“Floating Cloud God Saves The Pilgrims” è un giochillo per Playstation 3, PSP e PS Vita, disponbile solo su Playstation Network ovvero via download della copia digitale. Già il titolo: “Il Dio della Nuvola galleggiante salva i pellegrini” è un titolo più adatto a un film di Lina Wertmüller in salsa orientale, piuttosto che a un videogioco, il moderno medium traviatore delle giovani menti e passatempo socialmente esecrabile di adulti irresponsabili. Non si tratta di una produzione a tripla A: tecnicamente, nel 1988 l’appena nata console Sega, il mitico Mega Drive, avrebbe potuto farlo girare senza scomodare tutti e 16 i suoi bit. Allora perchè la “scimmia” mi sta saltando sul groppone urlandomi in testa questo assurdo titolo?
Il Dio delle Nuvole
“Floating Cloud God Saves The Pilgrims” sprizza “stile” da tutti i pixel. Ispirandosi al folklore giapponese (da qui l’omaggio alla fotografa giapponese, Rinko Kawauchi), impersonerete il Dio delle Nuvole con il compito di proteggere i fedeli seguaci, inermi come bambini di un anno – anche se somigliano più a un nano da giardino – insidiati lungo il loro pellegrinaggio dalla prevedibile genie di mostruosità e malvagità che alberga nei videogiochi dall‘inizio dei tempi.
E’ un delizioso, eccentrico, scintoista sparatutto bidimensionale – ispirato a classici come Parodius e R-Type – in cui l’azione scorre orizzontalmente, interrompendosi solo in occasione dei “boss”, cioè cattivi più grandi, resistenti e con schemi d’attacco più raffinati e aggressivi della “carne da cannone”. In qualità di Dio delle Nuvole, “a bordo” di una nuvola (ma va?!…pensavo una lambretta) dovete sparare e bombardare nemici e ostacoli per proteggere i vostri seguaci, che in quanto a resistenza devono provenire dalla Boemia vista la fragilità come quei famosi e preziosissimi cristalli che vi si producono: un unico contatto con i nemici o gli ostacoli e il pellegrino è bello che è andato. Morti tutti i pellegrimi, finito il gioco.
Questo è il mio elmetto. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio elmetto!
Se provate a chiedere a un bambino o adolescente come impiegherebbe il suo tempo libero, le probabilità che rispondano “videogiochi” sono parecchio alte. Vedere come e quanto i ragazzi si entusiasmino davanti a un videogioco riempie di meraviglia anche uno come me che – nonostante sia decisamente più cresciutello – continua con una perseveranza tipicamente diabolica a dedicare scampoli di tempo, sottratti al sonno (dei Giusti), a questa insana passione: una passione considerata un mero passatempo dai più moderati; per tutti gli altri, un totale, inconcepibile, al limite dell’immoralmente inutile spreco di tempo. Nessuna sorpresa, quindi, se i genitori siano contrariati da questa risposta e considerino i videogiochi alla stregua di una “droga”. Penso a quei rimproveri del mio caro papà, che nei momenti di esasperazione, mi apostrofava “Drogato! Sembri un drogato!”: allora la reputavo un’ingiusta considerazione frutto di una tipica incomprensione generazionale; oggi mi suona come un ricordo dolce e mi strappa un sorriso (…Ciao pà!).
Certo è che il videogioco contiene elementi di progressiva complessità, vi è insita una sfida, che stimola a conoscerne di più e spinge a utilizzare le proprie abilità per raggiungere l’obiettivo, che sia il punteggio più alto a Space Invaders, “finire” tutti i mondi in Super Mario Galaxy, portare in salvo Yorda, la bellissima ragazza di cui siete pazzamente (e segretamente) innamorati incontrata in quella fiaba poetica che è Ico.
Yorda e Ico, mano nella mano...il gioco è tutto lì. L'emozione, ANCHE.
Tale livello di sfida e tensione produce adrenalina e sfocia in una maggiore aggressività. Un’aggressività apparente – aggiungo io – a parte le mazzate vere che ci davamo mio fratello ed io durante i tornei di Kick Off e Sensible Soccer…se è per questo, anche alle “corse di tappi” lungo il vialetto intorno la casa di Sabaudia, a Subbuteo, Scopone, AssoPigliatutto e Scala Quaranta e – tuttora – alla prossima partita di Risiko. Il Signor Rossi e – rispettoso delle “quote rosa” – la Casalinga di Voghera, nonché uno stuolo di “esperti” di media, “scienziati” del comportamento “umano”, “giornalisti”, Associazioni dei Genitori (che Dio ci protegga da loro!) e pure qualcuno tra di voi (due-tre) che state leggendo, associano videogiochi, aggressività, violenza più velocemente di quanto fanno di conto 1+1=2, li mettono insieme con un (that’s)amore e passione meglio di Findus con le verdure scelte e selezionate-per-voi nella busta surgelata di “Minestrone Tradizionale”…quella sì che, se te la tirano, è violenza: dura come un sanpietrino e pesa esattamente 1 kg, rettangolare rettangolare. FA male.
A furor di popolo, segue la tesi: i videogiochi violenti contribuiscono ad abituare i bambini a livelli sempre più alti di violenza e fare scattare in loro comportamenti violenti nella vita reale. In altri termini, lasciare un bambino davanti a un videogioco violento, è come mettergli in mano una granata a frammentazione, raccomandarsi di stringerla bene nella mano, con gesto risoluto togliere la linguetta della sicura e darsi alla precipitevolissima fu -BUM!- .ga!
Dopo avere amabilmente dissertato (parlo a me stesso…) sui “picchiaduro”, un altro genere che incarna lo stereotipo che i videogiochi sono violenti è quello dei cosiddetti “sparatutto”, in particolare il genere più di successo, quelli “in prima persona”.
Abbandonata per il momento la vena (sangue “sporco” da ripulire) introspettiva e svolazzante del già citato Pindaro in già certificata versione pirla, un piccolo episodio di vita quotidiana risveglia l’arteria con un gorgolglio di sangue “buono”. Approvato dall’Associazione Vampiri “Amici di Bela Lugosi e nemici di Twilight”.
L’inizio non è promettente, sembra il solito pirla, ma in metafora truculenta. Il titolo, di associazione banalotta e privo di fantasia, s’ispira a Julio Iglesias e a una sua canzone di fine anni ’70 da vietare ai diabetici.
Si parlava tra amici di pirateria. Il Corsaro Nero, Sandokan e Capitan Uncino non c’entrano, qui si allude alla copia di film, musica e videogiochi che ormai è entrata nella pratica comune e non è nemmeno percepita come “illegale”.
In italia (lettera minuscola), la legge sul diritto d’autore è una tra le tante ed è talmente poco presa in considerazione che non c’è neanche bisogno di fare un’altra “legge” che la svuoti di significato (molto di moda nella recente prassi politica). L’anno scorso il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha anche dichiarato che “scaricare” musica peer-to-peer non è illegale. Lascio alla vostra curiosità e metodo critico farvi un’idea di quanto il Ministro degli Interni ebbe a dire e proporre, tanto da fare accapponare la pelle a quelli della Federazione dell’industria musicale italiana e delle Big Four della musica, cioè Sony, Universal, EMI e Warner, che hanno più volte dimostrato di avere una pellaccia come quella del “Carcharodon carcharias”, meglio noto come “grande squalo bianco”.
Siamo in pieno periodo in cui l’industria dei videogiochi cala i “pezzi grossi”. I titoli cosiddetti tripla A, quelli “unti dal Signore” per meriti propri o per meriti del marketing. Vi si concentra la più alta concentazione di uscite e, deo gratias, di titoli eccellenti. Per l’industria e per la distribuzione è tempo di ricche messi. Nel 2011 negli Stati Uniti d’America il mercato ha generato un fatturato di oltre 25 miliardi di dollari, occupa direttamente 120.000 addetti con un salario medio di 90.000 dollari annui (cfr. 2011 Essential Facts pubblicato da ESA). Bando alle ciance, la verità è che questi signori che producono “giochini” vogliono i nostri soldi e sono dannatamente motivati a non rinunciarvi. A FIFA, PES, Uncharted 3, Batman Arkham City, Battlefield 3 già usciti, si sono appena affiancati sullo scaffale Modern Warfare 3, The Elder Scrolls V: Skyrim, Assassin’s Creed Revelations, Halo: Combat Evolved Anniversary e The Legend of Zelda: Skyward Sword. Visto che ogni resistenza è inutile, almeno…facciamoglieli sudare.
Considerate la fine di novembre come l’ultima “finestra” utile per i tempi di consegna standard. A dicembre, c’è il bailamme più totale, si scatena la “corsa al regalo” e le poste vanno in completa bambola: aspettatevi tempi più lunghi e un repentino picco delle probabilità di smarrimento del pacchetto nel tragitto verso casa vostra. Il vantaggio di portare pazienza è di approfittare di offerte promozionali dai prezzi al ribasso. Feel the original, feel the REAL thing.
Raptus di post…o post da raptus…no, non c’entrano ratti o postumi di sbornia. In preda a un raptus, mentre sbadatamente navigo su Internet alla ricerca di qualcosa che mi incuriosisca, la tivvù sintonizzata su MTV dà l’EMA Award che si è tenuto il 6 novembre a BeeeeelfaaaaAAAST! L’ho voluto urlare come i soggettazzi dal palco….ma, dico io, hanno il microfono con un’amplificazione tamarra più di quanto sia lecito sopportare alle trombe di Eustachio e devono proprio urlarci dentro a quel microfono?!? …Gesummmaria gli LMFAO sono troppotroppo….bando alle chiacchiere (e ci sarebbe da scrivere, c’è un sacco di materiale), sono qui che scrivo live dal divano di caaaaaaaaasa miiiiiIAAAAAAA, non per raccontarvi che ho preso matura consapevolezza e piena contezza di non essere più nel target di MTV; oppure dirvi della ninfetta che presenta la kermesse musicale e che, ora, in questo preciso momento, sta can…tan…do…, censuro ciò che è apparso nella mia mente tra i puntini di sospensione per eccesso di testosterone e sessismo machista. Per lo meno, è maggiorenne. Oppure ancora per riprendermi dal fatto che uno sbarbato che non arriva di sicuro a 18 anni, ha vinto la categoria “Best Male” , ma non ha nemmeno la barba quello lì…Buuuuuh! Tutta invidia la mia, è chiaro. NO scritto così è più…scuro….In the name of God and of this blog, Claudio, please GO!
Occhei ve lo dico perchè sto qui: è nel titolo, genio! Ma sì, è la canzone di apertura dell’EMA: Every Teardrop Is a Waterfall cantata dal vivo dai Coldplay. Gioiosa canzuncella che, a dispetto dal titolo chiagnazzaro (traduz.: da piagnisteo), si rivela foriera di un testo dal messaggio positivo. Singolare l’effetto che produce a testa-cuore-viscere di questo mentecatto: le note della sua melodia, al pari delle singlole gocce di una cascata, generano un bell’arcobaleno di sensazioni. Ecco, come quando sono stato qui:
Allora? Quand’è che qualcuno mi porta al concerto dei Coldplay?!?…Voglio andare precipitevolissimevolmente a un concerto dei Coldplay!…Gi, cara sorella, se stai leggendo queste righe di una lingua italiana crocifissa, sappi che quel concerto a Wembley che avevamo progettato un pò di tempo fa e che mi è sfuggito a un tanto di click così , s’ha da fare!
E’ finito l’EMA Award…ed è finito pure il mio post(da)raptus. Ora potete chiamare la derattizzazione.
Per chi desidera vedere il live dei Coldplay agli EMA Award deve visitare il sito di MTV perchè non ho trovato uno straccio di possibilità che lo facesse condividere sul blog…solo via Fakbuk o Tuitter. Alla faccia dei progressisti e delle menti aperte questi di MTV!
Scorro un giornale lasciatomi da mia sorella, Internazionale, è il n. 898 del 20/26 maggio, una prima lettura un pò veloce, la mia prima lettura è sempre uno scorrere a ritmo sincopato, gli occhi scorrono le pagine velocemente e all’mprovviso s’arrestano e indugiano, per poi riprendere la propria (s)corsa, veloce e selettiva. Lo faccio sempre con un giornale nuovo: immaginate di trovarvi davanti a un bel buffet di antipasti, vi aggirate spiluccando qui e là, poi decidete di puntare decisamente su quei frittini all’italiana che cucinano a richiesta sul posto e ti consegnano caldicaldi in un bel “cuoppo” di carta oleata! Così, giunto a 2/3 della rivista, a pagina 74, si legge “Videogiochi,Un kolossal per consolle”. L’occhio frena, torna poco indietro, rilegge e legge anche il nome della rubrica: “Cultura”... … resto così sorspeso (=sospeso+sorpreso) che mi mancano non le parole, ma pure i puntini di sospensione!
Il sottotitolo recita: “In L.A. Noire, la nuova imponente produzione della Rockstar Game, recitano quasi quattrocento attori”. E’ la recensione di L.A. Noire, l’ultima creazione di Rockstar Games, la stessa autrice di GTA, la serie più chiacchierata e vituperata dai media, dai censori e dalle Associazioni di Genitori. L.A. Noire è un altro centro per Rockstar, un successo sia di critica sia di vendite: 1,6 milioni di copie nella prima settimana.
"Combattiamo con un nemico senza volto in una terra di nessuno" (The Black Dahlia di Brian De Palma)
In L.A. Noire impersoneremo Cole Phelps, un veterano della Seconda Guerra Mondiale decorato con la “Silver Star” a Okinawa, e ora – 1947 – investigatore della polizia nella Città degli Angeli. L’ambientazione è l’America degli Anni ’40, durante il boom dell’immediato dopoguerra, atmosfere tanto care al genere “hard-boiled“. Gli autori si ispirano a un efferato omicidio realmente accaduto (e rimasto irrisolto) noto come il “delitto della Dalia Nera”: Elizabeth Short, una giovane aspirante attrice soprannominata “Dalia nera” per la sua preferenza di vestirsi con abiti di colore nero, fu ritrovata morta a Los Angeles in Leimert Park, il suo corpo nudo era squarciato all’altezza della vita e presentava evidenti segni di tortura. Era il 15 gennaio 1947: aveva 22 anni. Nel 1947, delle 119 persone uccise a Los Angeles 32 erano donne e 5 cadaveri riportavano segni di violenza e mutilazioni tanto da fare pensare a collegamenti con il delitto della Dalia Nera e a un serial killer. Fortissima fu l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sul caso, tanto da ispirare un’abbondante produzione di film, romanzi, puntate di serial televisivi, canzoni e, anche l’ultimo dei media arrivati, videogiochi.
A causa dell’argomento, di un utilizzo della lingua madre(adottiva) non ortodosso (ma nemmanco eterodosso,eretico né agnostico), una punteggiatura seminata alla grossa e uno stile “gagliardamente caotico” (grazie cuggggino!), il post che segue è sconsigliato agli animi sensibili e impressionabili, agli appartenenti o simpatizzanti o semplici conoscenti di Associazioni di Genitori, portatori di kefia perché la bandana è “out” e coloro che pensano che Hulk Hogan sia il nome e cognome del super-eroe più verde e incavolato che la Marvel abbia mai partorito.
La serie di Immelmann, split S, tonneau, avvitamenti e stalli verbali a seguire non significanoche quest’acrobatico RedBavon, in una forma più svolazzante e sfuggente che mai, approvi, tolleri o giustifichi la violenza, virtuale o reale che sia. Ma se proprio ci scappa la rissa, allora meglio la violenza reale o virtuale? Meglio il mix, crea sorpresa e partecipazione. In medio stat virtus. Lo dicevano anche gli antichi Romani, la Democrazia Cristiana e qualche pornostar di cui ora mi sfugge il nome ma di cui mi ricordo benissimo il viso…
Per uno che dal 1978 lega ricordi ed emozioni ai videogiochi come il resto dell’umanità li lega agli album di fotografie, l’ennesima recrudescenza mediatica che i videogiochi istighino alla violenza i giovani rampolli e ne riducano l’attività cerebrale nelle aree dell’auto-controllo, inibizione e attenzione (Indiana University School of Medicine), mi fa girare fuor di metafora e fuor dalla grazia divina. Scusate lo sfogo, ma se non mi sfogo con voi affezionati support-atori e sopportatori di questo b(av)log…E mi rivolgo anche a te, semplice navigante, capitato qui a causa di una disgraziata ricerca su Google, ma oggi ringhio e mi va di ringhiare, bello mio, e ci sei finito proprio in mezzo. Ma tanto, si sa, che il cane che abbaia, non morde…però se ringhia…ahia…
Siete sempre in tempo a cliccare sulla “X” in alto a destra, questo è solo il pro(lisso)logo, siamo solo all’inizio del post vero e proprio…chiamarlo “articolo” eviterebbe lo xenofobo barbarismo, ma sarebbe di una presunzione fuori anche da questo non-luogo.
Al netto delle baggianate fin qui espresse, invero m’interessa condividere la mia esperienza, viro stretto e chiudo questo volo del Pindaro in versione pirla perché obiettivamente ci ho preso gusto in questa lunga introduzione al ritmo rutilante del cazzeggio estremo per la pura curiosità di vedere dove riesco ad arrivare per il solo vezzo di esagggggerare. Se vi regge la vista, vi piacciono le sfide e vi rimane un briciolo di curiosità, continuate a leggere che lo chef – in puro stile Hell’s Kitchen – si è cimentato in un manicaretto parecchio complicato: tra tutti i videogiochi, il genere che incarna e rafforza lo stereotipo che i videogiochi sono un irresponsabile passatempo socialmente esecrabile, che incoraggia un comportamento aggressivo nei suoi fruitori, è quello dei picchiaduro. E ora…scatenate la rissa!!!! Continua a leggere
Il poeta Orazio:"Nunc vino pellite curas" (Ora col vino cacciate gli affanni).
Finito l’anno, iniziato uno nuovo, per i cinesi no (sarà il 3 febbraio). Piccolo particolare: il gruppo etnico cinese (gli Han) è il popolo più grande al mondo per numero di individui, pari a circa il 20% della popolazione mondiale. Non è che forse stiamo sbagliando noi il Capodanno?
Tempo di bilanci, sintesi, classifiche dell’anno passato, back-up di hard-disk e grandi andirivieni nelle cantine e ripostigli. Fisici o della memoria. Perché allora io no?
Dall’odore di muffa nella mia scatola cranica, sale l’ispirazione (disperazione, per altri) per questo nuovo post, che “nuovo” non è ma puzza di muffa e riciclo di roba dell’anno passato.
Ludenoteca, cantina di videogiochi d’annata, diventa la nuova occupazione abusiva di suolo pubblico Internet, in pianta stabile su questo instabile blog. Non pensiate di trovarvi un Sassicaia o uno Chateau Latour, piuttosto qualcosa di più adatto al quotidiano, a una rimpatriata tra amici, a un brindisi tra due persone che non si vedono da tanto o a una serata solitaria (preferibilmente, un sabato, un sabato italiano)
Come in un’enoteca i vini hanno tante anime, profumi e sapori, così la Ludenoteca è lo spazio dedicato ai videogiochi che hanno altrettante anime, profumi e sapori di luoghi lontani: brevi (giurin, giuretto) descrizioni che invogliano alla degustazione. Al contrario dei vini, i videogiochi più “invecchiano” e meno costano.
Se poi i”giochini” vi lasciano indifferenti (o vi fanno ribrezzo…ma allora avete sbagliato blog e blogger) , non perdete altro tempo, andate in enoteca e ordinate un bicchiere di Benuara, che – una di-vina conoscenza mi disse - è ottimo per il palato e onesto nel prezzo. Esattamente come ciò che troverete in Ludenoteca.
Non ho ancora provato il Benuara, brindate alla mia e alla vostra salute e fatemi sapere se vi è piaciuto.
“Der resto tu lo sai come me piace! quanno me trovo de cattivo umore un buon goccetto m’arillegra er core, m’empie de gioja e me ridà la pace; nun vedo più nessuno e in quer momento dico le cose come me la sento…” Trilussa
The Walt Disney Company, ma per tutti semplicemente Disney, non ha certo bisogno di presentazioni, visto che è una delle più grandi aziende dell’intrattenimento del pianeta e, potete scommetterci, della galassia quando finalmente – addio al traffico sulla tangenziale – scopriremo il teletrasporto. Però vi avverto: io la calzamaglia attillata come il comandate Kirk non la indosso…a meno che non mi affidiate 5solocinque minuti il timone dell’Enterprise. Ognuno ha il suo prezzo.
“Ognuno ha il suo prezzo” sembra avere pensato Robert Alan “Bob” Iger, presidente e amministratore delegato di Disney, quando ha deciso che era giunta l’ora per il venerabile gigante dell’animazione di entrare nell’intrattenimento digitale dalla porta principale e con il piede pesante: a gennaio 2006, Disney acquisisce Pixar Animation Studios. La “scommessa” (pari a ca. 7,4 milioni di dollari) su Pixar e il suo approccio digitale all’animazione è quasi obbligata visto che Lilo & Stich del 2002 è l’ultimo vero successo di Disney. Tuttavia, siamo sempre in un mercato in cui Disney è il punto di riferimento, un po’ appannato, ma pure sempre un gigante. Tutt’altra storia in un altro mercato dove il piccolo cliente di Disney sta migrando sempre più: i videogiochi.
ovvero 10 piccole cose da sapere quando il joypad è conteso da un bimbo e un adulto (anagraficamente dovrebbe esserlo…)
Spira una strana aria: venti di “guerra” tra Microsoft KINECT e Sony MOVE sull’interfaccia utente del futuro, Nintendo fa spallucce e con la nuova console 3DS passa a rivoluzionare il videogioco portatile con il 3D…SENZA OCCHIALI o altre appendici; la mia “lista della spesa” è ingolfata da titoli decisamente intriganti; una tripletta di giochi portati a termine in questo fine di ottobre (Halo Reach, Dante’s Inferno e Heavy Rain) che non si vedeva dai tempi di quando m’inchiodavo davanti al tubo catodico e cantavo “Và, distruggi il male, và! (Goldrake!)”. Ho capito che, come l’anno scorso…Natale si avvicina.
Come il plenilunio fa scattare nel licantropo la trasformazione da uomo a belva ferina, così il periodo natalizio fa scattare nel pargolame una bramosia di Pleistescion, intendendo con tale storpiato termine il genere videoludico in toto, in barba ai milioni di euro spesi in campagne pubblicitarie da Microsoft e Nintendo. Il marketing dell’industria dei videogiochi, intanto, sente l’odore di carne fresca (ucci ucci, sento odor di dollarucci…). Genitori, siete finiti in padella. Potete decidere solo la cottura: cedere subito (cottura al sangue), resistere un pò (cottura media), cedere solo all’ultimo (ben cotta…). I Borg sono già tra noi e hanno solo sembianze diverse da quelle immaginate in Star Trek: assomigliano a teneri pargoli. “La resistenza è inutile”.
Io devo imparare a farmi i fatti miei. Ma è più forte di me. Chiamatemi “impiccione”, chiamatemi “curioso”, bontà vostra. L’ennesimo siparietto nell’ennesimo negozio di catena di videogiochi, un cliente indeciso sulla trentina abbondante, una commessa più giovane e amabilmente cortese: “Lui”, indeciso, la personificazione dell’ “asino in mezzo ai suoni”, in cerca d’aiuto o consiglio che facesse cessare una condizione d’incompiutezza e insoddisfazione; “Lei”, cortese, affabile, la personificazione de “il cliente è sacro”. Io lì per il solito giro di ricerca da mercato delle pulci e aggiornamento listini, normale routine con la speranza di trovare una perla nascosta o dimenticata…
Storia (ennesima) di videogiochi, disinformazione, alienazione umana e violenza quotidiana.
Casus belli l’ennesimo articolo che, riportando il fatto di cronaca di un sedicenne ricoverato per “overdose” di videogame, coglie l’occasione per rinnovare un messaggio di estrema pericolosità del medium nonché l’ombra di un’ormai dilagante nonché subdola e silente Peste, che s’infiltra nelle nostre case e colpisce i giovani virgulti della nostra società. Amen.
Dopo avere letto tale notizia e relativi articoli” da più fonti (Secolo XIX , TG.com), riprendendo il joypad in mano e gironzolando senza meta per Liberty City del primo GTA III, m’è sembrato anche di sentire un persistente odore di zolfo. Belzebù non imbraccia più il forcone, ma un joypad wireless. Miracoli dell’evoluzione tecnologica o secolarizzazione della religione?
Nel bene e nel male, è l’ennesimo caso in cui è riconoscibile il rapporto tra videogiocatori e non-videogiocatori, che esiste da quando i primi pixel hanno iniziato a prendere vita…interattiva.
I fumetti sono parte integrante della letteratura e della cultura popolare. A volere trovare le radici dei fumetti, come medium, potremmo rimanere sorpresi: i geroglifici degli antichi Egizi. Attraverso i geroglifici si poteva infliggere al proprio nemico una delle peggiori condanne, la “damnatio memoriae”: cancellare il cartiglio e le immagini equivaleva a cancellarli dalla memoria e condannarli all’oblio, un destino peggiore della morte. Meraviglia allora ancora di più la metamorfosi subita da questo medium in migliaia di anni: da mezzo di comunicazione della storia ufficiale di grandi re e condottieri, a sotto-prodotto editoriale per bambini o adolescenti nerd. Ciò corrisponde a un comune percepito dalla generazione del dopo-guerra. Ma da circa un decennio il vento è cambiato, rivelando un rinnovato protagonismo dei fumetti nella cultura popolare sotto una denominazione più intellettuale di “graphic novel” e, sopratutto, un ruolo dei fumetti di primaria importanza negli attuali trend di marketing e merchandising.
Se qualcuno è stato attratto dal titolo, riconoscendo l’istinto ossessivo e compulsivo che ti assale quando le grandi catene di abbigliamento strillano da cartelli dai colori sgargianti “solo NOVEeNOVANTA”, irresistibile richiamo di una sirena interessata solo al vostro portafogli, state leggendo le righe sbagliate. Non continuate oltre: qui si parla di videogiochi. Scusate ma non ho resistito e so per certo che qualcunA c’è caduta con tuTTe le scarpe, eh? E la dedico a… <in English pleeeease> …Te(a).
I prezzi dei videogiochi sono un argomento “caldo”. Se per giocare al grande (Harry) PITFALL nel 1984 occorreva impietosire i propri genitori a sborsare circa 90.000 lire (meno di 47 euro), oggi ho visto un’attempata signora non battere ciglio e pagare 69 euro per il gioco PIOVONO POLPETTE. Potere del marketing, esigenza “fire & forget” di fare un regalo “politically correct” con gioco-non-violento al bimbo (provate a farlo scegliere tra GOD OF WAR 3 e PIOVONO POLPETTE…)… oppure devo ammettere che i giovani virgulti del 2000 sono molto più bravi, ruffiani e convincenti di me, giovane virgulto nel 1984.
Pagare 60-70 euro è amorale, anche se si tratta dell’ultimo imprescindibile capolavoro dalla grafica raccogli-la-mascella-da-terra. Giocare a un buon gioco e spendere poco? Si può.
Qualche giorno fa, ero a curiosare in una catena di noleggio e vendita di film e videogiochi (chi ha detto “Blockbuster!” ha vinto la bambolina…), passavo il mio sguardo lungo le confezioni di videogiochi sullo scaffale come la cassiera passa al supermercato i pacchi di pasta e i barattoli di conserva al lettore ottico. Copertine, titoli e prezzi si mischiavano nel cervello in un caleidoscopio di colori e numeri, che venivano registrati e confrontati con quelli dei siti di commercio online, fornitori ufficiali della mia dose mensile di videometadone. Più implacabile del T-1000 in Terminator!
Nell’esercizio di questo voyeurismo (ognuno ha le sue perversioni), ero ormai prigioniero della frustrante sensazione vedere-e-non-(trovare da)comprare, quando la mia attenzione viene attirata da un simpatico siparietto tra mamma sull’abbondante quarantina e figlio paciocco sulla decina. Mamma, alludendo a un gioco oggetto del desiderio del bimbo sbavante: “Ma è violento? <tono minaccioso misto a rimprovero> Perchè se è violento, NON TE LO COMPRO!”. Bimbo, senza scomporsi e con un’aria ingenua e al contempo professionale come da scafato venditore di aspirapolveri porta a porta: “No, mamma, è un gioco di macchine, tu scegli l’auto e giri per la città, fai le missioni…E’ BELLO!” …l’espressione nello sguardo del bimbo era quella tipica dei cani con palla in bocca che vogliono giocare e ti guardano con gli occhi pieni di tenerezza, la coda che mulina all’impazzata nell’aria e sembra dirti “Eddai!Eddai!Eddai che ci divertiamo!Eddai!”. La mamma, per niente intenerita (con molta probabilità i cani li odia), guarda il bimbo con una diffidenza che l’italiano medio non riserva nemmeno allo sconosciuto per strada che gli offre un I-Phone da 600 euro al prezzo di soli 100 euro perchè per sua stessa ammissione…lo ha appena rubato (ma è…ricettazione!!!!!!!). Rigira tra le mani la confezione del gioco come un artefatto alieno caduto da un UFO proveniente da Betelgeuse, la gira sul retro…il marketing qui si gioca tutto…ma la mamma non ci capisce nulla di videogiochi e nulla possono fare capire quelle quattro piccole foto e una descrizione da bignami in carattere troppo piccolo anche per i suoi occhiali. Sbuffa spazientita, maledicendo ‘sti giochini, butta un occhio al sottoscritto che era accanto, percepisco che le è baluginata l’idea di chiedere un consiglio, io ho un sussulto, sto per intervenire con un secco “Signora miabbbella, senta un pò…ma tutti i videogiochi sono di fondo violenti, i bambini non si divertono se non possono sfasciare, fare esplodere, creare casino…è eccitante…è fico!…Glielo compri e stia con lui un pò a guardare mentre gioca, magari spiegandogli dove è il bene e dove è il male…”. La mamma, quasi avvertisse il pericolo dell’imminente logorroico pistolotto sfugge il mio sguardo come la mangusta sfugge il morso del cobra, inquadra sulla copertina il bollino PEGI che riporta “18(anni)” e Zzzac! Azzanna dietro al collo il serp…bambino: “E’ violento! Non te lo compro.” Il gioco è “Grand Theft Auto IV”, conosciuto più semplicemente come “GTA”.
Tutto quello che volevate sapere sui Videogiochi e non avete mai osato chiedere
E’ tempo di Natale! E’ tempo di fare i buoni! Non fosse altro per i regali. E’ tempo di regali! Specialmente in questo periodo, tra una chiacchiera e l’altra con gli amici, si finisce per parlare di videogiochi…e non sono io che “attacco la pippa”. Incredibile dictu e potete immaginare la mia gioia nonché soddisfazione! La realtà è che tale improvviso interesse è un riflesso condizionato: la prole sbava dietro Pleistescion…Pleistescion….e Pleistescon. Siamo in Italia e in Italia videogioco=Pleistescion. C’è poco da fare: se l’amata prole desidera la Playstation, è Natale ed è sacrosanto che scartino sotto l’Albero una confezione marchiata Sony e piazzino sotto la TV una bella scatola nera capace di magie colorate in Full HD. In effetti, una TV Full HD è raccomandata caldamente se vogliamo avere davvero il meglio di Sony Playstation…3. Eh sì perché siamo alla terza Playstation, non molto amata dal mentecatto che vi scrive a causa del prezzo iniziale da mutuo ipotecario e di una qualità dei titoli che non giustificava l’emorragia di euro che Sony molto arrogantemente pensava fosse lecito richiedere. La stessa reazione di quando incontro una donna bbbbelllssima e lo sguardo di ritorno è freddo, altezzoso e sembra dirmi:”LO so benissimo”. Insomma, “se la tira”. E io perdo interesse. In ultimo, non sopporto il fatto che i giochi PS3 abbiano la pessima abitudine d’installarsi parzialmente su hard-disk: io un PC ce l’ho già e non ne voglio un altro! Oggi potete andare tranquilli: qualche titolo esclusivo d’impatto (questo Natale lo chef consiglia: Uncharted 2), qualche perla incompresa (Little Big Planet e Katamary Forever) e un buon numero di giochi di qualità (finalmente) pari al suo naturale concorrente, la Xbox360. Quest’ultima è la scatola magica di Microsoft, che sebbene tecnicamente inferiore alla Playstation 3, riscuote le mie personali(ssime) simpatie – dopo anni di venerazione Sony – per un motivo fondamentale: chi doveva creare videogiochi, è riuscito subito a programmare con perizia e a produrre videogiochi con grafica e suono di nuova generazione e, soprattutto, divertenti o coinvolgenti. Rivolgendosi poi ai portali di vendita on-line, i prezzi dei giochi sono accettabili: tra i 15 e i 30 euro. Sony ci è arrivata solo nel 2009. Forse nel 2010 vedremo finalmente la Playstation 3 tirare fuori i muscoli…prendete nota: Heavy Rain, God of War 3 e GranTurismo 5.
Se siete già abbastanza frastornati e vi sembra che abbiate perso abbastanza tempo della vostra vita leggendo di questi insulsi “giochini”, vi state per perdere il meglio: Wii, la console Nintendo.
Casus belli è una chiacchierata telefonica con un caro amico che mi diceva di avere acquistato per il pargolo una Playstation 2 e mi chiedeva quali giochi fossero più adatti. Eh già, tra poco è tempo di regali per i bambini buoni (ma perchè esistono bambini cattivi?!?) e si scatenerà il solito putiferio mediatico del dagli-addosso al videogioco violento (c’ è davvero l’imbarazzo della scelta dai tempi di Dracula su Intellivision), i videogiochi fanno male, non sono educativi. Sotto a chi tocca e chi più ne ha, più ne metta!
A parte l’opinione ed esperienza diversa di chi scrive la cui argomentazione tralascio a post a venire, la mia mente ha deviato d’istinto verso un particolare genere di videogiochi, gli ” shoot’em up”, che in italiano traslitteriamo nel termine “sparatutto”. MAi fu più chiara la traduzione. “Sparatutto”: il nerbo della video-genie, in principio fu Space Invaders , una colonna portante di tutte le console fino al glorioso Sega Saturn (1994-1998), il colpo di grazia infertogli – ironia della sorte – da Wolfstein3D e Doom, la nuova generazione di “sparatutto”: “first person shooter”, cioè “sparatutto con visuale in prima persona”. Genere di nicchia, con comparsate degne di tale lignaggio che si contano sulle dita di una mano mozza in epoca Playstation 2, oggi rifà capolino nei canali di digital delivery delle console dell’attuale generazione, sotto forma di download da Wii Virtual Console, Playstation Network e Market Place di Microsoft.
Rispolveriamo allora vecchie memorie in cantina e – vista l’età – la cantina è piuttosto ingombra, maldestramente picchiando – ahia! – e sbattendo – ouch! - contro questa scatola e quel cartone (toh! il mio bel trenino di legno…), mi imbatto in due assoluti capisaldi dello “sparautto” che avrà generato masse di (ex-)adolescenti dedite all’annichilimento e alla distruzione: Assault Suit Leynos e Assault Suits Valken, rispettivamente annata 1990 cantine Sega Megadrive e annata 1993 cantine Super Nintendo. Ottime annate, ottime cantine. Corposo, bel colore rosso sangue, retrogusto metallico, ferroso (tipo sangue in bocca), ideale se servito con della carne (preferibilmente, di alieno), cottura rigorosamente al sangue. Buona degustazione!
ovvero tutto ciò che mi piace ORA. Domani è un altro giorno...Tara Tara
Patrick Wolf: The Bachelor
A dispetto della copertina che non avrei toccato nemmeno con un bastone, il disco è una creazione della migliore ispirazione di Patrick Wolf. Un disco decisamente vario , ma mai i brani sembrano slegati gli uni dagii altri : elettronica e acustica, folk e pop, chitarre distorte e violini. Back for more....
Castlevania: Lords of Shadow (PS3 e Xbox360)
Castlevania: quando i vampiri cantano "Killing me softly". Castlevania è la serie giapponese che dalla fine egli anni '80 ci manda in giro ad ammazzare vampiri armati di una frusta e/o di una croce (?!?). Altro che Buffy, Blade o Twilight! E' uno splendido action adventure, con un buon bilanciamento tra sfida e gratifica, comparto tecnico eccellente e una riuscita atmosfera da tempi bui della Santa Inquisizione; un mix tale da indurre una certa dipendenza da...sangue di vampiro fino ai titoli di coda. Smettete di stare lì a guardare Twilight, datevi da fare, imbracciate un joypad e date il vostro contributo al trionfo della Luce sull'Ombra...ma siete proprio sicuri di combattere dalla parte giusta? Consigliato a chi apprezza i videogiochi di azione con elementi di avventura e semplici puzzle. Pubblicato a fine 2010, è reperibile a un prezzo accessibile.
In The Air
Un singolo strepitoso! Testo, melodia, ritmo e la voce fantastica di Angela McCluskey realizzano una traccia Dance che avvolge, fa vibrare, innalza. Ha il potere di rendere liberi dalla gravità dapprima i piedi e in rapida successione, per moto di espansione verso l'alto, gambe, bacino, stomaco, busto, cuore, braccia e infine testa. Throw out your troubles Find your song Cause there's a change Change in the air IN THE AIR
Télépopmusik: Genetic World
Genetic World (2002) è il primo disco dei Télépopmusik, un trio francese che affonda la sua passione musicale nel fertile terreno di musica elettronica della madrepatria dei Galli. Ne sboccia un album, sì di evidente matrice elettronica, ma ricco di inserti hip-pop, rap, jazz, lounge. il risultato è un suono accessibile e, al contempo, solido e ricco, risultando interessante anche dopo ripetutti ascolti, rivelando sempre più dettagli andando a cercare in profondità e tra le pieghe.
Legend of Zelda: Skyward Sword
Zelda ritorna su Wii e, con molta probabilità, è il canto del cigno della console Nintendo di questa generazione, che ha avuto il grande merito di avvicinare ai videogiochi chi non li avebbe toccati nemmeno con una pertica, da lontano. Zelda è sempre stato un gioco per cui la Nintendo ha dedicato molte risorse e dedizone, tanto che lo definirei: amore. Skyward Sword è frutto sicuramente di un amore smisurato. E' un incanto. Fin dalle fasi introduttive trasmette quel tocco magico che mette in moto la nostra fantasia e ci fa riempire i vuoti lasciati dagli autori, facendoci diventare parte di questa avventura, impossibile nella realtà, ma reale nelle nostre teste e cuori. .
Florence and the Machine: Cerimonials
Dopo Lungs, aspettavo con trepidazione questo nuovo Cd. Si conferma l'unicità della voce, una non scontata sensibilità nel creare empatia, un disco pop ben fatto, coivolgente. La versione "deluxe" contiene degli inediti e delle versioni acustiche che danno davvero un senso a quella parola abusata per spillarvi dei soldi in più. A breve senti-recensione che questo box è troppo tiranno. Merita!
Batman: Arkham Asylum (PS3 e Xbox360)
BATMAN: ARKHAM ASYLUM (PS3 e Xbox360) regala al giocatore una grande esperienza, restando sempre fedele allo spirito del fumetto originale. La "Game of the Year Edition" aggiorna già l'ottima edizione originale con l'effetto 3D e tutti i contenuti aggiuntivi, prima disponibili solo come download a pagamento.
Child of Eden (Xbox con Kinect) €.19,00
Se dentro di voi c'è un alter-ego a metà strada tra Darth Vader e Herbert von Karajan, avete trovato il videogioco perfetto e una valida ragione per prenotare una visita dallo psicanalista. Uno sparatutto con visuale in soggettiva . in cui occorre sparare a tutto ciò che vi viene incontro. La novità e' che si "spara" puntando le mani come Darth Vader scaglia i fulmini, al ritmo di fantastiche immagini e musiche psichedeliche, così mulinando le braccia come un grande direttore d'orchestra.
Akron/Family – S/t II: The Cosmic Birth And Journey Of Shinju Tnt
Affibbiare un’etichetta agli Akron/Family sarebbe un’impresa improba visto che si divertono a cambiare continuamente. C’è chi li definisce freak-folk, piuttosto citerei il bassista Miles Seaton il quale disse che l’obiettivo è quello di connettere i sogni e il cuore. Obiettivo centrato in questo disco che, dopo ripetuti ascolti, sottopone il cervello a uno stimolo continuo, a rincorrere l’intuizione, a decodificare le sensazioni e dare forma alle emozioni. Vi sentirete influenze dal Giappone e folk americano, un mix giubilante, psichedelico e vibrante, e quando il suono si fa sporco in un’esplosione di chitarre distorte e drumming forsennato la voce sottile del cantante sarà il perfetto bilanciamento. Un suono profondamente strano, ma mai alieno e respingente; anzi, vi spingerà a cercare le origini di questa “stranezza” dentro di voi. Cose dimenticate, cose sopite e, quando seguendo quelle note, le tirerete fuori, sarà un tripudio di fuochi d’artificio, scintille e cascate di lapilli. Non solo esplosioni, ma un guadagnato relax con le ultime tre canzoni in cui il trio di barbuti americani si abbandona a un suono gentile, cori e riverberi in lontananza, che ispirano natura e luce. Questo disco è musica che fa bene. Cliccate sulla copertina per il video di "Light Emerges" FA-VO-LO-SO!
Florence and The Machine – Lungs
Florence Welch ha una voce che ammalia: potente, carezzevole, capace di toni leggeri e cupi. Un disco coinvolgente e sfaccettato: Dog Days Are Over fa muovere le gambe da sole, Blinding trascina in una cupa spirale, Howl mi fa ululare, My Boy Builds Coffins mi fa sorridere, Drumming Song fa vibrare...Lungs è un disco completo, volendo ci si può perdere nei dettagli, appassionante.
Una Canzone per Bobby Long
Un film che mi ha colto di sorpresa, messo in mano un palloncino, preso per mano e con lo sguardo inebetito portato a spasso per New Orleans, la sua musica e - cosa rara - mi ha fatto respirare la sua atmosfera. Magari non sarà realmente New Orleans, ma è come mi piace immaginarla. E ora voglio lo zucchero filato: la colonna sonora si attaccherà alle vostre orecchie come lo zucchero filato ai vostri denti. E' disponbile un'edizione speciale con film+cd musicale.
The XX
Da www.ondarock.it: "può un disco avere pathos pur non avendo picchi, arrampicarsi su per un climax dalla pendenza appena percettibile e salire e scendere senza farsi notare? Forse no. Ma l'impressione è che i The XX ci siano andati davvero vicino"
Alan Wake (Xbox360) €.11,49
Alan Wake è un thriller, trae ispirazione da Stephen King, attinge a X-Files e Twilight Zone. Il risultato è un buona storia, supportata da un impianto audio e video di prim'ordine, che riesce a tenere un buon eqilibrio tra la tensione dell'esplorazione e l'adrenalina degli "incontri" ostili. Lo svolgimento dell'azione è di per sè lineare, prevedibile...tuttavia, il "mondo" rimane verosimile, i personaggi comprimari credibili (per un videogioco) e nasce un legame emotivo in una trama sufficientemente stimolante ad andare fino alla fine. Un gioco ambizioso, che non riesce a inventare un "rivoluzionario" modo di raccontare una storia, ma merita il successo per quanto riesce a intrattenere e creare atmosfera. A volte, m'è sembrato uno di quei fillm horror o thriller truculenti in cui ti metti la mano davanti gli occhi nelle scene 'clou' per non vedere....e poi non puoi fare a meno di sbirciare tutto tra le dita...In mancanza di un Silent Hill di prima maniera, orfani di Eternal Darkness e Project Zero, Alan Wake non deluderà..
DANCE CENTRAL (Xbox360 con Kinect)
Il Kinect funziona! Avete presente? Il Kinect è quello della pubblicità: "Il controller sei tu!"? Tristarello e nerd-issimo lo slogan, ma vero. La prova definitiva è Dance Central, che è riuscito a fare venire fuori il Ricky Martin che è SEMPRE stato in me...a dire il vero, i risultati di ballo sono più quelli dell'Orso Yoghi. Ho detto che il Kinect funziona, non che fa i miracoli. ... ...Per quelli datemi tempo. euàn, tu, tri...Never, Never Gonna Give You Up
Demon’s Soul (PS3) €.19,00
Brutta bestia...Demon's Soul è una di quelle bruttissime bestie che ti si attacca sul groppone e non ti molla finché non sei ridotto come un cencio...alle 4 di mattina. Un gioco di ruolo che richiede dedizione, ripetuti tentativi, errori (parecchi) e tanto tempo. Presenta una dote, ormai rara: capace di tirarti fuori le più grandi bestemmie contro lo schermo, la Signora Sony e le sue 3 figlie Pleistescion...e al contempo capace di farti sentire il senso di liberazione, dopo la tensione accumulata, e altrettanta soddisfazione. Sono appena al secondo Boss, che per gli autori del gioco è poco più di una mammoletta: un gigante in armatura e ogni volta che ci arrivo (se ci arrivo) il risultato è identico all'ultima carica della cavalleria polacca contro i tank nazisti. E non ho nemmeno il cavallo...Consigliato ai vegliardi e nostalgici dei giochi japponesi come li facevano una volta (difficili) e ai più giovani desiderosi di sperimentare un BEL gioco di ruolo. Astenersi giocatori della domenica e gioca-mordi&fuggi.
Spese di spedizione: poco più di 3 euro per ordine, cioè se si acquistano 2 giochi la spesa è dimezzata e via dicendo.
Tempi di consegna: almeno 5 giorni lavorativi.
CHE FAI? GLIELO LASCI?
Videogiochi a prezzi a cui proprio non puoi dire "NO" (prezzi rilevati il 14/02/2012)
Falcon Allied Forces 4.0 (PC) €.10,72
LA migliore simulazione di volo militare mai prodotta e visto il collasso della nicchia di mercato delle simulazioni di volo, anche una delle ultime degna di tale nome. Un prodotto valido, curato nei dettagli e trasuda passione da tutti i rivetti e i bulloni dell’abitacolo virtuale. Se avete un seppure minimo interesse nella simulazione di aerei e nel moderno combattimento aereo, non avete scelta: compratelo e…attenti a ORE 6, SEMPRE!
SBK X: Superbike World Championship (PS3 e Xbox360) €.13,00
Il Campionato di Superbike 2011 è appena iniziato e Checa ha regalato la prima vittoria alla nostrana Ducati. SBK X, raro esempio di videogioco prodotto in Italia (Milestone), sebbene edizione del campionato del 2010, è il metadone per uno come me, che avrebbe tanto voluto guidare uno di quei mostri da strada (per me: Honda CBR-1000RR del 2006, tutta nera) , ma ha guidato 2 volte (DUE) lo scooter nel traffico di Roma e ha girato eterna fedeltà e gratitudine alle quattro-ruote. Per chi la moto la sa guidare, SBK ha una modalità "simulazione" che farà la vostra gioia. A questo prezzo e senza il pericolo di spalmarsi sull'asfalto alla prima curva, è l'occasione per liberare il centauro (pazzo) che è in voi!.
Metroid Other M (Wii): €.21,00
Metroid è una serie che non ha sbagliato un colpo dalla sua prima creazione nel 1986. Quest'ultima apparizione, prodotta dal Team Ninja, è senza mezzi termini un altro centro! Innovazione, un pò di coraggio, eccellenza tecnica e una costante attenzione a non tradire lo spirito della serie, ci regalano un'esperienza d'azione frenetica e una storia coinvolgente. A parte qualche incertezza nei controlli, il gioco è un gioiellino.
Final Fantasy: Crystal Chronicles – The Crystal Bearers (Wii)
Spin-off di Final Fantasy, la serie Christal Chronicles nasce per colmare il semi-vuoto di giochi di ruolo su Nintendo, prima Gamecube, oggi Wii. Questo episodio non è sicuramente un gioco di ruolo, vira verso l'action-rpg, finendo per offrire un'esperienza molto poco "ruolistica", più votata all' "esplorazione" del mondo e parecchio lineare nel suo svolgimento. Nella sua semplicità concettuale e di giocabilità, tuttavia, si tratta di un'esperienza confezionata con cura con il solo obiettivo di divertire. Il che non è poco per un videogioco. Non è un capolavoro, ma per 13 euro è un must.
Split Second (Xbox360 e PS3) €.17,00
Un gioco di corse "arcade" ovvero approccio un pò sborone e per niente simulativo, tutto derapate al limite, power-up dagli effetti devastanti che qualunque automobilista stressato dal traffico metropolitano vorrebbe avere come "optional" , velocità smodata, tamponamenti nella norma e ribaltamenti a go-go. Orfani di Ridge Racer Revolution, avete ritrovato la mamma!
Little King’s Story (Wii) €.18,44
La storia di un piccolo Re, la storia di un GRANDE gioco. Un misto di elementi di simulazione di un sistema economico-sociale (life-simulation) con elementi di strategia in tempo reale e avventura: un Piccolo Re che deve fare prosperare il suo regno. Il ritmo di gioco è quello che ci si aspetta dal genere di appartenenza: all'inizio, un numero limitato di opzioni, di sudditi da comandare, di possibilità di esplorazione e movimento, via via il gioco svela la sua vera natura di un complesso universo, curato nei dettagli e negli equilibri, una ragnatela di giocabilità che irretirà e darà soddisfazioni. Perfetto per fare giocare papà e il piccolo pargolo insieme.
Halo Reach (Xbox360) €.21,00
Una storia appassionante, una giocabilità ben bilanciata in tutte le modalità (singolo, cooperativo, multiplayer), grafica rifinita e un accompagnamento musicale epico e vibrante. Quanto di più vicino a un colossal di fantascienza di Hollywood.
Red Dead Redemption (Xbox360 e PS3) €. 17,49
Se "Per un pugno di dollari" è il VOSTRO film, Red Dead Redemption è il VOSTRO videogioco! Nell'ultima produzione Rockstar Games (gli stessi di GTA) si respira lo spirito degli spaghetti-western di Sergio Leone e di quel gran brutto ceffo di Clint Eastwood. Un impianto tecnico di prim'ordine, una storia decente, una giocabilità collaudata del sand-box, ulteriorimente raffinata fanno di questo videogioco un piccolo capolavoro da avere. La versione Xbox360 migliore di quella PS3.
Final Fantasy XIII (PS3 e Xbox360) €.17,49
IL gioco di ruolo per eccellenza tradisce l'esclusiva Sony, sbarca anche su Xbox360, conserva tutta la tradizione e qualche clichè di troppo, strizza l'occhio all'Occidente ma rimane Nippon nel profondo. Da giocare su PS3 (Xbox360, sorry).
Darksiders (PS3 e Xbox360) €. 14,00
DARKSIDERS, uno degli acquisti obbligati del 2010 per PS3 e Xbox360, un'avventura d’azione hack’n’slash dalla grafica curata da un affermato disegnatore di fumetti e azione adrenalinica
No More Heroes 2 (Wii) €.16,00
Uno dei migliori tamarri mai approdato su una console, di sicuro il Re dei tamarri sul Wii! Limate alcune imperfezioni del precedente episodio, conserva irriverenza e azione. Per i giocatori di vecchia data, imperdibile per le citazioni e un senso di nostalgia che pervadeva anche il primo No More Heroes.
Dungeon Keeper 2 (PC) €.5,00
Se un bel giorno mentre te ne stai rintanato al calduccio nel tuo bel puzzolente labirinto di gallerie sotterranee, un'orda di cavalieri nullatenenti e senza pricipessine da salvare dovesse presentarsi senza nemmeno un vassoio di pasticcini, tu che faresti? Gli offri il thè oppure li prendi a mazzate sulle gengive con la fida morning star? La seconda che hai detto! Essere buoni sì, ma a tutto c'è un limite!
Sega MEGA DRIVE Ultimate Collection (XBox360 e PS3) €.16,49
Dopo la lettura di "The Ultimate History of Videogames", nulla di meglio che immergersi con un bel tuffo all'indietro in 40 giochi per il Megadrive in una collezione ben realizzata e un mix di titoli tra il decente e il capolavoro. Un "must" per chi ha vissuto gli anni di Megadrive e SNES...E finalmente si può salvare la partita!
Sin and Punishment 2: Successor of the Skies (Wii) €.23,50
Secondo appuntamento con uno sparatutto 'su binari' uscito su Nintendo64 e mai approdato ai lidi occidentali (ora disponibile su VirtualConsole Wii). Giocabilità, scontata sì, ma si tratta pur sempre di uno sparatutto realizzato con cura e ad hoc per il Wii. Amanti delle "giapponesate" e nostalgici vecchia scuola "sparatutto" non esitate a...peccare. Gli altri saranno...puniti.
God of War 3 (PS3) €.19,00
Torna Kratos, uno degli (anti)eroi più tamarri mai creati in un gioco di strappabudella, tritaossa e spaccamascella ancora più tamarro dei precedenti. Grafica e audio d'eccellenza, giocabilità non innovativa, ma perfetta per liberare le tossine da stress accumulate nel traffico! Solo per PS3
Tatsunoko vs Capcom Ultimate All Stars (Wii) €.13,00
Picchiaduro in un bel 2D che fa "vintage" e si rivela un'esclusiva irrinunciabilmente "fashion" per ogni possessore del macinino Nintendo. Un "YES, Wii MUST" per la cura maniacale di Capcom, 25 personaggi (e anche solo per Viewtiful Joe ne varrebbe la pena), ottima grafica, controlli reattivi e semplici anche per le vecchie mezze-calzette come me.
"Niemand ist mehr Sklave, als der sich für frei hält, ohne es zu sein."
Johann Wolfgang von Goethe
Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo