“Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io son già in mezzo ai guai! Neppur posso dirti “ciao”: ho fretta! Ho fretta, sai?” (Bianconiglio in Alice nel Paese delle Meraviglie)
Sembra di essere finito in un sogno, sprofondato in uno stato quiescente, intrappolato nella ragnatela tra sonno e dormiveglia. Una trappola che fa apparire il sogno reale e la realtà un prolungamento del sogno così che al risveglio il primo pensiero che affiora è una domanda “sono sveglio?”. E se il sogno fu particolarmente bello o dolce, mi sovviene subito l’amarezza di averlo dovuto abbandonare. E se qualche volta non mi sono arreso e ho provato a riaddormentarmi per continuare il sogno, non sono un fesso, solo…un inguaribile sognatore.
Quante volte, mi sono sentito un turista nel mondo reale, mai abbastanza ”sveglio”; con tutte le forze cerco di trattenermi il “sogno”, ma il tempo e le persone inesorabilmente (s)corrono, e il risveglio spazza via sogno e realtà. E non puoi riaccucciarti sotto le lenzuola e provare a continuare il sogno. Un altro inguaribile sognatore? No, solo un fesso.
Cuore di leone o cuore di coniglio?
Come un leone, pronto per lottare, ruggisce inquieto nell’oscurità, il cuore batte(s)batte(s)batte all’impazzata, pompa energia per l’attacco imminente, infine si getta sulla preda, zanne e artigli, dilaniando e strappando, cercano di farsi strada attraversando le carni fino ad assaporare il cuore palpitante. Una forza travolgente, un impatto dilaniante e sangue dappertutto.
Come un coniglio, che, nel mezzo dell’attraversamento di una strada nella notte, viene illuminato dalla luce dei fari di un’automobile: il coniglio si paralizza e il cuore batte(s)batte(s)batte, all’impazzata. L’unica cosa che riesce a fare è: ascoltare il rumore del cuore che batte, che riempie le orecchie, i sensi tutti, satura di dumdumridumdùm tutto il corpo, dall’ ultima unghia della zampa alla punta estrema dell’orecchio. Trattiene il fiato e resta immobile nell’oscurità: non è vigliaccheria, solo un pò di paura per quell’improvvisa emozione che non riconosce. Non è vigliaccheria: è sommerso, sopraffatto dall’emozione. Se rallenti un pò, puoi percepire il battito del suo cuore. Se corri, non lo vedrai e con tutta probabilità finirai per investirlo.
L’amore, a volte, è cuore di leone, a volte, cuore di coniglio. Non correte, andate piano…con l’auto. Rischiate di schiacciare il coniglio.
Onda sonora consigliata e ispiratrice: RABBIT HEART (Florence and The Machine)


































1 marzo 2011 at 5:10 pm
Questo non è proprio un “commento”, bensì un “post scriptum” o – per chi è lat(r)inista (ovvero a scuola odia o odiava il latino)- una “nota a margine”.
Veniamo al dunque.
Sapete, tra i “potenti” mezzi disponbili nella gestione del blog, c’è la possibilità di vedere come gli incauti internauti siano arrivati fino a questi desolati lidi e, cioè, quali parole abbiano digitato nell’inaffondabile motore di ricerca Google per sbattere la propria faccia proprio qui, su questo blog.
E se ne vedono di belle. Ebbene, qualcuno per arrivare a leggere questo post, ha scritto: “ho un cuore di coniglio”…A questo gentile ospite, voglio fare sapere che ha tutta la mia ammirazione e, se vorrà di nuovo venire a trovarmi, sarò lieto di offrire un bel trionfo di carote su un letto della più tenera lattuga.