Archivio Mensile: dicembre 2011

Zelda ti amo. Firmato: Nintendo.

Oh her eyes her eyes Make the stars look like they're not shining. Her hair , her hair falls perfectly without her trying She's so beautiful and I tell her every day (Just the way you are - Bruno Mars)

Lo so, guardando questa immagine, già state pensando di cliccare pagina altrove perchè, frequentatori di questa bettola dei bassifondi di InferNet, avete già intuito che il soggettazzo che scrive è di nuovo nella sua più smagliata forma del Pindaro in versione pirla. Fate un errore: no, non sul pirla, ma su ciò che vi lascereste indietro con un clic. Ciò che segue non è un’analisi tecnica e una misurata recensione di The Legend of Zelda Skyward Sword, con cui Nintendo celebra il 25° anniversario di questo caposaldo della sua produzione. Accogliendo con gratitudine una graziosa definizione di una divina e pia anima frequentatrice di questo losco loco, vi introduco a una senti-recensione, ovvero un racconto che – con tutte le migliori intenzioni – ha lo scopo di trasmettere sensazioni ed emozioni, a volte uscendo dal percorso logico, prendendo licenza da un metodo critico troppo rigoroso e tecnico, attigendo ad altre fonti apparentemente lontane (quando la “cultura” diventa cOltura, cioè “giardinetto” di pochi “eletti” autoelettisi…). L’ambizione, che probabilmente rimarrà tale a causa di questa mia lingua italiana crocifissa, è di riconoscere dignità a un medium spesso bistrattato – a torto o a ragione, lo deciderete voi alla fine – solo perchè molto giovane e, come tutti i giovani, in contrasto con il “sistema” consolidato. Venticinque anni nei videogiochi, data appunto la giovane età di questo medium, è un traguardo importante. Chapeau e un sentito ringraziamento a tutti coloro che in Nintendo hanno lavorato con dedizione, rispetto e passione tali che la sommatoria non è un eccellente prodotto industriale, ma un vero e proprio atto d’amore.“The Legend of Zelda: Skyward Sword” è frutto sicuramente di un amore smisurato. E’ un incanto. Fin dalle fasi introduttive trasmette quel tocco magico che mette in moto la nostra fantasia e ci fa riempire i vuoti lasciati dagli autori, diventando noi stessi parte di questa avventura, impossibile nella realtà, ma reale nelle nostre teste e cuori. Ecco sta già iniziando la senti-recensione, prendete posto, si spengano le luci in sala e tu, con quelle dannate patatine, smettila di sgranocchiare!…Ai curiosi, ai coraggiosi cuor-di-leone, ai giovani senza distinzione di età anagrafica, agli inguaribili romantici auguro – e mi raccomando alla mia (corna)Musa – buona emozione!

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Bolero. Il respiro della vita.

Jorge Donn interpreta e danza il Bolero

In altre faccende affacendato, intendo faccende di blog, mentre scrivevo di tutt’altro genere e argomento, lontano apparentemente anni luce dall’oggetto di questo scrivere, finisco intrecciato mani e piedi, pensiero, cuore e viscere nel Bolero di Maurice Ravel. Una musica che è sicuramente tra le mie più amate tanto che, nei miei passati di mediocre studente di pianoforte, volli provare a suonare con le mie mani (e sottolineo “provare”). I miei genitori e fratelli ricordano bene lo strazio dei momenti di studio e lo strazio, una volta imparato, del ripetere ad libitum quel ritmo ipnotico e magico che scorreva, ormai a memoria, tra le mie dita. Il Bolero di Ravel è Passione, quel certo brivido che avverto alla base del collo e scorre lungoluuungo verso il basso a percorrere tutta la schiena per poi generare un’onda di emozione tale da riempire ogni interstizio del mio corpo con un respiro di vita. Si espande e riempie tutto l’interno, quasi a volerlo fare scoppiare, come l’elio in uno di quei palloncini che una volta vendevano certi omini per strada. Ma non scoppia, ti innalza. Un respiro di vita, non posso definirlo diversamente: dopo che il Bolero ha percorso ossa e tessuti ho la netta impressione che prima di allora il mio corpo fosse solo…una carcassa.

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A matter of time

Donnie Darko...Alice e...Bianconiglio. Forse sono confuso ma in ogni caso It's a matter of time

Cambiamo argomento, vi va’? Io parlo a nessuno o a te, stasera vado a ruota libera, il criceto nella mia testa giragiragira. La capa gira. Le dita battono al ritmo di una musica che va a ruota libera, scelta da un algoritmo casuale inventato da qualcuno che forse non aveva i miei stessi gusti musicali. Questa mi piace, dai. Tiptpritititap tip tap…suono onomatopeico delle dita che battono sulla tastiera a ritmo di musica e di criceto-nella-testa. L’andazzo di questo post somiglia al diario di un adolescente? Sorridi pure di me, penso sia bellissimo. Sorridi, sorridi pure, dico davvero. Ci sono sorrisi che io non dimenticherò mai, carezzano l’anima come il primo raggio di sole del mattino che penetra tra le lenzuola e carezza il tuo corpo. Vale la pena provocare un miliardo di sorrisi, pur di trovarne uno così bello.

Tu come stai? Io sto…così…boh…sai cos’è? Ultimamente, sono soggetto a cambiamenti. Già normalmente sembro veramente strano, mi trovo coin(av)volto in strane cose, come questo post, finendo inevitabilmente per barcollare, annaspare, a torturarmi a chiedermi “perchè?”. La lancetta segna il Tempo: divento più vecchio. Persone care ti lasciano (ciao Zio Giovanni) e ti lasciano un vuoto che rimarrà lì, niente lo potrà colmare se non il tuo pensiero-per-loro. Ma fa male quando ci si avvicina troppo. Ti fa capire che è evidente la differenza tra esserci e non-esserci-più. Anche le più piccole cose che sembrano normali nella spigolatura della vita quotidiana, diventano qualcosa d’ingombrante che rimane fuori posto. E va bene così: le persone care vengono, si allontanano, vanno via, cerchi di trattenerle, a volte devi lasciarle libere di andare, altre volte fai un errore che le fa scappare, altre ancora non puoi farci proprio nulla…Ma sopravvivono nei nostri cuori se il nostro amore, affetto, stima, considerazione sopravvivono nei nostri cuori, menti e viscere. E continuano a vivere con noi, accanto, insieme. E ci siamo! Il criceto nella testa s’è stancato, sbuffa , ansima lo sento, ma è soddisfatto perchè ha girato la ruota fino a fare scattare chiaro il motivo per cui sto perdendo il sonno: il Tempo.

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