Archivio Mensile: settembre 2010

Braccio di Ferro fa il metronotte ed è innamorato.

Come un girasole, giro intorno a te che sei il mio sole, anche di notte. Popeye

Era un po’ che una scritta su un muro non attirava la mia (dis)attenzione…è successo proprio nel post d’inaugurazione di questa raccolta di mie frattaglie assortite comunemente nota come bl(eah)og: “Il mutuo dell’amore”.

Quando ci si autocita, non si è “alla frutta”, ma “all’amaro”…ma non il Lucano, quello del Capo, lo Jegermaister o come diavolo si scrive, quello del veterinario fico e bravo (questi non mi hanno pagato la “mazzetta” per la pubblicità …), bensì la scolatura di un amaro di quart’ordine.

Non è elegante, d’accordo, m’è sfuggito un po’ di autocompiacimento tra il solito zig-zag di pensieri.

Ritorna una scritta su un muro. Ritorna un innamorato.

Come un girasole, giro intorno a te che sei il mio sole, anche di notte. <firmato>Popeye

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Deliver Hope

…per me comunque non c’è più speranza.

Io devo imparare a farmi i fatti miei. Ma è più forte di me. Chiamatemi “impiccione”, chiamatemi “curioso”, bontà vostra. L’ennesimo siparietto nell’ennesimo negozio di catena di videogiochi, un cliente indeciso sulla trentina abbondante, una commessa più giovane e amabilmente cortese: “Lui”, indeciso, la personificazione dell’ “asino in mezzo ai suoni”, in cerca d’aiuto o consiglio che facesse cessare una condizione d’incompiutezza e insoddisfazione; “Lei”, cortese, affabile, la personificazione de “il cliente è sacro”. Io lì per il solito giro di ricerca da mercato delle pulci e aggiornamento listini, normale routine con la speranza di trovare una perla nascosta o dimenticata…

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7:30 A.M.

 

When I see you sky as a kite as high as I might I can't get that high

E’ tutto partito da stamattina. Addosso una strana frenesia. Quando ti senti agitato, scosso da uno sciame sismico di emozioni, pensieri e sensazioni o semplici impressioni di fugace passaggio evvia!

Ti muovi, ma non ne hai voglia. La nuova sensazione lascia uno strano senso di precarietà, un retrogusto di insicurezza, “antenne” alzate, uno stato di allerta istintivo, primitivo, quasi animale. Ti muovi, per inerzia, perché “ore-setteetrenta-ore-setteetrenta” comunica la voce sintetica della sveglia. Ti muovi, piuttosto è il tuo corpo che si muove, tu assisti da dentro lo svolgersi della procedura automatica di decollo, come Actarus dentro Goldrake. Ti alzi dal letto, fai la doccia, colazione, tiri dietro di te la porta di casa, check delle chiavi auto-casa-auto-casa (doppio perché sono paranoico) , ritrovi – non sempre alla prima botta – l’auto dove l’avevi parcheggiata la sera prima, entri in auto, giri la chiave, metti la freccia e il resto è traffico.

Arrivo a destinazione. Periferia metropolitana.

In alcuni giorni, il cemento, l’asfalto e il vetro sono così incombenti che farebbero apparire grigio il cielo, anche se fosse terso e di quel celeste che sembra colorato dalla mano di un bambino di 4 anni.

Stamattina, c’è un bel sole, scalda la pelle, in un abbraccio quasi…affettuoso.

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