Archivio Mensile: marzo 2011

43…2…1…


Io sto con l’elefante

Statua di megalomane nel deserto (esattamente il posto che si merita)

Stasera mi ha colto all’improvviso una sensazione, anzi qualcosa di più…uno stato persistente d’animo. Uno stato d’animo che non si può descrivere, che non si può leggere: si avverte e basta. Il deserto. Il deserto, dentro. Il deserto e il suo silenzio assordante. Nello spazio di un attimo, all’improvviso, dopo il corri-corri  della giornata, come tutti, come tutte le giornate di tutti, ti fermi un attimo e l’avverti. Intorno a te però il tempo corre, il resto intorno scorre, non aspetta. Ne riemergo stranito, irrequieto. Una parola nel mio dialetto di origine rende meglio la sfumatura: sfasteriuso (la ‘o’ finale non si legge , ma senza troncare la ‘s’ di netto, la si trascina morbida e sorda più a lungo). Non ve lo spiego. La mia bella figurella da  ”professorino” l’ho fatta già con la lezione di pronuncia di napoletano e poi non ve lo spiego perchè sto…sfasteriuso. Tanto sfasteriuso che questo post l’ho scritto ieri e lo pubblico oggi.

Arrivo a casa con la stanchezza di tutti quelli che vanno al lavoro lontano da casa, che può essere anche nella stessa città ma dal lato opposto e raggiungibile con i mezzi pubblici solo a costo di funambolici incroci, calcoli di improbabili coincidenze e preghiere di Santa Romana Chiesa o altra religione. In barba all’ecologia e sprezzante del costo del carburante, io sono un con-tributore e con-dannato del traffico metroMEGApolitano. Alla fatica della giornata lavorativa aggiungere a piacere  il combattimento nel traffico, imprecazioni a granella, servire bollente d’ira. Datemi i missili come optional che me li accatto subbbbbito! Stanchezza che pesa sul fisico e sullo spirito ( e sulle sciocchezze che scrivo). Grava e schiaccia. Come il sasso che precipita in un pozzo profondissimo, percorre l’aria in silenzio e, dopo un tempo che sembra interminabile, raggiunge il fondo, l’eco giunge flebile in superficie, quasi che nulla sia successo…lì in fondo, invece, lo schianto è stato disastroso e  con terribile frastuono. Se smetti un attimo di correre, puoi avvertirlo, esattamente in quell’attimo. Sordo, nel silenzio del dentro. Il tempo fluisce, non puoi fermarlo, ma puoi dilatarlo nelle tue sensazioni e assaporare il Piacere della Lentezza.

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10.000! Uaneme d’o Priatorio!

 

Quando il "deca" valeva davvero qualcosa...

DIECIMILA! Festeggiamo le 10.000 visite di questo b(av)log!

10.000 come i Diecimila dell’Anabasi di Senofonte. Terribilmente di attualità: una fuga disperata di sopravvissuti a una guerra.  Mi fa venire i brividi l’urlo di quelli che ce la fecero (ca. 6.600) al termine di un durissimo viaggio allo sbando per un anno in una terra ostile e sconosciuta,  in vista della distesa di acque del Mar Nero URLANO: “Θάλασσα! Θάλασσα!” Thalassa Thalassa! Il mare! il mare! L’ urlo di gioia…il mare, la speranza, il mare, la salvezza. Era il 399 a.C., 2410 anni dopo la storia racconta il presente.

10.000 come i “10.000 metri”, il mezzofondo prolungato, una delle gare più classiche dell’atletica. Nel mio trascorso atletico di Giochi della Gioventù (più che “trascorso”…è trapassato remoto), posso annoverare una gara campestre (regionale!) per la metà: 5.000 metri. Ebbene, il ricordo di quella fatica produce acido lattico in questo esatto momento che scrivo, anche se sono seduto e in movimento sono solo polsi e falangi.

Quel miracolo volante del Boeing 747-400 può contenere 467 passeggeri. Questo blog, dal suo primo post Il Mutuo dell’Amore,  è stato visitato 10.000 volte: 21 Boeing 747 pieni. Da questa pista “decollati” per le più disparate destinazioni: alcune in questo mondo, Milano, New York, Botswana, Zimbabwe; moltissime in Altri-mondi.

Snoccioliamo un po’ di numeri

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