Archivio Mensile: giugno 2011

Scol…legato

Il mio biglietto

“Unstuck” in inglese significa “scollato”, “scollegato”, può essere usato riferendosi anche a uno stato mentale, emotivo. Coincidenza: una delle mie canzoni preferite è Doing the Unstuck e, altra “coincidenza”, è una canzone di The Cure. Il detective Malone, spegnendo nervosamente nel posacenere la sigaretta ancora a metà , direbbe al panciuto Ispettore con bretelle e sigaro “Una coincidenza è una coincidenza, una serie di coincidenze…sono dei precisi indizi”. Malone alzò il bavero dell’impermeabile stropicciato, si aggiustò la falda del cappello – senza cappello non andava nemmeno al bagno – si accese un’altra sigaretta, T’LAC, zaffata di fumo e voltandosi con un cenno salutò l’Ispettore che ricambiò: “Malone, smettila di fumare…ti fa male” e tirò profondamente il mezzo sigaro serrato tra le sue carnose labbra.

A parte i guasti di L.A.Noire sulla mia debole psiche, è piuttosto naturale che ognuno riconosca in un dato momento i suoi stati d’animo in una canzone e affidi la NON banale “traduzione” delle proprie emozioni a versi e musica di qualcuno che lo sappia fare, quantomeno sia del “mestiere”: nel’Ottocento i poeti, nel frenetico XXI secolo abbiamo sdoganato pure i cantanti. Doing the Unstuck ha quasi vent’anni, è contenuta nell’album Wish (aprile 1992) e, andando a cercare conferme del testo originale sul libretto del Cd – perchè Internet è bello e caro, ma girano certe “banfe” – mi sono accorto che gli anni sono davvero passati visto che il testo, scritto in un carattere corpo piccoloMApiccolo, mi ha creato qualche difficoltà nella lettura. Dato che la mia cache di memoria è solo di 5 miserelli Kbyte, come il Commodore VIC 20, devo perforza leggere il testo di una canzone per cantarlo e da (più) giovane ricordo di averlo fatto, ballando selvaggiamente, parecchie volte con questa canzone: leggevo e cantavo, mentre saltellavo scoordinatamente. Oggi aleggia lo spettro dell’occhiale bifocale o il doppio occhiale con il laccetto al collo..I WILL SURVIVE!

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Habemus L.A. Noire

Scorro un giornale lasciatomi da mia sorella, Internazionale, è il n. 898 del 20/26 maggio, una prima lettura un pò veloce, la mia prima lettura è sempre uno scorrere a ritmo sincopato, gli occhi scorrono le pagine velocemente e  all’mprovviso s’arrestano e indugiano, per poi riprendere la propria (s)corsa, veloce e selettiva. Lo faccio sempre con un giornale nuovo: immaginate di trovarvi davanti a un bel buffet di antipasti,  vi aggirate spiluccando qui e là, poi decidete di puntare decisamente su quei frittini all’italiana che cucinano a richiesta sul posto e ti consegnano caldicaldi in un bel “cuoppo” di carta oleata! Così, giunto a 2/3 della rivista, a pagina 74, si legge “Videogiochi, Un kolossal per consolle”. L’occhio frena, torna poco indietro, rilegge e legge anche il nome della rubrica: “Cultura”... … resto così sorspeso (=sospeso+sorpreso) che mi mancano non le parole, ma pure i puntini di sospensione!

Il sottotitolo recita: “In L.A. Noire, la nuova imponente produzione della Rockstar Game, recitano quasi quattrocento attori”. E’ la recensione  di L.A. Noire, l’ultima creazione di Rockstar Games, la stessa autrice di GTA, la serie più chiacchierata e vituperata dai media, dai censori e dalle Associazioni di Genitori. L.A. Noire  è un altro centro per Rockstar, un successo sia di critica sia di vendite: 1,6 milioni di copie nella prima settimana.

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L.A. Noire, un thriller interattivo che sarebbe un crimine perdere.

"Combattiamo con un nemico senza volto in una terra di nessuno" (The Black Dahlia di Brian De Palma)

In L.A. Noire impersoneremo Cole Phelps, un veterano della Seconda Guerra Mondiale decorato con la “Silver Star” a Okinawa, e ora – 1947 – investigatore della polizia nella Città degli Angeli. L’ambientazione è l’America degli Anni ’40, durante il boom dell’immediato dopoguerra, atmosfere tanto care al genere “hard-boiled“. Gli autori si ispirano a un efferato omicidio realmente accaduto (e rimasto irrisolto) noto come il “delitto della Dalia Nera”: Elizabeth Short, una giovane aspirante attrice soprannominata “Dalia nera” per la sua preferenza di vestirsi con abiti di colore nero, fu ritrovata morta a Los Angeles in Leimert Park, il suo corpo nudo era squarciato all’altezza della vita e presentava evidenti segni di tortura. Era il 15 gennaio 1947: aveva 22 anni. Nel 1947, delle 119 persone uccise a Los Angeles 32 erano donne e 5 cadaveri riportavano segni di violenza e mutilazioni tanto da fare pensare a collegamenti con il delitto della Dalia Nera e a un serial killer. Fortissima fu l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica sul caso, tanto da ispirare un’abbondante produzione di film, romanzi, puntate di serial televisivi, canzoni e, anche l’ultimo dei media arrivati, videogiochi.

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