Tre. Il numero perfetto. Non c’è il due senza. Nulla è perfetto. Solo Zer0 è perfetto.
Il mio nome è Due, ma sono uno. Discendente di Zer0, anzi…ascendente. Gemello omozigote di Uno e padre di Tre. Se vi siete persi in un albero genea-logico che assomiglia più a una tabellina, nessuna paura: è normale. Tutta questa storia di parenti e discendenti è sempre così noiosa per chi è esterno alla famiglia, ma ha un senso per chi vi appartiene. Il nostro DNA è segnato, i cromosomi si combinano e ne viene fuori un unico, che porterà sempre il marchio dei genitori. Da Zer0 tendente a infinito. X=padre, Y=madre, siamo un punto (X;Y) sulla coordinata Z del Tempo.
A volte mi odio. Sì, mi odio da solo. Già l’Odio ha poco senso, non porta mai a nulla di buono, ma l’Odio riflessivo, l’Odio di sé verso di sè è come stringere tra le dita una bomba a mano, levarle la sicura, contare fino a 4 e poi…ingoiarsela.
Due=secondo, né la gloria del primo né la perfezione del terzo numero. Due=secondo. Sì, mi odio per quello che sono destinato a essere. Eternamente secondo.
Non riesco a comprendere io chi sia veramente, in famiglia ci assomigliamo molto, intendo proprio fisicamente, guardate qui: 1…vi presento Uno; 1+1…e questo sono io, Due…ci assomigliamo molto, vero? Non avete ancora visto l’altro fratello! 1+1+1…Tre, ecco Tre. Che vi dicevo? Potrei andare avanti ancora per molto, sapete siamo una famiglia numero…sa.
Nan Goldin: “Bruce in the Smoke” (1995, Solfatara di Pozzuoli, Napoli)
C’era una volta un ragazzo. A dire il vero c’era una volta e c’è anc-ora ora questo ragazzo, ma è creanza che quando si voglia raccontare una storia, ci si riferisca sempre al passato perché così appare più importante, dà un tocco di lontananza e di esotico, aggiunge un pizzico di magia e mistero. E diciamocelo pure tra noi due: se uno s’inventa le cose nel passato, è più difficile che scoprano che non dice il vero.
C’era questa volta – la storia inizia per davvero – un ragazzo: il suo nome era Zero.
Zero era un ragazzo…normale. Zero era gradevole alla vista, non un fustaccio, ma normalmente gradevole. Gradevole nei modi, gentile direbbero i più, ma in verità non era gentile, solo dimostrava affetto quando lo sentiva e non trattava affatto con chi non gli piaceva. Zero non aveva grilli per la testa (nemmeno i pidocchi), non aveva particolari ambizioni, non voleva diventare top-qualcosa, avere sotto-qualcuno, voleva vivere normalmente bene. Non si sa come ci fossero riusciti, ma il papà e la mamma gli avevano dato un nome che poi gli sarebbe calzato a pennello, neanche il nome gli fosse stato cucito addosso come un bel vestito da un bravo sarto. Un sarto speciale, un sarto di anime.
Tramonto di maggio. A maggio c’è una luce particolare, fresca era ll’aria…e tutto lu ciardino addurava de rose a ciento passe...il mese di maggio è per me “particolare”. Giornata di lavoro al termine. Ti muovi, ma non ne hai veramente voglia. Il traffico…trovare il parcheggio, rifare al contrario la stessa strada della mattina, gli stessi piccoli gesti, tanti piccoli gesti tutti uguali ma in verso opposto, costretti da nostra signora e padrona “Routine” a una specie di “gioco del mimo” di tantalica punizione. All’andata viaggi “scarico” come il camion che vuoto va a caricare la merce, il ritorno lo fai a pieno carico, ti tiri dietro tutto il peso della giornata. Ti muovi, quasi per inerzia, perché “ore-18-ore18etrenta” puoi smettere di lavorare, per oggi può bastare. Quindi, ti muovi, piuttosto è il tuo corpo che si muove, tu assisti da dentro lo svolgersi della procedura automatica di atterraggio di Goldrake, quando Actarus smonta dal robottone alla fine della routinaria missione-va’-distruggi-il-male-va’. Peccato non avere quell’Alabarda spaziale, sarebbe così utile nel traffico…Chiudi il PC, spegni il monitor, ti alzi dalla sedia, un’ultima occhiata intorno, controllo delle chiavi auto-casa-auto-telefono-portafogli-auto (perché al ritorno sono molto più paranoico che all’andata), t’incammini verso l’uscita. Timbrata che segna “ore 19ecinquantatre”. Ma già mi ero accorto dalla luce che sono quasi le 8 della sera, le giornate si sono allungate e il sole a maggio ormai tramonta tardi.
M’incammino verso l’auto – dove l’ho parcheggiata stamattina? – periferia metropolitana, cemento, asfalto e vetro incombono. Il senso dell’abbandono di questa periferia è palpabile, rifiuti sparpagliati sul marciapiede e al bordo della strada ti incalzano verso l’auto. Vuoi lasciare questo posto. Anche tu vuoi abbandonarlo. Di fretta e di furia. Ma questa sera rallenti inconsciamente il commiato. Sei quasi trattenuto.
Stasera, c’è un bel sole, scalda ancora la pelle, in un abbraccio quasi…affettuoso. Un abbraccio che ti trattiene, ti rigenera e, se la giornata non è andata per il meglio, almeno ti conforta.
Mi fermerei sai, sorseggiando un liquido colorato e sgranocchiando, seduto fuori a quel bar, certo c’è un bel vi—A>va<–i di auto proprio lì davanti… grut-grut-grut, pot-pot-pot, cling-cling-cling, pot-pot, budundumdùm, peeeeeeh, skreeeee, peeeeh…non proprio il luogo ameno per un sereno saluto al sole. In ufficio qualcuno sentenzierebbe: “la lochesciòn non è adatta”…mi viene su un rigurgito, sa di acido, di succhi gastrici, sarà la giornata o la fame, un ragazzo del bar sta ritirando le sedie e i tavolini dentro, si appresta ad abbandonare questo posto, anche lui.
“Floating Cloud God Saves The Pilgrims” è un giochillo per Playstation 3, PSP e PS Vita, disponbile solo su Playstation Network ovvero via download della copia digitale. Già il titolo: “Il Dio della Nuvola galleggiante salva i pellegrini” è un titolo più adatto a un film di Lina Wertmüller in salsa orientale, piuttosto che a un videogioco, il moderno medium traviatore delle giovani menti e passatempo socialmente esecrabile di adulti irresponsabili. Non si tratta di una produzione a tripla A: tecnicamente, nel 1988 l’appena nata console Sega, il mitico Mega Drive, avrebbe potuto farlo girare senza scomodare tutti e 16 i suoi bit. Allora perchè la “scimmia” mi sta saltando sul groppone urlandomi in testa questo assurdo titolo?
Il Dio delle Nuvole
“Floating Cloud God Saves The Pilgrims” sprizza “stile” da tutti i pixel. Ispirandosi al folklore giapponese (da qui l’omaggio alla fotografa giapponese, Rinko Kawauchi), impersonerete il Dio delle Nuvole con il compito di proteggere i fedeli seguaci, inermi come bambini di un anno – anche se somigliano più a un nano da giardino – insidiati lungo il loro pellegrinaggio dalla prevedibile genie di mostruosità e malvagità che alberga nei videogiochi dall‘inizio dei tempi.
E’ un delizioso, eccentrico, scintoista sparatutto bidimensionale – ispirato a classici come Parodius e R-Type – in cui l’azione scorre orizzontalmente, interrompendosi solo in occasione dei “boss”, cioè cattivi più grandi, resistenti e con schemi d’attacco più raffinati e aggressivi della “carne da cannone”. In qualità di Dio delle Nuvole, “a bordo” di una nuvola (ma va?!…pensavo una lambretta) dovete sparare e bombardare nemici e ostacoli per proteggere i vostri seguaci, che in quanto a resistenza devono provenire dalla Boemia vista la fragilità come quei famosi e preziosissimi cristalli che vi si producono: un unico contatto con i nemici o gli ostacoli e il pellegrino è bello che è andato. Morti tutti i pellegrimi, finito il gioco.
Gentilmente concessa da un amico, la foto del cartello esposto in una chiesa “La quota per la partecipazione al convegno Preghiera e digiuno è comprensiva dei pasti” fa alzare più di un sopracciglio e affiorare sulle labbra un sorriso. Se è vero che in tempo di Quaresima è prevista l’astinenza dal consumo di carni almeno il Mercoledì delle Ceneri e il Venerdì Santo, ciò non significa che il buon cristiano possa abboffarsi di pesce, uova, latticini e ovetti Kinder. Attraverso i secoli, è andato consolidandosi l’uso che quanto si risparmia con il digiuno venga destinato ai poveri e agli ammalati. Un convegno su “Preghiera e digiuno” che include i pasti nella quota di partecipazione e la rassicurazione della qualità delle libagioni a cura di un Caffè che “sbandiera” la propria tradizione fin dal “lontano” 1990 (in tempo di crisi, bella prova di resistenza, zzzio!) rischiano di dare un messaggio clamorosamente opposto e di allontanare dalla sobrietà di un genuino spirito penitenziale.
Ora, essendo anche io cristiano e non avendo fatto quasi mai digiuni – a parte l’astinenza dalle carni quando ero sotto lo stesso tetto della religiosissima mamma – non voglio sollevare un problema di coerenza , che mi viene sbattuto in faccia in molte occasioni di dibattito con chi non crede nella Chiesa o in Dio e che spesso respingo al mittente date certe trite e ritrite argomentazioni.
E’ inevitabile però il pensiero al buon Gesù che solo, assetato e affamato vaga per il deserto sotto una calura che fa scappare sotto i sassi pure animaletti a sangue freddo come le lucertole; a un certo punto, nell’aria si diffonde un odore di zolfo lontano ma perfettamente distinguibile, come quando con il favore del vento a Napoli senti quell’odore che viene dalla Solfatara di Pozzuoli. Appare come dal nulla un chiosco, un’insegna indica che è lì da moltissimo tempo, garanzia di qualità del servizio, la data esatta non si legge bene tale è l’usura, affissi alle pareti vi sono una serie di piccole immagini di varie persone, devono essere i clienti famosi…Il titolare deve guadagnare bene, anche se è in un posto proprio infame, guarda quanta gente che c’è venuta…Toh! C’è stato pure quel gran simpaticone di Erode, che costrinse Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù a fare gli emigranti clandestini in Egitto.
Mentre Gesù guardava così distrattamente intorno, gli si para davanti proprio quel tipo che giorni fa aveva già cacciato via perché gli aveva detto: “Se sei Figlio di Dio, di’ che questi sassi diventino pane”. Gesù sta per fargli un’altra ramanzina, quando il satanasso gli si rivolge con un accento non proprio giudeo, ma nemmeno dei dintorni della Palestina: “Vabbuò, aggio capito…non tieni genio di mangiare, ma almeno t’o ppuò piglià…‘nu bello cccafè?”
“La quota per la partecipazione al convegno Preghiera e digiuno è comprensiva dei pasti” mi fa proprio sorridere, come se quella lenza del Satanasso nel deserto avesse tentato il buon Gesù offrendogli…un caffè.
Come sono arrivato ad ascoltare Genetic World è tortuoso, certamente frutto di un percorso, non deciso ma capitato (serendipity?). Dall’anno scorso, con la complicità di mia sorell(in)a frequentatrice delle moderne balere più alla moda di Milano, città notoriamente da bere, ma pure da ballare, ho colto i suoi suggerimenti e seguito un pò di correnti musicali che deviano dal mio naturale alveo, spesso portandomi in territori sconosciuti. E come il Nilo ritirandosi, lascia il limo che rende fertile la terra (oddio la crisi mistica!…), così ritornando da questi “straripamenti”, scopro di essermi arricchito di una disposizione ad ascoltare la musica più diversa, contaminata, fusa, e – perchè no – commerciale, cercando di trovare semplicemente della “buona musica”. Complice anche Shazam, una piccola applicazione disponibile per ogni dispositivo portatile di questo pianeta, che permette di riconoscere un brano musicale ascoltandolo, anche parzialmente, mentre passeggi per un centro commerciale, ascolti la radio o vedi la tivvì. Così, per caso, guardando distrattamente uno spettacolo in tivvì, martello, incudine e staffa (non ho messo su una bottega di fabbro…) iniziano a sfruculiare in un modo seducentemente anomalo la membrana timpanica. Il “miracolo” che segue, oltre ad avere scientifiche spiegazioni grazie all’otolaringoiatria, ha a che fare con quella che in tedesco si chiama “gemüt”, che potrebbe rendersi frettolosamente con “indole, natura, animo”, bensì corrisponde a quello “spazio” sorgivo di ogni uomo, che la scienza guarda con diffidenza o quasi disprezzo perchè non riesce a inserirla all’interno delle categorie scientifiche. Ascoltando questa che posso definire poco più di un’”impressione” musicale, avverto un movimento impastato tra cervello-cuore-viscere in cui ognuno fa ressa per dire la sua e vuole a tutti i costi lasciare il proprio contributo. La musica è: Breathe nell’album Genetic World di Télépopmusik.
Dopo ripetuti ascolti a mo’ di bombardamento a tappeto di Eustachio, Cerebro e Miocardio, Genetic World è un album dal pop elettronico gentile, dolce, ma non per questo ruffiano e superficiale, piuttosto ricco e mai eccessivamente complicato. Si lascia ascoltare, ma contiene sufficienti strati per sedurre. E’ un riuscito melange di generi diversi, dal jazz all’hip-pop, dalla dance al pop, che tuttavia non cade nell’errore di volere fare tutto e non riesce a fare bene niente. Punta in differenti direzioni, accompagnadoci in “luoghi” musicali diversi, può spaesare all’inizio, ma alla fine sorprende, ci meraviglia. Cosa che è buona e giusta.
Se non vi fa specie lo stile gagliardamente caotico di questo blogger, vi reggono le diottrie e avete lo stomaco di andare avanti nella lettura del resto di questa senti-recensione, scoprirete una piccola gemma pop: tecnicamente ben supportato da un’eclettica strumentazone, ispirate e imprevedibili tastiere e chitarre, contrabbasso e tromba jazz di rara efficacia ed evocative atmosfere, vocalist di varia estrazione musicale e di alto livello lirico. Una piccola gemma che ricompensa la ripetizione dell’ascolto, rivelandosi meno immediato di quanto non appaia al primo ascolto.
E’ cambiato Governo, è andato giù lo spritz…ah no…lo spread, guardare il prezzo della benzina ogni giorno è come assistere a un gioco al rilancio intorno al tavolo di Poker. Intorno al tavolo ci sono: Stato, Comuni, Regioni, il cartello delle compagnie petrolifere – il “cartello” è vietato dalla legge? Ah beh, sì beh! E i benzinai? I benziani non partecipano al gioco, è gente che ci lavora in quella bisca: diminuinuiscono drasticamente i consumi e sono costretti ad aumentare il prezzo. Alla fine, ci rimette sempre la stessa gente…il 99%. Quell’1% continua imperterrito ad accumulare, rastrellare, come se nulla sia mai successo e nulla stia succedendo e nulla stia per succedere. Più che poker, questo è…assopigliatutto!
Abbiamo bisogno di un un bel cambio…d’aria.
Onda sonora consigliata:In the Air (feat. Angela McCluskey, Morgan Page, BT and Sultan & Shepar)
A proposito di cambio d’aria, mi (s)occorre “In the Air” che, oltre a sollevare l’animo perchè è una bella canzuncella, ha questa dedica che è precisaprecisa per questo (sup)post: “This was put together to celebrate the CHANGE in the air that is everywhere.” Tutto ciò è stato messo insieme per celebrare Il CAMBIO nell’aria che è dappertutto.
Angela McCluskey ha una splendida voce e canta divinamente, ma questo video è da vedere per il modo in cui ballano.
Per questa rubrichetta di grandi videogiochi a prezzi piccoli, occasione da cogliere al volo da Get Games, rinomato portale britannico di distribuzione digitale, cioè scarichi la copia del gioco sul tuo PC, legalmente. Nessuna spesa di spedizione, nessuna scatolina, nessun disco, nessun manuale cartaceo (viene fornita la manualistica in formato pdf), nessuna raccomadazione all’Altissimo affinchè le Poste non si perdino il pacchetto, tempi di attesa praticamente azzerati. A questa bengodi del consumatore prescioloso si può accedere a patto di avere una connessione ADSL e una carta di credito o Paypal. Per quanto sia un fermo sostenitore di dischi e scatolame, nonché adoratore dell’odore della carta dei manualetti, riesco a mettere da parte tale forma di feticismo, quando l’oggetto del desiderio è ormai introvabile oppure drasticamente conveniente dal punto di vista economico. La combinazione delle due cose insieme è un cocktail letale per le mie finanze.
Avviene ogni quattro anni. Ogni 4 anni sul calendario c’è un giorno di più a febbraio, il 29 febbraio. Visto che capita ogni 4 anni, sarebbe giusto celebrare questo giono e quei mattacchioni di Get Games vogliono festeggiarlo, riducendo i prezzi di 29 videogiochi a partire dalle ore 11:00 GMT (ore 12:00 italiana) del 29 febbraio per 24 ore. Sconti tra il 50% e il 70%.
Ce n’è per tutti i gusti, tutti i titoli sono validi esponenti del genere di appartenenza, alcuni capolavori assolutamente da giocare.
"Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l'etterno dolore, per me si va tra la perduta gente" (Inferno: Canto III vv.1-3)
Gutta cavat lapidem. La goccia scava la roccia.
Questa non è una recensione, questo è un avvertimento: Dark Souls non perdona.
E c’era da aspettarselo. Come promesso dagli stessi autori, From Software, e seguito spirituale di quella “brutta bestia” di Demon’s Souls, porta con sé lo stesso conflitto interiore: voglia di fissare il record mondiale di lancio del joypad dalla finestra e attrazione fatale da sindrome “un’altra partita e poi smetto”, al limite del sadomasochismo. Bastardo e senza pietà con il giocatore occasionale, ma autentica epifania per il cavaliere senza macchia e senza paura…di imparare dai propri errori! L’errore rappresenta l’emergere di un problema, indica la necessità di attenzione e l’urgenza di trovare la soluzione. L’errore in Dark Souls è stimolo alla creatività, appartiene alla categorie degli errori “fertili”, che stimolano idee nuove e generano soluzioni. Non sempre quelle corrette. E la Ricerca riprende. Come Sir Parsifal e il Santo Graal. Un piccolo passo alla volta, Dark Souls regala al giocatore la possibilità di fare errori con conseguenze pesanti e, al contempo, illuminanti. E’ un regalo amaro. E’ frustrazione, è gratifica…e si mescolano continuamente in un mondo che confonde: una sensazione di essere liberi, che si tramuta nella consapevolezza di essere lasciati a noi stessi e al nostro (segnato) destino. Un mondo denso, creature terribili, architetture incombenti, con momenti che rimarranno scolpiti nella memoria. Le ripetute morti sono solo il “soldo” per essere traghettati in uno dei migliori giochi di ruolo del 2011. E si muore con una frequenza che le statistiche sono le stesse della Grande Peste di Londra. Ma ricordate: Gutta cavat lapidem. La goccia scava la roccia.
Altro anno, altra STORyETTA, ma protagonisti sempre il tabagista dell’Amore e la sua Piccola Venere con un inseguimento del pensiero-di-lei al ritmo di un naive e psichedelico cocktail shufflato di Talking Heads, una parte di certa fatica di vivere cercando di rimanere se stessi, una parte di tempo-che-corre-lascia-che-sia, due parti di vostra pazienza, una granella di inglese e un pizzico ma proprio una punta di italiano. Aggiungere un alcolico a piacimento e una sigarettina ci sta pure bene. Forse è la volta buona che decide di venire fuori dall’acqua…e tornare con i piedi per terra!… O no?
Questo è il mio elmetto. Ce ne sono tanti come lui, ma questo è il mio elmetto!
Se provate a chiedere a un bambino o adolescente come impiegherebbe il suo tempo libero, le probabilità che rispondano “videogiochi” sono parecchio alte. Vedere come e quanto i ragazzi si entusiasmino davanti a un videogioco riempie di meraviglia anche uno come me che – nonostante sia decisamente più cresciutello – continua con una perseveranza tipicamente diabolica a dedicare scampoli di tempo, sottratti al sonno (dei Giusti), a questa insana passione: una passione considerata un mero passatempo dai più moderati; per tutti gli altri, un totale, inconcepibile, al limite dell’immoralmente inutile spreco di tempo. Nessuna sorpresa, quindi, se i genitori siano contrariati da questa risposta e considerino i videogiochi alla stregua di una “droga”. Penso a quei rimproveri del mio caro papà, che nei momenti di esasperazione, mi apostrofava “Drogato! Sembri un drogato!”: allora la reputavo un’ingiusta considerazione frutto di una tipica incomprensione generazionale; oggi mi suona come un ricordo dolce e mi strappa un sorriso (…Ciao pà!).
Certo è che il videogioco contiene elementi di progressiva complessità, vi è insita una sfida, che stimola a conoscerne di più e spinge a utilizzare le proprie abilità per raggiungere l’obiettivo, che sia il punteggio più alto a Space Invaders, “finire” tutti i mondi in Super Mario Galaxy, portare in salvo Yorda, la bellissima ragazza di cui siete pazzamente (e segretamente) innamorati incontrata in quella fiaba poetica che è Ico.
Yorda e Ico, mano nella mano...il gioco è tutto lì. L'emozione, ANCHE.
Tale livello di sfida e tensione produce adrenalina e sfocia in una maggiore aggressività. Un’aggressività apparente – aggiungo io – a parte le mazzate vere che ci davamo mio fratello ed io durante i tornei di Kick Off e Sensible Soccer…se è per questo, anche alle “corse di tappi” lungo il vialetto intorno la casa di Sabaudia, a Subbuteo, Scopone, AssoPigliatutto e Scala Quaranta e – tuttora – alla prossima partita di Risiko. Il Signor Rossi e – rispettoso delle “quote rosa” – la Casalinga di Voghera, nonché uno stuolo di “esperti” di media, “scienziati” del comportamento “umano”, “giornalisti”, Associazioni dei Genitori (che Dio ci protegga da loro!) e pure qualcuno tra di voi (due-tre) che state leggendo, associano videogiochi, aggressività, violenza più velocemente di quanto fanno di conto 1+1=2, li mettono insieme con un (that’s)amore e passione meglio di Findus con le verdure scelte e selezionate-per-voi nella busta surgelata di “Minestrone Tradizionale”…quella sì che, se te la tirano, è violenza: dura come un sanpietrino e pesa esattamente 1 kg, rettangolare rettangolare. FA male.
A furor di popolo, segue la tesi: i videogiochi violenti contribuiscono ad abituare i bambini a livelli sempre più alti di violenza e fare scattare in loro comportamenti violenti nella vita reale. In altri termini, lasciare un bambino davanti a un videogioco violento, è come mettergli in mano una granata a frammentazione, raccomandarsi di stringerla bene nella mano, con gesto risoluto togliere la linguetta della sicura e darsi alla precipitevolissima fu -BUM!- .ga!
Dopo avere amabilmente dissertato (parlo a me stesso…) sui “picchiaduro”, un altro genere che incarna lo stereotipo che i videogiochi sono violenti è quello dei cosiddetti “sparatutto”, in particolare il genere più di successo, quelli “in prima persona”.
Ceremonials. Aspettavo con trepidazione questo nuovo Cd di Florence and The Machine. Il Cd precedente, Lungs, per suono, voce e complesso emozionale mi aveva scosso da un torpore musicale dovuto alla continua ricerca di arricchimento, che si risolve il più delle volte nella constatazione di un infatuamento temporaneo e inesorabile ritorno a vecchie colonne portanti del mio humus(icale). “Non esistono più le grandi band di una volta”. Se c’è una frase che mi dà il senso del tempo che passa sterilmente con un retrogusto amaro, è proprio uno di questi recursivi avvolgimenti su se stessi e sulla propria generazione, che – al confronto con quella più prossima – ne esce sempre latrice dei “buoni valori di una volta”, ormai persi. I “valori” di una generazione trattati come un prodotto gastronomico: “Eh…<sospiro> i sapori buoni e genuini di una volta!”. Orbene, non di salami e formaggi stiamo blaterando, ma di sensazioni ed emozioni che la musica riesce a ricreare nell’essere umano con una scala di sfumature e combinazioni uniche e differenti per ogni singolo. L’ennesimo miracolo dell’essere umano che diamo per scontato e che consumiamo quasi senza pensarci come sgrannocchiare una mela, proprio quel frutto che, a causa del capriccio di donna e dabbenaggine di uomo, ci (con)segnò a questa (con)dannata frenesia della nostra vita.
Il vagabondare del mio scrivere per eventi biblici e mistici è coerente con la direzione artistica scelta per Ceremonials: una decisa enfasi al ritmo rispetto alla melodia, che conferisce ritualità, trance, estasi mistica. Ls sezione delle percussioni è imponente, spettacolare, superba: assorbe persino strumenti inconfondibili in termini di espressività e timbrica, come il pianoforte e l’arpa, ricordando tribali danze rituali e facendo risaltare la voce di Florence Welch, un unicum di malìa, carezzevolezza, intensità, dinamica timbrica e colore spiazzanti. L’effetto può rivelarsi da trance mistica, una condizione estatica, una “caduta” della mente razionale con cui siamo abituati a “programmare” la vita ordinaria, il risveglio di una percezione che va oltre ciò che i sensi fisici apparentemente segnalano.
Oh her eyes her eyes Make the stars look like they're not shining. Her hair , her hair falls perfectly without her trying She's so beautiful and I tell her every day (Just the way you are - Bruno Mars)
Lo so, guardando questa immagine, già state pensando di cliccare pagina altrove perchè, frequentatori di questa bettola dei bassifondi di InferNet, avete già intuito che il soggettazzo che scrive è di nuovo nella sua più smagliata forma del Pindaro in versione pirla. Fate un errore: no, non sul pirla, ma su ciò che vi lascereste indietro con un clic. Ciò che segue non è un’analisi tecnica e una misurata recensione di The Legend of Zelda Skyward Sword, con cui Nintendo celebra il 25° anniversario di questo caposaldo della sua produzione. Accogliendo con gratitudine una graziosa definizione di una divina e pia anima frequentatrice di questo losco loco, vi introduco a una senti-recensione, ovvero un racconto che – con tutte le migliori intenzioni – ha lo scopo di trasmettere sensazioni ed emozioni, a volte uscendo dal percorso logico, prendendo licenza da un metodo critico troppo rigoroso e tecnico, attigendo ad altre fonti apparentemente lontane (quando la “cultura” diventa cOltura, cioè “giardinetto” di pochi “eletti” autoelettisi…). L’ambizione, che probabilmente rimarrà tale a causa di questa mia lingua italiana crocifissa, è di riconoscere dignità a un medium spesso bistrattato – a torto o a ragione, lo deciderete voi alla fine – solo perchè molto giovane e, come tutti i giovani, in contrasto con il “sistema” consolidato. Venticinque anni nei videogiochi, data appunto la giovane età di questo medium, è un traguardo importante. Chapeau e un sentito ringraziamento a tutti coloro che in Nintendo hanno lavorato con dedizione, rispetto e passione tali che la sommatoria non è un eccellente prodotto industriale, ma un vero e proprio atto d’amore.“The Legend of Zelda: Skyward Sword” è frutto sicuramente di un amore smisurato. E’ un incanto. Fin dalle fasi introduttive trasmette quel tocco magico che mette in moto la nostra fantasia e ci fa riempire i vuoti lasciati dagli autori, diventando noi stessi parte di questa avventura, impossibile nella realtà, ma reale nelle nostre teste e cuori. Ecco sta già iniziando la senti-recensione, prendete posto, si spengano le luci in sala e tu, con quelle dannate patatine, smettila di sgranocchiare!…Ai curiosi, ai coraggiosi cuor-di-leone, ai giovani senza distinzione di età anagrafica, agli inguaribili romantici auguro – e mi raccomando alla mia (corna)Musa – buona emozione!
In altre faccende affacendato, intendo faccende di blog, mentre scrivevo di tutt’altro genere e argomento, lontano apparentemente anni luce dall’oggetto di questo scrivere, finisco intrecciato mani e piedi, pensiero, cuore e viscere nel Bolero di Maurice Ravel. Una musica che è sicuramente tra le mie più amate tanto che, nei miei passati di mediocre studente di pianoforte, volli provare a suonare con le mie mani (e sottolineo “provare”). I miei genitori e fratelli ricordano bene lo strazio dei momenti di studio e lo strazio, una volta imparato, del ripetere ad libitum quel ritmo ipnotico e magico che scorreva, ormai a memoria, tra le mie dita. Il Bolero di Ravel è Passione, quel certo brivido che avverto alla base del collo e scorre lungoluuungo verso il basso a percorrere tutta la schiena per poi generare un’onda di emozione tale da riempire ogni interstizio del mio corpo con un respiro di vita. Si espande e riempie tutto l’interno, quasi a volerlo fare scoppiare, come l’elio in uno di quei palloncini che una volta vendevano certi omini per strada. Ma non scoppia, ti innalza. Un respiro di vita, non posso definirlo diversamente: dopo che il Bolero ha percorso ossa e tessuti ho la netta impressione che prima di allora il mio corpo fosse solo…una carcassa.
Donnie Darko...Alice e...Bianconiglio. Forse sono confuso ma in ogni caso It's a matter of time
Cambiamo argomento, vi va’? Io parlo a nessuno o a te, stasera vado a ruota libera, il criceto nella mia testa giragiragira. La capa gira. Le dita battono al ritmo di una musica che va a ruota libera, scelta da un algoritmo casuale inventato da qualcuno che forse non aveva i miei stessi gusti musicali. Questa mi piace, dai. Tiptpritititap tip tap…suono onomatopeico delle dita che battono sulla tastiera a ritmo di musica e di criceto-nella-testa. L’andazzo di questo post somiglia al diario di un adolescente? Sorridi pure di me, penso sia bellissimo. Sorridi, sorridi pure, dico davvero. Ci sono sorrisi che io non dimenticherò mai, carezzano l’anima come il primo raggio di sole del mattino che penetra tra le lenzuola e carezza il tuo corpo. Vale la pena provocare un miliardo di sorrisi, pur di trovarne uno così bello.
Tu come stai? Io sto…così…boh…sai cos’è? Ultimamente, sono soggetto a cambiamenti. Già normalmente sembro veramente strano, mi trovo coin(av)volto in strane cose, come questo post, finendo inevitabilmente per barcollare, annaspare, a torturarmi a chiedermi “perchè?”. La lancetta segna il Tempo: divento più vecchio. Persone care ti lasciano (ciao Zio Giovanni) e ti lasciano un vuoto che rimarrà lì, niente lo potrà colmare se non il tuo pensiero-per-loro. Ma fa male quando ci si avvicina troppo. Ti fa capire che è evidente la differenza tra esserci e non-esserci-più. Anche le più piccole cose che sembrano normali nella spigolatura della vita quotidiana, diventano qualcosa d’ingombrante che rimane fuori posto. E va bene così: le persone care vengono, si allontanano, vanno via, cerchi di trattenerle, a volte devi lasciarle libere di andare, altre volte fai un errore che le fa scappare, altre ancora non puoi farci proprio nulla…Ma sopravvivono nei nostri cuori se il nostro amore, affetto, stima, considerazione sopravvivono nei nostri cuori, menti e viscere. E continuano a vivere con noi, accanto, insieme. E ci siamo! Il criceto nella testa s’è stancato, sbuffa , ansima lo sento, ma è soddisfatto perchè ha girato la ruota fino a fare scattare chiaro il motivo per cui sto perdendo il sonno: il Tempo.
Abbandonata per il momento la vena (sangue “sporco” da ripulire) introspettiva e svolazzante del già citato Pindaro in già certificata versione pirla, un piccolo episodio di vita quotidiana risveglia l’arteria con un gorgolglio di sangue “buono”. Approvato dall’Associazione Vampiri “Amici di Bela Lugosi e nemici di Twilight”.
L’inizio non è promettente, sembra il solito pirla, ma in metafora truculenta. Il titolo, di associazione banalotta e privo di fantasia, s’ispira a Julio Iglesias e a una sua canzone di fine anni ’70 da vietare ai diabetici.
Si parlava tra amici di pirateria. Il Corsaro Nero, Sandokan e Capitan Uncino non c’entrano, qui si allude alla copia di film, musica e videogiochi che ormai è entrata nella pratica comune e non è nemmeno percepita come “illegale”.
In italia (lettera minuscola), la legge sul diritto d’autore è una tra le tante ed è talmente poco presa in considerazione che non c’è neanche bisogno di fare un’altra “legge” che la svuoti di significato (molto di moda nella recente prassi politica). L’anno scorso il Ministro degli Interni, Roberto Maroni, ha anche dichiarato che “scaricare” musica peer-to-peer non è illegale. Lascio alla vostra curiosità e metodo critico farvi un’idea di quanto il Ministro degli Interni ebbe a dire e proporre, tanto da fare accapponare la pelle a quelli della Federazione dell’industria musicale italiana e delle Big Four della musica, cioè Sony, Universal, EMI e Warner, che hanno più volte dimostrato di avere una pellaccia come quella del “Carcharodon carcharias”, meglio noto come “grande squalo bianco”.
Siamo in pieno periodo in cui l’industria dei videogiochi cala i “pezzi grossi”. I titoli cosiddetti tripla A, quelli “unti dal Signore” per meriti propri o per meriti del marketing. Vi si concentra la più alta concentazione di uscite e, deo gratias, di titoli eccellenti. Per l’industria e per la distribuzione è tempo di ricche messi. Nel 2011 negli Stati Uniti d’America il mercato ha generato un fatturato di oltre 25 miliardi di dollari, occupa direttamente 120.000 addetti con un salario medio di 90.000 dollari annui (cfr. 2011 Essential Facts pubblicato da ESA). Bando alle ciance, la verità è che questi signori che producono “giochini” vogliono i nostri soldi e sono dannatamente motivati a non rinunciarvi. A FIFA, PES, Uncharted 3, Batman Arkham City, Battlefield 3 già usciti, si sono appena affiancati sullo scaffale Modern Warfare 3, The Elder Scrolls V: Skyrim, Assassin’s Creed Revelations, Halo: Combat Evolved Anniversary e The Legend of Zelda: Skyward Sword. Visto che ogni resistenza è inutile, almeno…facciamoglieli sudare.
Considerate la fine di novembre come l’ultima “finestra” utile per i tempi di consegna standard. A dicembre, c’è il bailamme più totale, si scatena la “corsa al regalo” e le poste vanno in completa bambola: aspettatevi tempi più lunghi e un repentino picco delle probabilità di smarrimento del pacchetto nel tragitto verso casa vostra. Il vantaggio di portare pazienza è di approfittare di offerte promozionali dai prezzi al ribasso. Feel the original, feel the REAL thing.
Raptus di post…o post da raptus…no, non c’entrano ratti o postumi di sbornia. In preda a un raptus, mentre sbadatamente navigo su Internet alla ricerca di qualcosa che mi incuriosisca, la tivvù sintonizzata su MTV dà l’EMA Award che si è tenuto il 6 novembre a BeeeeelfaaaaAAAST! L’ho voluto urlare come i soggettazzi dal palco….ma, dico io, hanno il microfono con un’amplificazione tamarra più di quanto sia lecito sopportare alle trombe di Eustachio e devono proprio urlarci dentro a quel microfono?!? …Gesummmaria gli LMFAO sono troppotroppo….bando alle chiacchiere (e ci sarebbe da scrivere, c’è un sacco di materiale), sono qui che scrivo live dal divano di caaaaaaaaasa miiiiiIAAAAAAA, non per raccontarvi che ho preso matura consapevolezza e piena contezza di non essere più nel target di MTV; oppure dirvi della ninfetta che presenta la kermesse musicale e che, ora, in questo preciso momento, sta can…tan…do…, censuro ciò che è apparso nella mia mente tra i puntini di sospensione per eccesso di testosterone e sessismo machista. Per lo meno, è maggiorenne. Oppure ancora per riprendermi dal fatto che uno sbarbato che non arriva di sicuro a 18 anni, ha vinto la categoria “Best Male” , ma non ha nemmeno la barba quello lì…Buuuuuh! Tutta invidia la mia, è chiaro. NO scritto così è più…scuro….In the name of God and of this blog, Claudio, please GO!
Occhei ve lo dico perchè sto qui: è nel titolo, genio! Ma sì, è la canzone di apertura dell’EMA: Every Teardrop Is a Waterfall cantata dal vivo dai Coldplay. Gioiosa canzuncella che, a dispetto dal titolo chiagnazzaro (traduz.: da piagnisteo), si rivela foriera di un testo dal messaggio positivo. Singolare l’effetto che produce a testa-cuore-viscere di questo mentecatto: le note della sua melodia, al pari delle singlole gocce di una cascata, generano un bell’arcobaleno di sensazioni. Ecco, come quando sono stato qui:
Allora? Quand’è che qualcuno mi porta al concerto dei Coldplay?!?…Voglio andare precipitevolissimevolmente a un concerto dei Coldplay!…Gi, cara sorella, se stai leggendo queste righe di una lingua italiana crocifissa, sappi che quel concerto a Wembley che avevamo progettato un pò di tempo fa e che mi è sfuggito a un tanto di click così , s’ha da fare!
E’ finito l’EMA Award…ed è finito pure il mio post(da)raptus. Ora potete chiamare la derattizzazione.
Per chi desidera vedere il live dei Coldplay agli EMA Award deve visitare il sito di MTV perchè non ho trovato uno straccio di possibilità che lo facesse condividere sul blog…solo via Fakbuk o Tuitter. Alla faccia dei progressisti e delle menti aperte questi di MTV!
Dicembre, almeno per noi abitanti della penisola tra le più belle del Pianeta e quella peggio gestita dell’Universo, dicembre rappresenta il primo possibile stop dopo agosto. Paradosso o sfiga tipicamente made in Italy, il viaggiatore italiano passa dal caldo “assassino” delle mete più gettonate d’agosto, al freddo infame che caratterizza le destinazioni preferite di questo periodo: mutanda di lana merinos caldamente consigliata. Chi può permettersi trasvolate da fare impallidire pure gli uccelli delle Grandi Migrazioni, può scegliere mete più calde, ma decisamente meno in linea con Lo Spirito Natalizio e la magica atmosfera che pervade (g)nomi cose e città. E’ la Festa dei più piccini, per gli adulti (almeno anagraficamente parlando) rischia di diventare motivo di una non-richiesta e aggiuntiva dose di stress. E così va a ramengo Lo Spirito del Natale…Salvo recuperarlo in vacanza, per le strade di una città addobbata per l’occasione, le luminarie scintillose, le vetrine lussuriosamente invitanti, il calore di una cioccolata fumante con i biscottini scrocchierellanti. E puoi pure sbriciolare per terra! Detto ciò, snobberemo – per ora – le mete per il relax al caldo, in riva la mare, indossando solo una mutanda fiorata (non di lana merinos!), sorseggiando un cocktail dal colore radioattivo ma checcimporta basta che sia fresco. BavITALIA punta la prua della sua flotta verso mete, vicine e lontane, in cui si respiri questo Spirito, un pò sacro un pò profano (al vostro gusto la scelta delle parti). Il Comandante, a nome di BavITALIA augura un buon viaggio in Argentina, Guatemala, Laos, Inghilterra, Scozia, Turchia e Svezia. BavITALIA ringrazia i signori passeggeri per la fiducia accordataci, augura una serena e felice permanenza. E la prossima volta che avrete il folle desiderio di schizzare nei cieli senza paracadute, ci auguriamo che penserete a noi di BavITALIA. Grazie per avere volato con noi.
Questo post inizia con un appello ad amici e conoscenti:
Al mio compleanno, se proprio volete disbrigare la pratica del regalo, non balocchi né profumi, ma un bel cannoncino calibro 20 millimetri da montare sull’automobile.
Avete presente quei camioncini che si vedono nella guerra in Libia con un cannoncino montato sulla parte posteriore? Non dovrebbe essere difficile reperirne uno, vista anche la vicinanza alle nostre coste, tuttavia, se l’usato vi fa specie, la nostrana Oto Melara ha un discreto assortimento di questi arnesi, che nella moderna guerra con missili “intelligenti” e diavolerie elettroniche, sanno di retrò e vintage, ma riscuotono un notevole successo di vendite in scenari di guerra regionale a uso e abuso delle popolazioni locali. Noi, esportatori di democrazia e di pace (questa davvero non la riesco a capire…), ci limitiamo a lanciare da lontano qualche missile, che è intelligente e quindi può colpire solo “i cattivi”. Anche se, a volte, qualcuno dei “nostri” (” i buoni”) rimane ucciso dal cosiddetto “fuoco amico”…vallo a spiegare alle vittime che era solo per amicizia che sono morti. Ma non era per il petrolio?…Bando alle digressioni e ritorniamo a bomba (questa è di cattivo gusto) all’oggetto dell’appello: il cannone. La Oto Melara è nel settore dal 1905, non è però una di quelle aziende che fanno della tradizione una bandiera di qualità, magari scrivendo sull’insegna “unica sede”, si è evoluta con i tempi ed è cresciuta: è in varie parti del mondo, ma anche qui a Roma. Quindi, non è che dovete poi sbattervi tanto e per togliervi dall’ultimo “imbarazzo” posso suggerire anche il tipo di cannone…Agguantate un post-it e prendete un appunto: Oto Melara TM 197B Light Turreted Gun System completo di General Dynamics M197 20mm Gatling gun. E’ un sistema di torretta armata che – cito il depliant informativo che potete consultare qui - ” può essere installato (su un elicottero) in 20 minuti senza l’utilizzo di particolari utensili”. Se si monta su un elicottero da guerra in 20 minuti, sulla mia Toyota BAV4, armato del cacciavite e della brugola di Ikea (quella piccolina in dotazione a qualsiasi scatola di montaggio), dovrei riuscirci pure io in una mezz’oretta…chi mi ha visto all’opera con i (mi)Lego Ikea, già sa che mi sto giocando il Jolly nel “Fil Rouge” (doppio punteggio) del mai abbastanza compianto Giochi Senza Frontiere.
Ecco il risultato! BAV4-Full-optional con cannone a 3 canne rotanti da 20mm
Dopo cotanto (mal)educato appello, è giunto il momento di soddisfare chi è stato incuriosito da questo strano incipit e svelare il motivo di un desiderio così guerrafondaio. Non vi prenderò in giro invocando la “guerra umanitaria” (oddio che bestemmia!), sarò chiaro: voglio fare fuori un maleducato esemplare di automobilista cittadino, quello che io chiamo “lo sciacallo”.
Un’assurda storia di frittura e videogiochi. L’olio ve lo dovete portare da casa.Mejo quello de’ mamma.
Si inaugura una nuova “rubrica” (la voglio chiamare come i rotocalchi di gossip che mi fanno l’occhiolino in attesa dal barbiere) e voglio intitolarla con un bel barbarismo tutto inglese come va di moda negli ambienti di business e fashion (e con questi siamo a tttre!): Cheap ‘n Fun.
Segue spiegazione per gli anglofobi e perché un minimo di presentazione alla nuova arrivata è dovuta per educazione:
Cheap: poco costoso, conveniente, economico, a buon mercato.
‘n: contrazione di “and “(e – congiunzione)
Fun: divertente.
Non bisogna essere dei geni delle sciarade e rebus, ma se siete appena capaci di mettere una parola dietro l’altra (sono solo tre, quindi lo sforzo non è tale da causare un embolo), il gioco è fatto. Anzi, il videogioco è fatto! (pessima, questa era pessima ma è stato più forte di me)
Visto che impiego (butto?) una porzione del mio tempo-libero a cercare l’ “affarone” online e offline (cioè, nei negozi) e, comunque, trovo immorale spendere 70-80 euro per un videogioco, era un pò che cercavo di trovare un modo per condividere questo skill (evvai con l’inglisc!), quantomeno che fosse di (dubbia) utilità anche per qualcun altro. Non qualcosa di estemporaneo, ma un appuntamento fisso: proprio come la “rubrica” della Posta dell’Amore. Più o meno… …moooolto meno.
Qualcosa del genere su questi lidi era già stato tentato a marzo dell’anno scorso nel post “A 14e99, che fai???…GIELO LASCIiii?!?“, originando un’omonima colonna (infame) qui sulla destra, che fa molto macchia di colore à la Missoni ma di incerta utilità. Ci riprovo, mutuando il concetto da un piatto tipico della cucina britannica di strada, il fish’n chips. Una portata a buon mercato e al contempo, sostanziosa e da leccarsi i baffi. Cheap ‘n Fun vuole essere il vostro fish’n chips dei videogiochi: un fritto misto di grandi videogiochi a prezzi piccoli.
Selezionati periodicamente in base alle offerte promozionali di vari negozi online, per lo più britannici, sperimentati personalmente. Non ci sono brutte sorprese per balzelli doganali e la dannata IVA, visto che è Comunità Europea, i tempi di consegna sono decenti (tra i 7 e i 10 giorni lavorativi, in media), le spese di spedizione contenute o del tutto assenti. Unica nota è che in alcuni casi – rari, invero - il videogioco è solo in lingua inglese: un’ottima occasione per fare un pò di pratica con l’idioma di Albione, aiutati dai sottotioli e tenuto conto che la trama nei videogiochi spesso può essere trascritta dietro a un francobollo e rimane pure dello spazio per l’autografo dell’autore.
Il focus è sui videogiochi usciti da qualche mese (al massimo 6 mesi dalla data di uscita), prodotti ancora validi tecnicamente a prezzi contenuti, e sulle novità più importanti, sempre che si possa risparmiare un buon 20% rispetto alla distribuzione nostrana.
Il cuoco ve lo garantisco, lo conosco da 43 anni, vecchio conoscente di famiglia, ormai un parente stretto (molto stretto): un pò di manico ce l’ha con il mestiere, in questa cucina si barcamena piuttosto bene con gli arnesi e il pentolame assortito, sa scegliere gli ingredienti buoni, è prodigo nelle porzioni (no cucina fusion), a casa sua l’ospitalità è sacra, serve con cortesia e a prezzi modici. L’unica cosa che non dovete fare: è dargli da parlare. Non glielo dite che ve l’ho detto ma <sottovoce>è un pò logorroico.
E ora (finalmente) i piatti della settimana!
(per chi ha letto tutto pure non avendo il benchè minimo interesse nei videogiochi, ma per curiosità o affetto si è spinto fin qui, ecco il link a una buona ricetta per il fish’n chips Grazie.)
Oggi a Roma doveva essere la manifestazione di chi non è d’accordo su come continuano ad andare le cose perchè è così che vanno. Oggi a Roma doveva essere la festa di chi voleva mostrare la sua opinione, in pace e libertà. Domani i giornali e i mass media ignoreranno le motivazioni di queste persone e si concentreranno sull’ 1 per cento che ha distrutto e bruciato. Sopratutto dopo i fatti di Roma di oggi, siamo il 99 per cento che non tollererà più l’avidità e la corruzione dell’uno per cento.
Se bighellonando per queste pagine, vi colpisse qualche commento esagggeratamente entusiasta o semplicemente “fuori luogo”, complimenti per il vostro sesto senso da Uomo-Ragno perché qualcosa di strano sta accadendo. Un giorno, un caro amico, anzi… un amico (altrimenti mi si gonfia tronfio) che è giunto al termine di un corso di specializzazione in sicurezza delle reti, nel raccontarmi l’oggetto della tesi finale, mi fa: “…ma tu che bazzichi in rete, non è che hai qualcosa di pubblico…”, manco a dirlo Narcisiello balza in piedi e pure essendo di bassa statura, non passa inosservato perché risponde con voce squillante accompagnata da un mulinamento degli arti superiori tipo giocoliere nel numero dei birilli: “Certo! Ho un blog!”. Il fatto che il sedicente amico non si ricordasse de ‘sta mia bella criaturella (ogni scarafone…), non mi ha fatto pensare nemmeno un nanosecondo (l’amico è basso, ma basso veramente) che, per pudicizia e conservazione di una certa onorabilità nella vita reale, sarebbe stato il caso di tacere. Ma la gioia improvvisa che un caro amico…anzi un amico potesse leggere questa maceria di facezie ha risvegliato insieme il piccolo Narciso e il RedBavon trasvolatore avventuroso di terre sconosciute, eccitato al pensiero di un nuovo compagno di viaggio…
- “E metti li micci a li bombi e grida ATTENZIONE A LI BOMBI!!!” Avion Travel interpretano “Lu minaturi” di D. Modugno. -
Ancora non molla questa vecchia carcassa e dal di dentro mi (as)sale un motivetto paurosamente storpiato, che solo la ricerca su Google mi salva da peggiorare ancora:”Vecchio scarpone Quanto tempo è passato Quante illusioni Fai rivivere tu Quante canzoni Sul tuo passo ho cantato Che non scordo più“. Inizio al limite del Neorealismo, Rossellini, Visconti e De Sica vorranno perdonare lo sconfinamento ma mi sento come uno degi attori non professionisti dei loro capolavori, il bianco&nero, i toni drammatici, le condizioni disagiate della società italiana dell’epoca. Disagiate allora, almeno quanto le mia attuale (in)salubrità mentale se, nel bel mezzo della notte, senza una particolare ragione, non trovo nulla di meglio da fare che cincischiare con i tasti, montare cavalcioni sulla banda larga e trotterellare nella blogosfera per capire che aria tira. Con il tasso di disoccupazione dei giovani tra 15 e 24 anni al 27,4%, con un picco del 44% per le donne del Mezzogiorno (fonte: ISTAT), la nostra classe (1^ elementare?) politica è tutta concentrata su come non farsi sputtanare dalle intercettazioni in un singulto di amor-proprio, ché l’onor-proprio ormai è cosa obsoleta della politica moderna. Non arrabbiatevi per un nonnulla, purtroppo i nostri nervi sono sempre più ribelli perchè il ritmo della politica moderna ci sottopone a un logorio continuo, incessante. Ma dal logorio della politica moderna ci possiamo difendere e la difesa è…Cynar, l’aperitivo a base di carciofo! Bevete anche voi Cynar e bevetelo così: 40 grammi di Cynar, una scorza d’arancia o di limone e una spruzzata di thè ben ghiacciato: ecco il vostro Cynar, contro il logorio della politica moderna.
Sostituire la parola “politica” con “vita” e brrravi! E’ il testo dello spot Anni ’60 con Ernesto Calindri del famoso amaro a base di carciofi…e non è che siamo andati poi troppo “fuori tema”.
La blogosfera è in fibrillazione, Wikipedia Italia ha oscurato tutte le pagine e anche se cerchi “Cynar” appare un comunicato che mi ricorda gli appelli alla nazione di Winston Churchill durante la Seconda Guerra Mondiale. Oh! Ma ci stanno per bombardare?!?…Dopo le bombe a grappolo, quelle “H”, al napalm, al fosforo, quelle alla crema della Casa del Dolce e, “genialata” di marketing che potevano partorire solo le democrazie-da-esportazione, le bombe “in-tel-li-gen-ti”…pure le bombe censuranti?!
Agosto, tempo di afa e bagni al mare. Se preferite la montagna, forse siete nel post(o) sbagliato. Racconto di un sogno che mi ha intrattenuto nel sonno tra la notte del 10 e 11 agosto e, visto il suo persistere prepotente al risveglio del suo odore e sapore addosso mi ha spinto a metterlo per iscritto a mia futura memoria. E’ così raro riuscire a ricordarsi perfettamente i sogni una volta svegli. Occasione unica per una nuova storyetta, che sembra “cucita addosso” al tabagista dell’Amore, per cui la dedico a lui e alla sua Piccola Venere. Nelle profondità del mare, risiede ormai da un po’ di tempo questa mia vecchia conoscenza, il tabagista dell’Amore, suo malgrado, protagonista di Storyette, che oramai, visto il tempo che è sott’acqua, è in una crisi nera d’astinenza da fumo e – si sa – parecchi fumatori ricorrono alle caramelle quando cercano di smettere…
Nota: a parte il prologo “sottomarino”, il resto è tutto vero…o meglio, sognato veramente.
Non sapevo cosa aspettarmi da questo libro. Avevo già letto un paio di libri sulle Crociate, dei saggi storici, e ciò che temevo era uno di quei romanzi che prendono spunto dal fatto storico e, più che modificarlo per esigenze narrative, lo storpiano e lo mischiano – anche sapientemente – alla storia di fantasia, rendendo irriconoscibile la Storia dalla “storiella”. Per quanto possa apprezzare il romanzo in sé, la mistificazione della Storia va oltre qualsiasi “licenza” narrativa. Non alludo al cosiddetto “romanzo storico”, a “mostri sacri” come “I Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni o “Il romanzo della Rosa” di Umberto Eco, ma a certa recente produzione di successo, come “Il Codice da Vinci” di Dan Brown e suoi emuli, che mi lascia alquanto tiepido e, al termine della lettura, un senso di vuoto. Si rivela nulla di più di un passatempo, preferisco allora una lettura dichiaratamente di fantasia: il risultato è più appagante. Accettare informazioni digerite e preconfezionate ad arte, soprattutto se ad opera di media di massa, come può essere una trasmissione televisiva (Voyager), un libro di grande successo (Il Codice da Vinci) o un utilizzo superficiale di Internet (Wikipedia), è comodo e veloce – e sappiamo tutti quanto il tempo sia una risorsa scarsa – ma è pure garanzia di rimanere all’oscuro di certe scomode verità e – peggio – precludersi la possibilità di scegliere la propria di verità.
L’avventura di un povero crociato è, alla luce di tanta premessa, un libro magnifico. Coglie nel segno: lascia il lettore appagato da un racconto di fantasia avvincente e con delle preziose pagliuzze di curiosità, per approfondire i fatti storici, nella fattispecie, la Prima Crociata (1096-1099).
Avete notato che in estate si moltiplicano radio, locali e feste con i ritmi caraibici e latino-americani? Evidentemente nel nostro immaginario collettivo tali ritmi sono legati al concetto di baldoria e spensieratezza. Come l’estate.
In effetti, i ritmi caraibici derivano da quelli africani e trovano naturale eco nei nostri corpi, facendo risuonare ataviche corde, sepolte da stratificazioni di materiale cromosomico. Il DNA non mente.
Per il popolo “occidentale”, soprattutto per il soggettazzo che si sta dimenando a questa tastiera, i risultati sono variabili e, fatte salve le eccezioni, il nostro corpo non sembra recepire naturalmente il ritmo latino-americano: converrete che quando balla uno di “loro” la differenza si vede! E lascia esterrefatti, ammaliati. Durante un viaggio in Messico, guardando la gente comune che ballava, ne restai abbacinato, intrappolato da cotanta bellezza e naturalezza. Una neurone-pazzo (doveva essere sicuramente pazzo) s’impadronì della mia mentecatta mente e, sprezzante del mio metro e ottantatrè con una coordinazione pari a “i” (numero immaginario), mi stimolò un ardente desiderio di emulare costoro, anzi – peggio – mi fece dichiarare ad amici e parenti la mia FERMA intenzione di volere imparare quei balli e, quindi, annunciai un’ imminente iscrizione a una scuola per le opportune lezioni di ballo.
Per fortuna, l’entusiasmo – vi assicuro autentico, trascinante e genuino (ci avevo creduto pure io!) – scemò di lì a poco. Il contatto con il nostro suolo natio e la realtà mi fece di botto realizzare le grandi figure di grande EMME che avrei rimediato per metà delle balere della Capitale, mentre l’altra metà avrebbe esposto all’entrata un cartello: “Qui – foto mia – non posso entrare”. Cartello che trovo umiliante persino per i fini canidi.
Che quest’idea del ballo latino sia associata all’allegria è sicuramente un cliché. Il nostro immaginario collettivo spesso è prigioniero di una cella Excel , cui il mostro Scilla e Cariddi (=Consumismo) e certe sirene (=marketing) cercano di bloccare alla personalizzazione dell’utente. Menu Revisione->Proteggi cartella di lavoro->Inserisci password->”pippo”. Non voglio dire che non ci si debba divertire senza troppi problemi, ma quantomeno pensare che tutto ciò ha uno spessore culturaleche di fatto tendiamo a ignorare. A fronte di un proliferare di scuole, corsi , balere e kermesse, in Italia dischi di musica latina se ne vendono pochissimi e i concerti sono frequentati da pochi intimi. Insomma, c’è una sorta di strisciante preconcetto nei confronti della musica latina. Sembra un genere confinato alla Stagione (trad. dal napoletano: “estate”). Il ritmo latino, considerato nel suo insieme (canzoni, musica e ballo) è come la granita di limone: d’estate, morbida e un po’ granulosa, è una sferzata di freschezza con il suo gusto semplice e asciutto: una vera goduria; ma d’inverno, per quanto possa essere la migliore granita di limoni che abbiate mai assaggiato, non produce le stesse sublimi sensazioni, come se non avesse lo stesso “gusto”…
Cotanto preambolo e sciorinamento in salsa (ahem…) latina, trova sue motivazioni – a parziale discolpa del sottoscritto che pertanto vi si è trovato “costretto” – in un paio di conoscenze che mi hanno annunciato il loro viaggio estivo in quel di Spagna e di Messico.
Agosto si avvicina e così anche le sospirate vacanze estive. In quel girone d’Inferno che è agosto, vuoi per cause interamente naturali (vedi la media delle temperature), vuoi per cause antropiche, cioè l’abitudine tutta itali(di)ota di partire tuttinsieme. Talmente insieme e di botto che l’unica opzione per una “partenza intelligente” è quella di NON partire. Se il traffico s’ingorga anche in quel “Rio delle Amazzoni” di asfalto che è l’Autostrada del Sole nei tratti a 8 corsie, è evidente che l’Esigenza impellente degli italiani è di ottimizzare il proprio periodo di ferie. Chi è disposto in cuor suo a perdersi pure un solo giorno di ferie? Piuttosto rischio, mica ogni anno può essere sempre la stessa storia…Ditelo a quelli che, tutti gli anni, da 20 anni, si incolonnano sulla Salerno-Reggio Calabria. E imprese italiane avevano vinto l’appalto in Libia della costruzione di una grande autostrada. Avevo il sospetto che i curriculum vitae venissero presi in poca o nessuna considerazione, ora ne ho la certezza.
Gli effetti devastanti di questo girone infernale che neanche il nostro caro Dante Alighieri avrebbe mai potuto immaginare (e di fantasia non era certo a corto), iniziano però già da molto prima: nella fase preparatoria.
La fase preparatoria è irta di pericoli, trabocchetti e abissi insondabili della ragione. Visto che Il Signore che abita un paio di piani sopra al nostro girone, non ha demandato nulla al Caso, ma c’è sempre UNA ragione, magari ci sfugge, magari non siamo ancora pronti a comprenderla, potrei azzardare l’ipotesi che tale fase ha motivo naturale di esistere perché prepara le nostre povere menti a non soccombere a quel crash-test delle ore 14,00 in spiaggia, sole a picco, distesi come profane sindoni sul lettino, un gelat(in)o o una frutta a pranzo. Ora posso capire come si può sentire un pollo in un forno a micro-onde. Il pollo però è sicuramente già morto.
Da queste contorte consideraZzzioni e da uno scambio e(da)pistola-re con mia sorella, zumzumzum ho inziato ad avere una storia strana in testa, a sentire una specie di botta-e-risposta, zum zumzu zum zum, questa storia che mi passa per la testa, non so bene cosa sia, l’ho sentita da mia sorella o mia zia, di sicuro so soltanto che è una conversazione familiare, un po’ frutto della mia deviata fantasia e un pò – recitava una canzone – sarà capitato anche a voi. Una conversazione che fa capire quanto – nonostante l’ineluttabile partenza deficiente – abbiamo tanto bisogno di queste vacanze.
Io e l’auto, soli, nella notte. Buio intorno. Scie di fari che t’illuminano per un attimo e poi ti lasciano nel buio dell’abitacolo, tu, la notte e l’auto. L’auto diventa la tua compagna, il motore la sua voce, sembra mormorarti qualcosa per tenerti sveglio, per farti compagnia. O sei tu che t’inventi questa storia per tenerti sveglio. All’automobile, c’è attaccata la pelle…la tua e la sua (carrozzeria). E io e la BAV4 ce la siamo vista brutta un paio di volte in questi anni, eh? Mia cara, sì, dimmi , t’ascolto
…quante volte ti ho guidata via in notti come queste, io e te soli?
Tante sì .
Che dite? Sono pazzo. Parlo e sorrido ad un’automobile? E chi se ne può accorgere? Guido solo nella notte. Fari, scie di luce, di nuovo ripiombo nel buio.
Alzo un po’ il volume della musica che c’è una canzone dei Coldplay che mi piace tanto, di quelle con la chitarra acustica. La chitarra acustica ….ah! Quanto avrei voluto imparare a suonarla, ma nemmeno i due accordi di “A horse with no name” riuscivo a mettere insieme. Ah che mi fai ricordare, notti come queste, i falò sulla spiaggia, quella ragazza che mi piaceva da morire e invece, per la timidezza, mi veniva da scappare via, “Quella sua maglietta fina tanto stretta al punto che” A ME toccava immaginare tutto, mentre il “chitarrista” che accompagnava il nostro coro ha visto cosa c’era sotto quella maglietta fina e… Vasco docet…Va be’….
Agosto, mese infame per viaggiare: in questo nostro emisfero boreale, caldo “assassino” (vedi tutti i telegiornali tutti i giorni in questo periodo, da 43 anni a questa parte), nell’altro è inverno e, anche se le locali temperature non lo fanno sembrare, i nostri “paradisi” preferiti sono investiti da monsoni e tifoni (male)assortiti. E in Italia si decide che chiudiamo tutto e si va in vacanza! Cos’è? Spirito di contraddizione, sfida alla sfiga, più probabilmente un (campari)mix di idiozia e sfiga congenita del popolo itali(di)ota. Agosto, anche se tu fossi un alieno venuto dal sistema Alpha Centauri, lo riconosceresti senza guardare il calendario terrestre (lì da loro, la stella è doppia e non ci sono più le mezze stagioni – come da noi in ascensore – nè quelle intere…). Agosto viene annunciato dai servizi foto-copia a media unificati sull’ afa “assassina”, sulle spiagge gremite come Piazza San Giovanni al Concerto del 1° maggio, i consigli per l’abbronzatura, sugli unguenti all’odore di cocco che al sole creano l’effetto “patatina fritta”, sui costumi minimi degli uomini dai fisici palestrati e depilati, i bikini mozzafiato di Venere che cammina sulla terra e, infine, certi come la morte e come la sorpresa negli ovetti “Kinder”, i molossi “assassini” (da leggere, come quello speaker del telegiornale, con la “S” blesa, nota come “zeppola” dalle mie parti o “lisca” a Firenze).
Agosto e questo gran ciarlare di afa mi fa venire in mente distese desertiche, rimbalza nella testa la canzone cantata dagli America “A horse with no name” , con quei due unici accordi suonati ad libitum e il ritornello che fa laalaalalalaaa lalalà la laaa… ok mi avete capito, altrimenti iutubizzatevi a questo indirizzo. A chi la vacanza nel più mite e meno affollato settembre (andiamo. E’ tempo di migrare) non è praticabile e agosto è IL momento di partire pe’ terre assaje luntane, si suggerisce qualche meta non esotica nè tropicale, raggiungibile sia in termini geografici sia di vil pecunia. Il Comandante, a nome di BavITALIA augura un buon viaggio in Scozia, Inghilterra, Spagna, Irlanda, Germania, Austria e Stati Uniti d’America. BavITALIA ringrazia i signori passeggeri per la fiducia accordataci, augura una serena e felice permanenza. E la prossima volta che avrete il folle desiderio di schizzare nei cieli senza paracadute, ci auguriamo che penserete a noi di BavITALIA. Grazie per avere volato con noi.
ovvero tutto ciò che mi piace ORA. Domani è un altro giorno...Tara Tara
Patrick Wolf: The Bachelor
A dispetto della copertina che non avrei toccato nemmeno con un bastone, il disco è una creazione della migliore ispirazione di Patrick Wolf. Un disco decisamente vario , ma mai i brani sembrano slegati gli uni dagii altri : elettronica e acustica, folk e pop, chitarre distorte e violini. Back for more....
Castlevania: Lords of Shadow (PS3 e Xbox360)
Castlevania: quando i vampiri cantano "Killing me softly". Castlevania è la serie giapponese che dalla fine egli anni '80 ci manda in giro ad ammazzare vampiri armati di una frusta e/o di una croce (?!?). Altro che Buffy, Blade o Twilight! E' uno splendido action adventure, con un buon bilanciamento tra sfida e gratifica, comparto tecnico eccellente e una riuscita atmosfera da tempi bui della Santa Inquisizione; un mix tale da indurre una certa dipendenza da...sangue di vampiro fino ai titoli di coda. Smettete di stare lì a guardare Twilight, datevi da fare, imbracciate un joypad e date il vostro contributo al trionfo della Luce sull'Ombra...ma siete proprio sicuri di combattere dalla parte giusta? Consigliato a chi apprezza i videogiochi di azione con elementi di avventura e semplici puzzle. Pubblicato a fine 2010, è reperibile a un prezzo accessibile.
In The Air
Un singolo strepitoso! Testo, melodia, ritmo e la voce fantastica di Angela McCluskey realizzano una traccia Dance che avvolge, fa vibrare, innalza. Ha il potere di rendere liberi dalla gravità dapprima i piedi e in rapida successione, per moto di espansione verso l'alto, gambe, bacino, stomaco, busto, cuore, braccia e infine testa. Throw out your troubles Find your song Cause there's a change Change in the air IN THE AIR
Télépopmusik: Genetic World
Genetic World (2002) è il primo disco dei Télépopmusik, un trio francese che affonda la sua passione musicale nel fertile terreno di musica elettronica della madrepatria dei Galli. Ne sboccia un album, sì di evidente matrice elettronica, ma ricco di inserti hip-pop, rap, jazz, lounge. il risultato è un suono accessibile e, al contempo, solido e ricco, risultando interessante anche dopo ripetutti ascolti, rivelando sempre più dettagli andando a cercare in profondità e tra le pieghe.
Legend of Zelda: Skyward Sword
Zelda ritorna su Wii e, con molta probabilità, è il canto del cigno della console Nintendo di questa generazione, che ha avuto il grande merito di avvicinare ai videogiochi chi non li avebbe toccati nemmeno con una pertica, da lontano. Zelda è sempre stato un gioco per cui la Nintendo ha dedicato molte risorse e dedizone, tanto che lo definirei: amore. Skyward Sword è frutto sicuramente di un amore smisurato. E' un incanto. Fin dalle fasi introduttive trasmette quel tocco magico che mette in moto la nostra fantasia e ci fa riempire i vuoti lasciati dagli autori, facendoci diventare parte di questa avventura, impossibile nella realtà, ma reale nelle nostre teste e cuori. .
Florence and the Machine: Cerimonials
Dopo Lungs, aspettavo con trepidazione questo nuovo Cd. Si conferma l'unicità della voce, una non scontata sensibilità nel creare empatia, un disco pop ben fatto, coivolgente. La versione "deluxe" contiene degli inediti e delle versioni acustiche che danno davvero un senso a quella parola abusata per spillarvi dei soldi in più. A breve senti-recensione che questo box è troppo tiranno. Merita!
Batman: Arkham Asylum (PS3 e Xbox360)
BATMAN: ARKHAM ASYLUM (PS3 e Xbox360) regala al giocatore una grande esperienza, restando sempre fedele allo spirito del fumetto originale. La "Game of the Year Edition" aggiorna già l'ottima edizione originale con l'effetto 3D e tutti i contenuti aggiuntivi, prima disponibili solo come download a pagamento.
Child of Eden (Xbox con Kinect) €.19,00
Se dentro di voi c'è un alter-ego a metà strada tra Darth Vader e Herbert von Karajan, avete trovato il videogioco perfetto e una valida ragione per prenotare una visita dallo psicanalista. Uno sparatutto con visuale in soggettiva . in cui occorre sparare a tutto ciò che vi viene incontro. La novità e' che si "spara" puntando le mani come Darth Vader scaglia i fulmini, al ritmo di fantastiche immagini e musiche psichedeliche, così mulinando le braccia come un grande direttore d'orchestra.
Akron/Family – S/t II: The Cosmic Birth And Journey Of Shinju Tnt
Affibbiare un’etichetta agli Akron/Family sarebbe un’impresa improba visto che si divertono a cambiare continuamente. C’è chi li definisce freak-folk, piuttosto citerei il bassista Miles Seaton il quale disse che l’obiettivo è quello di connettere i sogni e il cuore. Obiettivo centrato in questo disco che, dopo ripetuti ascolti, sottopone il cervello a uno stimolo continuo, a rincorrere l’intuizione, a decodificare le sensazioni e dare forma alle emozioni. Vi sentirete influenze dal Giappone e folk americano, un mix giubilante, psichedelico e vibrante, e quando il suono si fa sporco in un’esplosione di chitarre distorte e drumming forsennato la voce sottile del cantante sarà il perfetto bilanciamento. Un suono profondamente strano, ma mai alieno e respingente; anzi, vi spingerà a cercare le origini di questa “stranezza” dentro di voi. Cose dimenticate, cose sopite e, quando seguendo quelle note, le tirerete fuori, sarà un tripudio di fuochi d’artificio, scintille e cascate di lapilli. Non solo esplosioni, ma un guadagnato relax con le ultime tre canzoni in cui il trio di barbuti americani si abbandona a un suono gentile, cori e riverberi in lontananza, che ispirano natura e luce. Questo disco è musica che fa bene. Cliccate sulla copertina per il video di "Light Emerges" FA-VO-LO-SO!
Florence and The Machine – Lungs
Florence Welch ha una voce che ammalia: potente, carezzevole, capace di toni leggeri e cupi. Un disco coinvolgente e sfaccettato: Dog Days Are Over fa muovere le gambe da sole, Blinding trascina in una cupa spirale, Howl mi fa ululare, My Boy Builds Coffins mi fa sorridere, Drumming Song fa vibrare...Lungs è un disco completo, volendo ci si può perdere nei dettagli, appassionante.
Una Canzone per Bobby Long
Un film che mi ha colto di sorpresa, messo in mano un palloncino, preso per mano e con lo sguardo inebetito portato a spasso per New Orleans, la sua musica e - cosa rara - mi ha fatto respirare la sua atmosfera. Magari non sarà realmente New Orleans, ma è come mi piace immaginarla. E ora voglio lo zucchero filato: la colonna sonora si attaccherà alle vostre orecchie come lo zucchero filato ai vostri denti. E' disponbile un'edizione speciale con film+cd musicale.
The XX
Da www.ondarock.it: "può un disco avere pathos pur non avendo picchi, arrampicarsi su per un climax dalla pendenza appena percettibile e salire e scendere senza farsi notare? Forse no. Ma l'impressione è che i The XX ci siano andati davvero vicino"
Alan Wake (Xbox360) €.11,49
Alan Wake è un thriller, trae ispirazione da Stephen King, attinge a X-Files e Twilight Zone. Il risultato è un buona storia, supportata da un impianto audio e video di prim'ordine, che riesce a tenere un buon eqilibrio tra la tensione dell'esplorazione e l'adrenalina degli "incontri" ostili. Lo svolgimento dell'azione è di per sè lineare, prevedibile...tuttavia, il "mondo" rimane verosimile, i personaggi comprimari credibili (per un videogioco) e nasce un legame emotivo in una trama sufficientemente stimolante ad andare fino alla fine. Un gioco ambizioso, che non riesce a inventare un "rivoluzionario" modo di raccontare una storia, ma merita il successo per quanto riesce a intrattenere e creare atmosfera. A volte, m'è sembrato uno di quei fillm horror o thriller truculenti in cui ti metti la mano davanti gli occhi nelle scene 'clou' per non vedere....e poi non puoi fare a meno di sbirciare tutto tra le dita...In mancanza di un Silent Hill di prima maniera, orfani di Eternal Darkness e Project Zero, Alan Wake non deluderà..
DANCE CENTRAL (Xbox360 con Kinect)
Il Kinect funziona! Avete presente? Il Kinect è quello della pubblicità: "Il controller sei tu!"? Tristarello e nerd-issimo lo slogan, ma vero. La prova definitiva è Dance Central, che è riuscito a fare venire fuori il Ricky Martin che è SEMPRE stato in me...a dire il vero, i risultati di ballo sono più quelli dell'Orso Yoghi. Ho detto che il Kinect funziona, non che fa i miracoli. ... ...Per quelli datemi tempo. euàn, tu, tri...Never, Never Gonna Give You Up
Demon’s Soul (PS3) €.19,00
Brutta bestia...Demon's Soul è una di quelle bruttissime bestie che ti si attacca sul groppone e non ti molla finché non sei ridotto come un cencio...alle 4 di mattina. Un gioco di ruolo che richiede dedizione, ripetuti tentativi, errori (parecchi) e tanto tempo. Presenta una dote, ormai rara: capace di tirarti fuori le più grandi bestemmie contro lo schermo, la Signora Sony e le sue 3 figlie Pleistescion...e al contempo capace di farti sentire il senso di liberazione, dopo la tensione accumulata, e altrettanta soddisfazione. Sono appena al secondo Boss, che per gli autori del gioco è poco più di una mammoletta: un gigante in armatura e ogni volta che ci arrivo (se ci arrivo) il risultato è identico all'ultima carica della cavalleria polacca contro i tank nazisti. E non ho nemmeno il cavallo...Consigliato ai vegliardi e nostalgici dei giochi japponesi come li facevano una volta (difficili) e ai più giovani desiderosi di sperimentare un BEL gioco di ruolo. Astenersi giocatori della domenica e gioca-mordi&fuggi.
Spese di spedizione: poco più di 3 euro per ordine, cioè se si acquistano 2 giochi la spesa è dimezzata e via dicendo.
Tempi di consegna: almeno 5 giorni lavorativi.
CHE FAI? GLIELO LASCI?
Videogiochi a prezzi a cui proprio non puoi dire "NO" (prezzi rilevati il 14/02/2012)
Falcon Allied Forces 4.0 (PC) €.10,72
LA migliore simulazione di volo militare mai prodotta e visto il collasso della nicchia di mercato delle simulazioni di volo, anche una delle ultime degna di tale nome. Un prodotto valido, curato nei dettagli e trasuda passione da tutti i rivetti e i bulloni dell’abitacolo virtuale. Se avete un seppure minimo interesse nella simulazione di aerei e nel moderno combattimento aereo, non avete scelta: compratelo e…attenti a ORE 6, SEMPRE!
SBK X: Superbike World Championship (PS3 e Xbox360) €.13,00
Il Campionato di Superbike 2011 è appena iniziato e Checa ha regalato la prima vittoria alla nostrana Ducati. SBK X, raro esempio di videogioco prodotto in Italia (Milestone), sebbene edizione del campionato del 2010, è il metadone per uno come me, che avrebbe tanto voluto guidare uno di quei mostri da strada (per me: Honda CBR-1000RR del 2006, tutta nera) , ma ha guidato 2 volte (DUE) lo scooter nel traffico di Roma e ha girato eterna fedeltà e gratitudine alle quattro-ruote. Per chi la moto la sa guidare, SBK ha una modalità "simulazione" che farà la vostra gioia. A questo prezzo e senza il pericolo di spalmarsi sull'asfalto alla prima curva, è l'occasione per liberare il centauro (pazzo) che è in voi!.
Metroid Other M (Wii): €.21,00
Metroid è una serie che non ha sbagliato un colpo dalla sua prima creazione nel 1986. Quest'ultima apparizione, prodotta dal Team Ninja, è senza mezzi termini un altro centro! Innovazione, un pò di coraggio, eccellenza tecnica e una costante attenzione a non tradire lo spirito della serie, ci regalano un'esperienza d'azione frenetica e una storia coinvolgente. A parte qualche incertezza nei controlli, il gioco è un gioiellino.
Final Fantasy: Crystal Chronicles – The Crystal Bearers (Wii)
Spin-off di Final Fantasy, la serie Christal Chronicles nasce per colmare il semi-vuoto di giochi di ruolo su Nintendo, prima Gamecube, oggi Wii. Questo episodio non è sicuramente un gioco di ruolo, vira verso l'action-rpg, finendo per offrire un'esperienza molto poco "ruolistica", più votata all' "esplorazione" del mondo e parecchio lineare nel suo svolgimento. Nella sua semplicità concettuale e di giocabilità, tuttavia, si tratta di un'esperienza confezionata con cura con il solo obiettivo di divertire. Il che non è poco per un videogioco. Non è un capolavoro, ma per 13 euro è un must.
Split Second (Xbox360 e PS3) €.17,00
Un gioco di corse "arcade" ovvero approccio un pò sborone e per niente simulativo, tutto derapate al limite, power-up dagli effetti devastanti che qualunque automobilista stressato dal traffico metropolitano vorrebbe avere come "optional" , velocità smodata, tamponamenti nella norma e ribaltamenti a go-go. Orfani di Ridge Racer Revolution, avete ritrovato la mamma!
Little King’s Story (Wii) €.18,44
La storia di un piccolo Re, la storia di un GRANDE gioco. Un misto di elementi di simulazione di un sistema economico-sociale (life-simulation) con elementi di strategia in tempo reale e avventura: un Piccolo Re che deve fare prosperare il suo regno. Il ritmo di gioco è quello che ci si aspetta dal genere di appartenenza: all'inizio, un numero limitato di opzioni, di sudditi da comandare, di possibilità di esplorazione e movimento, via via il gioco svela la sua vera natura di un complesso universo, curato nei dettagli e negli equilibri, una ragnatela di giocabilità che irretirà e darà soddisfazioni. Perfetto per fare giocare papà e il piccolo pargolo insieme.
Halo Reach (Xbox360) €.21,00
Una storia appassionante, una giocabilità ben bilanciata in tutte le modalità (singolo, cooperativo, multiplayer), grafica rifinita e un accompagnamento musicale epico e vibrante. Quanto di più vicino a un colossal di fantascienza di Hollywood.
Red Dead Redemption (Xbox360 e PS3) €. 17,49
Se "Per un pugno di dollari" è il VOSTRO film, Red Dead Redemption è il VOSTRO videogioco! Nell'ultima produzione Rockstar Games (gli stessi di GTA) si respira lo spirito degli spaghetti-western di Sergio Leone e di quel gran brutto ceffo di Clint Eastwood. Un impianto tecnico di prim'ordine, una storia decente, una giocabilità collaudata del sand-box, ulteriorimente raffinata fanno di questo videogioco un piccolo capolavoro da avere. La versione Xbox360 migliore di quella PS3.
Final Fantasy XIII (PS3 e Xbox360) €.17,49
IL gioco di ruolo per eccellenza tradisce l'esclusiva Sony, sbarca anche su Xbox360, conserva tutta la tradizione e qualche clichè di troppo, strizza l'occhio all'Occidente ma rimane Nippon nel profondo. Da giocare su PS3 (Xbox360, sorry).
Darksiders (PS3 e Xbox360) €. 14,00
DARKSIDERS, uno degli acquisti obbligati del 2010 per PS3 e Xbox360, un'avventura d’azione hack’n’slash dalla grafica curata da un affermato disegnatore di fumetti e azione adrenalinica
No More Heroes 2 (Wii) €.16,00
Uno dei migliori tamarri mai approdato su una console, di sicuro il Re dei tamarri sul Wii! Limate alcune imperfezioni del precedente episodio, conserva irriverenza e azione. Per i giocatori di vecchia data, imperdibile per le citazioni e un senso di nostalgia che pervadeva anche il primo No More Heroes.
Dungeon Keeper 2 (PC) €.5,00
Se un bel giorno mentre te ne stai rintanato al calduccio nel tuo bel puzzolente labirinto di gallerie sotterranee, un'orda di cavalieri nullatenenti e senza pricipessine da salvare dovesse presentarsi senza nemmeno un vassoio di pasticcini, tu che faresti? Gli offri il thè oppure li prendi a mazzate sulle gengive con la fida morning star? La seconda che hai detto! Essere buoni sì, ma a tutto c'è un limite!
Sega MEGA DRIVE Ultimate Collection (XBox360 e PS3) €.16,49
Dopo la lettura di "The Ultimate History of Videogames", nulla di meglio che immergersi con un bel tuffo all'indietro in 40 giochi per il Megadrive in una collezione ben realizzata e un mix di titoli tra il decente e il capolavoro. Un "must" per chi ha vissuto gli anni di Megadrive e SNES...E finalmente si può salvare la partita!
Sin and Punishment 2: Successor of the Skies (Wii) €.23,50
Secondo appuntamento con uno sparatutto 'su binari' uscito su Nintendo64 e mai approdato ai lidi occidentali (ora disponibile su VirtualConsole Wii). Giocabilità, scontata sì, ma si tratta pur sempre di uno sparatutto realizzato con cura e ad hoc per il Wii. Amanti delle "giapponesate" e nostalgici vecchia scuola "sparatutto" non esitate a...peccare. Gli altri saranno...puniti.
God of War 3 (PS3) €.19,00
Torna Kratos, uno degli (anti)eroi più tamarri mai creati in un gioco di strappabudella, tritaossa e spaccamascella ancora più tamarro dei precedenti. Grafica e audio d'eccellenza, giocabilità non innovativa, ma perfetta per liberare le tossine da stress accumulate nel traffico! Solo per PS3
Tatsunoko vs Capcom Ultimate All Stars (Wii) €.13,00
Picchiaduro in un bel 2D che fa "vintage" e si rivela un'esclusiva irrinunciabilmente "fashion" per ogni possessore del macinino Nintendo. Un "YES, Wii MUST" per la cura maniacale di Capcom, 25 personaggi (e anche solo per Viewtiful Joe ne varrebbe la pena), ottima grafica, controlli reattivi e semplici anche per le vecchie mezze-calzette come me.
"Niemand ist mehr Sklave, als der sich für frei hält, ohne es zu sein."
Johann Wolfgang von Goethe
Nessuno è più schiavo di colui che si ritiene libero senza esserlo