio. Ora applichiamo la stessa tecnica di montaggio per “girare” i momenti in cui mi sono preparato alla partita e che vado a descrivere di seguito. Visto che non posso utilizzare artifici di animazione per rallentare il testo sul monitor, richiedo al lettore uno sforzo empatico nel leggere più leeeentameeeeeente il teeeeesto…3,2,1, SLO MOSCIOnnn!…“Occhio di pernice” sottoooo il pieeeede deeeestro, che deciiiiide di essereeee particolarmeeeente doloroso prooooprio in queeeesto giorno. Sarà l’umiiiidità, sarà una coincideeeenzaaaa, ma il doloooore mi reeende il camminaaaare penooooso, figuriaaaamoci il correre. Balenaaaato per un at-tt-ti-ti-imo il pensieeeeero di avere una motivazioooone assolutameeeeente vera e plausiiiibile per scampare alla partiiiiita, ma valuuuutato che saaarebbbeee stato un geeeesto inqualificaaaabile anche per una ciiiimice puzzola, adddiveeengo alla coooonclusione che per oggi nieeente spiaaaggia: occorre preeeservaaare leee fooorze, reeeeesto a caaaasa con pediluuuuuvio ristoratoreeeee, a baaaase di acqua caaaallllda e, in asseeeenza dei miracoloooosi sali del Maaaar Morto, quelli da cuciiiina.

Mi sovviene una frase famosa del Trap E MI FACCIO FORZA con questa perla di saggezza: “Non possiamo fare i coccodrilli e piangere sul latte versato e sulle uova mangiate“.

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Prologo: LA PARTITA DEL (trapianto di) CUORE

Napoli e Dumbarton

Ma Quando LA Finiremo?!?

PROLOGO della replica della partitella amarcord al Bava Claudio Coliseum, che tanto successo ha riscosso nella sua prima edizione da sentirsi in dovere di organizzarne una seconda (e con tutta probabilità ultima).

Pomeriggio afoso quanto l’ascella di un muflone d’alta montagna in estate.

Sbragato sul dondolo vecchio quanto Sabaudia, intriso di sonni post pranzo con tanto di bolla al naso e fiumi di chiacchiere di altrettante serate spensierate. Computer sulle gambe,  Word nelle pupille, velate da una voluta di fumo della sigaretta post caffè, dovrebbe ispirare e fare molto “scrittore at work”. Colonna sonora: “Rainy Day” dei Coldplay. Sogno di pioggia ristoratrice. Tutto intorno afa di pomeriggio estivo di mezz’agosto.

Rumore di fondo: Rainy Day (Coldplay)


Oggi, giorno dell’evento sportivo più atteso dell’anno: la partita del (trapianto di) cuore al Bava Claudio Coliseum. Dai molti noto anche come “Bava Memorial”, allusione forse al fatto che se si è costretti a chiamare me a giocare a pallone, può essere successo solo una cosa: tutti i giocatori di calcio del mondo (mezze cartucce incluse) sono stati all’unisono azzoppati da un virus pandemico e il gioco del calcio di conseguenza è stato dichiarato ufficialmente “morto”.

La preparazione a un evento di cotanta portata ha ricevuto le attenzioni riservate alla coppa del nonn…Mondo. Comitato sportivo incluso.

Intensi e febbrili preparativi hanno caratterizzato il momento dopo la decisione di replicare l’appuntamento calcistico inaugurato l’anno scorso e seguito con vivo interesse da CTO, Pronto Soccorso, Unità Speciale Coronarica, Il Dipartimento Nazionale di Robotica e Protesi artificiali, l’Unità Cinofila e uno stuolo di fotografi di riviste di quart’ordine alla ricerca della foto del morto-sul-campo che li facesse andare su Real-TV o sui telegiornali in prime time.

Alcune conferme, numerose defezioni, rimaneggiamenti al volo della formula, tentativi di boicottaggio e un tira&molla di sì-ni-no alla richiesta di partecipazione. Particolare da segnalare è la pletora di scuse e gustificazioni al “no” che non si sentivano dai tempi della scuola media: temporanei malanni di lontani parenti&animali domestici neanche si fosse rifatto vivo in terra l’Angelo Vendicatore; un assortimento di strappi e dolori muscolari che non si sono mai visti nemmeno in tutte le  puntate di tutte le stagioni messe insieme di E.R. Medici in Prima Linea; alcuni hanno disdettato le ferie prenotate tre mesi fa (per ottenere lo sconto) e riprogrammato un last-minute esattamente a cavallo della data dell’Evento, tre giorni prima la partenza, tre giorni dopo il ritorno, così da scoraggiare anche eventuali spostamenti di data.

Il tutto, molto prevedibimente, condito da un ricco repertorio di maledizioni all’indirizzo dell’ispiratore del mini-torneo/mono-partita/solo andata. Maledizioni giunte puntuali all’indirizzo visto che nella settimana dell’Evento si sono abbattute nell’ordine:

  • lunedì (primo giorno di ferie, tra l’altro), luce di allarme sul pannello dell’auto avente forma di motore (poteva essere l’olio?NO) che al confronto con il libretto delle istruzioni recitava perentoriamente e senza alcuna altra spiegazione:”Rivolgersi al più presto a un’Officina Toyota Autorizzata”;
  • martedì (secondo giorno di ferie,è un buon inizio eh?), sveglia presto, mezz’ora d’auto, raggiunta l’Officina Toyota Autorizzata più vicina (a Latina), spiego l’antefatto al Capo-Officina, il quale apre la portiera (ma il motore non è sotto il cofano?!?), infila sotto il volante un cavo collegato a una “scatola nera” (odddio è proprio così grave?!) e dopo avere consultato l’”oracolo” al computer sentenzia un guasto piuttosto consistente anche per il portafoglio. Al danno la beffa: riparazione possibile solo dopo il 15 settembre. Non resta che affidarmi a Lourdes.
  • mercoledì riposo (meglio non uscire di casa visto l’andazzo)
  • giovedì fermato “solo” dai Carabinieri e blocco di tutti i finestrini dell’auto (problema già avvertito la domenica sera prima, ma apparentemente risoltosi nella serata stessa…oscuro presagio?)
  • venerdì finalmente IL giorno! Mi sveglio semi azzoppato da “occhio di pernice” sotto la pianta del piede destro (peraltro quello “buono” per i tiri), che fino a quel giorno sembrava addirittura in via di guarigione definitiva.

Sopra le note di una canzone che sembra prendersi gioco di quanto ho appena descritto il cui titolo è “Wonderful” (Gary Go), vado a chiudere questo ampio prologo dell’Evento che si terrà nella verde e paludosa cornice di Borgo Hermada, su campo di calcetto, un 6 contro 6, nella consolidata tradizione manichea e di chi non ha nessuna fantasia: Squadra Bianca contro Squadra Nera. Visto l’antefatto e in vista della deludente prestazione, io ho preparato la maglia rigorosamente NERA.


Fuga per la vittoria al Bava Claudio Coliseum

Rumore di fondo: Andiamo a Berlino, Sandro, andiamo a Berlino!


Ne e’ passato di tempo. Ne e’ davvero passato tanto. Quindici anni fa…o forse più. Tanti sono gli anni che non partecipavo a una partita di calcio. 90 minuti su un prato a rincorrere un pallone. Perche’ prenderlo a calci, non ne ho il cuore di usargli questa crudelta’…ne’ le abilita’ sportive. Still alive (and kicking – Simple Minds). La partita si e’ svolta in quel di Borgo Hermada e se il nome vi fa pensare a samba e mojito, devo riportarvi sul suolo della madrepatria: e’ tra Sabaudia e Terracina, Lazio, Italy.

Campi in erba di calcio, calciotto e calcetto. Noi 8 contro 8 al campo n. 17. Oscuro presagio. E a vedere la maggior parte di noi, neanche tanto oscuro: chiaro avvertimento. Come i teschi di bisonte al limitare del deserto (cfr. Tex Willer). Continua a leggere


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